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Domande di diritto tributario

Lezione 024

Il candidato illustri la differenza tra imposte dirette e imposte indirette

È la distinzione più frequente quella tra imposte dirette e indirette. Le prime colpiscono il reddito o il patrimonio, le seconde la manifestazione indiretta della capacità contributiva, o i consumi ed i trasferimenti. La differenza principale è che le imposte dirette sono quelle che colpiscono ciò che guadagni, mentre quelle indirette interessano ciò che spendi. Esempi di imposte dirette sono l'IRPEF, IRAP, ISOS, IMU, canone Rai, bollo auto etc., mentre un esempio di imposta indiretta è l'IVA, ossia l'imposta sul valore aggiunto. Sono indirette anche le imposte catastali, di bollo, sulle pubblicità, ipotecarie, sul consumo etc.

Il candidato indichi come è suddiviso il tributo

La distinzione avviene secondo il presupposto al quale il legislatore collega il tributo. La categoria dei tributi si può suddividere in imposta, tassa e contributo. Il tributo è un’obbligazione che si distingue da altri atti autoritativi provenienti dalla P.A., che incidono sul patrimonio privato, come servitù militari, espropriazioni etc. Il termine tributo comprende l’imposta, la tassa ed il contributo. Il tributo è un’entrata coattiva stabilita dall’Autorità con un suo atto senza il consenso dell’obbligato. Il pagamento dei tributi non deriva da una scelta del singolo contribuente, che non ha poteri negoziali di contrattare una prestazione che gli sarà resa in cambio del versamento del tributo. Il prelievo tributario non deriva da un accordo contrattuale ma trova il suo fondamento nell’esercizio di un potere politico, affidato agli organi rappresentativi del popolo, che individua le spese generali della collettività, i criteri e le modalità di ripartizione fra tutti coloro che appartengono alla collettività stessa.

Il candidato descriva cos'è il contributo

Il contributo è una particolare prestazione tributaria che trae origine dalla realizzazione di un’opera pubblica destinata alla collettività, ma dalla quale il singolo, tenuto al versamento di tale tributo, trae un beneficio specifico. Il contributo è un tributo che ha come presupposto l’arricchimento che determinate categorie di soggetti ritraggono dall’esecuzione di un’opera pubblica destinata, di per sé, alla collettività. Un esempio è l’incremento di valore degli immobili.

Il candidato indichi la differenza tra imposta, tassa e contributo

Il contributo è una particolare prestazione tributaria che trae origine dalla realizzazione di un’opera pubblica destinata alla collettività, ma dalla quale il singolo, tenuto al versamento di tale tributo, trae un beneficio specifico. L’imposta è una prestazione coattiva di carattere pecuniario, che deve essere adempiuta dal soggetto su cui grava secondo le previsioni normative a prescindere e dunque da qualsiasi controprestazione dell’Autorità pubblica. Infine, la tassa è una prestazione pecuniaria dovuta dal contribuente, che trae origine da una controprestazione dell’Autorità su richiesta del soggetto medesimo. La tassa si distingue dall’imposta poiché scaturisce dalla prestazione di un pubblico servizio, come la tassa sulla raccolta dei rifiuti urbani.

Il candidato descriva cos'è la tassa

La tassa è un tributo che ha come presupposto un atto o un’attività pubblica, ossia l’emanazione di un provvedimento o di un atto amministrativo, o la prestazione di un servizio, specificatamente riguardanti un determinato soggetto. La tassa si distingue da un’entrata di diritto privato in quanto la tassa è un’entrata imposta coattivamente mentre l’entrata di diritto privato è un’entrata con base contrattuale.

Il candidato descriva cos'è l'imposta

L’imposta è il tributo per eccellenza. In particolar modo, con lo scopo di distinguere l’imposta dalla tassa, l’imposta è un tributo che ha come presupposto un fatto posto in essere da un soggetto passivo, come ad esempio il conseguimento di un reddito, il possesso di un bene etc., cui sono estranei l’ente e l’attività pubblica. Quindi, possiamo definire l’imposta come una prestazione coattiva di carattere pecuniario, che deve essere adempiuta dal soggetto su cui grava secondo le previsioni normative a prescindere e da qualsiasi controprestazione dell’Autorità pubblica.

