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Domande Manuale

Che cos'è la psicologia sociale e quali metodi utilizza?

La psicologia sociale nasce tra la fine dell'800 e gli inizi del '900, ed è, secondo Allport, il tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri e il comportamento degli individui siano influenzati dalla presenza reale o immaginata di altri individui; questo tentativo avviene attraverso l'analisi delle caratteristiche proprie dell'individuo stesso, come la personalità e i processi mentali e delle influenze esterne, ad esempio l'effetto dell'ambiente sociale.

La psicologia sociale opera in vari domini relativi inclusi i pensieri, i sentimenti e le azioni dell'individuo riferiti alle diverse forme d'influenza (consapevole e inconscia, esplicita e implicita). Essa s'inserisce in vari settori della vita individuale e collettiva, nei quali i processi psicologici si strutturano con le attività pratiche delle persone.

La psicologia sociale si fonda principalmente sulle teorie: esse vengono definite come un insieme di posizioni interrelate relativo uno o più fenomeni, che consentono di spiegare eventi e fenomeni particolari al di là della mera apparenza; consentono quindi di individuare delle strutture coerenti in un contesto apparentemente caotico, e promuovono il progresso della conoscenza.

Il processo di ricerca nella psicologia sociale prevede una serie di tappe:

  • Individuazione del problema, oggetto d'indagine
  • Formulazione dell'ipotesi
  • Pianificazione delle procedure operative e valutazione dell'etica di ricerca
  • Raccolta dati
  • Analisi dei dati
  • Interpretazione dei risultati
  • Presentazione dei risultati

I fenomeni sono descritti utilizzando un approccio nomotetico: si stabiliscono ampie generalizzazioni da estendere a diverse popolazioni, oppure un approccio idiografico: le persone non possono essere descritte da un valore medio ma vanno colte nella loro unicità.

La ricerca inoltre può essere di tipo qualitativo, in caso in cui la ricerca si basi sull'analisi del materiale verbale prodotto spontaneamente dai partecipanti, oppure quantitativo, quando la ricerca si riferisce agli studi i cui risultati sono l'esito di analisi statistiche. In questa disciplina viene più utilizzata la ricerca nomotetica e quantitativa.

Metodi di ricerca

  • Metodi sperimentali: il ricercatore manipola la variabile indipendente per poi verificarne l'effetto sulla variabile dipendente. Ogni cambiamento sulla variabile indipendente crea una nuova condizione dell'esperimento.
    • Esperimenti in laboratorio: qui si svolgono la maggior parte degli esperimenti; vi è una stanza apposita, in cui i partecipanti possono essere testati oppure osservati. Il vantaggio è il massimo controllo delle condizioni, tutti gli elementi quali ambiente, temperatura e istruzioni del ricercatore possono essere mantenuti costanti; lo svantaggio è la mancanza di validità esterna, con il rischio di rendere l’esperimento piuttosto artificiale. Il contesto sociale in cui gli individui vivono non è il laboratorio, per cui potrebbe non aiutare a darci la risposta al comportamento delle persone.
    • Esperimenti sul campo: effettuati in ambiente naturale, vi è una maggiore validità esterna e sono meno facilmente soggetti alle caratteristiche della richiesta, perché in genere i partecipanti ignorano di prendere parte ad una ricerca. Tuttavia la situazione non è controllabile.
  • Metodi non sperimentali: sono il miglior metodo per determinare causa ed effetto di un fenomeno.
    • Somministrazione su vasta scala: dà la sicurezza ai ricercatori che i risultati siano generalizzabili.
    • Questionari: se non sono realizzati attentamente possono essere mal interpretati dai partecipanti.
    • Interviste: consentono di instaurare una relazione tra intervistatore e intervistato (libere, strutturate, semistrutturate).
    • Riesaminare i dati esistenti

Attribuzione: teoria di Heider e tipi di attribuzione; modelli di attribuzione ed errori di attribuzione

L'attribuzione riguarda la comprensione del modo di applicare le regole dei modelli al comportamento sociale quotidiano. Fritz Heider afferma che gli individui sono motivati da due bisogni primari: il primo è quello di una visione coerente del mondo, mentre il secondo è il bisogno di esercitare un controllo sull’ambiente che lo circonda.

Secondo la teoria dell'attribuzione, l'attribuzione causale è un bisogno fondamentale dell’individuo perché conferisce significato al suo mondo, lo rende comprensibile, definibile e prevedibile, riducendone quasi l’incertezza. Questo bisogno è lo stimolo principale nell'inferenza sociale umana.

Vi sono due tipi di attribuzione:

  • Attribuzione interna: detta anche “attribuzione personale”, è una spiegazione che individua una causa interna all’individuo, quindi che tratta di personalità, umore, capacità e sforzo.
  • Attribuzione esterna: detta anche “attribuzione situazionale”, riguarda qualunque spiegazione che individui una causa esterna all’individuo, dunque le azioni degli altri, la natura di una situazione, le pressioni sociali e il caso.

Esistono inoltre due modelli principali del processo di attribuzione, ovvero la teoria dell’inferenza corrispondente di Jones e Davis e il modello della covariazione di Kelley.

La teoria di Jones e Davis sostiene che nel compiere le inferenze sociali gli individui cercano di attribuire l’azione compiuta da un attore a una caratteristica stabile di personalità e quindi si presuppone che le persone preferiscano le attribuzioni interne rispetto a quelle esterne e situazionali. Secondo i due autori viene stabilita una corrispondenza tra comportamento e personalità elaborando tre tipi di informazione: desiderabilità sociale, scelta ed effetti non comuni.

