Giovedì 12 dicembre 2019
La linguistica tra diacronia e sincronia
La linguistica è una disciplina che studia la lingua, l’organizzazione e l’evoluzione del fenomeno linguistico. Ci sono due prospettive principali, che interessano questo fenomeno:
- Linguistica sincronica: la linguistica generale, che osserva la lingua in un determinato momento dello sviluppo temporale. L’organizzazione dei vari momenti in un certo momento. Esempio: cercare l’etimologia di una parola è un
- Linguistica diacronica (attraverso il tempo): glottologia, è una parola composta di derivazione greca, il significato si consolida nell’Ottocento, ed è l’organizzazione della lingua. Misura il cambiamento della lingua nello sviluppo temporale, nell’evoluzione storica.
Non è possibile separare la dimensione sincronica da quella diacronica, di fatto la sincronia non esisterebbe poiché la lingua è in costante movimento nel tempo. La linguistica sincronica spiega come è fatta e come funziona la lingua e il sistema linguistico; quella diacronica spiega perché le forme di una determinata lingua sono così.
Che cosa vuol dire comunicazione e quali sono i modi che ci permettono di comunicare?
Il termine “comunicazione” deriva dal latino e significa “passaggio di informazioni”. Questo può avvenire in modo intenzionale o meno tra due persone che svolgono ruoli diversi: un emittente che manda un segnale e un ricevente che lo riceve.
Perché la comunicazione abbia successo è necessario che i due soggetti stabiliscano un codice comune. Essa si può verificare per mezzo del linguaggio verbale e non verbale, per tutti i sistemi artificiali (segnalazioni stradali, telefono, internet).
Di che cosa si occupa l’etimologia, riguarda la sincronia o la diacronia?
L’etimologia è una disciplina che si occupa dello studio dell'origine e dell'evoluzione delle parole, sia in ambito morfologico che fonetico e semantico. Questo al fine di cercare di ricostruirne la storia e spiegare le modifiche eventualmente avvenute nel significato.
Questa disciplina riguarda la diacronia, in quanto l’esame diacronico di una parola significa studiarne l'origine. Es. In latino per le abitazioni vi erano due termini: “domus”, la casa di pietra, e “casa”, la casa modesta, fatta di mattoni o con legno e foglie. La differenza era il tipo di abitazione. Da domus deriva il duomo, che in una comunità è la casa principale del paese, quella più importante.
La lingua in diacronia: conservazione e innovazione
Per linguistica diacronica si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale della loro evoluzione storica. La lingua in diacronia manifesta fenomeni di conservazione o innovazione nel tempo. La conservazione si verifica quando una lingua mantiene termini antichi nel tempo (es. sardo) (es. domus > duomo). L’innovazione, invece, quando la lingua cambia nel tempo (es. equus > cavallo).
Quali sono i livelli di analisi della lingua?
Una lingua può essere analizzata secondo 4 livelli in base al livello di profondità dello studio che si vuole effettuare.
- Il livello più superficiale è quello della fonetica/fonologia: la produzione e l’organizzazione del suono. Fanno riferimento alla voce.
- Il secondo livello è quello della morfologia: l’organizzazione della forma. Non è esclusivo della linguistica. Studio della forma e delle parole.
- Ulteriore livello è quello della sintassi: organizzazione della frase, il fatto che noi possiamo sistemare le parole in un enunciato. Organizziamo l’informazione sistemando le parole in modo che siano in una giusta sequenza. L’ordine delle parole in una frase o l’ordine delle frasi.
- Infondo abbiamo la semantica: lo studio del significato delle parole, quindi lo studio dell’evoluzione della parole, sapere esattamente cosa vogliono dire le parole che utilizziamo.
Qual è la differenza tra "langue" e parole?
I termini “langue” e “parole” sono due termini di derivazione francese che sono stati usati da Ferdinand De Saussure. Per “langue” si intende l’insieme di conoscenze mentali, di regole interiorizzate nel codice linguistico (livello teorico). Le “parole” invece rappresentano l’atto linguistico, la realizzazione concreta di un messaggio.
Qual è la differenza tra fonetica e fonologia?
La fonetica studia i suoni dal punto di vista acustico, per come è prodotto e viene percepito. La fonologia studia l’organizzazione dei suoni in base alla loro capacità di distinguersi gli uni dagli altri, in base al significato.
L’unità fondamentale della fonologia è il fonema (segmento fonico), come il morfema è per la morfologia, come il grafema è per la grafia. L’unità fondamentale della fonetica è il fono.
Che cos’è la morfologia?
La morfologia deriva dal greco “morphe” più “logos” che significano “forma” e “discorso”. L’ambito d’azione della morfologia è la struttura e dell’organizzazione della parola. I tipi morfologici sono quelle possibilità che hanno le lingue di avere un’organizzazione più o meno trasparente o complessa.
Qual è il modo e il luogo di articolazione delle consonanti?
Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell’aria.
- Occlusive/momentanee: bloccano il flusso d'aria per un breve periodo.
