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Eventuali errori dell'elaborato

Che cosa sono le emozioni e in che cosa consistono basicamente?

Qual è la sua funzione? A cosa serve l'attivazione fisiologica? Con il termine “emozione” si fa riferimento ad un’attivazione fisiologica e all’impulso che la accompagna. Quando un evento viene registrato come importante, il cervello valuta quanto possa essere pericoloso o benefico, e sollecita il corpo all’azione. L’emozione è cioè una preparazione all’agire. Queste alterazioni fisiologiche sono molto adattive, perché mobilitano energie, risorse per agire in una direzione che potrebbe essere utile per la persona. La sensazione e l’impulso evolvono poi in un vissuto che può essere piacevole o spiacevole a seconda dell’evento se dannoso o benefico. Le emozioni non sono né negative né positive, ma tutte sono funzionali per la sopravvivenza fisica e fisiologica. Spesso le emozioni sono accompagnate dall’attività mentale, ma “io sono triste”, non è l’emozione, ma attività simbolica; per questo è necessario separare le due cose. Inoltre le emozioni vanno distinte anche dalle azioni, non posso giustificare la mia azione dicendo “l’ho fatto perché ero arrabbiato” l’emozione della rabbia spinge ad agire in una certa direzione, ma l’azione è volontaria e l’individuo può scegliere di non seguirla e agire in modo contrario.

Che cosa è il condizionamento classico?

Il condizionamento classico è il processo con cui uno stimolo inizialmente neutro si associa a uno stimolo incondizionato capace da solo di elicitare una risposta incondizionata. A seguito di ciò, lo stimolo neutro diventerà condizionato e quindi capace di elicitare una risposta condizionata anche senza un’altra associazione con quello incondizionato.

A cosa fa riferimento la validità dei sistemi di classificazione?

Per esempio la validità di costrutto: ci permette di predire tre cose:

  • Come andranno le cose (prognosi)
  • Quali sono disfunzionalità più importanti
  • Risposta al trattamento (utilità clinica)

Qual è l'utilità clinica del DSM?

Quanto serve la diagnosi per scegliere il trattamento? L’utilità clinica di un sistema di classificazione significa quanto riesce una diagnosi a spiegare il perché è insorto il problema (legarsi a un’eziologia) e come provare a risolverlo (trattamento). Un’unità funzionale di un sistema di classificazione dovrebbe includere questi elementi collegati tra di loro: i fenomeni problematici dovrebbero essere vincolati a processi eziologici che garantiscono di disegnare trattamenti efficaci. Il DSM è un sistema di classificazione di scarsa utilità clinica, ed il problema non è l’orientamento categoriale ma l’orientamento apparentemente a-teorico: siamo di fronte a una classificazione topografica nonostante sia implicito all’interno il modello medico (nelle parole usate). Quindi, il DSM non è un metodo utile clinicamente, poiché è fenomenologico e quindi non utile per arrivare ad eziologie o trattamenti. Un approccio teorico potrebbe essere un sistema basato su processi funzionali dimostrati per spiegare origine e mantenimento di un disturbo, e da lì un piano terapeutico.

Qual è il fattore fondamentale secondo le teorie cognitivo-comportamentali coinvolto nell’origine del disturbo da accumulo?

Ci sono dati che suggeriscono che le persone con disturbo da accumulo hanno dei deficit in determinati processi cognitivi coinvolti nelle capacità organizzative:

  • Attenzione: è difficile mantenere l’attenzione quando svolgono periodi prolungati di compiti di organizzazione spaziale
  • Categorizzazione: si generano moltissime categorie il che poi diviene inutile
  • Presa di decisione: fanno sovra analisi elencando vantaggi e svantaggi, processo inutile e dispendioso

Perché il dismorfismo corporeo si trova all’interno dei disturbi ossessivo compulsivi?

Il dismorfismo corporeo si trova all’interno dei disturbi ossessivo compulsivi a causa della fenomenologia abbastanza simile, si hanno infatti preoccupazioni per imperfezioni o difetti fisici, immagini anche se quel particolare non è osservabile o agli altri sembra una cavolata; in secondo luogo mettono in atto delle compulsioni (comportamenti o azioni mentali in risposta alle preoccupazioni); la differenza con il DOC è che nel DOC si hanno ossessioni mentre nel dismorfismo corporeo si hanno preoccupazioni. Le compulsioni hanno la funzione di schiacciare via la preoccupazione esagerata.

Oltre alle capacità organizzative, ci sono altre variabili cognitive coinvolte nell’origine del disturbo da accumulo secondo i teorici?

