PANIERE APERTE FISIOLOGIA UMANA DELLO SPORT
LEZIONE 2
Descrivi come la regolazione della temperatura corporea possa essere definito un
maccanismo di regolazione anticipatoria (feedforward).
Oltre ai sistemi di tipo feedback, un altro meccanismo spesso utilizzato
dall’organismo umano è quello basato sulla regolazione anticipatoria
(feedforward), in cui le modifiche delle variabili omeostatiche anticipano il
cambiamento al fine di preparare l’organismo. Il controllo della temperatura
corporea è un buon esempio di un meccanismo anticipatorio. Le cellule
neuronali termosensibili (termocettori) che attivano la regolazione a feedback
della temperatura corporea sono posizionate all’interno del corpo. Oltre a questi
termocettori ne esistono però altri che sono localizzati a livello della cute; la
funzione di questo tipo di termocettori periferici consiste nel monitorare la
temperatura dell’ambiente esterno. Quando la temperatura esterna diminuisce,
queste cellule nervose recettoriali reagiscono prontamente e inviano
informazioni al cervello. A sua volta il cervello reagisce inviando comandi al
sistema circolatorio e ai muscoli per ridurre la dispersione e aumentare la
produzione di calore. Mediante questo meccanismo le risposte di
compensazione termoregolatoria vengono attivate in anticipo rispetto alla
diminuzione della temperatura corporea interna.
Cosa si intende per sistemi ad azione retroattiva?
I meccanismi di termoregolazione rappresentano un tipico esempio di sistema di
regolazione retroattiva negativa (feedback negativo) in cui un aumento o una
diminuzione della variabile oggetto di regolazione induce risposte che tendono a
opporsi alla variazione stessa. La diminuzione della temperatura corporea
induce la comparsa di brividi la cui conseguenza principale è la produzione di
calore necessario per riportare la temperatura corporea al suo valore iniziale.
Cosa si intende per sistemi a regolazione anticipatoria?
Oltre ai sistemi di tipo feedback, un altro meccanismo spesso utilizzato
dall’organismo umano è quello basato sulla regolazione anticipatoria
(feedforward), in cui le modifiche delle variabili omeostatiche anticipano il
cambiamento al fine di preparare l’organismo. Il controllo della temperatura
corporea è un buon esempio di un meccanismo anticipatorio.
Spiega cos'è il concetto di omeostasi in relazione alla regolazione della temperatura
corporea
Originalmente l’omeostasi fu definita una condizione di stabilità delle variabili fisiologiche
come quelle appena descritte, tuttavia questa semplice definizione non è esaustiva di che cosa
sia in realtà l’omeostasi. La realtà è infatti assai complessa in quanto non esiste una variabile
fisiologica che sia perfettamente costante in un lungo periodo di tempo. L’omeostasi è quindi
da considerarsi come un processo dinamico e non statico.
Consideriamo come esempio la
regolazione della temperatura corporea. Si immagini un soggetto normalmente vestito e in
condizioni di riposo posto in una stanza con temperatura di 20 °C e umidità moderata. La sua
temperatura corporea interna sarà di 37 °C; la presenza di una differenza di temperatura
determinerà una continua dispersione di calore dal soggetto verso l’ambiente. Nonostante la
perdita netta di calore, il nostro soggetto manterrà una temperatura interna costante grazie
alla
presenza delle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle cellule del corpo che
producono calore. In queste condizioni sperimentali si può quindi affermare che il calore
prodotto dalle reazioni chimiche è esattamente uguale al calore disperso dal corpo e pertanto
la temperatura corporea rimane costante. Il soggetto è quindi in una condizione di stato
stazionario (steady state), cioè in uno stato in cui la variabile oggetto di interesse– la
temperatura – non è sottoposta a variazioni: tuttavia per mantenere stabile questa variabile al
valore di riferimento è necessario fornire continuamente energia sotto forma di calore.
LEZIONE 4
12. Cosa si intende per ritmo biologico?
Un’importante caratteristica di molte funzioni del corpo umano consiste nella loro ritmicità. Il tipo
più comune di ritmicità è costituito dal ritmo circadiano, il cui ciclo si ripete circa ogni 24 ore.
L’avvicendarsi del ciclo sonno-veglia, la temperatura corporea, le concentrazioni ormonali nel
sangue, l’escrezione di ioni nell’urina e molte altre funzioni sono soggette al ritmo circadiano; una
questione assai importante riguarda quindi l’analisi delle interazioni tra ritmi biologici e processi
omeostatici. I processi ritmici di tipo intrinseco (cioè i ritmi biologici) aggiungono una componente
anticipatoria ai sistemi di controllo omeostatico, costituendo in pratica un sistema di tipo
feedforward senza però la presenza di sistemi recettoriali.