- Fricative/continue: provocano la frizione degli organi di fonazione.
- Approssimanti: sono una via di mezzo (semivocali, semiconsonanti).
- Laterali: l'aria passa ai lati della lingua.
- Vibranti: la lingua tocca i denti una o più volte.
- Nasali: sono coinvolte le cavità nasali.
- Affricate: unione di una occlusiva e una fricativa.
Considerando il luogo di articolazione le consonanti si dividono in:
- Labiali
- Dentali
- Palatali
- Velari (si accosta la lingua al velo del palato)
- Faringali
- Glottali
Che cosa vuol dire palatalizzazione?
Vuol dire rendere palatale, ovvero qualcosa che prima non era palatale diventa tale. Rendere palatale un suono significa cambiarne il luogo di articolazione, ad esempio chentum (velare) diventa cento (palatale). Questo avviene seguendo il principio di economia della lingua, ovvero ottenere il miglior risultato funzionale attraverso il minor sforzo possibile. Questo processo è spesso alla base dei cambiamenti linguistici.
Che cosa vuol dire “lenizione”?
Il processo di lenizione consiste nell’indebolimento dell’articolazione di una consonante (una consonante sorda può diventare sonora). Questo fenomeno si sviluppa principalmente in un contesto intervocalico, ossia quando una consonante si trova in mezzo a due vocali. LACUM > LAGO: la velare sorda -c- si sonorizza diventando -g- in quanto si trova fra due vocali.
Che cos’è la dittongazione e la monottongazione?
Dittongazione è lo sviluppo di un dittongo, una parola con due vocali vicine (es. Focum latino > Fuoco italiano). Monottongazione è il fenomeno opposto, ovvero la riduzione di un dittongo ad una sola vocale (Aurum latino > Oro italiano).
Qual è la differenza tra consonante fricativa e occlusiva?
Le consonanti occlusive sono anche dette momentanee poiché chiudono il cavo fonatorio e quindi bloccano il flusso d'aria per un breve periodo (ostacolo completo). Le consonanti fricative provocano la frizione degli organi di fonazione, invece che l’occlusione (ostacolo parziale).
Le vocali dell’italiano (triangolo vocalico)
Le vocali sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria del canale orale. Le diverse vocali sono caratterizzate dalla diversa conformazione che assume la cavità orale a seconda della posizione che prende in particolare la lingua al passaggio dell’aria. In base a questo le vocali possono essere: posteriori, centrali e avanzate. Le vocali inoltre possono essere classificate in base allo spostamento della lingua verso l’alto. Possono essere: alte, medie o basse. Le vocali italiane sono 12 e possono essere in posizione tonica (7, con accento) o in posizione atona (5, senza accento).
Gli alfabeti
L'alfabeto è una convenzione creata dall'uomo, un prodotto della cultura creato per fissare il messaggio orale con la scrittura. Esistono diversi tipi di alfabeto:
- Fonetico: rappresenta i suoni delle parole (Italiano)
- Ideografico: rappresenta ideogrammi, simboli convenzionali (Cinese)
- Pittografico: rappresenta simboli simili a ideogrammi
- Braille, Morse, LIS (Lingua dei segni)
Cos’è un grafema e digramma?
Il grafema è l’unità minima dell’alfabeto fonico, non suddivisibile, che serve a riprodurre nello scritto i suoni di una lingua. L’insieme dei grafemi costituisce l’alfabeto. I grafemi della lingua italiana sono quelli dell’alfabeto latino che aveva in più (k) (x) e (y) e in meno (u). In italiano i grafemi sono 21.
Un diagramma è la sequenza di due grafemi che identificano graficamente un fonema (suono) indipendentemente dal suono delle lettere che lo compongono. “Ch” davanti a -i, -e corrisponde al suono “k”.
L’evoluzione dell’alfabeto dal latino all’italiano
L’alfabeto di una lingua cambia e si evolve insieme ad essa. Possono essere introdotte innovazioni fonetiche o grafiche. Dal latino all’italiano ci sono stati numerosi cambiamenti ad esempio nei nessi consonantici, con la palatalizzazione, ecc. L’alfabeto dell’italiano è differente da quello del latino perché sono due lingue diverse, hanno un rapporto di parentela ma sono due lingue differenti quindi possiedono differenti alfabeti. Nel latino ritroviamo 23 grafemi mentre nell’italiano 21 più 5 grafie straniere. La diffusione dell’italiano è stata rallentata a causa della forte importanza che aveva il latino.
Perché l’alfabeto cambia?
L'alfabeto cambia perché cambia la lingua. È un processo lungo e complesso poiché per poter essere modificata la forma scritta di una lingua il cambiamento deve consolidarsi prima nella forma orale. Evoluzione alfabeto occidentale: Sillabico > fonetico fenicio-minoico-greco-latino.
Come si rappresentano in italiano l’occlusiva velare sorda?
Un’occlusiva velare sorda è una consonante che chiude il cavo fonatorio per un breve periodo bloccando il flusso d’aria, per essere pronunciata la lingua tocca il velo del palato e per produrla non si utilizzano le corde vocali. Un esempio è: K (nei forestierismi) o C seguita da a, u.
