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1. Che cosa sono i costi opportunità e perché sono importanti nel processo decisionale?

I costi opportunità rappresentano il valore attribuito a una opportunità di guadagno tralasciata. Se le opportunità di guadagno sono più di una, va considerata quella avente il valore maggiore.

È importante che non vengano tralasciati nel processo decisionale che considera il rapporto costi benefici, perché non considerandoli il costo dell'attività ci risulterà più basso di quello che effettivamente è, portandoci a prendere una decisione non corretta.

Ad esempio, devo decidere se andare in vacanza un mese in estate oppure lavorare un mese. In questo caso lo stipendio del mese di lavoro rappresenta un costo opportunità della vacanza (pari al mancato guadagno).

Supponiamo che la vacanza costi 700 euro e che il mese di stipendio sia di 800 euro. Il beneficio che attribuiamo alla vacanza è 1200 euro.

In questo caso 800 + 700 = 1500 1200 < 1500 non ci conviene andare in vacanza.

Nell’esempio abbiamo però assunto che il lavoro ci piaccia talmente tanto che l’avremmo fatto gratis, e quindi non abbiamo considerato il costo psicologico, ossia la somma minima per la quale svolgeremmo il lavoro. Non tutti i lavori purtroppo sono così e il costo psicologico va considerato. Supponiamo che nel nostro esempio sia 500 euro.

Possiamo procedere in due modi:

  • Sommiamo il costo psicologico al beneficio della vacanza: 1200 + 500 = 1700 1700 > 1500 andiamo in vacanza;
  • Sottraiamo il costo psicologico dal guadagno del lavoro: 800 - 500 = 300 quindi in 1200 > 1000 andiamo sempre in vacanza.

2. Perdita secca nel caso di una tassa delle quantità vendute (tassa su ogni unità acquistata o venduta)

La perdita secca di benessere è il valore perso in questo caso per via dell'applicazione di una tassa. Rappresenta la perdita di benessere per la collettività, ossia il surplus totale perso per una inefficienza del mercato (in questo caso una tassazione distorsiva). Infatti, se il mercato funziona il surplus totale è al massimo.

Ad esempio, vogliamo vedere un concerto del ns. cantante preferito e siamo disposti a spendere fino a 100 euro. Il biglietto costa 90 euro: andiamo al concerto e abbiamo anche un surplus (in questo caso del consumatore) di 10 euro.

Se il comune decide di mettere una tassa sui concerti di 15 euro avremo che il costo del concerto sarà 90 + 15 = 105, e quindi non ci andremo più perché 100 (il beneficio che attribuiamo al concerto) < 105.

Prima della tassa avremmo visto il concerto e quindi ci sarebbe stato per noi un benessere di 10, e inoltre dobbiamo considerare anche il benessere del cantante e degli organizzatori del concerto.

3. Spiegare quando la spesa totale di un bene diminuisce al crescere del prezzo

Innanzitutto, dobbiamo evidenziare cosa succede quando il prezzo di un bene aumenta in quanto abbiamo due effetti. L’effetto reddito, in quanto diminuisce il potere di acquisto del consumatore che potrà acquistare una quantità minore del bene; l’effetto sostituzione, in quanto varia il prezzo relativo dei beni, dato che il bene il cui prezzo è aumentato costa di più relativamente a tutti gli altri beni (se il prezzo di un bene aumenta diventano di conseguenza più convenienti i beni sostituti come ad es. il riso e il grano).

Per i beni normali l’effetto reddito agisce sempre in direzione opposta dell’aumento di prezzo (se il prezzo aumenta acquisto meno beni), mentre per i beni inferiori agisce nella stessa direzione. L’effetto sostituzione agisce sempre in direzione opposta all’aumento di prezzo. L’effetto totale è dato dalla somma dell’effetto reddito e dell’effetto sostituzione.

La spesa totale di un bene diminuisce al crescere del prezzo quando la maggiore spesa data dall’aumento del prezzo non compensa la minore quantità acquistata.

Questo si ha per i beni che hanno domanda elastica (ossia con un valore assoluto dell’elasticità della domanda maggiore di 1).

L’elasticità della domanda di un bene rappresenta la variazione percentuale che si ha nella domanda di quel bene a seguito di un aumento del 1% del prezzo del bene. Se si ha una variazione maggiore dell’1% si dice che la domanda è elastica. (Elasticità della domanda rispetto al prezzo minore di -1).

Questa è una situazione tipica dei beni sostituibili in cui i consumatori sono altamente ricettivi al prezzo.

4. Concetto di mano invisibile e illustrate attraverso esempi quando e perché non vale

L’economista Adam Smith due secoli fa ha teorizzato che esista una mano invisibile che guida i mercati al raggiungimento di un equilibrio che può essere utile anche da un punto di vista sociale. Il concetto di mano invisibile vale nei mercati in concorrenza perfetta; è la mano invisibile dell’interesse personale (carota del profitto e bastone della perdita) a guidare i mercati concorrenziali al raggiungimento del loro equilibrio di breve e di lungo periodo.