Il modello della covariazione di Kelley spiega comportamenti molteplici e descrive dettagliatamente i processi che conducono ad attribuzioni esterne e non solo a quelle interne; per questo modello per giungere ad un’attribuzione esterna o interna sono necessari tre tipi di informazione su consenso, coerenza e distintività, ovvero quanto la reazione della persona nella scena sia simile a quella della persona target, quanto la persona che viene giudicata reagisca in modo simile in molte situazioni diverse e quanto la persona che viene giudicata reagisca in modo simile in contesti sociali diversi.

Gli errori di attribuzione descrivono la tendenza a compiere un tipo di attribuzione interna o esterna, invece di un’altra. I tre errori più documentati sono:

  • Errore fondamentale di attribuzione: le attribuzioni interne sono compiute più spesso di quelle esterne; la ragione per cui si verifica questo errore è la salienza percettiva, cioè la persona osservata è l’aspetto percettivamente più saliente della situazione e quindi l’attribuzione interna diventa più accessibile.
  • Errore attore-osservatore: tendenza ad attribuire il comportamento di altre persone a cause interne e il nostro comportamento a cause esterne; anche qui si può spiegare con la salienza percettiva perché l’attenzione degli attori non è rivolta a sé stessi ma alla situazione.
  • Attribuzioni a vantaggio del sé: Olson e Ross affermano che le attribuzioni interne sono più probabili per i successi e quelle esterne per i fallimenti, perché questo va a proteggere la nostra autostima e il nostro valore personale.

La teoria delle rappresentazioni sociali di Moscovici

La teoria delle rappresentazioni sociali di Moscovici è una teoria che spiega come le persone ricostruiscono la realtà sociale con lo scopo di controllarla, adattarsi ad essa, agire e condividerla con gli altri. Le rappresentazioni sociali sono idee condivise e sistemi cognitivi dotati di logica e attraverso le quali gli individui costruiscono la realtà sociale.

Queste rappresentazioni designano le convinzioni e le spiegazioni condivise tra ampi gruppi di persone e possono includere le conoscenze possedute e trasmesse sulle relazioni causali. Secondo questa teoria la comprensione della causalità viene trasformata e trasmessa attraverso la comunicazione fino a trasformarsi in pensiero diffuso e condiviso.

Le rappresentazioni sociali, forse per la loro natura fluida e dinamica, tendono ad essere studiate attraverso le metodologie qualitative, che implicano l’analisi di colloqui e di materiali d’archivio. Dunque gli individui sono, secondo Heider, scienziati ingenui che, anche attraverso le rappresentazioni sociali collettive che si formano attraverso la discussione quotidiana e la trasmissione di convinzioni causali, cercano di capire il mondo che circonda loro.

Cognizione sociale e categorizzazione: definizione, schemi, euristiche, processi automatici e ragionamenti

La cognizione sociale descrive le modalità con le quali le persone codificano, elaborano, ricordano e utilizzano le informazioni nei contesti sociali, allo scopo di comprendere il comportamento proprio o altrui. Il desiderio di dare un senso al mondo, comprenderlo e poter prevedere che cosa accadrà è un desiderio che molte persone esprimono attraverso la ricerca di spiegazioni di tipo causa-effetto (=Heider, scienziati ingenui).

Tuttavia, le persone non sempre intraprendono tali procedure sistematiche, complesse e lunghe quando danno dei giudizi sociali e possono a volte prendere delle scorciatoie mentali. Fiske e Taylor sostengono invece che gli individui siano economizzatori cognitivi, dediti razionalmente e logicamente a impiegare tempo e sforzo cognitivo per analizzare il nostro mondo sociale.

Le persone risparmiano tempo e fatica nel formulare giudizi attraverso l’uso di euristiche, scorciatoie mentali che riducono i giudizi complessi a semplici regole empiriche. Sono rapide e facili, ma possono determinare un’elaborazione non obiettiva delle informazioni. Vi sono due tipi di euristiche:

  • Euristica della rappresentatività: tendenza ad assegnare una serie di attributi a qualcuno, se risponde al prototipo di una certa categoria; è quindi un modo semplice e veloce di dividere le persone in categorie (es. in ospedale devo rivolgermi a una persona con il camice bianco, che è un medico). A volte questa euristica può essere soggetta ad errori: vi è la fallacia delle probabilità di base, ossia la tendenza a ignorare informazioni statistiche a vantaggio delle informazioni sulla rappresentatività (es. può creare stereotipo di genere).
  • Euristica della disponibilità: tendenza a giudicare la frequenza o la probabilità di un evento in base a quanto facilmente vengono in mente esempi di tale evento. È affine al concetto di accessibilità, ossia la misura in cui un concetto torna rapidamente alla mente. La differenza sta nel fatto che la disponibilità può essere riferita all’esperienza di accessibilità soggettiva di una persona, mentre l’accessibilità viene considerata una misura oggettiva della rapidità con cui si ricorda qualcosa.
  • Effetto del falso consenso: tendenza a generalizzare le proprie opinioni all’intera popolazione. Deve pertanto esistere un falso consenso, in base al quale le persone sono convinte che normalmente tutti gli altri siano d’accordo con loro. Questo effetto può essere spiegato attraverso l’euristica della disponibilità.
  • Euristica dell’ancoraggio: tendenza a farsi condizionare dal valore di partenza quando si danno giudizi quantitativi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pulcino.marty di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bobbio Andrea.
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