Le risposte omeostatiche basate su un meccanismo a feedback negativo svolgono una funzione di
tipo correttivo; queste risposte vengono infatti attivate dopo che la condizione di stazionarietà
dell’individuo è stata perturbata. Al contrario, i ritmi biologici permettono ai meccanismi
omeostatici di venire velocemente utilizzati ogni volta che è probabile che una certa perturbazione
possa avvenire, prima quindi della perturbazione stessa. Per esempio, in un tipico ciclo di sonno-
veglia, in un individuo la temperatura corporea si innalza prima del risveglio
LEZIONE 5
Cos'è una giunzione di membrana e quali sono le sue principali caratteristiche?
Molte cellule sono fisicamente unite lungo la loro membrana, a moderati intervalli di distanza, grazie a tipi
di giunzioni specializzate, tra cui i desmosomi, le giunzioni occludenti e le giunzioni comunicanti. Queste
giunzioni forniscono un altro eccellente esempio a livello cellulare del principio generale della fisiologia
secondo cui la struttura e la funzione sono correlate.
os'è una membrana cellulare e quali sono le sue principali caratteristiche?
C
Le membrane costituiscono la maggior parte degli elementi strutturati all’interno delle cellule. Nonostante
svolgano una varietà di funzioni importanti per la fisiologia, la loro funzione universale è quella di costituire
una barriera selettiva al passaggio di molecole, permettendo ad alcune molecole di attraversarle ed
escludendone altre. La membrana plasmatica regola il passaggio di sostanze verso l’interno o verso
l’esterno della cellula, mentre le membrane che circondano gli organuli cellulari permettono il movimento
selettivo di sostanze tra gli organuli e il citosol.
Oltre ad agire come barriera selettiva, la membrana plasmatica svolge l’importante funzione di percepire
segnali chimici provenienti da altre cellule, ancorando le cellule a cellule adiacenti o alla matrice
extracellulare costituita da proteine del tessuto connettivo.
LEZIONE 6
Cos'è il citoscheletro? Descrivine le principali caratteristiche e funzioni
Oltre agli organuli delimitati dalla membrana, il citoplasma della maggior parte
delle cellule contiene una varietà di filamenti proteici. Questa rete di filamenti
viene chiamata citoscheletro cellulare e, come lo scheletro osseo dell’organismo,
è associata a processi che mantengono la forma della cellula e producono i
movimenti cellulari. Le tre classi di filamenti citoscheletrici sono classificate in
base al loro diametro e alle proteine che li compongono. In ordine di
dimensione, iniziando dai più sottili, sono presenti (1) i microfilamenti, (2) i
filamenti intermedi, (3) i microtubuli.
Cos'è un ribosoma? Descrivine le principali caratteristiche e funzioni
I ribosomi sono la fabbrica delle proteine di una cellula. Sul ribosoma, le
molecole proteiche sono sintetizzate a partire dagli aminoacidi, utilizzando
l’informazione genetica fornita dalle molecole di RNA messaggero che
provengono dal DNA nucleare. I ribosomi sono organuli di notevoli dimensioni,
circa 20 nm di diametro, costituiti da circa 70-80 proteine e da diverse molecole
di RNA.
I ribosomi sono formati da due subunità che si possono trovare sia libere nel
citoplasma sia assemblate durante la sintesi proteica. Una tipica cellula può
contenere fino a 10 milioni di
ribosomi. Le proteine sintetizzate su ribosomi liberi vengono rilasciate nel
citoplasma, dove svolgono le loro diverse funzioni. Le proteine sintetizzate dai
ribosomi legati al reticolo endoplasmatico ruvido attraversano il lume del
reticolo e vengono poi trasferite a un altro organulo, l’apparato di Golgi.
Verranno poi secrete dalla cellula o distribuite ad altri organuli cellulari.
Cos'è un nucleo cellulare? Descrivine le principali caratteristiche e funzioni
Quasi tutte le cellule contengono un singolo nucleo, l’organulo cellulare, di
maggiori dimensioni e delimitato da membrana. Le cellule specializzate, come
quelle della muscolatura scheletrica, contengono più nuclei, mentre, al contrario,
i globuli rossi maturi non ne possiedono alcuno. La funzione principale del
nucleo è quella di conservare e trasmettere l’informazione genetica alla
generazione cellulare successiva. Questa informazione, codificata nelle molecole
di DNA, è anche utilizzata per la sintesi di proteine che determinano la struttura
e la funzione della cellula.