Esempi di grafemi polivalenti in italiano
I grafemi polivalenti sono dei particolari tipi di grafemi che vengono scritti nello stesso modo ma rappresentano suoni differenti. Essi possono essere sia vocali e si differenziano a seconda del grado di apertura (e, o) che consonanti (c, g) sono sia occlusive velari che affricate palatali.
Cos’è la coppia minima?
Una coppia minima in italiano è una sequenza di due parole che si distinguono per un solo elemento diverso (sera/seta) e hanno significati diversi.
La sillaba
La sillaba è un fonema o un insieme di fonemi che costituiscono un gruppo stabile e ricorrente nella catena parlata. Si costruisce intorno ad un nucleo vocale che si accompagna con uno o più consonanti. I dittonghi si formano in sillaba aperta. Esistono diversi tipi di sillabe:
- Libera/aperta: se esce in vocale -> gra-no
- Implicata/chiuse: se esce in consonante -> al-to
Le parole possono essere classificate in base al numero di sillabe: monosillabi, bisillabi, trisillabi, quadrisillabi. Avere più o meno sillabe è un carattere distintivo per le lingue: quelle agglutinanti hanno più sillabe, quelle isolanti meno.
L’accento
L’accento è un tratto linguistico che mette in evidenza una sillaba rispetto alle altre all’interno di una parola. Può essere:
- Espiratorio/dinamico: in italiano e nella maggior parte delle lingue indoeuropee. Si verifica quando la lettera che porta l’accento è prodotto con un’espirazione maggiore.
- Melodico: nelle lingue con vocali lunghe (greco antico, latino arcaico, croato antico). Si verifica quando viene prodotto attraverso un’alterazione dell’altezza del suono.
- A toni (cinese)
In base alla posizione dell’accento, le parole italiane possono dividersi in:
- Tronche (ultima sillaba)
- Piane (penultima sillaba)
- Sdrucciole (terzultima sillaba)
Lunghezza dei foni. Differenze tra latino e italiano.
La lunghezza dei foni differenzia le lingue che hanno vocali/consonanti brevi contro quelle che hanno vocali/consonanti lunghe. Il latino ha vocali lunghe, che l’italiano perde. L’italiano però sviluppa consonanti doppie o geminate (fato/fatto), che il latino non aveva. Vi è una differenza tra la diversa importanza che le lingue attribuiscono agli elementi vocalici e consonantici e così distinguono se sono forti o deboli. La differenza di lunghezza in latino determina la diversità della parola o anche di caso. La lunghezza vocale si perde dal latino alle lingue romanze. In italiano si compensa con la capacità di distinguere medio-alte e medio-basse. L’italiano acquisisce l’intensità della consonante per motivi di carattere di fonetica storica.
La classificazione delle lingue
Esistono tre tipi di classificazione delle lingue:
- Genealogica: riguarda la parentela delle lingue e il loro sviluppo. Si sofferma sul riconoscere elementi comuni in lingue che sono precedenti. Si tratta del punto di vista dei primi glottologi che osservavano la genealogia delle lingue. Così si riesce a capire in che modo le lingue sono collegate, come si sviluppa dalla lingua madre alle lingue figlie. È diacronica (sguardo storico).
- Tipologica: guarda il comportamento delle lingue, come le lingue organizzano le strutture. Due lingue legate dal punto di vista genealogico sono affini in maniera tipologica, anche se possiamo misurare il cambiamento, ma l’affinità resta. Osserva la lingua sincronicamente, indipendentemente dalla sua origine. Ci sono delle lingue agglutinanti che non hanno nessun legame genealogico, come ungherese, turco, basco diverse, ma stesso sistema. Solo relazioni tipologiche, non genealogiche.
- Areale: riguarda la distribuzione delle lingue in un certo territorio. L’elemento importante è che le lingue in contatto sviluppano delle affinità. Le lingue non nascono uguali e tendono a condividere, a diventare uguali per certi aspetti. Le lingue che sviluppano delle affinità, cominciano diverse e diventano uguali. È la prospettiva dell’affinità acquisita di due lingue, non delle affinità iniziali come può essere il rapporto tra lingue madri e lingue figlie.
La famiglia delle lingue indoeuropee
Con lingue indoeuropee in linguistica si intende quella famiglia linguistica, cioè quella serie di lingue aventi un'origine comune che comprende la maggior parte delle lingue d'Europa vive ed estinte che attraverso il Caucaso e il Medio Oriente da un lato, e la Siberia occidentale e parte dell'Asia Centrale dall'altro, sono arrivate a coinvolgere l'Asia meridionale. Nel corso dell'età moderna, in seguito alle esplorazioni geografiche, alle migrazioni e alla colonizzazione l’indoeuropeo si è diffuso in tutti i continenti, divenendo la famiglia dominante nelle Americhe, in Australia, in Nuova Zelanda, in gran parte della Siberia e in singole regioni dell'Africa.
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