Domande estetica della comunicazione
Elenco delle domande
- 1 Analizzare il rapporto tra giudizio estetico e perfezione all’interno della critica della facoltà di giudizio di Kant
- 2 Esporre i concetti di mondo dell’opera e di mondo del giocatore teorizzati da Walton sul far finta
- 3 Esporre cosa intende il filosofo Velotti quando teorizza una dialettica del controllo
- 4 Esporre ed analizzare gli aspetti principali della teorizzazione riguardante la fotografia presentata da K
- 5 L. Walton nel saggio Immagini trasparenti. La natura del realismo fotografico (2013) ed analizzate nella lezione n° 19 del corso.
- 6 Esporre il concetto di "metaoperatività" riscontrabile nella filosofia Garroniana.
- 7 La città per Platone
- 8 Concetto di Mimesi per Platone in riferimento al discorso artistico del filosofo
- 9 Giudizio soggettivo di Hume e la necessità di trovare una regola del gusto
- 10 Valutazione dei media secondo Adorno e Horkheimer
- 11 Presentare e descrivere la teoria della dipendenza dal sistema dei media
- 12 Spiegare e commentare la tragedia in Aristotele
- 13 Le definizioni di estetica per Baumgarten
- 14 Il dibattito sulla natura finzionale e/o virtuale del videogioco
- 15 Riflessione aristotelica sul concetto di catarsi facendo riferimento anche alle diverse interpretazioni avanzate dagli studiosi contemporanei
- 16 Linee principali della concezione baumgarteniana di estetica, facendo riferimento al tipo di rappresentazioni di cui si occupa tale disciplina
- 17 Benjamin, concetto di aura-choc, opera d’arte e riproducibilità tecnica
- 18 Plotino bellezza sensibile e ideale
- 19 Kant, senso comune e tutti i riferimenti alle facoltà conoscitive
- 20 Inconscio ottico Benjamin
- 21 Chiarite il rapporto tra le nozioni di bello e di buono nel pensiero di Tommaso D’Aquino
- 22 Esponete e commentate brevemente le tre caratteristiche del bello secondo Tommaso D’Aquino
- 23 Esponi la riflessione di Agostino Ippoliti sull’inganno artistico spiegando la validazione che egli fa di tale fenomeno
- 24 Illustrare i motivi per cui, secondo Agostino, è possibile affermare che il bello sia una qualità oggettiva
- 25 Illustra la nozione Kantiana di universalità soggettiva in riferimento al giudizio di gusto
- 26 Esporre brevemente i momenti del giudizio di gusto così come presentato da Kant nella critica della facoltà di giudizio
- 27 Esaminare brevemente lo sviluppo storico dello sforzo illusivo proprio dell’arte nel pensiero di Oliver Grau
- 28 Illustrare la riflessione di Platone sul rapporto tra arte e politica facendo riferimento ai passi dell’autore citati durante le lezioni
- 29 Illustrare la nozione di detournement nel contesto della riflessione di Debord sulla società dello spettacolo
- 30 Illustrare le 2 nozioni di studium e punctum presentate da Barthes in riferimento alla fotografia
- 31 Differenze tra Platone e Aristotele
- 32 Quali autori hanno preceduto Kant influenzando (Hume e Baumgarten)
- 33 Nel dibattito sul finzionale quale autore è centrale (Walton)
- 34 Il come se di Walton somiglia in qualche modo al guardare attraverso di Garroni
- 35 Rinascimento e la sua relazione con la scienza
- 36 Roberto Diodato in particolare parla del concetto del corpo virtuale
- 37 La catarsi nelle diverse epoche
- 38 La concezione di aura in Benjamin e come si modifica
- 39 La concezione di bello artistico e bello naturale in sant’Agostino e san Tommaso
- 40 Platone ed il suo rapporto con l’arte in chiave positiva
- 41 Hume perché è controverso il titolo della regola del gusto
- 42 Com’è cambiata l’estetica con il rinascimento (Petrarca Boccaccio) da fare meglio
- 43 Punti in comune fra Kant e Garroni (come se kantiano paragonato al guardare attraverso di Garroni)
- 44 Garroni cosa si intende per guardare attraverso e per filosofia non speciale
- 45 Forma, visione e arte nell’estetica di Arnheim
- 46 L’estetica di Benjamin è una riflessione sulla riproducibilità tecnica e sul ruolo positivo dell’arte, a partire dall’esperienza del cinema
1 Analizzare il rapporto tra giudizio estetico e perfezione all’interno della critica della facoltà di giudizio di Kant
Nella "Critica della Facoltà di Giudizio" viene sollevata la questione della possibilità di esperienza e conoscenza determinate, cioè l'effettiva organizzazione dei dati della sensibilità secondo leggi. Afferma che ogni mutamento ha una causa e che la facoltà trascendentale di giudizio ha il compito di indicare a priori la condizione necessaria per la sussunzione di un concetto intellettuale specifico. Questa legge di sussunzione è riconosciuta come necessaria perché l’esperienza sia possibile. Tuttavia, Kant riconosce che, sebbene esistano leggi universali che regolano l'esperienza e la conoscenza, la molteplicità delle determinazioni degli oggetti empirici rimane una questione complessa, che richiede un'analisi più approfondita nel contesto della sua filosofia trascendentale.