Lezione 0306

Il candidato descriva le fonti del diritto tributario

Le norme comunitarie hanno una posizione più elevata rispetto alle norme nazionali, nella gerarchia delle fonti. L'ordinamento comunitario si fonda sul Trattato di Roma del 1957 da cui è nata la Comunità Economica Europea. Questo ordinamento è sopranazionale ed i suoi organi possono emanare norme che hanno quali destinatari i singoli stati membri mediante direttive od i soggetti nazionali mediante regolamenti. Alle convenzioni internazionali, l'art. 80 della Costituzione, prevede che le Camere autorizzino con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica. Occorre una legge ordinaria dello Stato per sancire un accordo internazionale e dargli esecuzione. Esse si distinguono dai regolamenti comunitari poiché questi sono produttivi di effetti immediati verso tutti i soggetti dell'ordinamento interno. L'art. 117 della Costituzione prevede che le leggi nazionali e regionali non possono essere in contrasto con gli obblighi internazionali. Quindi, un accordo internazionale per produrre efficacia deve essere ratificato con legge ordinaria e lo Stato e la Regione non possono legiferare in contrasto con le norme di convenzioni internazionali. Allo Stato è attribuito il compito, in via esclusiva, di disciplinare il sistema e di fissare i principi fondamentali del diritto tributario. Mentre, alle regioni spetta il compito di emanare norme per il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Nella gerarchia delle fonti, dopo la normativa comunitaria e la costituzione, troviamo le leggi dello stato, i decreti legge, i decreti legislativi ed i testi unici che raccolgono in un solo documento norme che si trovano in leggi diverse. La potestà legislativa regionale è esercitata, come disposto dall'art. 119 della Costituzione, secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario fissati dallo Stato. In questi limiti le regioni prevedono ed applicano entrate e tributi propri. Lo Stato e le Regioni hanno potestà legislativa, mentre gli enti locali hanno potestà regolamentare destinata ad attuare le leggi statali e regionali, senza operare dove è riservato alla legge.

Lezione 00605

Il candidato illustri quanto disposto dall'art. 53 della Costituzione

L'art. 53 della Costituzione prevede: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Tale norma contiene due principi fondamentali del sistema tributario. Da una parte la progressività e dall'altra la capacità contributiva. Per comprendere quest'ultima si fa riferimento all'art. 2 della Costituzione nella quale vengono riconosciuti dalla Repubblica i diritti inviolabili dell'uomo. Questo è tenuto ad adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, sociale ed economica. Infatti, il dovere di pagare i tributi è posto come un dovere di solidarietà in virtù della capacità contributiva. Ogni individuo ha l'obbligo di contribuire alle spese pubbliche non per quanto riceve dallo Stato, ma in base alla sua appartenenza alla collettività e deve provvedere in misura corrispondente alla sua capacità contributiva. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche. I primi studi sull'art. 53 della Costituzione conferivano al concetto di capacità contributiva un significato vago ed indeterminato riservando al legislatore il compito di spiegarne il significato. La Consulta affermò dalle prime decisioni la sindacabilità di leggi ed atti aventi valore di legge in relazione a norme della Costituzione di natura programmatica. Sia la dottrina che la giurisprudenza ritengono la capacità contributiva come l'idoneità economica dell'individuo a concorrere alle spese pubbliche. Essa si misura in base a fatti che possono formare oggetto di valutazione economica. I fatti non economici non si possono considerare indice di capacità contributiva, quindi, i tributi che si dovessero fondare sul sesso, sulla razza etc sarebbero illegittimi. Parte della dottrina ritiene che tale concetto riguardi l'effettiva idoneità del contribuente ad assolvere alla prestazione tributaria. In tal modo, però, si sovrappongono la capacità contributiva alla effettiva capacità economica, ma il legislatore non si preoccupa dei mezzi che verranno utilizzati per pagare il tributo. Mediante tale interpretazione, l'art. 53 si può considerare una norma precettiva o in grado di vincolare le scelte del legislatore.

