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Domande e risposte complete utili per la preparazione dell’esame di Psicologia generale

Università degli Studi Guglielmo Marconi

Scienze e tecniche psicologiche

Corso di laurea in (L-24)

(Prof. De Bartolo)

Definizione di psicologia / Nascita della psicologia scientifica / Ambiti applicativi

Psicologia è un termine che deriva dal greco e significa “studio dell’anima”: è una scienza che si occupa di studiare il comportamento di un individuo, i suoi processi mentali e il suo rapporto che ha con l’ambiente.

La Psicologia è influenzata da diverse discipline, tra cui la fisiologia, la filosofia, la scienza, la politica, l’arte ecc. Fino all’inizio dei primi anni dell’800, la Psicologia faceva parte della filosofia, di conseguenza era prettamente teorica, ma diventa poi applicativa con la creazione del primo laboratorio di Psicologia scientifica nel 1879 a Lipsia, in Germania, fondato da un fisiologo e psicologo tedesco, Wundt, considerato il padre fondatore. Egli voleva studiare le funzioni mentali legate al comportamento di un individuo, perché sosteneva che ad ogni processo psichico, corrisponde un processo cerebrale.

Gli ambiti applicativi della Psicologia

Gli ambiti applicativi della Psicologia sono vari:

  • Psicologia in ambito evolutivo: psicologia dello sviluppo, assiste la crescita psichica da prima della nascita di un individuo, fino all’adolescenza (intorno ai 18 anni).
  • Psicologia del lavoro: formazione, assistenza al benessere lavorativo, test di valutazione.
  • Psicologia giuridica: valutazioni in campo civile/penale, criminologia.
  • Psicologia clinica e patologica: molto vasta e importante. Si basa sulla diagnosi, intervento e cura, tramite assessment: la valutazione globale di problematiche patologiche, malattie, morbosità ecc.
  • Psicologia pedagogica: supporto alla crescita, assistenza nelle scuole ma non solo, anche agli atleti per motivarli e insegnare loro a gestire l’ansia e la paura del fallimento: motivazione e stress agonistico.
  • Psicologia dello sport.
  • Psicologia sperimentale: basata sugli esperimenti in laboratorio con strumenti e test.

Strutturalismo

Potrebbe chiedere anche: Strutturalismo: con Wundt e Titchener nasce lo strutturalismo (successivo all’Elementarismo), una branca della psicologia che mise le basi per lo studio delle caratteristiche di percezione, coscienza, stati mentali ed emozioni. Essi consideravano i processi psichici come funzionalità complesse scomponibili in unità più semplici. Per studiare la mente utilizzavano il metodo di introspezione, un’autovalutazione di sé stessi e descrizione dei propri sentimenti.

Legge di Ebbinghaus

In più: Legge di Ebbinghaus. Gli studi di Wundt misero la base a molteplici studi di psicologi futuri. Per esempio, nel 1885 Ebbinghaus, allievo di Wundt, condusse degli esperimenti su sé stesso e pubblicò uno scritto sulla memoria, considerato una pietra miliare della psicologia. Grazie ai suoi esperimenti, Ebbinghaus creò la “Legge di Ebbinghaus” nel quale affermava che esiste una costante relazione tra l’ampiezza del materiale da memorizzare e il tempo di apprendimento.

Comportamentismo vs. Cognitivismo

Definizioni e differenze

Il comportamentismo, chiamato anche Psicologia Oggettiva, è una corrente della psicologia che nasce agli inizi del ‘900 da Watson, psicologo americano, che si occupa di osservazione e studio scientifico del comportamento di un individuo e del rapporto che ha con l’ambiente per come si presenta. Di conseguenza, studia gli elementi osservabili e quantificabili, senza prendere in considerazione i fattori non osservabili come i vissuti, i contenuti psicologici e i processi mentali, considerati dai comportamentisti come una “black box”, una scatola nera di cui non bisogna interessarsi del contenuto, ma solo di elementi misurabili, come il rapporto tra uno stimolo (input) e la sua risposta (output) (focus su associazioni stimolo-risposta).

Un fondamentale principio della psicologia comportamentista è il principio di condizionamento. Esso afferma che, se associato ripetutamente uno stimolo neutro (che non genera risposta naturale nell’individuo) ad uno stimolo incondizionato (che genera naturalmente una risposta), alla fine si genera una risposta condizionata.