Le altre variabili cognitive coinvolte nell’origine del disturbo da accumulo, secondo i teorici, sono credenze disfunzionali esagerate e rigide che si relazionano con cosa succederebbe se la persona non avesse gli oggetti, girano intorno al fatto che potrebbero servirgli in futuro; questi pensieri si possono associare alla possibilità di dimenticare eventi importanti della vita. In alcuni casi c’è un attaccamento emotivo importante tale da vivere l’oggetto come estensione del sé, e credenze disfunzionali legate alla possibilità di soffrire, danni o eventi negativi nel caso di perdita dell’oggetto.

Differenze tra PTSD e disturbo da stress acuto

Non vi sono differenze nella qualità dei fenomeni problematici, ma per la diagnosi del disturbo da stress acuto si richiede un minor numero di sintomi che vengono accorpati in categorie (almeno 9 sintomi, mettendoli tutti insieme). Inoltre la durata è diversa perché nell’acuto richiede almeno 3 giorni e meno di 1 mese dall’evento.

Di cosa si occupa la psicopatologia?

La psicopatologia si occupa di descrivere, classificare e spiegare i disturbi mentali. Questi termini fanno riferimento: fenomenologia (descrivere) offrire una descrizione chiara dei fenomeni mentali; tassonomia (classificare) studio sistematico del processo di classificazione, logica principi e metodi che si usano per costruirne una, classificare è un’attività cognitiva quotidiana che basicamente consiste nel formare gruppi, con il ciclo inferenziale, tramite induzione (estrazione di dati ambientali e formalizzazione di una regola) e deduzione (applicazione delle regole per anticipare gli eventi e pianificare il comportamento); eziologia (spiegare) perché le persone hanno quel problema, dipende dal modello teorico in cui ci poniamo, è necessario riflettere sui presupposti di base su cui poggiano i modelli principali psicologici e immaginare quali potrebbero essere implicazioni che possono avere le diverse spiegazioni.

Quali sono le classificazioni più diffuse?

Da chi sono fatte? Che differenze hanno? Che caratteristiche ci sono tra il DSM I e II e il DSM III in poi. Quali sono i modelli teorici alla base delle classificazioni I e II? Le classificazioni più diffuse in salute mentale sono DSM e ICD. La ICD è la Classificazione Internazionale delle Malattie, formata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, in cui negli anni '40 venne inclusa la sezione dedicata ai disturbi mentali (costituita da psicosi, disturbi psiconevrotici, disturbi del carattere dei comportamenti e dell’intelligenza), che però ha avuto scarsa accettazione, e condivide il principio tassonomico topografico fenomenologico. Il DSM invece è il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, attualmente nella V edizione, sviluppato dall’Associazione di Psichiatria Americana (APA). Entrambi sono clinici perché costruiti sull’esperienza/opinione che un gruppo di esperti ha sui fenomeni problematici psicologici. Mentre il DSM nasce negli anni '50, e nelle sue due prime versioni si divideva in idiozia e pazzia, poi si passò a 7 categorie, soprattutto dopo aver visualizzato le problematiche legate agli ex veterani di guerra. Nel DSM-I e II, il principio tassonomico tentava di essere eziologico cioè faceva riferimento nelle categorie diagnostiche a ipotetici fattori eziologici; le categorie sono organizzate attorno al concetto di reazione di Meyer, che concepiva i disturbi mentali come reazioni ai problemi della vita e difficoltà del quotidiano, quindi non erano considerate come malattie fisiche. Inoltre nel DSM-I è presente anche l’influenza di Freud, perché la psicanalisi aveva un’importanza fondamentale; quindi i disturbi mentali erano considerati come reazione ma anche come espressioni simboliche di reazioni psicologiche a ipotetici conflitti intra-psichici. Nel DSM-II si abbandonò il concetto di Meyer e presero più importanza i concetti psicanalitici, (es: meccanismi di difesa come elementi di spiegazione). Alcuni fattori fecero questionare il DSM-I e II, 1. Un paio di procetti di ricerca (affidabilità inter-giudici dei sistemi – studio pilota internazionale sulla schizofrenia/progetto diagnostico della Gran Bretagna e USA) che evidenziarono un 50% di probabilità di fare una diagnosi diversa tra due psicologi/psichiatri diversi. 2. Molti fattori eziologici erano dubbi di validità empirica; 3. Critiche da avvocati, giudici, assicurazioni, che volevano una maggiore affidabilità; 4. ICD-9 rischiava di avere un certo rilievo e diventare leader internazionale. La costruzione del DSM-III fu affidata al movimento neokraepeliniano, che si differenziava da autori che continuarono a indagare su eventuali fattori eziologici biomedici, dedicandosi a tentare di descrivere e classificare i fenomeni, quindi con un approccio fenomenologico, non perché pensasse che non esistevano cause biomediche, ma perché consapevoli della mancanza di dati empirici. Dal DSM-III in poi, si parla di sistemi a-teorici, ossia descrittivi che non fanno riferimento a ipotetici fattori eziologici; inoltre si includono regole molto operative da soddisfare per includere un caso in una categoria del sistema, garantendo una maggiore affidabilità inter-giudici. Le caratteristiche del DSM-III che si manterranno fino al DSM-5, saranno:

