Concetti Chiave
- Il Verismo, corrente letteraria italiana, si sviluppa dopo il Romanticismo e si concentra su verità oggettive e realtà contemporanea, differente da Naturalismo e Realismo.
- Giovanni Verga, principale esponente del Verismo, usa il dialetto e racconta storie attraverso i personaggi, evitando un narratore che influisca sulla percezione del lettore.
- Il "Ciclo dei vinti" è un progetto di Verga che intende rappresentare la società italiana attraverso le storie di diverse classi sociali, ma solo i romanzi "I Malavoglia" e "Mastro Don Gesualdo" sono stati completati.
- Ne "I Malavoglia", la famiglia Toscano affronta disgrazie e tragedie, evidenziando l'ideale dell'ostrica, dove il tentativo di miglioramento sociale porta solo a sofferenza e sconfitta.
- "Mastro Don Gesualdo" racconta la vita di un muratore che, nonostante il successo economico, rimane emarginato e affronta il rifiuto della propria famiglia, culminando in una profonda solitudine.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/giovanni-verga/verga-vita-opere97644x.html
Dopo il Romanticismo, alla metà dell’ ‘800, si afferma un nuovo periodo storico segnato da novità scientifiche, tecnologiche e politiche: in Italia si conclude il Risorgimento in seguito all'Unità (1861).
Corrente filosofica e scientifica, il Positivismo, nasce in Francia e sostiene l'affermazione della scienza in tutti i campi del sapere: tutto ciò che è dimostrabile è vero. Protagoniste assolute sono le verità oggettive. Anche la letteratura parla di verità oggettive, focalizzandosi su cose ed eventi realmente accaduti, o osservando oggettivamente la realtà contemporanea.
Questa nuova corrente letteraria presenta caratteri simili in tutta Europa, pur differenziandosi localmente per forme e contenuti. In Francia si afferma il Naturalismo, ne resto d' Europa il Realismo, in Italia il Verismo.
I maggiori esponenti in Francia sono Honoré De Balzac, Emile Zola, Gustave Flaubert, di cui l'opera maggiore è Madame Bovary. L'opera ebbe un tale successo che si definisce "Bovarismo" una corrente di pensiero del periodo che consisteva sostanzialmente di un mal di vivere che spronava alla fuga dalla realtà insoddisfacente e oppressiva(spesso quella di provincia), soprattutto degli spiriti artistici, attraverso il rifugio in una realtà fantastica.
In Italia, il maggior esponente del Verismo è Giovanni Verga, e nelle sue opere si coglie con oggettività la realtà dei fatti. L'autore denuncia dei fatti negativi facendo parlare i fatti e i personaggi, estromettendosi dalla storia come narratore. Per rendere le storie al massimo di mimesi con la realtà, usa i nomi del luogo e scrive spesso in dialetto.
Verga aveva il progetto di scrivere un "Ciclo dei vinti" – l' insieme di 5 romanzi che, partendo dalla classe sociale più bassa, fino ad arrivare a quella più alta, rappresentasse per intero la società italiana.
I romanzi che dovevano far parte di questo ciclo sono:
- I Malavoglia
- Mastro Don Gesualdo
- La Duchessa di Leyra – Solo due capitoli e mezzo (figlia di Mastro Don Gesualdo);
- L’Onorevole Scipioni – Figlio della Duchessa di Leyra, sceso in politica;
- L’Uomo di Lusso – Figlio dell’Onorevole Scipioni, dilapiderà tutti gli averi in lussuosità.
Verga, però, riuscì a completare solo i primi due romanzi.
Per l'autore siciliano, ogni classe sociale c’è un vincitore e un vinto. Verga definisce l’ideale dell’ostrica; se prendo un’ostrica dallo scoglio, questa muore. Così quando una persona cerca di migliorare la propria classe sociale, questa non verrà mai accolta, dalla società verrà considerato sempre per la classe sociale a cui appartiene.
Prima di dedicarsi ai romanzi del "Ciclo dei Vinti", Verga scrisse delle raccolte di novelle con cui inaugura il racconto di tipo verista, e tramite le quali ebbe grande successo:
- Vita dei campi - ambientate nella campagna siciliana;
- Novelle Rusticane – trattano vari temi con grande attenzione alla realtà.
In queste opere di Verga non esiste l’IO narrante, perché l'autore vuole che il lettore colga la realtà senza un punto di vista che guidi la sua interpretazione. Sono i personaggi e i fatti a raccontare la storia. Verga scrive in modo impersonale, ed estromettendosi dal racconto fa parlare i propri personaggi con la loro lingua, che era il dialetto, senza descriverli, lasciando spazio all’immaginazione del lettore.