Uno tra i più famosi esperimenti sul condizionamento classico è quello di Pavlov che ha osservato in un cane, che alla vista del cibo rispondeva con la salivazione (stimolo incondizionato). Di conseguenza, ha iniziato ad associare ripetutamente un campanello (stimolo neutro) alla somministrazione del cibo, notando che, dopo un po’ di tempo, il cane reagiva al campanello salivando, senza bisogno di somministrare il cibo.

Infine, un altro concetto importante è quello di modellamento; i comportamentisti sostenevano che la personalità non è innata o ereditaria, ma bensì dettata dall’esperienza e dall’adattamento all’ambiente.

Cognitivismo

Il cognitivismo nasce intorno al 1950, ma il termine verrà utilizzato solo dopo il 1967 con la pubblicazione di Neisser “Psicologia cognitivista”, che raccoglieva tutti gli studi effettuati negli anni precedenti. È una corrente della psicologia che nasce, ma si contrappone anche, a seguito del comportamentismo.

Si occupa di studiare il comportamento, prendendo però di riferimento anche i processi mentali che si nascondono dietro ai comportamenti di un individuo, la cosiddetta black box. La mente inizia ad essere concepita come un elaboratore di informazioni, mediante processi cognitivi quali l’attenzione, la percezione, la memoria e il linguaggio.

Inoltre, la maggior differenza che si ha con il comportamentismo, è che si inizia a considerare la mente come un software (analogia mente-computer), che prende le informazioni dall’esterno (stimolo), le elabora (organismo) e restituisce a sua volta informazioni (risposta). Il comportamento iniziava ad essere concepito come una serie di atti guidati dai processi cognitivi (modello TOTE, test, operate, test, exit) con continui aggiustamenti per garantire la migliore soluzione e non più solo come una serie lineare di stimoli e risposte (stimolo-elaborazione mentale-risposta).

La simulazione del comportamento divenne il metodo principale di ricerca del cognitivismo, nel quale si cercava di ricreare attraverso un computer, le operazioni mentali di un individuo, che avvengono quando si deve svolgere un determinato compito.

Successivamente però, intorno agli anni ‘70, lo stesso Neisser criticò questa analogia mente-computer, perché con il passare del tempo le ricerche psicologiche andavano oltre alla sola esperienza psichica vissuta quotidianamente. Di conseguenza, nacque una nuova impostazione chiamata “ecologica”, che sostiene che la mente riconosce direttamente le informazioni date dall’ambiente, senza bisogno di rielaborazioni.

Metodi diagnostici nella pratica clinica

Diagnosi è un termine derivante dal greco che significa “attraverso la conoscenza”, che si intende la conoscenza di un individuo nella sua totalità, attraverso la raccolta ed elaborazione di informazioni riguardanti la sua storia personale e i sintomi che riscontri.

Il processo diagnostico comprende quindi dell’analisi di diversi fattori biologici, acquisiti, psicologici e sociali, oltre che un approfondimento conoscitivo, per poter formulare una valutazione accurata della situazione della persona (diagnosi), che porterà alla scelta delle strategie più appropriate per trattare la situazione di disagio del soggetto (terapia).

Inizialmente, non si teneva conto dell’individuo nella sua totalità, né dei suoi vissuti personali, ma il paziente veniva inquadrato in una o più categorie e venivano considerati principalmente i sintomi. Si trattava di una diagnosi nosografica, che comprende due sistemi diagnostici:

  • DSM-V, il manuale dei disturbi mentali.
  • ICD-10, la classificazione dei sintomi e dei disturbi.

Ad oggi, formuliamo una diagnosi a partire da un esame clinico (colloquio) che ci permette di differenziare un funzionamento psichico da un problema organico (diagnosi differenziale) e dall’anamnesi, ossia la ricostruzione della storia del soggetto.

Colloquio clinico

Il colloquio clinico è un dialogo tra il clinico e il paziente, con lo scopo di diagnosticare e scegliere la giusta terapia per il soggetto. È importante che tale dialogo non sembri un’interrogazione, ma che metta a proprio agio il paziente.

Ci sono tre modi di effettuazione dell’esame clinico:

  • Intervista non strutturata: conversazione libera, aperta, senza condizionamento.
  • Intervista semi strutturata: conversazione guidata da domande di riferimento, ma a carattere flessibile, senza che sia stabilita una modalità o l’ordine delle domande.
  • Intervista strutturata: conversazione condotta da una serie di domande a formulazione fissa a cui bisogna attenersi.