La Facoltà di Giudizio Perché sia possibile una conoscenza empirica, serve una facoltà di giudizio, ossia la facoltà di pensare il particolare come compreso sotto l'universale. Questo però nella sua accezione di facoltà di Giudizio Riflettente, ossia quella che deve trovare l'universale (la legge) partendo dal particolare. Solo quest'ultima è una vera e propria facoltà ed è il fulcro della Terza critica. Abbiamo una facoltà di Giudizio Determinante e una facoltà di giudizio riflettente. Quella Determinante è quella in cui dato un universale dobbiamo trovare il modo di sottoporre il particolare ad esso. In quella Riflettente (su cui è incentrata la terza critica), si parte dal particolare per trovare l'universale.
Compito della facoltà di giudizio è risolvere il rapporto tra conoscenza astratta e casi concreti, cioè tra intelletto e immaginazione. Infatti, dato un universale (legge, concetto) non c'è un collegamento automatico al caso concreto. Poiché nessuna regola (o legge) contiene in sé la regola della sua applicazione si entra così in un Regresso all'Infinito: se avessimo bisogno di una regola per applicare una regola, ci servirebbe una regola per la regola. È un circolo vizioso. È necessario trovare un principio che sia al di fuori, e Kant lo trova nel Sentimento. Per sfuggire al regresso all'infinito, Kant già nella Prima critica evidenzia la necessità di un talento o ingegno naturale: il Giudizio K. evidenzia come l'intelletto può essere istruito e seguire regole, ma il giudizio è una capacità particolare che non può essere insegnata, ma solo esercitata. Di conseguenza il giudizio è considerato l'elemento specifico dell'ingegno naturale, e la sua mancanza non può essere colmata da nessuna scuola. Il giudizio è un talento innato che richiede pratica per essere sviluppato.
1 Analizzare il rapporto tra giudizio estetico e perfezione all’interno della critica della facoltà di giudizio di Kant
Kant definisce il giudizio estetico come un giudizio riflettente basato sul sentimento di piacere o dispiacere, che si manifesta di fronte a un oggetto percepito come bello. Questo giudizio è soggettivo, poiché si riferisce alla sensazione del soggetto, ma pretende universalità, in quanto si basa sull'idea di una "comunicabilità universale" del sentimento estetico.
Il concetto di perfezione si collega indirettamente al giudizio estetico nella misura in cui Kant distingue tra "bellezza libera" e "bellezza aderente". La bellezza libera non è vincolata a un concetto di ciò che l'oggetto dovrebbe essere, mentre la bellezza aderente presuppone una conformità a un'idea di perfezione relativa alla funzione o alla natura dell'oggetto. Ad esempio, un fiore può essere considerato bello in modo libero, mentre una costruzione architettonica è valutata anche rispetto alla sua conformità funzionale.
Kant sottolinea che il giudizio estetico non implica la perfezione morale o logica. Tuttavia, la perfezione può diventare rilevante nella "bellezza aderente", quando un oggetto è giudicato non solo per la sua apparenza estetica ma anche per come soddisfa determinati standard di eccellenza funzionale o concettuale. La bellezza, pertanto, non coincide con la perfezione, ma può riflettere una forma di ordine o armonia percepita come tale.