  • È fenomenologico: o almeno dice di essere a-teorico, con alcune eccezioni
  • “Segni e sintomi”: i fenomeni vengono chiamati segni e sintomi
  • Sistema politetico: le categorie sono formate sulla base di un numero di caratteristiche o fenomeni condivisi da un certo numero di membri della categoria ma non tutti, cioè persone con la stessa diagnosi possono avere manifestazioni diverse
  • Criteri molto operativi: da soddisfare per mettere il caso dentro ogni categoria ed escluderlo da altre
  • Struttura categoriale e gerarchica: ogni categoria è indipendente e appartenente a gruppi più ampi e gerarchicamente distribuiti di fenomeni simili ma non identici
  • Descrizione molto ampia di ogni categoria diagnostica: molte informazioni come anche prevalenza, incidenza, fattori correlati al genere e altri

PTSD: quali sono gli eventi stressanti che si associano di più al disturbo?

Gli eventi che si associano maggiormente al disturbo da stress-post traumatico sono eventi avversivi inusuali e intenzionati.

Differenza fondamentale tra ossessione e compulsione

L’ossessione non ha uno scopo, mentre la compulsione è messa in atto per ridurre l’ansia e il disagio. La prima è un pensiero, un’immagine o un impulso; la seconda invece può essere un’azione o un pensiero.

Quali sono i principali criteri di normalità/anormalità in psicopatologia?

Non esiste una definizione consensuata di normalità e anormalità, ma è un fenomeno molto complesso che coinvolge molte dimensioni.

  • Criterio soggettivo: si parla di anormalità quando c’è un disagio soggettivo; tuttavia non è sufficiente per spiegare l’anormalità in quanto ci sono disturbi dove non è presente il disagio (come i comportamenti aggressivi) oppure comportamenti dove è presente il disagio ma che non sono disturbi.
  • Criterio sociale personale: si parla di anormalità quando un fenomeno viola le norme sociali; così però si intenderebbe che sono normali i fenomeni della maggioranza, criticando le minoranze che a volte possono essere molto più utili, non tutti i fenomeni che non sono nella maggioranza possono essere considerati disturbi.
  • Criterio statistico: è il criterio sociale personale declinato in termini quantitativi, cioè le variabili che definiscono psicologicamente le persone si distribuiscono normalmente nella popolazione, entra a quel punto nell’anormalità tutto ciò che si allontana dalla normalità; ma ovviamente non tutto ciò che è infrequente, è problematico.
  • Criterio biologico: quando c’è oggettivamente un’alterazione biomedica, si parla di alterazione mentale; ciò è sbagliato perché la maggior parte delle problematiche non hanno un fattore eziologico di natura biomedica, e perché a volte si hanno anomalie che danno luogo a fenomeni che non classificheremo anormali.
  • Interferenza con il funzionamento quotidiano: quando un fenomeno condiziona negativamente la vita quotidiana della persona o delle persone intorno, si parla di problema; non lascia soddisfatti tutti per il problema dei valori (si parla di problemi clinici quando interferiscono negativamente con la vita, ma quando si decide che è negativo ciò che succede?).
  • Dimensionalità: si parla di anormalità quando si ha una durata nel tempo prolungata.

L’insieme dei diversi criteri e opinioni potrebbe far riferimento a una mancanza di coesione nell’idea di “psicopatologico”, o alla relatività socio-culturale: problema dei valori i valori si creano e vengono appresi dall’individuo in relazione al contesto in cui è inserito (verbale, socio-culturale, lavorativo…). In alcune culture l’omosessualità ad esempio è un problema, anormale, in altre no, stessa cosa per il livello trans-storico le differenze trans-culturali e trans-storiche evidenziano i valori nella demarcazione dei limiti tra normalità/anormalità. Quindi il concetto di normale è intrinseco e relativo al contesto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.delcherico1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia e psicologia clinica cognitivo-comportamentale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Berrocal Montiel Carmen.
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