Durante il colloquio clinico è molto importante il setting, parola inglese che significa ‘ambientazione’, ovvero il contesto nel quale avviene il dialogo tra paziente e clinico, che va a definire un’area spazio-temporale protetta (fisicamente e mentalmente), vincolata da regole, ruoli e funzioni durante l’intervento psicologico.

Un altro importante elemento che il clinico deve osservare durante il colloquio, è il comportamento non verbale, come la postura o la mimica facciale.

Un altro passaggio importantissimo per una buona diagnosi è anche l’esame anamnestico.

Anamnesi

Anamnesi deriva dal greco e significa ‘ricordare’. L’obbiettivo principale di questo processo è quello di raccogliere tutte le informazioni relative alla storia del paziente e agli eventi della sua vita.

Anche l’esame anamnestico può essere: diretto (il paziente racconta la storia), indiretto (una persona vicina al paziente racconta per lui la storia) o indiretto documentario (raccolta di informazioni basata solo sulla documentazione clinica del paziente).

Metodo psicoanalitico

In più: metodo psicoanalitico. Nel modello psicoanalitico di Freud, il sintomo è il risultato di spinte/forze interne di cui l’individuo non è consapevole, per cui è importante che l’interpretazione del terapeuta, il quale deve essere in grado di trasformare il materiale simbolico inconscio del paziente in termini che hanno un significato cosciente (deve decodificare i sogni, le libere associazioni, gli atti mancati ecc.).

È un approccio psicoterapeutico che si interroga sulle cause profonde del disagio soggettivo, perciò l’attenzione non si focalizza tanto sui sintomi quanto più sui processi psichici che li sottintendono (sintomo inteso come manifestazione di un conflitto di forze inconsce).

Nel metodo psicoanalitico si pensa che la relazione medico-paziente sia guidata principalmente da due meccanismi:

  • Transfert: tendenza del paziente a proiettare sull’analista aspettative, esperienze e sentimenti passati.
  • Controtransfert: tendenza dell’analista a proiettare sul paziente alcuni aspetti inconsci della sua psiche.

Inoltre, il paziente può mettere in atto anche dei meccanismi di difesa, ovvero processi psichici con la funzione di proteggere l’individuo da conflitti, pensieri ed emozioni che possono causare disagio e dissonanza emotiva e cognitiva; concetto di resistenza: inconsapevole meccanismo di intralcio al cambiamento e alla guarigione messo in atto dal paziente per evitare che il terapeuta possa interpretare i suoi contenuti inconsci.

Psicodiagnostica e Psicometria (test)

Psicodiagnostica: branca della psicologia che si occupa di conoscere e analizzare le caratteristiche di personalità di un soggetto, cioè l’insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento di un individuo.

I metodi psicodiagnostici sono quindi strumenti di valutazione quantitativa e qualitativa delle variabili psicologiche: osservazione, colloquio/anamnesi, test psicologici. L’integrazione di questi strumenti permette di effettuare l’analisi e la descrizione della struttura psichica del soggetto e di individuare eventuali caratteristiche psicopatologiche. È quindi essenziale per indirizzare il lavoro del clinico verso la migliore strategia d’intervento.

Psicometria: disciplina che si occupa della misurazione delle variabili psicologiche che vengono tradotte in numeri, aiutando a scegliere così la migliore strategia di intervento.

I test psicometrici sono lo strumento principale di valutazione in psicologia. Sono un insieme di procedure sistematiche atte a misurare le variabili determinanti per definire le caratteristiche di personalità e riconoscere eventuali patologie.

Il test è una misurazione obiettiva e standardizzata di un campione di comportamento. È una modalità conoscitiva meno influenzabile da interferenze soggettive e da distorsioni inconsapevoli.

I principali parametri di un test

  • Standardizzazione: uniformità della procedura di somministrazione del test a tutti i soggetti.
  • Campionamento: il campione deve essere rappresentativo del fenomeno in questione. Tende a inscriversi in una curva simmetrica detta curva normale o di Gauss.
  • Taratura: un test è ben tarato quando i punteggi sono proporzionali all’intensità del fattore che si vuole misurare.
  • Attendibilità: accuratezza/grado di precisione del test e conseguente stabilità dei risultati ottenuti, che devono poter essere ripetuti. Può essere verificata tramite: test-retest; split-half; test paralleli.
  • Validità: capacità di una misura di cogliere effettivamente la caratteristica che si vuole analizzare.