Importanti novelle di Vita dei campi sono Rosso Malpelo e La Lupa. Quest'ultima parla di una donna, chiamata appunto "la Lupa" poichè è una “mangiatrice di uomini”. La Lupa ha una figlia che è il suo opposto.
La donna si innamora di un ragazzo, Nanni, che la respinge per sposare la figlia. La lupa accetta il matrimonio per poter avere il giovane sempre accanto, e Nanni non riesce a resistere a lungo alla tentazione diabolica della suocera, arrivando a tragiche conseguenze.
In Vita dei campi, Verga denuncia le condizioni di lavoro e l’arretratezza del Paese, anche dal punto di vista sociale e culturale. Considera la Chiesa bigotta e non disponibile al perdono.
I Malavoglia
I Malavoglia sono una famiglia di pescatori di Acitrezza, piccolo paese siciliano, ambientato durante l’unità d’Italia.
Il vero cognome della famiglia è Toscano, ma prende il soprannome di Malavoglia per antitesi, perché erano dei gran lavoratori.
La famiglia è di stampo patriarcale, di cui il capofamiglia è il Nonno Padron ‘Ntoni, che aveva un figlio, Bastiano, soprannominato Bastianazzo, che sposa Maruzza, e ha con lei 5 figli: ‘Ntoni, Luca, Alessi, Mena e Rosalia. Tutti i componenti della famiglia vivono nella stessa casa.
La storia inizia con la partenza di ‘Ntoni per il servizio militare, e iniziano i problemi per la famiglia. Con l’unità d’Italia i Savoia, nuovi regnanti, fecero infatti una nuova legge sul servizio militare obbligatorio, e Padron ‘Ntoni si trova senza un ragazzo che lo aiuti, e quindi con qualche problema economico. Così si reca dall’usuraio del paese, zio Crocifisso, che gli propone di portare un carico avariato di lupini a Riposto con la loro barca, Provvidenza (l’unica fortuna che hanno insieme alla Casa del Nespolo, la loro casa dove c’è un albero di nespole). Pur trattandosi di contrabbando, Padron ‘Ntoni in difficoltà accetta, e manda Bastianazzo a compiere l'incarico.
Durante il viaggio, però, si scatena una tempesta, il carico si perde e Bastianazzo muore.
Luca a sua volta parte per la battaglia di Lissa del 1866, dove muore. La madre Maruzza muore poco dopo di tisi. ‘Ntoni torna dal militare, ma invece che dare una mano alla famiglia, si dà alla bella vita, senza preoccuparsi dei problemi familiari. Per proteggere la barca, Padron ‘Ntoni deve ipotecare la casa.
Alessi aiuta molto il nonno per migliorare la situazione, ‘Ntoni va a fare il brigadiere per migliorare la sua condizione sociale, ma finisce in un giro di contrabbando, torna a casa e corteggia la proprietaria di un’osteria, promessa in sposa a Don Michele, ma lui si fa da parte perché lei accetta il corteggiamento di ‘Ntoni. Un giorno ‘Ntoni e Don Michele si incontrano, litigano e ‘Ntoni lo accoltella. ‘Ntoni subisce un processo e l’avvocato lo difende sostenendo che l'omicidio di Don Michele era avvenuto per una questione di onore, in quanto aveva una relazione con Lia (Rosalia), svergognando la famiglia.
In seguito a questa rivelazione, Padron ‘Ntoni per il dolore ha un infarto, e Lia decide di andarsene e finisce per prostituirsi.
Mena, che doveva sposarsi, lascia il compagno Alfio per vergogna e rimane in casa con Padron ‘Ntoni e Alessi.
Il nonno finisce in un ospedale, mentre Alessi prende in mano la situazione e vive nella casa del Nespolo con la moglie, i due figli e Mena. Riescono a riscattare la casa, ma quando si recano dal nonno per dirglielo, vengono a sapere che è morto.
Quando ‘Ntoni esce dal carcere, non viene riconosciuto né dal cane né dal fratello, ma poi lo fanno accomodare e mangiare. Cercano di dirgli di rimanere con loro, ma lui all’alba se ne va lungo la spiaggia, e mentre guarda la costa e sente i rumori delle saracinesche dei negozi che si aprono, capisce che deve andare via.
Nel romanzo è evidente l’ideale dell’ostrica per ‘Ntoni e Lia: vogliono essere qualcosa che non sono, disconoscere i valori a cui appartengono e vengono schiacciati da un mondo a loro esterno, di cui non fanno parte. Il vecchio mondo è rappresentato Padron ‘Ntoni, mentre Alessi e Mena sono mediatori del nuovo, e il nuovo si afferma con la nuova condizione che crea Alessi, che non fugge la sua condizione e lavora per essa con dignità.
