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Economia: il prodotto culturale

Cosa sono le aziende culturali

Nella definizione di azienda culturale rientrano:

  • Imprese
  • Enti pubblici
  • Istituti non profit
  • Insieme eterogeneo in cui convivono attori con finalità e logiche gestionali molto diverse fra loro

Enti operanti nello spettacolo nascono come pubblici, ma nel corso degli anni si passa da un assetto prettamente burocratico (processi controllati dal potere burocratico) a una tipologia di gestione più simile a quella del mondo privato e delle imprese, vengono introdotti una serie di cambiamenti. Nel corso degli anni (soprattutto nel '99) questi istituti pubblici si trasformano in fondazioni, ma fondazioni particolari perché il loro presidente è il sindaco e i finanziamenti vengono dal pubblico. Sulla carta siamo nel mondo del no profit, ma nella teoria in quello degli enti pubblici.

Definizione di organizzazioni artistiche e culturali: "agenti che si occupano della produzione e della distribuzione di beni e servizi di natura artistica e culturale."

Cosa fanno le aziende culturali

  • "Attività di conservazione, identità e celebrazione, aggregazione e coesione sociale, critica e innovazione, educativa, raccolta fondi, ricreative, sociali, terapeutiche, manageriali e di sviluppo turistico." (Carù)
  • "All the organizations and milieux in which artistic, intellectual and scientific work goes on." (Di Maggio)

Importante capire le finalità perché ci aiutano a comprendere i processi che ci portano al raggiungimento di esse.

Che attività fanno?

Conservare: museo conserva opere d’arte, casa editrice/biblioteca conservano libri e documenti, teatro conserva una lunga tradizione di opere artistiche. Conservare non si riferisce solo a un prodotto fisico e tangibile, ma anche a una tradizione, un’identità, un prodotto intangibile.

Creare: produzione musicale, produzione video, cinema, fotografia, museo (crea un significato simbolico su opere di un artista, le interpreta), sagre artigianali (crea attività sociali e ricreative), case editrici…ecc. Anche quando conservo un’opera posso crearne (= darne una chiave di lettura, reinterpretarla).

Valorizzare: una delle grandi sfide del patrimonio italiano e della gestione delle aziende culturali italiane, significa mettere in luce/sottolineare, è utile per far sì che vengano conosciuti e acquistati i prodotti culturali da più persone. Consiste nel proteggere il patrimonio in proprio possesso e creare dei metodi per renderlo accessibile (es: mostre), sapere chi non va al mio museo e perché, renderlo più aperto e accessibile possibile per la comunità. Secondo Treccani: valorizzare = complesso di azioni intese a conferire valore al patrimonio culturale e promuoverne le potenzialità, migliorandone le condizioni di conoscenza e incrementandone la fruizione collettiva e individuale.

Consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso.

Convezione di Faro prevede: il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita. Chiede agli Stati che l’hanno sottoscritta uno sforzo per accrescere la consapevolezza del potenziale economico del patrimonio culturale e utilizzarlo.

Da azienda a prodotto culturale

Economia si occupa di analizzare le scelte di destinazione delle risorse (umane, economiche, finanziarie) in virtù delle finalità. Per capire se ci troviamo davanti a una azienda culturale bisogna indagare “che cosa fa”, ossia cosa si intende per prodotto culturale = nasce da attività che hanno a che fare con aspetti intellettuali, morali e artistici della vita umana.

Cosa sono i prodotti culturali

“Sono beni culturali le cose immobili e mobili che [...] presentano interesse artistico, storico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico e le [...] testimonianze aventi valore di civiltà.” (Codice dei Beni culturali e del Paesaggio).

Diversi tipi di tassonomie possibili per le aziende culturali

Possibile tassonomia 1

Secondo Throsby le attività che danno origine ai prodotti culturali rispondono a tre criteri:

  1. Comportano una certa forma di creatività nella loro produzione (qualcosa di nuovo) (es: libro, scultura, restauro).
  2. Riguardano la creazione e la comunicazione di un significato simbolico (individuare un senso) (es: mostra).
  3. Loro risultato implica una qualche forma di proprietà intellettuale e quindi di potenziale escludibilità all’accesso:
    • Proprietà industriale (brevetti, marchi, loghi) copre l’idea.
    • Diritto d’autore, copyright tutela l’opera.
    Deve riguardare contemporaneamente tutte e tre le attività esclusi certi ambiti (centri di formazione, ricerca, cinema, librerie, negozi, enti di gestione).

