Che cos'è la filosofia russa?
Veronica Ferrante
N° mat: 883049
19/04/2021
Introduzione alla filosofia russa
Alla luce di quanto esaminato nel corso, come risponde ora alla domanda iniziale: “Che cos’è la filosofia russa? Quali argomenti e quali esempi sostengono la sua posizione?
Trovare una risposta alla questione su cosa sia veramente la filosofia russa è un'impresa complessa, che rischia di diventare il luogo delle ovvietà se presa troppo alla leggera. È necessario, quindi, come prima cosa, ricercare e smascherare gli errati luoghi comuni. Considerare questa disciplina come un insieme di scritti in russo sarebbe fuorviante, dal momento in cui si ignorerebbero quegli autori che per ragioni differenti hanno pensato e scritto le proprie opere in una lingua diversa da quella d’origine. Nell’800 la lingua ufficiale della nobiltà russa e del mondo intellettuale è il francese, che per esempio, Chaadaev usa per le sue “Lettres Philosophiques” (1826-1831).
Una filosofia oltre i confini nazionali
Si potrebbe dunque sostenere che si tratta di una filosofia fatta solo ed esclusivamente in Russia, concepita ed elaborata all’interno di confini geograficamente precisi e delineati. Anche così, però, si finirebbe con l’ignorare il contributo di coloro che, a causa delle circostanze politiche, si sono ritrovati costretti all’emigrazione forzata: che fosse per la politica censoria del regime zarista (Gercen e Bakunin), o per la decisione di respingere dal paese gli intellettuali con posizioni critiche dell’URSS (filosofi religiosi che lasciano la propria terra sui “battelli a vapore filosofici” nel 1922), gli emigrati sbarcano in Occidente e continuano a porsi come eredi della tradizione filosofica negata in patria.
Quindi no, la filosofia russa non è riducibile all’appartenenza ad una sola lingua o ad un solo paese. Forse, proprio questa disciplina in generale non può essere relegata all’interno di confini troppo definiti. Tutti siamo dotati di ragione, questa è universale e se la filosofia è il linguaggio della ragione, allora rinchiuderla in un concetto come quello di nazionalità risulterebbe problematico. Eppure, è anche vero che parlare di filosofia nazionale fa parte di quel processo di autodeterminazione che un certo popolo necessita quando per molto tempo è rimasto ai margini della cultura dominante.
Il contesto della filosofia russa
La Russia, per la sua particolare storia, ha avuto un rapporto complesso con l’Europa e con la sua ingombrante egemonia culturale, e proprio per questa ragione, autodefinirsi in quanto russi è per loro rivendicare uno spazio in un contesto internazionale dal quale si è rimasti esclusi e distanti a lungo. A questo punto, però, la questione rimane aperta e si ritorna alla domanda di partenza: che cos’è la filosofia russa, allora? Esiste qualcosa di specifico che è rappresentativo di questo contesto nazionale?
Per rispondere a questa domanda partiremo da una prospettiva che ci permette di distinguere due livelli di indagine sulla filosofia russa: da una parte, questa verrà presa in considerazione nel suo senso descrittivo e sarà analizzata per cosa è stata in Russia e nella cultura russa, quali aspetti o problemi particolari sono stati analizzati e quali sono state le specificità storiche che hanno permesso lo sviluppo di tali caratteristiche. Successivamente, la filosofia russa verrà analizzata nel suo senso valutativo, per provare dunque a capire quando si può definire autenticamente russa una filosofia e quali sono le sue caratteristiche specifiche proprio in quanto russa.
L'evoluzione della filosofia russa
In primo luogo, è necessario analizzare la filosofia russa per ciò che è stata in Russia e nella cultura del paese, prendendo in considerazione la sua particolare natura e il trattamento a lei riservato da parte della politica e del potere. In nessun’altra nazione come in Russia, c’è stata una commistione così importante tra la filosofia ufficiale delle università e quella che si è manifestata fuori: a causa della censura, la clandestinità dei circoli, delle riviste (grosse, spesse, che hanno i numeri come piccoli libri in cui c’è un po' di tutto e che rappresentano il luogo di dibattito culturale che costituisce l’interdisciplinarietà), dei salotti e delle cucine è diventata fondamentale per assicurarsi lo sviluppo delle idee e la loro propagazione.
Durante il regno dello zar Nicola I (dal 1825 al 1855), il ministro della pubblica istruzione Uvarov inaugura un programma di “Ortodossia, Autocrazia e Narodnost (nazionalismo) come principi del regime, secondo i quali la popolazione avrebbe dovuto dimostrare lealtà nei confronti dell’autorità di un uomo solo, della Chiesa ortodossa russa e della nazione russa, dello spirito nazionale. Un regno questo decisamente conservatore e reazionario, segnato da un pervasivo controllo censorio e da tentativi di ribellione, come il moto decabrista nel dicembre del 1825 subito sventato dallo zar Nicola I appena succeduto al trono.
È quindi in questo contesto che si sviluppa a Mosca a partire dal 1823 la società segreta Ljubomudrye da un gruppo di giovani impiegati all’archivio del ministero degli esteri. Sono “amanti della saggezza” appassionati di filosofia tedesca, soprattutto della filosofia della natura Schellinghiana e disprezzano le filosofie utilitaristiche di tradizione illuminista. Uno dei fondatori è lo scrittore Odoevskij, autore del romanzo “Notti Russe” (1844), che dal 1824 inizia a lavorare come giornalista e critico letterario e diventa coeditore con Puskin della rivista Sovremennik fondata nel 1836.
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