L’identità di genere
Il bambino è maschio o femmina alla nascita poiché così viene attribuito dall’altro. Essere allevato come un uomo o come una donna definisce per il neonato le prime differenze. I termini “sesso” e “genere” non sono infatti sinonimi. Il primo, infatti, definisce le caratteristiche biologiche che differenziano i maschi e le femmine, mentre il secondo ha un significato più profondo, poiché rimanda allo stato psicologico dell’individuo, rispecchia in parte l’interiorità dell’individuo cui fa riferimento.
Il termine “genere” fa riferimento, quindi, a una serie di regole, comportamenti, atteggiamenti ed elementi distintivi definiti solitamente dalla cultura di appartenenza che sono associati alla mascolinità o alla femminilità. Potremmo dire che il genere non è attribuito alla nascita come il sesso, ma è il risultato dell’apprendimento e delle esperienze cui il bambino è sottoposto fin dalla prima infanzia.
Freud e la differenza dei sessi
Secondo quanto afferma Freud, il bambino scopre la differenza dei sessi tramite il complesso di castrazione (come mostra il caso del piccolo Hans). Egli afferma, infatti, che, nell’immaginario del bambino, la bambina non dispone di un altro organo sessuale, ma semplicemente non ha il pene perché le è stato tagliato per punire il desiderio sessuale. Per la bambina, invece, l’angoscia sussiste poiché non le è stato dato il pene (invidia del pene) ed ella lo aspetta, secondo Freud, come l’arrivo di un figlio, scivolando così dal desiderio del pene al desiderio di maternità.
Possiamo affermare che l’identificazione costituisce il nucleo del SuperIo. La distinzione tra sesso e genere è indispensabile in psicoanalisi. Lo stesso Freud affermava che le nozioni di “maschile” e “femminile” sono tra i concetti più confusi e resi ancora indefinibili dalla componente sociologica. Egli sosteneva, ad esempio, l’importanza dell’analisi dei fantasmi originari, considerati filogenetici e rappresentanti spesso delle paure del soggetto.
Un chiaro esempio di analisi di un fantasma è da ricercarsi nel caso di Dora: il succhiarsi il pollice e toccare l’orecchio del fratello. Sono da considerarsi fantasmi anche le fantasie, i sogni e i ricordi di copertura. “Fantasma” è dunque la messa in scena della relazione del soggetto con un oggetto ed è riconducibile a un desiderio del soggetto.
La prospettiva lacaniana
Spostando l’attenzione alla prospettiva lacaniana e alla definizione di identità di genere nel caso dei transessuali, riprendiamo la tripartizione dei registri per la concettualizzazione della psiche: reale (il modo in cui