Cos’è il Reticolo endoplasmatico? Descrivine le principali caratteristiche.
L’organulo citoplasmatico di dimensioni maggiori è costituito dalla rete di
membrane che forma il reticolo endoplasmatico. Queste membrane racchiudono
uno spazio che è in continuità per tutta la rete. Si possono distinguere due forme
di reticolo endoplasmico: quello ruvido e quello liscio. Il reticolo endoplasmatico
ruvido possiede i ribosomi che si legano alla superficie citosolica, e ha un aspetto
che ricorda delle sacche appiattite. Il reticolo endoplasmatico ruvido è coinvolto
nella formazione di proteine che, una volta processate nell’apparato di Golgi,
vengono secrete dalla cellula o distribuite ad altri organuli cellulari. Il reticolo
endoplasmatico liscio non possiede ribosomi sulla sua superficie e ha una
struttura ramificata e tubulare. È il luogo in cui vengono sintetizzate alcune
molecole lipidiche, partecipa alla detossificazione di alcune molecole idrofobiche
e, infine, immagazzina e rilascia ioni calcio coinvolti in varie attività della cellula,
come per esempio nella contrazione muscolare.
LEZIONE 7
Cos'è la glicolisi?
La glicolisi (dal greco: glykys = zucchero, e lysis = scissione) è una via che catabolizza parzialmente i
carboidrati, principalmente il glucosio. Consiste in 10 reazioni enzimatiche che convertono una molecola di
glucosio a sei atomi di carbonio in due molecole di piruvato, la forma ionizzata dell’acido piruvico, a tre
atomi di carbonio. Le reazioni producono un guadagno netto di due molecole di ATP e quattro atomi di
idrogeno, due trasferiti al NAD+ e due rilasciati come ioni idrogeno: Glucosio + 2 ADP + 2 Pi + 2 NAD+ 2
Piruvato + 2 ATP + 2 NADH + 2 H+ + 2 H2O Queste 10 reazioni, nessuna delle quali utilizza molecole di
ossigeno, avvengono nel citosol.
Cos'è la fosforilazione ossidativa?
La fosforilazione ossidativa fornisce il terzo e, dal punto di vista quantitativo, il più importante meccanismo
attraverso il quale l’energia derivata dalle molecole energetiche può essere trasferita all’ATP. Il principio
base di questa via metabolica è semplice: l’energia trasferita all’ATP è derivata dall’energia rilasciata
quando gli ioni idrogeno si combinano con l’ossigeno molecolare per formare l’acqua. L’idrogeno proviene
dai coenzimi NADH+ H+ e FADH2 generati nel ciclo di Krebs, dal metabolismo degli acidi grassi (vedi la
discussione seguente) e, in minor quantità, durante la glicolisi aerobica. La reazione netta è: ½ O2 + NADH +
H+ H2O + NAD+ + ENERGIA Al contrario degli enzimi del ciclo di Krebs, che sono enzimi solubili nella
matrice mitocondriale, le proteine coinvolte nella fosforilazione ossidativa sono immerse nella membrana
mitocondriale interna
Cos'è il ciclo di Krebs?
Il ciclo di Krebs, così chiamato in onore di Hans Krebs, che ha scoperto i passaggi intermedi di questa via
metabolica (conosciuta anche come ciclo dell’acido citrico o ciclo degli acidi tricarbossilici), è la seconda
delle tre vie coinvolte nel catabolismo energetico e nella produzione di ATP. Utilizza frammenti di molecole
che si sono formati durante la degradazione di carboidrati, proteine e grassi, e produce anidride carbonica,
atomi di idrogeno (metà dei quali sono legati a coenzimi), e piccole quantità di ATP. Gli enzimi di questa via
sono localizzati nel compartimento più interno del mitocondrio, la matrice. La prima molecola che entra
all’inizio del ciclo di Krebs è l’acetil coenzima A (acetil CoA) Il coenzima A (CoA) deriva dalla vitamina B,
acido pantotenico, e serve principalmente per trasferire un gruppo acetile, che contiene due atomi di
carbonio, da una molecola a un’altra. Questi gruppi acetili provengono o dal piruvato – prodotto finale della
glicolisi aerobica – o dalla scissione degli acidi grassi o di alcuni aminoacidi.
