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Storia economica

Obiettivi e contenuti sintetici del corso

L’obiettivo didattico del corso è quello di rappresentare la complessità della storia economica e in particolare l’interazione tra le idee economiche e le altre motivazioni indagate (culturali, istituzionali, sociali), che contribuiscono a spiegare i fatti economici.

Questo consentirà agli studenti del corso di Microeconomia e Storia Economica di osservare, a partire dalla prima rivoluzione industriale fino all’attualità, le cause e gli effetti di eventi e/o decisioni di natura politico-economica.

Rivoluzione agraria e progressivo superamento del regime demografico antico

Nel corso del ‘700 si assiste al progressivo superamento del regime demografico antico (limite dello sviluppo generale della popolazione, strettissima relazione con l’avvento della rivoluzione industriale) caratterizzato da alti tassi di mortalità, associati spesso ad un’alta natalità che consentiva di mantenere il livello della popolazione quasi costante.

L’alto tasso di mortalità era dovuto a:

  • Carenze alimentari
  • Condizioni igieniche precarie
  • Eventi in grado di provocare drammatici vuoti demografici (carestie, epidemie e guerre)

I sopravvissuti si ritrovavano con molte più risorse disponibili (cibo e beni patrimoniali), creando le condizioni per un recupero demografico che si interrompeva quando la crescita rendeva nuovamente carenti le derrate alimentari, impedendo lo sviluppo.

Questa uscita dall’antico regime fu favorita e accompagnata dalla progressiva e dirompente rivoluzione agraria che fu, a sua volta, il frutto dell’individualismo agrario. La rivoluzione è accompagnata da un lato da uno sviluppo tecnologico che permetterà di aumentare la produttività (rapporto tra quanto produco e la risorsa impiegata) dei terreni, dall’altro dall’individualismo agrario.

Il pensiero economico che diventa rilevante è infatti un pensiero che privilegia il singolo individuo rispetto alla collettività (il proprietario agrario importante può essere privilegiato rispetto all’intera collettività, es. legge sulle recinzioni).

L’individualismo agrario (migliora la dieta, quindi la qualità di vita) si basava su:

  • Libertà della circolazione degli uomini
  • Libertà di compravendita delle terre
  • Libertà d’uso delle terre
  • Primato delle terre di proprietà individuale (ridimensionamento terreni collettivi)
  • Eliminazione di privilegi istituzionali a favore di singoli ceti (chiesa, ma anche poveri)

La privatizzazione della proprietà favorì la modernizzazione delle attività rurali con un conseguente aumento del rendimento. I grandi proprietari terreni, rispetto ai piccoli proprietari interessati all’autoconsumo, erano inoltre orientati al mercato e quindi alla commercializzazione dei prodotti.

Visto il progressivo aumento dell’offerta, almeno inizialmente il prezzo della merce calò, ciò permise alla maggior parte della popolazione di potersi permettere determinati prodotti ad un minor prezzo.

Chiaramente non tutti i proprietari erano interessati a sviluppare la proprietà incrementando la quantità prodotta puntando sul progresso e l’innovazione (rentiers), essi puntano solo ad avere una certa rendita fidando in affitto i possedimenti.

Tuttavia gli affittuari, per pagare il canone, dovevano investire per migliorare le rendite, soprattutto dal momento che gli affitti erano diventati all’incirca di 9 anni (lungo termine, permette rotazione e non sfruttamento).

L’innovazione dei processi agricoli incrementa la capacità produttiva. Una delle principali innovazioni è quella di cominciare ad utilizzare nuove rotazioni agrarie, si comincia a coltivare assieme ai cereali (frumento e mais) piante foraggiere (non servono all’alimentazione umana, ma per quella dei bovini).

Coltivando prodotti specifici per i bovini, aumenta il cibo disponibile per gli uomini. La coesistenza di bestiame (fertilizzante e forza bruta) e produzione agricola (piante foraggiere) diventa particolarmente evidente, fino al punto di alimentarsi a vicenda.

Rotazione quadriennale: mais, frumento, piante foraggiere e riposo, aumenta la produttività e la rendita del singolo campo. Incrementano inoltre i redditi (accumulazione di risparmio) degli imprenditori agricoli (effetto positivo per gli investimenti agricoli), aumenta la domanda di macchinari agricoli.

Attraverso la rivoluzione industriale l’uomo prende il controllo di una forza che non è prodotta da sé specificatamente, né da animali o da elementi atmosferici che non posso controllare. Questi elementi rimangono particolarmente importanti, ma verranno sommati ad un nuovo fattore specifico.

