Concetti Chiave
- Nel XVII secolo, vi era una crescente necessità di rinnovare i metodi pedagogici per affrontare le sfide dell'istruzione legate alla nuova scienza e ai cambiamenti socio-culturali.
- Le prime scuole popolari e le scuole medie umanistiche si svilupparono, ma le scuole professionali erano rare e spesso trascurate, con un focus limitato sul lavoro manuale.
- Le scuole classiche escludevano insegnamenti moderni, creando un divario tra l'istruzione e le esigenze del commercio e dell'industria, alimentato da pregiudizi nei confronti delle discipline pratiche.
- La nuova scienza richiedeva una maggiore integrazione tra teoria e pratica, evidenziando la necessità di conoscenze in vari campi tecnici per rispondere alle sfide economiche dell'epoca.
- I metodi educativi umanistici erano in crisi a causa di un approccio pedante e mnemonico, incapace di preparare i giovani a un mondo sempre più complesso e dinamico.
L'esigenza di nuovi metodi
Nel XVII secolo, i filosofi provano l’esigenza di fissare dei metodi nuovi, rigorosi e soprattutto e soprattutto più produttivi. La esigenza si ha in pedagogia i cui massimi esponenti sono Ratke, Comenius e i Giansenisti delle piccole Scuole.
Questo succede perché in ambito educativo si fanno avanti problemi nuovi derivati dall’inserimento all’interno dei contenuti dell’insegnamento della nuova scienza e i nuovi metodi scientifici. Inoltre la riforma protestante aveva creato una situazione educativa tale da far scaturire problemi importanti e soprattutto urgenti. Erano sorte le prime scuole popolari e le scuole medie umanistiche avevano conosciuto un grande sviluppo. Le scuole professionali, con lo scopo di avviare ad un mestiere non esistevano ancora, però Lutero aveva più volte sottolineato l’importanza e la dignità del lavoro manuale e la necessità che i ragazzi di modeste condizioni imparassero un mestiere.
Scuole professionali e classiche
Tuttavia riteneva sufficiente per raggiungere tal fine il tirocinio fatto in famiglia o in una bottega. Soltanto in alcune città commerciali olandesi, tedesche o inglesi esistevano scuole a carattere pratico in cui si insegnava a leggere e scrivere in lingua volgare o si impartiva lo studio della contabilità e dell’aritmetica. Queste scuole, però erano in regresso perché la borghesia commerciale che le aveva volute ora orientava i propri figli verso le tradizionali scuole classiche. Le uniche scuole professionali esistevano all’interno delle Università per preparare esclusivamente i medici, gli avvocati e i notai. Possiamo considerare professionali anche le Accademie o scuole di prìncipi in cui si impartivano tutti gli insegnamenti ritenuti utili per la futura classe dirigente e quindi con un curriculum piuttosto moderno ed ampio. La prima scuola di questo tipo sorge in Francia ad opera di Pluvinel, scudiere di Enrico IV, imitata dalle Ritterakademien tedesche ed inglesi. Tuttavia la prima scuola veramente completa ed organica nel modi conciliare la teoria con la pratica fu la Queen’s Elizabeth Academy, anche questa destinata ad educare coloro che per nascita avrebbero in seguito ricoperto incarichi pubblici importanti.
Invece nelle scuole classiche, frequentate dai figli della piccola nobiltà e della borghesia mancavano insegnamenti moderni come scienze, storia e geografia e il mondo del commercio e dell’industria non vi aveva accesso. Contro le tecniche materiali o discipline tecnico-professionali, come si direbbe oggi, esistevano dei forti pregiudizi. Un esempio ci è dato dai Promessi Sposi: a Ludovico, il futuro Fra’ Cristoforo, il suo avversario lancia l’ingiuria di vile meccanico e ciò chiarisce bene quale fosse la mentalità del tempo in un’ Italia spagnoleggiante.
La nuova scienza e l'istruzione
La nuova scienza richiedeva rapporti sempre più stretti fra arti pratiche e studi teorici: si avevano progressi tecnici in tutti i campi (navigazione, artiglieria, stampa) e questo richiedeva conoscenze geografiche, di cosmografia, di astronomia, di ottica, di meccanica. Pertanto si creava un solco sempre più profondo fra l’istruzione impartita correntemente e le esigenze dell’economia e della nuova tecnologia. È ovvio che l’enciclopedismo di un Rabelais o di un Campanello acquistavano attualità in una situazione così problematica.
Crisi delle scuole umanistiche
Tuttavia come ampliare l’ambito degli insegnamenti presenti nelle scuola se ciò che si insegnava era difficilmente assimilabile dalla maggior parte dei ragazzi? Le scuole popolari erano frequentate mal volentieri e i giovani provenienti da famiglie umili non vedevano l’ora di iniziare un lavoro manuale. Anche kle scuole umanistiche sempre più gettonate erano in crisi a causa di metodi mnemonici e di un formalismo che rasentava la pedanteria. Era chiara che bisognava cambiare metodo affinché l’allievo imparasse meglio, imparasse più rapidamente ed imparasse dell’altro in modo di dargli la possibilità di potersi inserire agevolmente in un modo più ricco e complesso di quello a cui lo stava preparando la scuola tradizionale. L’Umanesimo non si era mai preoccupati di arricchire il giovane con contenuti nuovi, perché questi, eventualmente sarebbero stati dati dalla vita. La vecchia scuola si basava sulla grammatica, sulla logica, sulla retorica e su contenuti che ormai non avevano più nulla di formativo. Ad aggravare la situazione interveniva l’uso della lingua volgare che la scuola né usava, è approfondiva. Pertanto l’Umanesimo ed il Rinascimento per non diventare sterili, avevano bisogno di rinnovare i metodi educativi per formare un giovane che sarebbe stato veramente in grado di capire il significato di un mondo sempre più complesso.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali esigenze educative nel XVII secolo?
- Qual era il ruolo delle scuole professionali e classiche nel contesto educativo dell'epoca?
- Come influenzava la nuova scienza l'istruzione del tempo?
- Quali erano le problematiche delle scuole umanistiche nel XVII secolo?
- Perché era necessario rinnovare i metodi educativi durante il Rinascimento?
Nel XVII secolo, si avvertiva l'esigenza di metodi educativi nuovi e più produttivi, in risposta a problemi emergenti legati all'inserimento della nuova scienza e ai cambiamenti provocati dalla riforma protestante, come evidenziato nel testo.
Le scuole professionali erano limitate e spesso non esistevano, mentre le scuole classiche, frequentate dalla nobiltà e borghesia, non offrivano insegnamenti moderni, creando un divario tra l'istruzione e le esigenze del commercio e dell'industria.
La nuova scienza richiedeva un'integrazione tra arti pratiche e studi teorici, evidenziando un crescente divario tra l'istruzione tradizionale e le necessità economiche e tecnologiche, come descritto nel testo.
Le scuole umanistiche erano in crisi a causa di metodi mnemonici e formalismi eccessivi, rendendo difficile l'assimilazione dei contenuti da parte degli studenti, come sottolineato nel testo.
Era necessario rinnovare i metodi educativi per formare giovani capaci di affrontare un mondo complesso, poiché l'Umanesimo non si era preoccupato di arricchire i contenuti formativi, come evidenziato nel testo.