Mastro Don Gesualdo
Secondo romanzo del Ciclo dei vinti.
Il titolo presenta una contraddizione: infatti il significato di Mastro è muratore, quello di Don è signore.
Il muratore Gesualdo è ignorante ed analfabeta. Riesce però con il suo lavoro ad arricchirsi e a diventare una persona importante, ma per tutti è Mastro Don Gesualdo, perchè rimane un muratore agli occhi degli altri.
Da ragazzo, Gesualdo aiutava lo zio, ma cresciuto e diventato molto bravo nel suo lavoro, “ruba” i clienti allo zio e poi apre una sua impresa. Pur guadagnando molto denaro, per poterne accumulare sempre di più, vive come i suoi operai, veste male e mangia un tozzo di pane, come ha sempre fatto fin d giovane, senza dimenticarsi la sua storia.
Ha una cameriera, Diodata (data da Dio), che è l’unica donna che gli è sempre stata vicino e gli ha dato due figli, ma Gesualdo non li ha mai riconosciuti per non mantenerli economicamente.
La vicenda è ambientata durante i moti rivoluzionari del ’48 e la Prima guerra d’Indipendenza.
In Paese, una famiglia nobile ma piena di debiti, la famiglia Trao, propone a Gesualdo, ormai arricchito, di sposare la figlia Bianca, a condizione di pagare tutti i loro debiti. Oltre alla motivazione economica, la causa della proposta è la gravidanza di Bianca per una relazione con il cugino, ma Gesualdo accetta perché il matrimonio gli avrebbe dato accesso alla nobiltà. Dopo il matrimonio, però, ci sono dei problemi, infatti Bianca partorisce Elisabetta, ma è sempre depressa fino a morire di tisi. Elisabetta viene trattata da Gesualdo come se fosse sua figlia.
Elisabetta cresce, e ha un’avventura col cugino, il duca di Leyra, in seguito alla quale quale rimane incinta e lo sposa. Gesualdo, ormai anziano, va a vivere dal genero, e comincia la sua sofferenza.
Elisabetta, infatti, si vergogna del padre ma anche della madre perché l’accusa di “aver sposato un uomo rozzo come Gesualdo”, e viene messo a dormire in una stanza nell’ala della servitù. Quando gesualdo vede la figlia vestita d’oro su una carrozza lussuosa, capisce con dolore che i soldi che lui ha risparmiato con il lavoro di tutta una vita vengono sperperati. In seguito si ammala di cancro e vive l’ultimo periodo della sua vita a letto. In punto di morte, Gesualdo chiede a Elisabetta di poter rivedere i figli biologici e di riconoscerli, per poter lasciare in testamento anche a loro i suoi averi, ma lei con avidità cerca di dissuaderlo.
La notte della sua morte, Gesualdo si lamenta, “disturbando” la servitù. Quando muore, i servi decidono di non dire niente ad Elisabetta fino alla mattina successiva, perché stava ancora dormendo.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo del Verismo secondo Giovanni Verga?
- Qual è il significato del "Ciclo dei vinti" di Verga?
- Come si caratterizzano le novelle di Verga?
- Qual è il tema centrale de "I Malavoglia"?
- In che modo Mastro Don Gesualdo rappresenta la lotta tra classi sociali?
Il Verismo mira a rappresentare la realtà oggettiva, denunciando i fatti negativi e dando voce ai personaggi, estromettendo l'autore dalla narrazione, come evidenziato nel testo.
Il "Ciclo dei vinti" è un progetto di Verga che intende rappresentare la società italiana attraverso cinque romanzi, partendo dalla classe sociale più bassa fino a quella più alta, ma l'autore riuscì a completare solo i primi due romanzi, come riportato nel testo.
Le novelle di Verga, come "Vita dei campi" e "Novelle Rusticane", si distinguono per l'assenza di un narratore e per l'uso del dialetto, permettendo ai personaggi di raccontare la loro storia in modo impersonale, come descritto nel testo.
"I Malavoglia" esplora le difficoltà di una famiglia di pescatori siciliani, evidenziando il concetto di ostrica, dove i membri cercano di migliorare la loro condizione sociale ma vengono schiacciati dalla realtà, come spiegato nel testo.
Mastro Don Gesualdo, pur arricchendosi come muratore, rimane visto come un semplice lavoratore dalla società, evidenziando la contraddizione tra il suo status economico e la sua identità sociale, come illustrato nel testo.