Concetti Chiave
- I due principali narratori italiani dell'Ottocento sono Manzoni e Verga, con quest'ultimo considerato un precursore del romanzo moderno.
- La poetica verista di Verga rifiuta l'onniscienza narrativa, presentando il punto di vista del popolo come protagonista delle storie.
- Verga inizia la sua carriera letteraria a Firenze, per poi trasferirsi a Milano, dove compone opere fondamentali per la narrativa verista.
- Le opere di Verga, come "Vita dei campi", si concentrano su contadini e minatori, utilizzando la loro voce per narrare esperienze quotidiane e reali.
- "Rosso Malpelo" rappresenta un capolavoro della narrativa verista, evidenziando la violenza sociale e la distorsione della percezione che la comunità ha del protagonista.
I Grandi Narratori Italiani
I due più grandi narratori italiani dell'Ottocento sono Manzoni e Verga: senza il primo non ci sarebbe stato il romanzo senza il secondo non ci sarebbe stato il romanzo moderno.
Il Verga dei grandi romanzi rinuncia all'uso del narratore onnisciente: il punto di vista narrativo deve essere dal basso con la conseguente caduta della tradizione narrativa. L'impersonalità porta ad una grande rinuncia: il narratore non può più inserire il proprio pensiero, la propria ideologia.
Inoltre per la prima volta il popolo non è più visto con distacco, né giudicato dall'alto, ma diventa protagonista egli stesso, con la sua prospettiva, la prospettiva del racconto stesso.
Qual è la Vita e Carriera di Verga?
Personaggio schivo, solitario. malinconico, Verga si dedica per circa trent'anni con estrema coerenza e continuità all'attività letteraria. Nato a Catania nel 1840, da una famiglia di proprietari terrieri, viene educato secondo i principi del Romanticismo. Verga ha 20 anni quando Garibaldi sbarca in Sicilia con i Mille, evento che lo segnerà molto e lo renderà sempre fedele ai valori dell'unità nazionale e al culto del Risorgimento. Già a sedici anni prova a scrivere un semplice testo, Amore e Patria e poi, negli anni seguenti dirigerà alcuni giornali e pubblicherà, a sue spese, I carbonari della montagna.
Il Periodo Fiorentino e Milanese
La vera storia artistica di Verga inizia con il periodo fiorentino (1869-72) nei quali Firenze era capitale italiana. Qui compone Storia di una capinera, un romanzo epistolare di gran successo e il dramma Rose caduche.
Alla fine del 1872 si trasferisce a Milano, la capitale letteraria del Paese. [Ricorda la Scapigliatura]
Qui Giovanni Verga capisce che ormai la società romantica aveva raggiunto il suo declino più totale e che ormai l'arte e diventata indifferente per la società interessata solo alle industrie e alle banche.
In questo periodo compone Eva, Eros e Tigre reale.
Alla fine del 1877 conosce un siciliano, Luigi Capuana, scrittore e critico letterario con il quale contribuisce di fondare il gruppo dei Veristi. Il primo racconto verista di Verga è Rosso Malpelo.
Il decennio del 1880-89 è quello dei "capolavori": dopo Vita nei campi e i Malavoglia, escono Novelle rusticane, Per le vie, ecc..
Verga è anche attivo sul piano politico: crede soprattutto nella politica vista come possibile miglioramento alla situazione agraria del Meridione e all'industrializzazione del Nord.
La Poetica Verista di Verga
La poetica verista, dal punto di vista filosofico, può essere sintetizzata in tre concetti: 1. è positivistica, in quanto parte dal presupposto che la verità sia scientifica ed oggettiva; 2. è materialistica poiché il comportamento umano è assimilato a quello di qualsiasi altro animale e 3. deterministica perché nega la libertà del soggetto, continuamente plasmato dal contesto storico, dai motivi economici e da quelli sociali.