Possibile tassonomia 2

Tipologie di azienda culturale:

  • Settore culturale tradizionale: teatrali di prosa, concerti, circhi, espressioni artistiche il cui output è danza.
  • Industria Creativa Culturale (ICC) economico. Patrimonio (Heritage) (Cultural Industry): settori industriali tangibile e intangibile: storico, artistico, con potenziale di riproducibilità: culturale: cinema, tv, discografia, editoria…
  • Arti Visuali (Visual Arts): musei, gallerie, pinacoteche, singole opere d’arte…
  • Spettacolo dal vivo (Performing Arts): opere liriche, spettacoli culturali ma non necessariamente finalità principale non è quella, è il profitto).

Possibile tassonomia 3

Secondo queste quattro direttrici:

  • Attività preminente dell’istituzione
    • Creazione di significati simbolici
    • Comunicazione di significati simbolici
  • Modalità di produzione e offerta
    • Fruizione diretta dal vivo
    • Trasmissione (senza necessità di presenziare di persona all’evento)
    • Riproduzione
  • Assetto istituzionale
    • Veste giuridica – (associazioni, imprese, fondazioni) strettamente legata alla mission.
    • Governance – detta linee guida a cui gestione deve attenersi + modalità in cui sono selezionati e coinvolti coloro che governano.
    • Fonti di finanziamento – tipologia di fonte + natura della relazione con i finanziatori.
  • Finalità preminente
    • Profitto (prodotto culturale = strumento).
    • Promozione culturale (profitto = strumento).

I tre settori

  1. Settore: Mercato
    • Natura privata
    • Profitto e distribuzione degli utili
    • Costituzione con atto formale
  2. Settore: Stato
    • Natura pubblica
    • No distribuzione degli utili
    • Costituzione con atto formale
  3. Settore: Terzo settore
    • Natura privata
    • No distribuzione degli utili
    • Costituzione con atto formale

Modalità di fruizione

  • Riproduzione (industrie culturali)
  • Trasmissione (radio e tv)
  • Fruizione diretta (performing arts)

ATTENZIONE: Tutte queste sono solo delle possibili suddivisioni dei prodotti culturali. La letteratura è molto ampia e non si è ancora trovata una suddivisione universale!

Specificità

Persone perseguono dei fini, i quali portano alla creazione di bisogni (piramide di Maslow) e per soddisfarli viene svolta un’attività economica che si svolge nell’ambito di istituti (famiglie, imprese, amministrazioni pubbliche, istituti no profit). Attività economica si svolge nell’ambito del lavoro e di produzione e consumo di beni. Attività economica = insieme dei processi di produzione di merci e servizi posti in atto per soddisfare i bisogni individuali o collettivi. (- Masini)

Bisogni (individuali o collettivi) = possono essere fisiologici o di natura sociale. Ci sono diversi tipi di bisogni, che possono in parte essere soddisfatti dalla disponibilità di beni. Beni = sono utili a soddisfare uno specifico bisogno e scarsi rispetto alla loro domanda.

Tipi di beni

  • Complementari: all’aumento della domanda di uno, aumenta anche quella dell’altro (partnership?).
  • Sostitutivi: due beni simili che possono soddisfare lo stesso bisogno (concorrenza?).
  • Differenziati (moda) vs Indifferenziati (zucchero).
  • Utilizzo Singolo (usa e getta) vs Durevoli (mobili elettrodomestici, alcuni capi di moda).
  • Utilizzo Singolo vs Collettivo (da usufruire insieme ad altri, es: concerto).

Prodotti culturali sono di solito beni pubblici (collective goods) = beni che non vengono distrutti dal consumo, non limitano la possibilità di consumo da parte di altri soggetti, se io lo uso, non ne escludo l’accesso ad altri soggetti. Si parla anche della dimensione intangibile. Beni duplicabili/riproducibili (diverse tipologie di fruizione + diminuzione dei costi).

Beni possono essere

  • Donati
  • Condivisi quando la disponibilità avviene non in virtù di una transazione basata sullo scambio economico, ma in virtù di uno status (es: Wikipedia).
  • Scambiati controprestazione di beni o denaro (Business2Business, Business2Costumer, Business2Producer) quantità di moneta/credito ceduta dall’azienda compratrice è definita dal prezzo (il prezzo è solo una delle condizioni di scambio) - negoziazione.

La scarsità dei beni e la loro utilità ne condiziona il valore percepito da parte degli attori, maggiore sarà il prezzo che il compratore è disposto a pagare. Talvolta si creano le condizioni di scarsità per aumentare l’interesse e l’attenzione degli utenti. Non sempre esiste correlazione tra prezzo e qualità.

Specificità delle industrie creative

Incertezza

1. Nobody knows principle/ignoranza simmetrica = né produttore né consumatore hanno abbastanza informazioni per prendere...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irene.lampredi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle aziende culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Mozzoni Isabella.
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