Pag 39 della dispensa approfondimento libro
2 Esporre i concetti di mondo dell’opera e di mondo del giocatore teorizzati da Walton sul far finta
Walton identifica due tipi di tali mondi:
- 1 Mondo dell'Opera: separato e inaccessibile per il fruitore
- 2 Mondo del Giocatore: spazio dove avviene l'interazione fra il fruitore e le verità proposte dall'opera
Le differenze tra mondi
C’è una distinzione tra proposizioni finzionali che sono parte del gioco immaginativo del fruitore e proposizioni finzionali presenti nell'opera, ad esempio è finzionale nel gioco di Richard, mentre guarda il dipinto La grande Jatte, vedere una coppia passeggiare, ma la sua proposizione finzionale non è presente nel dipinto, perché Richard non fa parte dei personaggi raffigurati nell’opera che sta guardando, quindi i due mondi, quello del gioco di Richard e quello dell'opera d'arte, sono distinti. Le proposizioni finzionali nel gioco di un fruitore non corrispondono necessariamente alle proposizioni finzionali del mondo dell'opera. È arbitrario il modo in cui il fruitore sceglie di giocare con un'opera e immaginare diversi scenari o eventi che non sono presenti effettivamente nel dipinto stesso.
Ad esempio, basandosi sugli schemi di colore de La Grande Jatte, il fruitore potrebbe immaginare ippopotami che sguazzano in una pozza di fango invece di una coppia che passeggia nel parco. Questo cambierebbe le proposizioni finzionali nel gioco del fruitore, ma non quelle del dipinto. In sintesi, Walton evidenzia che ci possono essere distinzioni tra le proposizioni finzionali nel gioco di uno spettatore e quelle presenti nell'opera d'arte stessa. Il fruitore ha una certa libertà nel creare le sue proposizioni finzionali, che possono differire da quelle rappresentate nel mondo dell'opera.
Il "Mondo dell'Opera" è il mondo immaginario creato all'interno dell'opera finzionale stessa, è il contesto finzionale in cui si svolgono gli eventi, esistono i personaggi e vengono applicate le regole del gioco di finzione. Questo mondo finzionale è autonomo e ha una propria coerenza interna, in cui le verità finzionali possono essere considerate valide. Ad esempio, nel mondo dell'opera di un romanzo di fantascienza, possono esistere tecnologie futuristiche.
Il "Mondo del Giocatore" è il mondo reale del giocatore o del fruitore dell'opera finzionale, è il contesto esterno in cui l'opera viene fruita e interpretata, è il mondo in cui il fruitore riconosce l'opera come finzionale e si impegna nel gioco di make-believe. Nel mondo del giocatore, il fruitore può riconoscere che le verità finzionali non sono vere nel senso oggettivo, ma possono essere valide all'interno del gioco di finzione. La differenza tra il mondo dell'opera e il mondo del giocatore è fondamentale nella teoria di Walton perché sottolinea la distinzione tra la realtà finzionale e la realtà reale. L'opera finzionale crea un mondo immaginario autonomo e il fruitore, consapevole che si tratta di finzione, si impegna nel gioco di make-believe, apprezzando e coinvolgendosi nell'opera finzionale senza, però, confondere la realtà finzionale con la realtà reale.
