Concetti Chiave
- I combattimenti dei gladiatori e i giochi circensi avevano origini religiose e funebri, servendo come sacrifici rituali per onorare i defunti illustri.
- I politici romani spesso spendevano enormi somme per organizzare giochi, utilizzandoli come strumento di propaganda per conquistare il favore del popolo.
- La carriera di auriga era molto ambita, con i migliori fantini che accumulavano ricchezze superiori a quelle di molte famiglie aristocratiche.
- Il tifo per le corse di carri a Pompei coinvolgeva tutta la comunità, con le fazioni che assumevano significati politici e sociali.
- Una rissa tra tifosi a Pompei portò a divieti sui giochi per dieci anni e all'esilio degli organizzatori, evidenziando le tensioni sociali dell'epoca.
Spettacoli e sacrifici rituali
I combattimenti dei gladiatori e i giochi circensi costituivano gli spettacoli più amati dal popolo romano. In origine avevano un significato religioso ed erano legati soprattutto a celebrazioni di carattere funerario. L’uccisione di animali o prigionieri di guerra costituiva una forma di sacrificio rituale: doveva colare sangue per onorare un morto illustre. Le grandi famiglie aristocratiche ricordavano i defunti con questo tipo di cerimonie che mostravano la ricchezza della casata e ne riaffermavano il prestigio nella comunità. Lo Stato organizzava giochi in occasione di feste religiose e ne affidava la realizzazione a determinati magistrati che, a scopo propagandistico, investivano anche denaro proprio, pur di assicurare spettacoli di sicuro successo.
Propaganda e spese folli
Non furono pochi i politici in carriera che dilapidavano in questo modo il loro patrimonio. Sappiamo addirittura di una donna che chiedeva il divorzio dal marito, appena eletto pretore, per non correre il rischio di vedersi rovinata per le spese folli che lo sposo avrebbe sostenuto. Naturalmente gli imperatori fecero uso propagandistico dei giochi, cercando di conquistare il favore del popolo con spettacoli grandiosi: i giochi inaugurali del Colosseo durarono ben 100 giorni, mentre Traiano festeggiò la propria vittoria sui Daci con dei giochi cui presero parte 10.000 belve. Per stupire il pubblico si esibivano animali rari, come i rinoceronti, si inventavano nuovi tipi di lotte, come i combattimenti tra tori ed elefanti, o si creavano spettacoli mitologici in cui i condannati a morte o i gladiatori si affrontavano in costume, mimando celebri miti.
Fama e ricchezza degli aurighi
La fama di gladiatori e aurighi (di solito schiavi di guerra e liberti) era tale che spesso anche i giovani aristocratici avevano il desiderio di intraprendere una carriera che socialmente era loro preclusa. Tanto più che i fantini migliori guadagnavano cifre impressionanti, accumulando patrimoni spesso più consistenti di quelli di tante famiglie aristocratiche. L’auriga Diocle guadagnò ben 35 milioni di sesterzi, quando per entrare in Senato bastava un reddito di 1 milione di sesterzi.
Tifo e politica a Pompei
I muri di Pompei, con i loro vivaci graffiti, testimoniano il successo degli aurighi anche presso il pubblico femminile. Il tifo era un fenomeno che coinvolgeva tutta la comunità e costituiva un’importante valvola di sfogo per le tensioni politiche e sociali. La corsa con i carri vedeva in gara quattro fazioni, contraddistinte da altrettanti colori (azzurro, verde, rosso, bianco). Le tifose, legate a mecenati finanziatori, finivano spesso per assumere anche una connotazione politica. Allo stesso modo anche sostenere oppure osteggiare la squadra del cuore dell’imperatore poteva esprimere una precisa scelta politica.
Risse e conseguenze politiche
Un affresco di Pompei ritrae una famosa rissa tra tifosi, sfociata nel sangue che si scatenò nell’anfiteatro cittadino di una sfida tra gladiatori delle due città. La rivalità tra queste ultime aveva anche motivazione di carattere economico. Tacito ricorda che degli insulti si passò alle sassate fino a giungere alle armi. In seguito all’accaduto il Senato proibì per 10 anni i giochi nella città ed esiliò l’organizzazione e i responsabili del tumulto.
Domande da interrogazione
- Qual era il significato originale dei combattimenti dei gladiatori e dei giochi circensi?
- Come utilizzavano i politici i giochi per la loro propaganda?
- Quali erano le conseguenze economiche per i politici che organizzavano giochi?
- In che modo il tifo per gli aurighi rifletteva le tensioni politiche a Pompei?
- Quali furono le conseguenze di una rissa tra tifosi a Pompei?
In origine, i combattimenti dei gladiatori e i giochi circensi avevano un significato religioso, legato a celebrazioni funerarie, dove l'uccisione di animali o prigionieri serviva come sacrificio rituale per onorare i defunti illustri.
I politici, in particolare gli imperatori, usavano i giochi come strumento di propaganda per conquistare il favore del popolo, organizzando spettacoli grandiosi, come i giochi inaugurali del Colosseo che durarono 100 giorni.
Molti politici dilapidavano il loro patrimonio per organizzare giochi, e ci sono casi di donne che chiedevano il divorzio per evitare le spese folli dei mariti appena eletti, evidenziando l'impatto economico di tali eventi.
Il tifo per gli aurighi a Pompei coinvolgeva tutta la comunità e si intrecciava con le tensioni politiche, poiché sostenere o opporsi a una squadra poteva rappresentare una scelta politica, legata ai mecenati finanziatori.
Una rissa tra tifosi a Pompei, scatenata da una sfida tra gladiatori, portò a violenze e al divieto del Senato di organizzare giochi nella città per 10 anni, oltre all'esilio dei responsabili del tumulto.