Cambia inoltre il fatto che la povertà, che in precedenza era legata alla scarsità delle risorse (mancanza di beni determina qualità di vita limitata limitando sviluppo demografico), diventa la modalità con cui i beni vengono distribuiti.

Note sullo sviluppo economico e sociale dell’Inghilterra

Fino alla fine del ‘400 l’Inghilterra era un paese arretrato dal punto di vista economico e tecnologico (esportazione limitata ai Paesi Bassi meridionali). Nel ‘500 la situazione cambiò lentamente (processo temporale) grazie ad alcuni fattori che posero le basi per la grande crescita del ‘700 (situazione pre-industriale, export lana e pannilana):

a. Apertura di nuove vie commerciali legata alla scoperta dell’America (prima era geograficamente più isolata e aveva produzioni poco competitive qualitativamente). L’Inghilterra fu favorita da ciò per tre fattori:

  • Era la più vicina geograficamente alle nuove terre
  • Disponeva di coste frastagliate adatte alla costruzione di porti
  • Disponeva di capitale umano con ottime capacità di navigazione oceanica (diminuisce il rischio della traversata)

Questi elementi permisero quindi all’Inghilterra da un lato di effettuare proficui scambi con le produzioni continentali europee, dall’altro di sviluppare il settore della navigazione, che portò ad incrementare non solo la cantieristica e le attrezzature portuali, ma anche numerose attività creditizie e assicuratrici strettamente connesse ai viaggi trans-oceanici.

Dagli Stati Uniti arrivavano inoltre i metalli preziosi e le spezie (fondamentali per la conservazione del cibo), in generale si tratta di prodotti su cui era possibile avere un enorme valore aggiunto.

b. Il crollo delle produzioni di pannilani italiani nella prima metà del ‘500 favorì la diffusione di quelli inglesi distribuiti sul mercato di Anversa permettendo lo sviluppo di manifatture (export 80% pannilana, 5% lana grezza).

L’Inghilterra, grosso produttore di pannilana, fu quindi favorita enormemente dalla crisi dei pannilani italiani. Aumentando l’esportazione attraverso il raggiungimento di nuove mete commerciali, gli inglesi ebbero l’occasione di creare una fitta rete di rapporti e prendere definitivamente determinate zone di influenza commerciale, come ad esempio la città di Anversa.

c. Aumento della disponibilità di oro e argento grazie alla pirateria (a danno dei galeoni spagnoli), questo permise di avere capitali per formazione della East India Company e delle prime colonie americane.

Inizialmente infatti le colonie inglesi non disponevano di particolari giacimenti minerari a differenza ad esempio delle colonie spagnole, tuttavia in quegli anni cominciarono a finanziare la pirateria (Francis Drake, pirata, diventa Lord) e, conseguentemente all’ingrandimento dei loro commerci, erano in grado anche di esportare una grossa quantità di prodotti agli spagnoli.

Si sottolinei inoltre il fatto che, se le nuove colonie favorirono lo sviluppo inglese da un punto di vista economico (ad esempio per l’importazione di risorse minerarie) anche da un punto di vista operativo la presenza di un nuovo mercato negli Stati Uniti aiutò l’Inghilterra a sopperire all’eccesso di manodopera.

d. Avviamento del “Colbertismo parlamentare” (Colbert politico francese, promuove intervento dello stato nell’economia reale), ossia un insieme di politiche orientate al sostegno dei commerci (classe dei produttori era molto influente in Parlamento) e delle manifatture (tutte le attività produttive che creano nuovi beni):

  • Dazi sui prodotti tessili stranieri (norma di tipo fiscale)
  • Emanazione dei “Navigation Acts” (merci inglesi su navi inglesi, nei porti inglesi navi inglesi o con equipaggi inglesi), che favorirono il ricorso a navi inglesi. Questi provocarono un chiaro sviluppo della cantieristica inglese, l’ampliamento dei porti e l’occupazione della popolazione inglese. (Novità, norme che portano vantaggio a determinati settori per permettere il suo sviluppo).
  • Emanazione dei “Calico Acts” che proibivano le importazioni di tessuti di cotone stampato. In questo modo si stimolò l’importazione di cotone grezzo e l’incremento dell’attività dei cotonifici inglesi.
  • Legge sulle recinzioni: permette di chiudere i campi che erano prima aperti attraverso il sistema delle recinzioni. Inoltre le terre non coltivate potevano essere liberamente utilizzate dai cittadini. Questi elementi non permettevano quindi il riposo e la rotazione delle terre tale da rendere più produttivo il terreno. Si passò quindi alla privatizzazione delle terre attraverso il meccanismo dei recinti, in modo tale da rendere più razionale la gestione delle stesse (aumentando quindi la produttività).

