Concetti Chiave
- Le professioni rispettabili nell'antica Roma comprendevano solo la carriera politica, la carriera militare e la professione di avvocato.
- I medici operavano senza regolamentazione ufficiale e spesso si presentavano con discepoli, preparando le medicine in modo autonomo.
- Gli avvocati patrizi esercitavano la professione gratuitamente come impegno morale, mirando a guadagnare popolarità e sostegno politico.
- I plebei, circa 150.000, ricevevano assistenza dallo Stato per evitare conflitti sociali, mentre le professioni artistiche erano poco rispettate.
- La maggioranza dei cittadini erano commercianti e artigiani, benestanti e attivi nel commercio, con botteghe concentrate nei quartieri popolari.
Professioni rispettabili nell'antica Roma
Nell’antica Roma le professioni ritenute degne di un romano erano soltanto tre: la carriera politica, la carriera militare e la professione di avvocato.
La medicina e i suoi praticanti
Esistevano anche i medici, ma non esistendo a roma scuole di medicina, tutti erano liberi di praticare questa professione perché erano sufficienti poche conoscenze della materia. Quando un sedicente medico si recava a visitare un ammalato era sempre accompagnato da un folto numero di discepoli che volevano imparare un mestiere. Marziale che non si sentiva bene scrive che fu visitato dal medico Simmaco, accompagnato da tantissimi discepoli che lo palparono ovunque con le mani gelate e quando se ne furono andate gli era venuta la febbre. Di solito le medicine venivano preparate dal medico stesse: erano unguenti, decotti, infusi, a volte fatti con il materiale più strano. Gli specialisti in oculistica, odontoiatria o chirurgia arrivavano a guadagnare molti sesterzi.
Il ruolo dell'avvocato e dei patrizi
Per ogni patrizio romano in epoca repubblicana fare l’avvocato era un impegno morale e tale professione doveva essere esercitata gratuitamente. Era un mezzo per diventare popolare e benvoluto perché esisteva un tornaconto: alle prime elezioni il popolo lo avrebbe eletto, avrebbe applaudito i suoi discorsi e lo avrebbe sostenuto durante la sua carriera politica. I patrizi non ricavano dunque guadagno dal loro lavoro; vivevano di rendita, cioè del guadagno derivato dai possedimenti terrieri e dai benefici ottenuti dallo stato, come premio delle imprese militari compiute.
La vita dei plebei e l'assistenza statale
Esistevano anche circa150000 plebei che non esercitavano alcun mestiere; ogni giorno, essi si recavano sotto il portico di Minucio per ritirare la tessera di assistito dall’Annona che dava loro diritto a ricevere gratuitamente il necessario per vivere, per sé e per tutta la famiglia. Verso di loro, lo Stato si comportava molto generosamente per evitare che fossero organizzate sommosse sociali.
Professioni artistiche e agricole
Non erano tenuti molto in considerazione gli ingegneri, gli architetti, i pittori, gli scultori e i musicisti. La maggior parte di questi professionisti erano stranieri o liberti. È per questo motivo che non ci è stato tramandato alcun nome di architetto o musicista: il cittadino romano di famiglia nobile non doveva abbassarsi ad esercitare questi mestieri. Soltanto l’agricoltura veniva praticata con una certa passione forse, in ricordo che i primi antenati erano agricoltori e pastori
Commercianti e artigiani nella società romana
La maggior parte dei cittadini (a quel tempo, Roma contava più di 1 milione di abitanti) erano commercianti, bottegai e artigiani. I commercianti erano ricchi quanto i patrizi; essi costruivano o noleggiavano intere flotte, importavano generi alimentari dall’Egitto, dalla Gallia, dalla Spagna, dai paesi baltici dall’Africa e dall’Asia. La figura del bottegaio e dell’artigiano coincidevano perché chi fabbricava un oggetto ne era anche il venditore. Le loro botteghe-laboratori erano concentrate soprattutto nei quartieri più popolari come il Vicus Tuscus, il Vicus Lugarius o le vie della Suburra. Si trattava di orefici, fabbri, vasai, fabbricanti di mobili, lavoratori del cuoio, barbieri, panettieri, pescivendoli, insomma tutte attività che ritroviamo anche oggi. Esistevano anche venditori ambulanti di acqua, salcicce e di vino
Domande da interrogazione
- Quali erano le professioni considerate rispettabili nell'antica Roma?
- Come venivano percepiti i medici e la loro professione?
- Qual era il ruolo dell'avvocato nella società romana?
- Come venivano assistiti i plebei nell'antica Roma?
- Qual era la situazione dei commercianti e degli artigiani nella società romana?
Nell'antica Roma, le professioni ritenute degne erano solo tre: la carriera politica, la carriera militare e la professione di avvocato.
I medici non avevano una formazione ufficiale e praticavano liberamente; spesso erano accompagnati da discepoli e preparavano personalmente le medicine, che potevano essere fatte con materiali insoliti.
Per i patrizi romani, esercitare la professione di avvocato era un impegno morale e doveva essere fatto gratuitamente, servendo come mezzo per guadagnare popolarità e supporto politico.
Circa 150.000 plebei ricevevano assistenza dallo Stato, ritirando una tessera di assistito dall’Annona per ottenere gratuitamente il necessario per vivere, evitando così sommosse sociali.
La maggior parte dei cittadini erano commercianti e artigiani, che erano spesso ricchi e gestivano botteghe-laboratori nei quartieri popolari, vendendo una vasta gamma di prodotti e servizi.