3 Esporre cosa intende il filosofo Velotti quando teorizza una dialettica del controllo
Velotti ci fornisce una sua interpretazione per il concetto di Arte. Quando ci rapportiamo ad essa ci rapportiamo a qualcosa che non può essere ottenuto di principio; perciò, è qualcosa che si lega a degli aspetti prettamente non intenzionali; quindi, se c'è Intenzionalità non ci sarà mai un risultato. L'arte è non intenzionale, non possiamo controllare il risultato, la fotografia è un sistema che permette di osservare la genesi del rapporto controllo-non controllo. Da questa riflessione emerge l'importanza del concetto di Controllo e Non Controllo. Infatti, Velotti ci dice come è possibile controllare la produzione di qualcosa, ma non è invece possibile controllare il risultato e l'impressione che avrà sugli altri. La Fotografia ci permette di guardare dal vivo la genesi di questo rapporto di Controllo e Non Controllo. Per capire totalmente il suo pensiero, Velotti ci propone due esempi:
- 1 La fotografia Kontrollraum di Demand, scattata nel 2011, raffigura la sala di controllo della centrale nucleare di Fukushima-Daiichi, devastata dagli effetti del terremoto e dello tsunami. Se ci si ferma al livello tematico, è una fotografia piuttosto banale, che sembra voler mostrare con facile ironia la nostra illusione di poter controllare almeno tutto ciò che noi stessi produciamo: proprio il luogo progettato per controllare qualcosa di cui non si può perdere il controllo è investito da una forza che lo sottrae al controllo. A questo elemento, però, Demand associa non il caso, ma un tentativo di rendere "giustizia al caso. Demand, come è suo solito, si è servito della fotografia della sala reale, apparsa su un giornale, per costruirne un meticoloso modello 1:1, fotografarlo e infine distruggerlo. Il motivo principale della complessa operazione però è un altro: la cura meticolosa di ogni dettaglio nella costruzione del modello è solo in apparenza un controllo integrale sull'artefatto e sull'opera finale. In realtà, è una strategia necessariamente indiretta e tortuosa per non ottenere un'opera che sia la semplice illustrazione di un'idea. (il modello di carta fotografato da Demand è stato distrutto e non potrà mai più essere fotografato, come se fosse stato sorpreso in un attimo irripetibile della sua esistenza» (Velotti)
- 2 La fotografia Milk di Jeff Wall del 1984, rappresenta un'esplosione improvvisa di un cartone di latte e ha generato fiumi di interpretazioni. Quel che qui interessa Velotti è che il fotografo mette a confronto "'intelligenza liquida" che è propria dell'incalcolabilità della natura con gli aspetti più "secchi" della fotografia (gli strumenti ottici o informatici); o il "substrato di istantaneità che persiste in tutta la fotografia" come movimento "concretamente opposto, per esempio, al fluire di un liquido.
4 Esporre ed analizzare gli aspetti principali della teorizzazione riguardante la fotografia presentata da K
- 1 La fotografia Kontrollraum di Demand, scattata nel 2011, raffigura la sala di controllo della centrale nucleare di Fukushima-Daiichi, devastata dagli effetti del terremoto e dello tsunami. Se ci si ferma al livello tematico, è una fotografia piuttosto banale, che sembra voler mostrare con facile ironia la nostra illusione di poter controllare almeno tutto ciò che noi stessi produciamo: proprio il luogo progettato per controllare qualcosa di cui non si può perdere il controllo è investito da una forza che lo sottrae al controllo. A questo elemento, però, Demand associa non il caso, ma un tentativo di rendere "giustizia al caso - come diceva Adorno - con quel procedere a tentoni nel buio della strada della propria necessità". Demand, come è suo solito, si è servito della fotografia della sala reale, apparsa su un giornale, per costruirne un meticoloso modello 1:1, fotografarlo e infine distruggerlo. Il motivo principale della complessa operazione però è un altro: la cura meticolosa di ogni dettaglio nella costruzione del modello è solo in apparenza un controllo integrale sull'artefatto e sull'opera finale. In realtà, è una strategia necessariamente indiretta e tortuosa per non ottenere un'opera che sia la semplice illustrazione di un'idea «un luogo reale, adibito al controllo dell'energia nucleare, sconvolto da un evento naturale incontrollato, è ricostruito sottomettendosi a tutti i vincoli contingenti dell'immagine fotografica che lo documentava su un quotidiano [...] e delle dimensioni reali della sala, uscendo dunque dal terreno della fotografia e affrontando i"rischi" di un'attività manuale[...] ma cancellandone le tracce contingenti per farne quasi una "contingenza" offerta sub specie aeternitatis all'obiettivo della macchina fotografica, che la "immortala" nella sua fugacità (il modello di carta fotografato da Demand è stato distrutto e non potrà mai più essere fotografato, come se fosse stato sorpreso in un attimo irripetibile della sua esistenza» (Velotti)
5 L. Walton nel saggio Immagini trasparenti. La natura del realismo fotografico (2013) ed analizzate nella lezione n° 19 del corso.
Per Kendal Walton la Fotografia funge da Protesi del Vedere, al pari di un telescopio, ci permette di vedere qualcosa che è al di là. Così come ci vediamo in uno specchio, ci vediamo in una fotografia, ma per Walton è un tipo di vedere particolare, evidenziando il concetto di finzione e di visione finzionale nel contesto delle opere d'arte visiva, in particolare delle fotografie. Walton afferma che quando una persona guarda un ritratto o una fotografia, non sta letteralmente vedendo ciò che è rappresentato, ma sta partecipando a una finzione. Ad es ne
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