e. Aumento del know-how inglese grazie alla tendenza della leadership a compiere viaggi all’estero per conoscere e imparare grazie all’apertura delle frontiere ai protestanti (perseguitati in patria). Essi portarono la tecnologia inglese ad essere una delle più evolute soprattutto nei campi della seta, nel mondo agricolo e in quello degli orologi.

Qui entra il concetto di sorte o fortuna. Nel ‘500 avviene la “riforma protestante”, tutti coloro che aderiscono alle nuove chiese riformate. Questo fa sì che molte persone, anche facoltose e tecnologicamente competenti, sono costrette ad abbandonare il loro paese di origine.

L’Inghilterra si poneva invece come stato religiosamente “riformato” pronto ad accogliere queste persone. Queste persone quindi si trovarono quindi ad emigrare, portando con loro il proprio know-how, che permise all’Inghilterra di progredire tecnologicamente, che fino ad allora non era così avanzata.

In precedenza il trasferimento di conoscenza era molto meno veloce, per il fatto che i sovrani ostacolavano la diffusione delle conoscenze tecnologiche.

f. Rilevante ed efficiente diversificazione produttiva (proprio grazie al punto E) che rese più flessibile il comparto manifatturiero, con la crisi dei pannilana e del legno, oltre ad aumentare l’importazione dei prodotti dall’estero, si optò per sopperire al problema attraverso l’utilizzo in un caso della seta, del lino e del cotone, nell’altro di carbone fossile (a seguito del processo di cokizzazione aveva rendimenti paragonabili a quelli del carbone da legna). Incremento nella produzione di cannoni in ferro, vista la difficoltà negli approvvigionamenti di rame per avere cannoni in bronzo.

g. L’agricoltura divenne molto efficiente grazie a provvedimenti normativi (leggi sulle recinzioni: privatizzazione delle terre, gestione della fertilità del suolo e incremento degli investimenti per migliorare la produttività), ampio ricorso alla rotazione quadriennale delle colture (progresso sinergico della cerealicoltura e dell’allevamento bovino, aumento rendimenti cerealicoli e produzione di latticini).

In generale, si noti come questi cambiamenti che di fatto anticipano la rivoluzione industriale mettano in luce:

  • Diminuzione della % di popolazione impiegata in agricoltura (progressivo processo di automazione, dal 70% al 30% della popolazione attiva) e crescita di quella addetta al settore manifatturiero e minerario. A livello sociale, molte famiglie perdono il lavoro nelle campagne e devono emigrare nelle città e zone minerarie (rischi e mortalità molto più alta).
  • Crescita delle risorse da destinare ad investimenti in infrastrutture (canali navigabili e nuove manifatture) e manifatture anche grazie all’impatto del colbertismo parlamentare.
  • Crescita dell’incidenza della spesa pubblica sulla domanda aggregata.
  • Crescita della pressione fiscale grazie ad un aumento del gettito derivante dalle imposte indirette grazie all’aumento dei commerci interni (anche per azione dell’imposizione dei dazi che favorirono i commerci interni).

Fattori che favorirono lo sviluppo dell’agricoltura inglese

Fattori che favorirono lo sviluppo dell’agricoltura inglese (assieme all’individualismo agrario):

