Indice

  1. Il Vedutismo: le vedute e i capricci
  2. Il ritorno del Bucintoro nel giorno dell’ascensione - Canaletto
  3. Capriccio con arco in rovina
  4. Bellotto

Il Vedutismo: le vedute e i capricci

Nasce nel XVIII secolo ed è un genere pittorico che si sviluppò soprattutto a Venezia con Canaletto, Guardi e Bellotto.
Ha come soggetto la veduta: rappresentazione oggettiva e realistica di scorci e di paesaggi urbani dove l’architettura e la città sono le protagoniste dell’opera. La città non è più solo sfondo. Le cose sono rappresentate così come sono nella realtà. Le luci diventano più naturali e le rappresentazioni estremamente realistiche e meno illusorie rispetto al rococò, questo favorito anche dalla diffusione del pensiero illuminista.
Affonda le sue radici nella pittura olandese del 500 e del 600, che mostra una sensibilità diversa verso la natura e la città.
Nascita del vedutismo con Gaspare Vanvitelli a Roma (il padre di quello della reggia di Caserta ma era olandese).
I viaggiatori abbienti chiedevano i dipinti dei posti che visitavano come souvenir specie quelli del gran tour: giovani che venivano in Europa e in Italia specie a Roma, Venezia e Napoli.
Le vedute sono quadri piccoli che venivano arrotolate per essere trasportate meglio. Il termine turismo viene proprio da Gran tour. Si sviluppa specie a Venezia per la presenza di certi artisti.

I pittori grazie alla camera ottica (sorta di fotocamera)realizzavano benissimo le loro opere come se fossero delle foto. Era una scatola di legno con un foro attraverso cui entrava la luce e l’immagine che si aveva davanti veniva proiettata capovolta sopra una superficie. Grazie a un gioco di specchi veniva nuovamente capovolta e l’artista da quella proiezione ricalcava le linee. Prima realizzavano degli schizzi e poi da quegli schemi dipingevano ad olio.

Il ritorno del Bucintoro nel giorno dell’ascensione - Canaletto

Figlio d’arte di uno scenografo, inizia a lavorare molto presto e a viaggiare anche per Roma. Questo dipinto viene realizzato per un committente inglese John Smith, viene realizzato per raccontare il giorno dell’ascensione ovvero lo sposalizio tra Venezia e il mare, ciò che l’aveva resa gloriosa. Il doge saliva sul bucintoro (nave militare dorata) arrivava al porto e lanciava l’anello in acqua (modo simbolico per sposare).
Lui rappresentava quando il bucintoro torna al molo, a destra viene rappresentato il Bucintoro in pompa magna e in primo piano vediamo la laguna di Venezia con molte gondole con aristocratici che vogliono vedere da vicino il ritorno del bucintoro.
Sullo sfondo ci sono i protagonisti di Venezia ovvero i palazzi che si affacciano. Al centro c’è il palazzo ducale e poi il campanile e la chiesa di San Marco.
La luce usata è una luce naturale e calda, anche perché probabilmente era Giugno ed i colori sono brillanti . Luce che proviene da destra illumina e colpisce i palazzi. Grazie a questa luce calda che i dettagli sono messi in risalto, come se fosse una foto. Le figure umane sono in controluce e non sono dettagliate quanto gli edifici. Per rendere l’immagine più dilatata viene usata la prospettiva accidentale, uno dei punti di fuga si trova fuori dal dipinto. La visione è angolare e non frontale, in un angolo in basso.

Capriccio con arco in rovina

Oltre le vedute precise esistono i capricci che non sono realistici e oggettivi. Edifici rappresentati sono frutto dell’immaginazione dell’artista. Vediamo edifici che non ci sono in certi luoghi. Sono caratterizzate da atmosfera molto misteriosa, che quasi anticipa il romanticismo e un cielo plumbeo. La committenza voleva anche questo tipo di vedute.
Ci si specializza Guardi.

Bellotto

Bellotto nipote di Canaletto ha viaggiato e ha rappresentato vedute di città europee come Dresda, Varsavia e Vienna.
Le vedute di Bellotto sono state usate per ricostruire Varsavia dopo che era stata distrutta dalla Germania nella seconda guerra mondiale. Grazie a ciò fu permesso di ricostruire quella che era la vecchia Varsavia e creare una sorta di falso storico. Fu un tentativo di recuperare un’identità che era andata perduta riprendendo fedelmente i dipinti. A riconoscimento di questa opera nel 1980 il patrimonio di Varsavia é stato inserito nel patrimonio dell’unesco.

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