Il candidato indichi in che modo può essere attuata la progressività delle imposte

  • Per classi: A ciascuna classe corrisponde un'aliquota che aumenta passando ad una classe più alta. Il difetto di questo sistema è che chi ha un patrimonio vicino alla classe inferiore, applicata l'imposta, avrà un reddito minore rispetto a chi appartiene alla classe inferiore. Se un contribuente ha un reddito di 50.000,00 euro con un'imposta del 10% rimane un reddito netto di 45.000,00 euro. Se un altro contribuente ha un reddito di 50.500,00 ed un'aliquota del 15% dovrà pagare 7.575,00 euro. In questo caso, togliendo l'imposta, resterà con reddito di 42.925,00 inferiore all'altro contribuente.
  • Continua: Mediante tale sistema l'aliquota aumenta in misura continua con l'aumentare della base imponibile fino a raggiungere un massimo e rimarrà costante, se no diventerebbe un'operazione di confisca del reddito o del patrimonio gravato di imposta. Tale regime venne applicato in Italia nel 1919 per l'imposta straordinaria sul patrimonio. Se si parte da un'aliquota minima del 4,50% sui patrimoni minori, con differenti variazioni si arriva fino al 50%.
  • Per detrazione: Colpisce con la stessa aliquota la base imponibile dopo averle detratto un ammontare fisso. Ad esempio, se l'aliquota è del 20% e la detrazione è ammessa fino a 10.000,00 euro, i redditi fino a questo importo non saranno gravati di imposta, quelli di 20.000,00 pagheranno il 20% su 10.000,00 o 2.000,00.
  • Per scaglioni: In questo caso si cerca di risolvere gli inconvenienti della progressività per classi. Ciascuna classe di imponibile ha un'aliquota e solo l'eccedenza è sottoposta all'aliquota maggiore. Ad esempio, se fino a 10.000,00 euro si applica l'imposta del 5%, su quella da 10.000,01 a 20.000,00 si applica il 5% su 10.00,00 ed il 6% sulla quota eccedente. Allora ci sarà un'aliquota del 5% fino a 10.000,00 sui redditi fra 20.000,01 e 30.000,00, un'altra del 6% sempre su 10.000,00 e sulla somma restante oltre i 20.000,00 l'aliquota del 7%. Il sistema della progressività per scaglioni è applicato in Italia per le imposte dirette.

Il candidato illustri cosa si intende per progressività e proporzionalità delle imposte

Definiamo come imposta proporzionale nel caso in cui l'aliquota è costante, o l'imposta è direttamente proporzionale all'imponibile. Mentre definiamo come imposta progressiva nel caso in cui, all'aumentare dell'imponibile, l'aliquota aumenta o l'imposta aumenta in misura più che proporzionale rispetto all'imponibile. L'IRPEF appartiene a quest'ultima categoria. Quindi, nel proporzionale l’aliquota non muta al variare della base imponibile, mentre nell’ipotesi di imposta progressiva l’aliquota aumenta all’aumentare della base imponibile. Tale aumento può essere a classi, a scaglioni o quale progressività continua. Ricordiamo che il sistema tributario “è informato a criteri di progressività”. Al principio di progressività deve essere improntato il sistema nel suo complesso, per cui sono ammessi tributi proporzionali.