Egli teorizzava che nessuna impresa ricerca coscientemente il benessere sociale ma che l’impresa nella ricerca del proprio interesse personale, e quando i mercati sono liberi di agire senza alcuna influenza esterna, fa gli interessi di tutta la società in maniera maggiore di quanto sia sua volontà.

In che modo l’equilibrio di lungo periodo in concorrenza perfetta può essere utile da un punto di vista sociale?

Innanzitutto, in concorrenza perfetta sia nel breve che nel lungo periodo il prezzo è uguale al costo marginale; quindi, il valore attribuito all’ultima unità consumata è esattamente uguale al suo costo di produzione.

Poi nel lungo periodo il prezzo è uguale al valore minimo della curva di costo medio; quindi, non esiste altro modo di produrre ad un prezzo inferiore.

Infine, alle imprese viene corrisposto solo il saggio normale di profitto, ossia il costo opportunità delle risorse impiegate nell’impresa, e quindi viene remunerato all’impresa solo il costo di produzione. Chiaramente come sappiamo un mercato perfettamente concorrenziale è difficilmente riscontrabile nella realtà ma questo ci offre utili spunti di riflessione.

Inoltre, ancora più importante è il gran numero di attività che si mettono in moto per il solo automatismo della mano invisibile e del mercato; ogni giorno numerose attività prendono vita grazie alla libera iniziativa di milioni di persone che perseguono il proprio interesse economico personale. Invece nelle economie pianificate, dove quindi la mano invisibile non può agire, le risorse non vengono allocate dal mercato ma dai comitati centrali di pianificazione che però non conoscono tutti i reali bisogni dei consumatori. Nel mercato concorrenziale il consumatore è sovrano e quindi le imprese che non producono quello che egli vuole necessariamente falliscono. Si può fare qualunque critica al libero mercato ma non quella di produrre quello che il consumatore non vuole acquistare.

Tuttavia, non sempre l’equilibrio del mercato corrisponde alla situazione ottimale da un punto di vista sociale. Infatti, tutti i mercati possono essere in equilibrio ma esserci sempre situazioni di disagio e povertà. Questo perché il raggiungimento dell’equilibrio dipende necessariamente dalla distribuzione iniziale delle risorse fra i membri della società.

Il limite della teoria della mano invisibile è il fatto che il mercato perfettamente concorrenziale nella realtà non esiste; il mercato non è mai completamente libero di agire e bisogna tenere anche conto dei rapporti fra mercato, politica e società. Un esempio di quando la mano invisibile non può funzionare è quando vengono per legge fissati dei salari minimi che provocano un eccesso di offerta di lavoro.

5. Perché la funzione di risparmio può dipendere negativamente dal tasso di interesse

La spesa per l’acquisto di beni di consumo varia in funzione inversa al tasso di interesse. Ciò perché, quando il tasso di interesse è alto, le famiglie risparmiano di più e consumano di meno; quando invece il tasso di interesse è basso, le famiglie risparmiano di meno e consumano di più.

I consumatori hanno la scelta se consumare o risparmiare. Possiamo considerare il risparmio come un consumo differito nel tempo, che aumenta con il tasso di interesse. Quindi scegliere di consumare oggi (e non risparmiare) implica una rinuncia al maggiore consumo che sarebbe possibile nel futuro grazie all’aumento del risparmio dovuto grazie agli interessi percepiti. Di conseguenza, a parità di condizioni, se il tasso di interesse aumenta diventa più “costoso” consumare in termini di mancato guadagno sugli interessi.

La relazione osservata è decrescente ma molto debole; cioè, i consumi in realtà variano poco al variare del tasso di interesse.

Quando il tasso di interesse aumenta, il vincolo di bilancio intertemporale ruota intorno alla situazione corrente; se la dotazione corrente era ottimale dato il più basso tasso di interesse, il nuovo paniere ottimale conterrà meno consumo corrente e più consumo futuro.

Le modifiche dei tassi di interesse sono uno degli strumenti di politica economica più utilizzati. L’abbassamento dei tassi di interesse renderà relativamente più convenienti i consumi attuali e relativamente più costosi i consumi futuri. Supponiamo però di avere due soggetti: un risparmiatore e un soggetto che ha contratto un prestito prima dell’abbassamento dei tassi di interesse. Dopo la riduzione il risparmiatore riceverà meno denaro per la riduzione degli interessi e vedrà ridotto il proprio potere di acquisto. Viceversa, il soggetto indebitato avrà più denaro a disposizione. Pertanto, il risparmiatore ridurrà i suoi consumi futuri, mentre le conseguenze sui consumi attuali sono ambigue (li può ridurre o meno). Il soggetto indebitato aumenterà i consumi attuali mentre le conseguenze sui consumi futuri sono ambigue (li può aumentare o meno). Quindi una riduzione dei tassi di interesse porta a un aumento dei consumi attuali solo se la maggior parte dei consumatori sono indebitati. Questa è un’ipotesi plausibile, ma date le conseguenze ambigue sui consumi futuri, l’azione non è esente da errori.

