Domande virologia
1. Replicazione di un virus specifico (con esempio) (domanda 20)
2. Significato di “latenza”
Latenza con esempio analisi diretta e indiretta della strategia virologica = Una infezione latente è un’infezione in cui rimane la particella virale nella cellula ma non si replica, rimane inerte all’interno di essa e si riattiva solo in determinate situazioni; quindi, il virus c’è ma non si moltiplica e si riattiva solo in determinate situazioni, può anche rimanere integrato all’interno della cellula ospite, nel suo genoma, e la cellula non subisce alcun danno alla propria struttura.
Solitamente questa infezione è conseguente ad una infezione primaria magari di tipo litico. In seguito all’infezione, le cellule vanno in latenza fino a quando avrò le condizioni adeguate affinché il virus rincominci a replicarsi.
Esempio di virus latente è Herpes Simplex labiale: abbiamo infezione primaria, poi va in latenza nei neuroni del nervo trigemino, in seguito ad una situazione di immunodepressione (tipo stress) si può riattivare, risalendo in maniera anterograda attraverso i nervi periferici, arrivando a livello cutaneo, alle labbra e dare un’infezione attiva.
3. Envelope
L’envelope o pericapside è un guscio lipidico che deriva dalle membrane cellulari (nucleare o citoplasmatica) della cellula ospite e contiene le glicoproteine virali che mediano l’ingresso e l’uscita dei virus nella cellula e l’induzione della risposta immunitaria.
L’envelope permette l’adesione del virus rivestito alla cellula ospite; inoltre, nell’envelope sono presenti le proteine L1 e L2 che sono canali ionici che permettono la fuoriuscita del genoma dal virus e il rilascio di antigeni. I virus rivestiti vengono rilasciati dalla cellula per gemmazione, al contrario dei virus nudi che vengono rilasciati per lisi.
L’envelope rende il virus più sensibile, questo perché contiene anche glicoproteine e per questo è più soggetto ad essiccamento, infatti, deve rimanere in un ambiente umido e si diffonde tramite gocce d’acqua, secrezioni, trapianti di organi e trasfusione di sangue, non sopravvivendo nel tratto gastro-intestinale.
4. Le tre immunità
Le tre immunità sono: immunità intrinseca, innata e adattativa. Quando i virus infettano la cellula, per prima cosa essi vengono riconosciuti dall’immunità intrinseca, immunità costituita da proteine normalmente espresse dalle cellule che non richiedono alcuna attivazione. Queste proteine costituiscono la prima risposta immunitaria; questa immunità viene attivata nel giro di poche ore dall’infezione.
Fanno parte di questa immunità alcuni fattori di restrizione (che “restringono” l’infezione) e questi possono essere anche indotti dagli interferoni che servono ad amplificare la loro attività virale. I fattori di restrizione si legano a componenti virali e cercano di inibire la replicazione virale. Tuttavia, il virus ha evoluto alcuni meccanismi per inibire a sua volta l’attività dei fattori di restrizione.
Tra i fattori di restrizione riconosciuti ci sono APOBEC3G che è una deaminasi che blocca sia la duplicazione dell’RNA sia la sua retrotrascrizione; TRIM5 che inibisce la spoliazione del capside dell’HIV; Teterina che riduce la rimozione dell’envelope a livello della membrana cellulare.
In seguito, si attiverà l’immunità innata che può essere suddivisa in elementi fisici, chimici o cellulari. L’immunità innata risponde in modo predeterminato a diverse strutture comuni di patogeni, ovvero i PAMPs. Si tratta di un riconoscimento a bassa specificità che induce l’attivazione di risposte stereotipate al fine di permettere un primo contenimento dell’infezione virale.
Infine, l’immunità adattativa viene indotta più tardivamente e determina l’instaurazione di una memoria immunologica, memoria che permette di dare una risposta più rapida nel caso di una seconda infezione da parte dello stesso patogeno. Si tratta di una risposta specifica che può essere suddivisa in:
- Cellulare → mediata da linfociti T che permettono la lisi della cellula infetta e l’instaurarsi della memoria immunologica;
- Umorale → mediata dai linfociti B, permette la produzione di anticorpi.
Per riassumere, come prime difese intervengono le difese primarie come cute e mucose; poi si attiva e agisce l’immunità intrinseca che è sempre presente; poi l’immunità innata viene indotta dall’infezione; infine, l’immunità adattativa prodotta su misura verso il patogeno.
5. Analisi virologica e immunologica
I medici da sempre hanno cercato di identificare le patologie in base alle loro manifestazioni cliniche, ma poi è stata soppiantata da metodi diagnostici di tipo scientifico. La diagnostica virale si fa ai pazienti in cui si sospetta sia in corso un’infezione virale e, a seconda dei sintomi e della patologia, possono essere intraprese due strategie: analisi immunologica e virologica.
Per l’analisi immunologica il campione utilizzato è il sangue. Si tratta di analisi diagnostiche sierologiche che vanno a cercare la risposta dell’ospite all’infezione virale, quindi, si cercano gli anticorpi verso il virus in questione: si preleva il sangue del paziente e lo si siera per poterlo analizzare, così cercherò la risposta immunitaria dell’ospite.
Per la strategia virologica si ricerca invece l’effettiva presenza del virus, quindi cerco le sue componenti virali. Il campione di partenza può essere un tessuto, fluido biologico, siero o sangue; questa strategia diagnostica può essere:
- Diretta → si cercano le strutture virali, quindi si cercano le proteine virali tramite metodi immunologici, come reazioni antigene-anticorpo, oppure cerchiamo l’acido nucleico tramite ibridazione di acidi nucleici o PCR;
- Indiretta → cerco l’effetto che il virus ha sulla cellula in questione, posso utilizzare colture cellulari, uova embrionali di pollo per cercare l’effetto dell’infezione virale sulla coltura cellulare.
6. Strategia virologica diretta e indiretta con esempi
La strategia virologica fa parte del metodo di diagnostica virale e consiste nella ricerca dell’effettiva presenza o meno del virus, quindi cerco le sue componenti virali. Il campione di partenza può essere un tessuto, fluido biologico, siero o sangue; questa strategia diagnostica può essere:
- Diretta = tramite analisi diretta andiamo a individuare le proteine virali, virione intero o l’acido nucleico. Tra i metodi principali di analisi diretta troviamo rilevamento dell’antigene tramite tecniche a fluorescenza, la microscopia elettronica utilizzata per virus difficilmente coltivabili, microscopia ottica che permette di stabilire la presenza di un virus in un tessuto grazie all’individuazione di corpi di inclusione o rilevamento degli acidi nucleici virali tramite PCR, ibridazione con sonde specifiche;
- Indiretta = cerco l’effetto che il virus ha sulla cellula in questione, posso utilizzare colture cellulari per visualizzare l’effetto citopatico, di emoadsorbimento e immunofluorescenza, uova embrionali di pollo per cercare l’effetto dell’infezione virale sulla coltura cellulare. Inoltre, esistono metodi che utilizzano colture cellulari che sono più rapidi, ad esempio l’utilizzo delle shell vial.
7. Differenza tra strategia virologica e sierologica
La sierologia cerca reattività immunitaria (presenza di anticorpi). Tecniche: metodi immunoenzimatici (ELISA), metodi radioimmunologici (R
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