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Storia e istituzioni dell’Africa

Congresso o conferenza di Berlino (novembre 1884-febbraio 1885)

  • Regolò il commercio e l’amministrazione europea in Africa centro-occidentale, nelle zone dei fiumi Congo e Niger.
  • Parteciparono su invito di Bismarck tutti i paesi che avevano interessi in quei territori (Francia, Regno Unito, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio e Stati Uniti).
  • Come osservatori ci furono anche l’Italia, Russia e Austria-Ungheria.

Nel congresso vennero definite:

  • Le regole per stabilire la sovranità di una potenza sulla costa africana.
  • Due aree di commercio libero (oceano Atlantico-Grandi Laghi e Grandi Laghi-oceano Indiano).
  • Divieto della tratta degli schiavi.
  • La nascita dello Stato libero del Congo, che era una sorta di regno privato di Leopoldo Secondo di Belgio, che solo nel 1908 venne annesso al Belgio come colonia vera e propria.
  • La conferenza concedeva, anche se non ufficialmente, la possibilità di fondare protettorati in Africa.

Indipendenza del Mozambico, Angola e altre colonie africane portoghesi

Mozambico, Angola e Guinea erano colonie portoghesi. Tra il 1961 e il 1974 nelle colonie africane del Portogallo ci fu un conflitto armato, chiamato guerra coloniale portoghese.

Angola: gli indipendentisti erano divisi in vari movimenti in contrasto tra di loro. Le prime rivolte del 1961 furono represse duramente e successivamente la guerriglia si spostò nelle zone settentrionali.

Mozambico: gli indipendentisti erano uniti in una coalizione, chiamata fronte di liberazione del Mozambico. Riuscirono grazie alla guerriglia a ottenere il controllo di alcuni territori.

Agli inizi degli anni 70 il conflitto divenne insostenibile per il Portogallo; metà del budget economico era infatti utilizzato per le spese militari.

Questa fu una delle cause principali della “Rivoluzione dei garofani” che portò alla fine del regime dell’Estado Novo Portoghese. I nuovi leader democratici concessero l’indipendenza alle colonie africane.

Indipendenza del Kenya

Il Kenya era una colonia inglese.

Negli anni 50 si generò un malcontento nella popolazione, portato dalla scarsità di terre concesse ai nativi e dal blocco di ogni richiesta degli africani.

La popolazione si organizzò quindi in un movimento conosciuto come Mau Mau, dando vita a rivolte armate contro i coloni, che richiesero addirittura l’intervento inglese per reprimerli.

Ripristinata la vita politica normale, il primo partito fu il KANU (unione nazionale Kenya), anche se inizialmente non aveva il supporto di tutti i gruppi etnici, successivamente vinse il partito dei coloni.

L’indipendenza arrivò solo nel 1963, quando ci fu la vittoria di Kenyatta, leader del KANU.

Apartheid dichiarato come crimine contro l’umanità dall’ONU nel 1973

Apartheid significa separazione.

Fu la politica razziale del secondo dopoguerra in Sudafrica e Namibia, rimasta in uso fino al 1991.

I primi passi verso l’Apartheid furono i Natives Acts del 1913 e del 1936; questi atti avevano il compito di limitare l’occupazione della terra da parte dei nativi e abolirono la rappresentanza dei nativi in parlamento.

Dal 1911 in poi vennero varate sempre più leggi che riservavano ai bianchi determinate attività.

Negli anni 50 vennero creati i Bantustan, ovvero delle aree riservate ai neri che non avevano più accesso in quelle normali, che erano ormai riservate solo ai bianchi.

Questi Bantustan erano poco sviluppati e inadeguati, e soprattutto al comando di essi c’erano sempre i bianchi.

Nei primi anni 60, l’ala armata (MK fondato da Mandela) dell’ANC (partito dei nativi) iniziò ad usare la forza, con atti di sabotaggio con obiettivi strategici come centrali elettriche.

Uno dei leader degli anti-apartheid era Nelson Mandela:

  • Le sue influenze politiche sono da ritrovare nel marxismo, ma anche successivamente nella socialdemocrazia.
  • Si ispirò alla rivoluzione cubana per la fondazione del suo movimento armato Umkhonto we Sizwe (MK).
  • Fu membro del partito comunista sudafricano e nel 1962 venne arrestato e rimase in carcere per 27 anni.

Durante la prigionia vinse il premio Lenin per la pace e in seguito il Nobel.

A partire dagli anni 70, la comunità internazionale e molti paesi iniziarono a varare delle sanzioni nei confronti del Sudafrica; negli anni 80 iniziarono anche Stati Uniti e Regno Unito, inizialmente contrari a sanzioni.

Nel 1991 finì ufficialmente l’Apartheid, Mandela venne liberato e divenne il presidente dell’ANC.

Nel 1994 Mandela vinse le elezioni, divenendo il primo presidente sudafricano non bianco, ad essere eletto con suffragio universale.

Una volta diventato presidente, decise di attuare una strategia non violenta e non vendicativa, a favore di un processo di riconciliazione.

Avviò così la transizione democratica del Sudafrica, creando il tribunale per la riconciliazione.

Tuttavia il suo governo dovette affrontare diverse difficoltà:

  • La crisi economica.
  • La mancanza di coordinamento del potere.
  • La crisi sanitaria, perché fu incapace di trovare una soluzione al dilagare dell’HIV/AIDS in Sudafrica.