  • Legge sulle recinzioni permette un uso più funzionale dei fondi facendo salire la quota destinata ai cereali e quella destinata al foraggio. Questa riforma fu però l’esito finale della progressiva eliminazione dei vincoli feudali che favoriva l’alienazione delle terre. Sancì inoltre la fine dei vincoli a favore dei più poveri della società (diritti di spigolatura, legnatico e pascolo libero) consentendo di eliminare l’obbligo di adottare le medesime tecniche tradizionali e di coltivare gli stessi prodotti. Vennero inoltre eliminate le norme che impedivano la vendita o la divisione delle terre ricevute in eredità.
  • Crescita qualitativa e quantitativa dell’allevamento. Il peso del bestiame talvolta triplica per via dell’aumento della disponibilità di foraggio, ciò ebbe effetti positivi sulle produzioni di latte, fertilizzante, carni e pellame.
  • Utilizzo di contratti d’affitto di lunga durata e con canone in denaro che incoraggiava gli investimenti nelle opere di miglioramento dei fondi (tempo di ammortizzare i costi) e l’ingresso nel mercato.
  • Progressiva adozione di nuove tecnologie produttive: all’inizio del ‘700 la seminatrice meccanica (semina più efficiente) e la zappatrice a cavalli di Jethro Tull, alla fine del ‘700 il voltafieno con rebbi rotanti di Salmon, poi la trebbiatrice di Meikle, l’aratro metallico di Ramson e la mietitrice a cavalli di Bell. Legato a questo è da sottolineare l’utilizzo di cavalli a discapito dei meno potenti buoi favorita dal fatto che la produzione alimentare da destinare ai cavalli (avena) non andava a diminuire quella destinata all’uomo (frumento e mais).
  • Eliminazione dei mercati agricoli regolati dalle autorità pubbliche: liberalizzazione degli scambi su scala geografica e dei prezzi (concorrenza e creazione di un libero mercato).

Fattori che favorirono la rivoluzione industriale inglese

Fattori che favorirono la rivoluzione industriale inglese (oltre alla rivoluzione agraria):

  • Ricchezza di materie prime facilmente estraibili per le tecnologie dell’epoca.
  • Esistenza del “colbertismo parlamentare”: presenza di un parlamento che rappresentava anche gli interessi delle classi produttive e che emanava leggi per sostenere le manifatture. Common law molto più flessibile ha aiutato rispetto ad esigenze legate al rinnovamento della società e dell’economia.
  • Esistenza di un settore agricolo rivolto al mercato ed ad alta produttività (crescita redditi e popolazione quindi anche la domanda di consumo).
  • Facilità dei trasporti legata alla presenza di un territorio pianeggiante e in generale favorevole (fiumi e canali navigabili, molto più efficienti rispetto al carro, insenature per i porti, vicinanza manifatture al mare e centri abitati).
  • Presenza di innovazioni tecnologiche (minori costi di produzione) derivate da un continuo miglioramento a seguito dell’importazione del know-how.
  • Esistenza di minime barriere all’entrata per le nuove manifatture che potevano sorgere con limitati investimenti.
  • Diffusione delle country banks (prestiti nelle aree rurali per l’acquisizione di capitale circolante) e merchant banks (finanziamenti per il commercio e le attività di investimento, piccole quantità e veloce restituzione). 1694, Bank of England.

Innovazione tecnologica simbolo fu la macchina a vapore (da moto rettilineo di un pistone a un moto rotatorio). Per la prima volta l’uomo gestisce la forza, ed è in grado di sfruttarla a suo piacimento senza dover sottostare a: dinamiche umane (stanchezza o alienazione), dell’animale (stanchezza, salute) o ambientali.

Il processo che precede l’invenzione è il seguente: si passa per quella a vapore per drenare acqua dalle miniere (Savery, 1698), a quella atmosferica (Newcomen, 1717) a quella a vapore (Watt, 1769). Rendimenti 8 volte uomo, 4 volte cavallo.

L’invenzione della macchina a vapore permette inoltre la dislocazione delle imprese produttrici da luoghi necessariamente vicini all’acqua a dove è logisticamente più comodo locare le imprese poiché ho un nuovo modo di produrre energia.

Applicazioni della macchina a vapore nei trasporti: battelli a vapore (1812), locomotiva a vapore (1825) e prima linea ferroviaria Liverpool-Manchester.

Primo settore ad industrializzarsi fu quello tessile (barriere all’entrata basse, pochi capitali da investire e produzione di beni omogenei). Inizialmente la modalità prevalente era il putting out system (imprenditore forniva la materia prima ai villaggi contadini e si occupava della commercializzazione) piuttosto che industria a domicilio (artigiano commercializzava direttamente i manufatti con telai di proprietà e lavoro della sua famiglia) e manifattura accentrata (imprenditore riuniva in un unico edificio dei telai i cui addetti erano pagati a cottimo e lavoravano a tempo pieno).

Sviluppo industriale favorì lo sviluppo della manifattura accentrata: formazione di opifici tessili nelle periferie cittadine e inurbamento delle famiglie operaie.

Nel settore cotoniero si ebbe una grande crescita della produzione (aumento materia prima prodotta e proibizioni importazioni di stoffe indiane). Si ebbero inoltre numerose innovazioni, in particolare:

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edozamba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Tedeschi Paolo.
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