LEZIONE 9
Cosa sono le vitamine? Descrivi le loro principali funzioni
Le vitamine sono un gruppo di 14 nutrienti essenziali organici la cui presenza è necessaria nella nostra
dieta, seppure in minime quantità; Il catabolismo delle vitamine non fornisce energia chimica, anche se
alcune di esse partecipano come coenzimi nelle reazioni chimiche che determinano il rilascio di energia da
altre molecole. Aumentando oltre un certo livello la quantità di una vitamina nella dieta, non aumenta
necessariamente l’attività degli enzimi per i quali le vitamine funzionano da coenzimi. Solo quantità molto
piccole di coenzimi partecipano nelle reazioni chimiche che le richiedono, e aumentando la concentrazione
oltre questo livello la velocità della reazione non aumenta. Il destino delle abbondanti quantità di vitamina
ingerita varia a seconda che la vitamina sia idrosolubile o liposolubile. Se si aumenta la quantità di vitamina
idrosolubile ingerita, aumenterà anche la sua quantità escreta nelle urine; perciò l’accumulo di queste
proteine nell’organismo è limitato. D’altro canto, le vitamine liposolubili possono accumularsi nel corpo
perché vengono difficilmente escrete dai reni e anche perché si dissolvono nelle riserve lipidiche all’interno
del tessuto adiposo. L’ingestione di grandi quantità di vitamine liposolubili può produrre effetti tossici.
LEZIONE 11
Descrivi le principali caratteristiche del muscolo scheletrico
I muscoli scheletrici, composti da fibre (cellule) muscolari cilindriche, sono collegati alle ossa da tendini
situati a ciascuna estremità del muscolo. Le fibre muscolari scheletriche presentano un pattern striato
ripetitivo di bande chiare e scure a causa della disposizione dei filamenti spessi e sottili all’interno delle
miofibrille. I filamenti sottili contenenti actina sono ancorati alle linee Z a ciascuna estremità di un
sarcomero. Le loro estremità libere si sovrappongono parzialmente ai filamenti spessi, contenenti miosina,
nella banda A al centro del sarcomero.
Descrivi e sintetizza i meccanismi molecolari che danno origine ad una contrazione
muscolare
La contrazione inizia in seguito a un aumento della concentrazione citosolica di Ca2+ . Gli ioni calcio si
legano alla troponina, provocando un cambiamento di forma che è trasmesso mediante la tropomiosina
per scoprire i siti di legame sull’actina, permettendo ai ponti trasversi di legarsi ai filamenti sottili.
1.L’aumento della concentrazione citosolica di Ca2+ è innescato da un potenziale d’azione della membrana
plasmatica. Il potenziale d’azione è propagato all’interno della fibra lungo i tubuli trasversi fino al reticolo
sarcoplasmatico, dove i recettori della diidropiridina avvertono il cambiamento di voltaggio e aprono i
recettori della rianodina, rilasciando ioni calcio dal reticolo. 2. Il rilassamento di una fibra muscolare, dopo
la contrazione, è il risultato del trasporto attivo di ioni calcio dal citosol nuovamente nel reticolo
sarcoplasmatico.
Quando una fibra muscolare scheletrica si accorcia attivamente, i filamenti sottili sono spinti verso il centro
del loro sarcomero dai movimenti dei ponti trasversi miosinici che si legano all’actina.
Durante una contrazione i ponti trasversi vanno incontro a cicli ripetuti, ciascuno dei quali produce solo un
piccolo incremento del movimento.
LEZIONE 12
Descrivi i principali adattamenti muscolari in seguito a esercizio fisico
La regolarità con cui un muscolo viene usato, come pure la durata e l’intensità della sua attività, influenza le
proprietà del muscolo. Se i neuroni che innervano un muscolo scheletrico vengono distrutti o le giunzioni
neuromuscolari perdono la loro funzione, il diametro delle fibre muscolari denervate diventa
progressivamente più piccolo e la quantità di proteine contrattili in esse contenuto si riduce. Questa
condizione è detta atrofia da denervazione. Un muscolo può atrofizzarsi anche con un apporto nervoso
intatto, se non viene usato per molto tempo, come quando un braccio o una gamba fratturati sono
immobilizzati nel gesso. Questa condizione è detta atrofia da disuso. Contrariamente alla diminuzione di
massa muscolare che risulta dall’assenza di stimolazione nervosa, un aumento dell’attività contrattile – in
altre parole, l’esercizio fisico – può causare un aumento delle dimensioni (ipertrofia) delle fibre muscolari,
oltre a modificazioni della loro capacità di produrre ATP.
Quali sono gli adattamenti che coinvolgono il muscolo scheletrico in seguito a un
allenamento di forza svolto ad alta intensità?
In un esercizio di breve durata e alta intensità (comunemente detto “
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