6. Spiegare perché una tassa sulle quantità vendute incide economicamente anche sul produttore

Le imposte producono due effetti: effetto reddito ed effetto sostituzione.

Effetto reddito: le imposte sottraggono risorse al contribuente trasferendole allo stato; ciò comporta una perdita di benessere per il contribuente, che ora ha meno potere di acquisto.

Effetto sostituzione: l'imposta modifica i prezzi relativi tra beni tassati e non tassati; il contribuente modifica il suo comportamento per evitare di pagare la tassa.

Una tassa di T = 10 applicata sull’acquirente sposta la curva della domanda verso il basso di 10 unità (verso sinistra). La tassa provoca una riduzione della quantità di equilibrio e un aumento del prezzo di equilibrio.

Una tassa di T = 10 applicata al venditore sposta la curva di offerta verso l’alto in misura pari a T. Una tassa di T = 10 equivale a un aumento del costo unitario di 10. La nuova curva di offerta si sposta verso sinistra di 10 unità sopra la vecchia curva. La tassa provoca una riduzione della quantità di equilibrio e un aumento del prezzo di equilibrio.

Una tassa sul compratore porta allo stesso risultato di una tassa sul venditore. Il prezzo ricevuto dai venditori (al netto della tassa), il prezzo pagato dai compratori (tasse incluse) e la quantità equilibrio saranno tutti gli stessi sia quando la tassa viene imposta sui venditori e sia quando viene imposta sui compratori.

Possiamo distinguere fra incidenza legale (chi è responsabile del pagamento della tassa all’erario) e l’incidenza economica (la rispettiva quota di tassa a carico di acquirenti e venditori, determinata attraverso l’effetto della tassa sul prezzo del bene, che dipende dalla elasticità del prezzo della domanda e dell’offerta).

7. Illustra effetto reddito ed effetto sostituzione in presenza dei beni perfettamente sostituti

Innanzitutto, dobbiamo evidenziare cosa succede quando il prezzo di un bene aumenta in quanto abbiamo due effetti. L’effetto reddito, in quanto diminuisce il potere di acquisto del consumatore che potrà acquistare una quantità minore del bene; l’effetto sostituzione, in quanto varia il prezzo relativo dei beni, dato che il bene il cui prezzo è aumentato costa di più relativamente a tutti gli altri beni (se il prezzo di un bene aumenta diventano di conseguenza più convenienti i beni sostituti come ad es. il riso e il grano).

Per i beni normali l’effetto reddito agisce sempre in direzione opposta dell’aumento di prezzo (se il prezzo aumenta acquisto meno beni), mentre per i beni inferiori agisce nella stessa direzione. L’effetto sostituzione agisce sempre in direzione opposta all’aumento di prezzo. L’effetto totale è dato dalla somma dell’effetto reddito e dell’effetto sostituzione.

Nel caso di beni sostituti come, ad esempio, la pasta e il riso, il consumatore, dunque, modifica le sue scelte nel seguente modo:

  • Riduce le quantità consumate del bene divenuto relativamente più caro;
  • Con il risparmio conseguito, consuma maggiori quantità di quello divenuto relativamente meno caro.

Per i beni perfettamente sostituti l’aumento di prezzo di un bene può portare a sostituire completamente un bene con un altro come, ad esempio, nel caso del tè e del caffè.

8. Quando la spesa totale per un bene cresce al crescere di un prezzo

Innanzitutto, dobbiamo evidenziare cosa succede quando il prezzo di un bene aumenta in quanto abbiamo due effetti. L’effetto reddito, in quanto diminuisce il potere di acquisto del consumatore che potrà acquistare una quantità minore del bene; l’effetto sostituzione, in quanto varia il prezzo relativo dei beni, dato che il bene il cui prezzo è aumentato costa di più relativamente a tutti gli altri beni (se il prezzo di un bene aumenta diventano di conseguenza più convenienti i beni sostituti come ad es. il riso e il grano).

Per i beni normali l’effetto reddito agisce sempre in direzione opposta dell’aumento di prezzo (se il prezzo aumenta acquisto meno beni), mentre per i beni inferiori agisce nella stessa direzione. L’effetto sostituzione agisce sempre in direzione opposta all’aumento di prezzo. L’effetto totale è dato dalla somma dell’effetto reddito e dell’effetto sostituzione.

La spesa totale di un bene cresce al crescere di un prezzo per i cosiddetti beni di Giffen; per essere un bene di Giffen un bene deve essere sia un bene inferiore, ma deve anche assorbire una quota considerevole del reddito complessivo. Dato che l’effetto sostituzione causato da un aumento di prezzo tende sempre a ridurre la quantità acquistata, nel caso dei beni di Giffen l’effetto di reddito opera in modo tale da sovrastare l’effetto di sostituzione. Un esempio è quello delle patate durante la carestia che colpì l’Irlanda tra il 1845 e il 1849; vedendo ridotto considerevolmente il loro reddito reale, le f

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

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