Sul piano letterario dunque ogni forma di romanticismo è rifiutata, a partire dall'esclusione dell'idealismo, sino ad arrivare ala soggettività dell'io narrante.
L'autore deve limitarsi a presentare la realtà in maniera oggettiva, senza sovrapporvi le proprie idee o le reazioni psicologiche. A narrare la vicenda devono essere i personaggi stessi.
Vita dei Campi e Rosso Malpelo
La prima opera verista di Verga è la raccolta di otto novelle (una nona aggiunta nella seconda edizione "Il come, il quando e il perché") con il titolo complessivo di Vita dei campi, pubblicata nel 1880. I protagonisti sono contadini, pastori, minatori di una società premoderna, quelle delle campagne siciliane, in cui domina il latifondo ma la novità non sta tanto nella scelta dei personaggi quanto più nella scelta di assumere la loro prospettiva culturale e linguistica: la voce narrante non è più quella dell'autore, bensì quella degli stessi personaggi.
La presenza di elementi romantici però è ancora percepibile soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti stilistici, come il tono lirico-espressivo di alcuni racconti, e il piano tematico in particolare collegato all'amore-passione.
Temi ricorrenti nei racconti sono: la prevalenza del motivo economico sull'amore e l'esclusione dalla società dove il più povero è anche il più emarginato.
Capolavoro di Vita nei campi è sicuramente il primo racconto Rosso Malpelo (1978). La voce narrante è quella malevola della comunità di cittadini e di minatori che si accanisce contro il protagonista perché ha i capelli rossi e dunque sarebbe, di per sé, cattivo. Essa interpreta maliziosamente e negativamente tutto ciò che fa. Il punto di vista dell'autore è comunque percepibile e non coincide affatto con quello della popolazione. Si crea così un divario tra ciò che è narrato e ciò che pensa l'autore.
Rosso Malpelo è un racconto terribile perché mostra una realtà rovesciata, in cui è strano ciò che e normale e dove predomina la violenza sul più debole. La violenza si abbatte sul protagonista per due aspetti: sia quello materiale, attraverso la persecuzione della comunità, sia psicologico in quanto il protagonista è portato a sentirsi in colpa.
Il racconto finisce quando Rosso decide di visitare un punto inesplorato dove vi si perderà per sempre.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza di Giovanni Verga nella letteratura italiana dell'Ottocento?
- Come si è sviluppata la carriera letteraria di Verga?
- Quali sono i principi fondamentali della poetica verista di Verga?
- In che modo "Vita dei campi" rappresenta la prospettiva dei personaggi?
- Qual è il significato del racconto "Rosso Malpelo"?
Giovanni Verga è considerato uno dei due più grandi narratori italiani dell'Ottocento, fondamentale per il passaggio dal romanzo tradizionale al romanzo moderno, grazie alla sua innovativa impersonalità narrativa e alla centralità del popolo come protagonista.
Verga ha dedicato circa trent'anni alla scrittura, iniziando con opere giovanili e passando attraverso un periodo fiorentino e milanese, dove ha composto opere significative come "Storia di una capinera" e "Rosso Malpelo", contribuendo alla nascita del verismo.
La poetica verista di Verga si basa su tre concetti: positivismo, materialismo e determinismo, rifiutando il romanticismo e ponendo l'accento su una narrazione oggettiva che presenta la realtà senza l'influenza delle idee personali dell'autore.
"Vita dei campi" è una raccolta di novelle in cui la voce narrante è quella dei personaggi stessi, contadini e minatori, permettendo di esplorare la loro cultura e linguaggio, piuttosto che quella dell'autore, e affrontando temi come l'emarginazione e la lotta economica.
"Rosso Malpelo" è un racconto che evidenzia la violenza e l'emarginazione sociale, mostrando come il protagonista, perseguitato per il colore dei capelli, vive in una realtà distorta dove la normalità è rovesciata, creando un forte contrasto tra la percezione della comunità e il punto di vista dell'autore.