Anche la scelta di schierare l’esercito contro il golpe in Lesotho fu controversa.

Sudafrica prima dell’Apartheid

I primi europei a giungere in Sudafrica furono i portoghesi con Bartolomeo Diaz e Vasco da Gama, alla fine del 1400.

Furono però gli olandesi a fondare la prima città, insediamento “Città del Capo”, da Capo di Buona Speranza.

I coloni olandesi, principalmente agricoltori, presero il nome di Boeri (contadini) o Afrikaner.

Nel 1797 con la quarta guerra anglo-olandese, gli inglesi occuparono la colonia del Capo, annessa poi nel 1806.

I Boeri non lo accettarono e molti di loro si spinsero nell’entroterra formando repubbliche boere, in seguito unite in due principali, lo “Stato libero d’Orange” e la “Repubblica di Transvaal”.

Questo portò allo scoppio di due guerre anglo-boere. Nella prima vinsero a sorpresa i Boeri; nella seconda, nonostante i Boeri cercarono di allearsi con i tedeschi e misero in atto una dura resistenza, vinsero gli inglesi.

Con i trattati di pace gli inglesi ottennero il controllo di tutte le colonie sudafricane, che nel 1910 si unirono nell’unione sudafricana.

Dopo la prima guerra mondiale ottenne anche il controllo dell’Africa del Sud-Ovest tedesca, la Namibia.

A partire dagli anni 30 il Sudafrica ottenne progressivamente l’indipendenza dagli Stati Uniti, ufficialmente nel 1961.

Durante la seconda guerra mondiale il Sudafrica combatté a fianco degli alleati, nonostante la maggioranza degli esponenti del National Party, partito principale dei coloni, simpatizzassero per la Germania nazista.

Namibia-Africa del Sud-Ovest

Parte del Sudafrica dal 1918 fino al 1989.

Tra il 1966 e il 1989 la Namibia fu luogo di continui scontri tra i sudafricani e le milizie indipendentiste, affiliate all’organizzazione popolare dell’Africa del Sud-Ovest (Swapo).

La Namibia doveva essere inizialmente un protettorato, ma dopo la seconda guerra mondiale i sudafricani si rifiutarono di concedere l’indipendenza alla Namibia, anche come colonia inglese.

Per tutto il dopoguerra cercarono di imporre l’Apartheid, anche in questa situazione fu veramente difficile per i numerosi scontri e le numerose guerriglie con le milizie della Swapo.

Nel 1989 una risoluzione dell’ONU dichiarò illegittima l’annessione sudafricana. Così i sudafricani decisero di ritirare le truppe, rilasciarono i prigionieri e si tennero le prime elezioni libere vinte dalla Swapo.

Successivamente venne modificata la costituzione e dichiarata l’indipendenza.

Gli Herero della Namibia

Sono un piccolo gruppo etnico insediato in Namibia, Angola e Botswana. Erano un gruppo prevalentemente di agricoltori, che con l’arrivo dei tedeschi, i quali portarono una politica coloniale non egualitaria, vennero schiavizzati e gli furono tolte tutte quante le terre.

Gli Herero tentarono l’insurrezione, che venne però violentemente repressa.

I tedeschi inoltre, per tentare di sterminarli, avvelenarono i pozzi e crearono campi di concentramento, portando alla morte di più di 40.000 Herero.

Fu uno dei primi genocidi della storia, che venne riconosciuto dalla Germania solo nel 2004.

Indipendenza dell’Uganda

Fino al 1962 l’Uganda era una colonia inglese.

Il nome deriva da Buganda, antico regno che si estendeva nella parte meridionale dell’odierna Uganda.

Durante gli anni della decolonizzazione, questo paese si trovò davanti una serie di difficoltà:

  • Il Nord era arretrato rispetto al Sud.
  • Erano presenti diversi nazionalismi locali.

L’intervento inglese rafforzò moltissimo i Baganda meridionali e modernizzò le loro terre.

Quindi l’indipendenza poteva essere compromessa dalle rivendicazioni imperiali bagandesi.

Tuttavia nel 1962 i Baganda si allearono con il partito nazionalista, che rappresentava la maggior parte dei gruppi etnici. Dopo tutto questo, nel 1962 gli inglesi gli concessero l’indipendenza.

Indirect e direct rule

Il governo indiretto è un sistema di governare le colonie utilizzato da Regno Unito e Francia attraverso strutture di potere native preesistenti.

L’amministrazione era lasciata ai sovrani locali, che gli europei cercavano di controllare.

Quindi i sovrani nativi avevano il compito di mantenere l’ordine e amministrare, ma erano comunque sotto il controllo degli imperi, esempio: imperi Buganda in Uganda.

Il governo diretto si ha quando la potenza imperiale esercita pieno controllo sulla colonia, imponendo leggi e istituzioni della nazione imperiale, esempio: Algeria e Tunisia, nazione imperiale Francia.

Panafricanismo

È una dottrina politica che sosteneva l’unificazione del continente africano, al di sopra di culture, etnie e nazioni.

La parola panafricanismo fu inventata da Henry Williams nel 1900 ad una conferenza contro l’imperialismo.

La parola venne ripresa da Dubois, studioso afroamericano, convinto che esistesse un legame e un’identità comune tra tutti gli africani.

Dubois convocò cinque

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

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