Concetti Chiave
- Il 30 e 31 marzo 1282, durante i Vespri, la popolazione di Palermo si ribellò contro i soldati francesi, causando circa 8.000 morti tra le forze occupanti e i civili.
- I "Vespri Siciliani" rappresentano una rivolta spontanea contro l'occupazione francese, segnando un momento cruciale nella storia siciliana.
- Carlo I d'Angiò, dopo aver ucciso Manfredi e preso il controllo della Sicilia, affrontò una crescente insoddisfazione popolare a causa delle sue politiche fiscali oppressive.
- La rivolta portò alla caduta del regno angioino in Sicilia, con l'isola che passò sotto il controllo di Pietro III d'Aragona, genero di Manfredi.
- Artisti come Giuseppe Verdi e Francesco Hayez hanno celebrato l'episodio dei Vespri Siciliani nelle loro opere, contribuendo a mantenerne vivo il ricordo culturale.
La sommossa di Palermo
Il lunedì di Pasqua del 1282, in occasione dei Vespri, scoppiò una sommossa a Palermo, capitale del Regno di Sicilia che si estende fino alla vicina città di Corleone. La popolazione attaccò i soldati francesi che circondavano il re. Il massacro durò due giorni, il 30 e il 31 marzo, uccidendo circa 8.000 persone della guarnigione francese, ma anche civili
L'evento è passato alla storia come i "Vespri Siciliani". Il termine è ancora usato per riferirsi a una rivolta spontanea e omicida contro una potenza occupante.
Il regno di Sicilia e Manfredi
Il Regno di Sicilia fu fondato nel 1130 da un avventuriero normanno, Ruggero II d'Altavilla, dopo essersi riconosciuto vassallo della Santa Sede.
Manfredi, lontano discendente dei re normanni di Sicilia e figlio illegittimo dell'imperatore tedesco Federico II Hohenstaufen, fu coinvolto nelle guerre tra guelfi e ghibellini (sostenitori del Papa e sostenitori dell'imperatore di Germania). Così entrò in conflitto con il suo signore, Papa Clemente IV.
L'ascesa di Carlo d'Angiò
Il papa, che era di origini provenzali, si rivolse a Carlo 1°, conte d'Angiò e Provenza, fratello minore del potente re di Francia Luigi IX (San Luigi). Gli offrì le proprietà degli Hohenstaufen nell'Italia meridionale in cambio del suo aiuto militare. Il conte accettò e uccise Manfredi a Benevento il 26 febbraio 1266.
Così una guarnigione francese si stabilì a Palermo, mentre Carlo riceveva quanto promesso, cioè la corona reale di Sicilia.
Le ambizioni di Carlo d'Angiò
Con l’idea fissa di riprendere la lotta contro i musulmani, egli guidò poi il re di Francia, suo fratello, in un'ottava e ultima crociata che terminò sotto le mura di Tunisi con la morte di San Luigi.
Carlo I d’Angiò, tuttavia, perseguì le sue ambizioni e gli vennero concesse le corone di Albania e 1267, Ottenne anche il principato di Acaia, nel Peloponneso, nel sud della Grecia, che lo rese un diretto rivale dell'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo. Quest'ultimo, senza crearsi troppi problemi, incoraggiò i siciliani a ribellarsi contro il loro signore.
Ambizioso e audace, Carlo voleva gestire il suo nuovo regno sul modello della Francia capetingia, con un'amministrazione centralizzata e una tassazione rigorosa. Ma i suoi sudditi italiani si ribellarono per averli caricati di tasse al fine di finanziare i suoi sogni dell'Oriente e della crociata.
La rivolta di Palermo
La rivolta di Palermo confermò il fallimento del regno angioino. La Sicilia passò sotto il dominio del re Pietro III d'Aragona, genero di Manfredi, che si affrettò a sostenere i ribelli.
Le conseguenze dei Vespri Siciliani
Lo sconfitto dei "Vespri Siciliani", Carlo d'Angiò, fu cacciato dalla Sicilia, nonostante l'appoggio di suo nipote, il re Filippo III di Francia il Temerario. Tuttavia, mantenne il sud della penisola italiana con Napoli come capitale.
I suoi eredi saranno mantenuti sul trono di Napoli fino all'inizio del XV secolo. Tra gli ultimi rappresentanti della linea angioina ci sono due donne con morale leggera e destino tormentato, le regine Giovanna I e Giovanna II.
Le cause della rivolta
Ciò che è rimasto nella memoria degli italiani meridionali è la brutalità e la ferocia con cui gli Angioini trattavano la popolazione (gli Spagnoli non erano molto meglio).
Gli storici hanno a lungo fantasticato sulle ragioni di questo evento. Per alcuni, la mano indiscreta di un soldato francese alla ricerca di armi sotto le vesti di una giovane nobildonna siciliana sarebbe stata il punto di partenza della rivolta. Per altri, i Vespri furono il complotto di Pietro III d'Aragona per detronizzare re Carlo I d'Angiò, sovrano della Sicilia dal 1266.Ma al di là della posta in gioco internazionale, furono anche i mutamenti della società siciliana a innescare la strage a destare stupore nelle menti del XIII secolo.
L'arte e i Vespri Siciliani
Alcuni artisti hanno fatto dell’episodio della rivolta dei vespri siciliani, il tema delle loro opere. Giuseppe Verdi, con l’opera drammatica “I Vespri siciliani” o il pittore Francesco Hayez con il dipinto omonimo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'evento storico noto come "Vespri Siciliani"?
- Chi fondò il Regno di Sicilia e quando?
- Quali furono le conseguenze della rivolta di Palermo per Carlo d'Angiò?
- Quali furono le cause principali della rivolta dei Vespri Siciliani?
- Come è stata rappresentata l'arte in relazione ai Vespri Siciliani?
I "Vespri Siciliani" si riferiscono alla sommossa scoppiata a Palermo il lunedì di Pasqua del 1282, durante la quale la popolazione attaccò i soldati francesi, causando circa 8.000 morti tra la guarnigione francese e civili (testo).
Il Regno di Sicilia fu fondato nel 1130 da Ruggero II d'Altavilla, un avventuriero normanno che si riconobbe vassallo della Santa Sede (testo).
La rivolta di Palermo portò alla cacciata di Carlo d'Angiò dalla Sicilia, nonostante il supporto di suo nipote, il re Filippo III di Francia, mentre Carlo mantenne il controllo su Napoli (testo).
Le cause della rivolta includono la brutalità degli Angioini nei confronti della popolazione e un presunto episodio di violenza da parte di un soldato francese, che avrebbe innescato la sommossa (testo).
L'episodio dei Vespri Siciliani ha ispirato artisti come Giuseppe Verdi, che compose l'opera "I Vespri Siciliani", e il pittore Francesco Hayez, che realizzò un dipinto omonimo (testo).