Tipologie di test

  • Test attitudinali: esplorano le funzioni intellettive dell’individuo attraverso una serie di prove standardizzate che misurano intelligenza, abilità, profitto e attitudini.
  • Test di personalità: quantitativi e qualitativi (questionari e test proiettivi).
  • Test di intelligenza: si sottopone il soggetto a stimoli e prove differenti e si valuta il ragionamento che mette in atto per risolvere il problema e ottenere il risultato. Vedi tipologie nel cap. intelligenza.

Ricerca qualitativa e quantitativa

Test è una parola derivante dal latino, che significa verifica, attestazione. È una prova che si sottopone al soggetto che si intende valutare ed esaminare. Esistono due tipi fondamentali di test, quello qualitativo, che valuta soprattutto elementi astratti, e quello quantitativo, che raccoglie dati numerici.

Ricerca qualitativa

Ricerca qualitativa: si tratta di sottoporre ad uno o pochi soggetti un test. I risultati non sono tradotti in numeri e non sono quantificabili, poiché si tratta di risposte a carattere interpretativo, il che è uno dei limiti principali di questo test. Spesso si utilizza un diario o un questionario aperto o delle interviste, ma dato che non ci sono risposte né giuste né sbagliate, non è possibile verificare l’attendibilità del test.

I risultati saranno dati comportamentali, motivazioni, atteggiamenti o tratti della personalità ecc. Sono più usati in psicologia clinica, perché forniscono maggior comprensione e ragionamento più approfondito.

Essi possono essere di 3 tipi:

  • Test qualitativi strutturali: indagano la struttura dinamica della personalità, come il test delle macchie di Rorschach, somministrate ai soggetti chiedendo cosa si vedesse. È lungo ma affidabile.
  • Test qualitativi tematici: viene somministrato un certo stimolo (immagine) che richiama un tema che il paziente deve descrivere.
  • Test qualitativi di completamento: viene chiesto al soggetto di completare una storia o certe situazioni. Importanti sono le storie di DUSS, utilizzate sia in bambini che adulti, da cui si possono capire le paure, le dinamiche sociali ecc.

Ricerca quantitativa

Ricerca quantitativa: trasforma i dati numerici dei test in statistiche, misurando il comportamento, le opinioni, gli atteggiamenti e i tratti di personalità.

Prevede che vengano sottoposti molti soggetti a delle domande a risposta multipla numeriche da 0 a 10 o domande aperte. Si utilizza un approccio empirico, con ricerche svolte in laboratorio.

Il limite di questi test è che non coglie le sfumature della variabilità umana, dato che trasforma in dati numerici quelli che sono i disturbi della personalità. Uno dei test più utilizzati è il MMPI 1940.

Esistono 4 tipi di modalità di test quantitativi:

  • Strutturato: somministrazione di una serie di domande a risposta chiusa.
  • Semi strutturato: somministrazione di domande a risposta aperta.
  • Self report: autovalutazione di un determinato comportamento.
  • Report form: somministrazione del test ad una persona vicina al soggetto, soprattutto in età evolutiva.

Metodo osservativo / Metodo correlazionale / Metodo sperimentale

Il metodo scientifico è un approccio utilizzato per condurre delle ricerche (ricerca = nucleo del metodo scientifico in psicologia) e incrementare in modo sistematico la conoscenza e la comprensione di determinati fenomeni osservati. Si basa sulla formulazione di ipotesi che, mediante ricerche ed esperimenti, dovranno essere verificate, confermate o disconfermate empiricamente, che porteranno infine dei risultati.

Il compito della scienza è infatti quello di descrivere e spiegare le relazioni causali, cioè osservare se un dato fenomeno ha provocato l’effetto preposto.

Il metodo scientifico è composto da diverse fasi:

  • Identificazione della domanda e definizione del problema.
  • Formulazione di una teoria generale sul fenomeno.
  • Formulazione di un’ipotesi più specifica da testare.
  • Ricerca per supportare o confutare l’ipotesi (le ipotesi subiscono un processo trasformativo detto operazionalizzazione per poter essere verificate, diventando così delle procedure specifiche).
  • Pubblicazione dei risultati ottenuti.
  • Formulazione di una teoria definitiva.

La ricerca ottenuta deve poter essere osservata, valutata e replicata da altri, in tutte le condizioni.

Esistono diversi metodi di ricerca scientifica, i più rilevanti sono: metodo osservativo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliaaa_99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof De Bartolo Paola.

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