Lezione 01201

Cosa si intende per accollo e successione nell'obbligazione tributaria

L'articolo 1273 del codice civile enuncia che l'accollo è un accordo fra il debitore, detto accollato, ed un terzo, detto accollante, mediante il quale il terzo assume il debito dell'altro. Non vi partecipa il creditore, detto accollatario. L'accollo può essere interno o semplice e si realizza quando il creditore rimane esterno al rapporto. Oppure, può essere esterno, nel caso in cui il creditore aderisce all'accordo. Inoltre, l'accordo esterno può essere cumulativo, ossia quando il creditore vi aderisce senza liberare il debitore rimasto obbligato in solido con il terzo o liberatorio se il creditore dichiara di liberare espressamente il debitore. È vietato nello Statuto dei diritti del contribuente all'Amministrazione consentire la liberazione del debitore originario o consentire l'accollo liberatorio. Quindi, è consentito solo l'accollo cumulativo. Questo tipo di accordo è stato legittimato prima mediante la dottrina e la giurisprudenza e poi mediante il legislatore attraverso lo statuto dei diritti del contribuente. La scelta dei regimi giuridici è legittima secondo il nostro ordinamento. Alcuni sono più onerosi di altri, ma non è imposto dal sistema fiscale la scelta del sistema più oneroso. Si considera un comportamento elusivo se il contribuente ricorre a due o più regimi fiscali ottenendo un risultato distorsivo della normativa vigente. Quindi, l'accollo è lecito ma non lo è l'eventuale comportamento del contribuente che si avvale di questo strumento sottraendosi al pagamento del tributo. Parliamo, invece, di successione in un rapporto giuridico se lo stesso, mantenendo inalterati i suoi elementi oggettivi, viene trasferito nella titolarità da un soggetto ad un altro. Dunque, un soggetto sostituisce un altro in uno o più rapporti giuridici. Ad esempio, la successione mortis causa si verifica con la morte del soggetto che era titolare di determinati rapporti patrimoniali attivi e passivi e questi vengono devoluti ad una o più persone. Mediante tale successione, si verifica l'ingresso degli eredi in tutte le situazioni giuridiche trasmissibili e riferibili alla persona deceduta. Tale ingresso riguarda anche le situazioni giuridiche tributarie. Infatti, per quanto riguarda le imposte sui redditi, gli eredi sono tenuti a rispondere solidamente delle obbligazioni tributarie per le quali il presupposto si è verificato prima della morte del deceduto. Quindi, secondo quanto disposto dall'art. 752 del codice civile ciascun erede è obbligato verso i creditori al pagamento in proporzione della propria quota ereditaria. Inoltre, gli eredi subentrano anche per l'adempimento degli obblighi formali. I termini relativi alle imposte sui redditi scadono nel termine di 4 mesi ma vengono prorogati a 6 mesi per gli eredi. Mentre, in riferimento all'IVA gli obblighi derivanti dalle operazioni compiute dal deceduto devono essere adempiute dagli eredi entro 3 mesi dalla morte. Le altre imposte sono regolate dal codice civile, poiché non sono disciplinate da apposite disposizioni tributarie. Gli eredi succedono al contribuente negli obblighi di versamento, sono però escluse le sanzioni amministrative e quelle con rilievo penale secondo il principio della responsabilità personale disposto dall'art. 27 della Costituzione.

Lezione 01301

Il candidato indichi quali sono le agenzie fiscali e quali i loro compiti

Le Agenzie Fiscali sono: agenzia delle entrate-riscossione, Agenzia del demanio, agenzia dei monopoli e delle dogane, agenzia delle entrate. Esse sono enti pubblici soggetti al potere di indirizzo e controllo del Ministero. Hanno personalità giuridica e sono, inoltre, autonomi per quanto riguarda l'ambito amministrativo, contabile, finanziario e regolamentare. L'Agenzia delle Entrate si occupa della gestione dei tributi statali ad eccezione di quelli doganali e delle accise. All'apice dell'Agenzia vi è posto un Direttore generale di cui dipendono le direzioni regionali. Il compito tecnico operativi sono svolti dagli Uffici locali, che rappresentano l'Agenzia in giudizio, controllano le dichiarazioni, emettono avvisi ed i ruoli, svolgono controlli, dispongono rimborsi.

Lezione 01611

Il candidato illustri l'istituto del ravvedimento

Il ravvedimento permette al contribuente di sistemare gli errori commessi e di mettersi in regola rispetto ad irregolarità od omissioni, beneficiando di sconti sulle sanzioni amministrative. È necessario che provveda entro termini perentori a correggere i propri errori. Se non ha pagato, per intero od in parte, quanto dovuto secondo la dichiarazione dei redditi e dell’IVA o anche non sono state versate le ritenute alla fonte che deve operare il sostituto di imposta, si può provvedere spontaneamente al pagamento delle imposte e della sanzione in misura ridotta. Le riduzioni delle sanzioni variano secondo il tipo di violazione commessa e della tempestività del ravvedimento. È necessario che la violazione non sia stata già constatata e non siano già iniziati accessi, verifiche, ispezioni, od altre attività di accertamento di cui l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza. Salvo quanto stabilito dalla legge finanziaria 2011 la riduzione delle sanzioni è determinata: un ottavo del minimo di quella prevista per l’omissione della presentazione della dichiarazione, se la stessa viene presentata con ritardo non superiore a novanta giorni ovvero ad un ottavo del minimo di quella prevista per l’omessa presentazione.

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Scienze giuridiche IUS/12 Diritto tributario

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aldablanco2020 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Margherita Marco.
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