Bauhaus e neoplasticismo
A seguito della Prima Guerra Mondiale, la Germania trae un sospiro di sollievo, cercando di ricostruirsi e ristabilire l'equilibrio adatto ad una società civile. Questo periodo di "ricostruzione" coinvolge inevitabilmente le arti, in particolare l'architettura, che meglio si legava alla quotidianità delle persone. L'ultima esperienza architettonica antecedente alla guerra era stata quella dell'Art Nouveau, che sebbene si fosse proposta di superare lo storicismo si era successivamente intrappolata nello sterile accademismo.
L'architettura dell'Art Nouveau era infatti piena di dettagli e decorazioni fini a sé stesse, che architetti come Loos definivano addirittura un "delitto" in quanto prive di utilità. L'estrema decoratività della precedente arte non poteva certamente essere presa come spunto per una nuova estetica moderna. Fu proprio da persone come Loos che si sviluppò il razionalismo (soprattutto tedesco), portando idee nuove per gli anni Venti.
Il successo del Bauhaus
In questo contesto il Bauhaus è definibile come il punto di maggior successo del razionalismo tedesco. Fondato a Weimar nel 1919 da Walter Gropius (architetto, designer e urbanista), si trattava di una sorta di palestra intellettuale, che ben ricordava un incrocio tra una scuola, una bottega d'arte ma anche un laboratorio. Nato dalla fusione dell'Accademia di Belle Arti e la Scuola di Arti Applicate, il Bauhaus si proponeva infatti di assottigliare il muro tra arte e artigianato. Derivante anche dalle influenze dell'Art Nouveau e Arts & Crafts.
Il Bauhaus fu infatti prima di tutto una scuola, pubblica e democratica. Non c'è quindi da stupirsi se si pensa che fosse ampiamente frequentata da molte donne (aspetto molto raro per l'epoca). La particolarità del Bauhaus consisteva nell'ambiente che lo caratterizzava. Si trattava di una scuola, ma al suo interno gli studenti vi vivevano, lavoravano e studiavano; tutto questo in un ambiente profondamente aperto al confronto e allo scontro, in cui era possibile lavorare a stretto contatto con gli insegnanti e scambiarsi liberamente le idee.
Era facile confrontarsi e imparare non solo dagli insegnanti, ma anche gli insegnanti dagli alunni, quasi come nelle scuole filosofiche dell'Antica Grecia. Si trattava quindi di una cultura pragmatica, basata sul confronto, sulle idee e sulla pratica, con lo scopo di creare un'arte che fosse utile e che potesse andare incontro ai bisogni delle persone.
Il programma, della durata di tre anni e mezzo, includeva lezioni di base come "tecniche artistiche" e "necessità dell’uomo", fino ad approfondimenti più specifici.