Concetti Chiave

  • Le imposte si suddividono in dirette, come IRPEF e IRES, e indirette, come l'IVA, che colpiscono rispettivamente il reddito e il consumo.
  • La fiscalizzazione del reddito aziendale è regolamentata da principi contabili che richiedono prudenza e un criterio di valutazione basato sul costo storico.
  • Il reddito fiscale e il reddito di bilancio non sono la stessa cosa; il primo è calcolato secondo norme tributarie, mentre il secondo segue principi civilistici.
  • I costi deducibili devono essere documentati e devono riferirsi all'attività d'impresa, con criteri di inerenza e competenza fiscale da rispettare.
  • Le spese di manutenzione e riparazione sono deducibili fino al 5% del costo totale dei beni ammortizzabili, con possibilità di recupero in anni successivi se superano tale limite.

l’imposta è un prelevamento coattivo obbligatorio di ricchezza e colpisce in maniera diretta o indiretta.

Che cosa sono le imposte dirette e indirette?

Indiretta: ovvero IVA; l’imposta sul valore aggiunto che si applica sui beni e sulle prestazioni di servizio e

colpiscono il consumatore finale.

Diretta:

IRPEF: (Imposta sul reddito delle persone fisiche), colpisce l’individuo. L’Irpef Imposta progressiva a

scaglioni di reddito, colpisce il reddito in maniera progressiva più che proporzionale, (23 oltre al 75,

si paga il 43% di IRPEF).

IRES: (Imposta sul reddito di società), è un'imposta sul reddito delle società e colpisce la società

ovvero l’utile è proporzionale ovvero grava sul reddito applicando una sola aliquota del 24%.

IRAP: (Imposta regionale attività produttive), è un’imposta regionale, ovvero che ogni regione ha il

proprio gettito fiscale cioè ha la propria aliquota, è proporzionale e si applica alle attività produttive

quindi si applica sulla produzione realizzata. L’aliquota è del 3,9%, però le regioni hanno la facoltà di

variare questa aliquota fino a un massimo di 0,92%.

Per le società di persone (IRPEF) prive di personalità giuridica ovvero che rispondono i soci con il proprio

capitale sia sociale che personale quindi in questo caso l'IRPEF colpirà l'imprenditore individuale e i soci della

società di persone, invece per le società di capitale (IRES) che hanno personalità giuridica e quindi,

rispondono con il loro capitale è l'IRES l'imposta che grava su questo reddito l'utile al 24%.

Fiscalizzazione del reddito aziendale

Come mai si parla di fiscalizzazione del reddito aziendale?

La legge che regolamenta la redazione del bilancio e tutti i principi contabili, i criteri di valutazione e i principi

contabili nazionali e internazionali (che riguardano le società quotate in borsa) sono ispirati al codice civile.

La redazione del bilancio è ispirata ad un principio fondamentale ovvero il principio della prudenza e come

criterio di valutazione essenzialmente il criterio del costo (cioè a quanto l’ho acquistato?) da inserire in

bilancio con tutti gli accorgimenti, ad esempio: le immobilizzazioni che hanno un costo storico e vengono

messe al netto di fondi, il costo storico è sempre il criterio massimo delle valutazioni.

Oltre a ciò il legislatore lascia una certa elasticità/flessibilità sulle voci e valori di bilancio, ad esempio quando

considero sfruttato molto il mio macchinario, non può essere ammortizzato in un modo classico, e bisogna

fare delle considerazioni soggettive ovvero che la quota di ammortamento è prevista grazie ad una soggettiva

valutazione dello sfruttamento del mio macchinario.

Normativa fiscale e bilancio

La normativa fiscale regolata dal DPR 917 (testo unico imposte sul reddito), disciplina la tassazione

l’imposizione fiscale del reddito e il T.T.U.I.R.

La normativa dice che ha come obiettivo quello di determinare il reddito da assoggettare a tassazione

maniera oggettiva quindi l’elasticità e la prudenza. Il fisco pretende da assoggettare a tassazione sia

uniforme, certo e oggettivamente verificabile senza problemi e dubbi. La normativa fiscale vuole eliminare

quelli che sono eventuali scelte soggettive dell’azienda.

Il reddito fiscale e reddito di bilancio sono la stessa cosa? No, perché il reddito di bilancio è frutto di una

redazione fatta in base a principi civilistici e soprattutto di prudenza, di criterio del costo e di elasticità, invece,

il reddito fiscale riguarda oggettivamente qual è il reddito su cui bisogna pagare le tasse.

Principi tributari e costi deducibili

Quali sono i principi tributari che definiscono costo deducibile?

Il costo deducibile è un costo che si può sottrarre.

Il costo è deducibile quando la normativa tributaria/fiscale lo consente nel calcolo del reddito fiscale.

- Un costo è deducibile se la legge fiscale lo permette.

- Un costo non è deducibile se la legge fiscale non lo permette.

Ciò significa che quello che si toglie nel bilancio civilistico bisogna aggiungerlo nel reddito fiscale.

I principi tributari che bisogna considerare sono:

1. Inerenza: il costo storico si può dedurre che riguarda l’attività di impresa.

2. Competenza fiscale:

- per i beni mobili: la competenza fiscale si considera la data di spedizione o di consegna del

bene;

- per i beni immobili: si considera la data di stipulazione del contratto;

- per i servizi: si considerano quando la prestazione sono ultimate, ad esempio la fattura del

commercialista.

3. Certezza e determinabilità: il costo deve essere documentato, ad esempio la fattura.

4. Iscrizione nel bilancio: apportati i costi in bilancio o i ricavi.

5. Imputabilità specifica: i costi in generale si devono riferire ad attività da cui derivano i ricavi; principio

della competenza economica ovvero che i costi vengono dedotti perché riferiti ai ricavi.

Calcolo del reddito fiscale

Reddito fiscale dell’impresa:

Si parte dal reddito d’esercizio, si sommano le variazioni in aumento ovvero i costi che non possono essere

dedotti oppure diminutivi cioè i ricavi che non sono imponibili sui quali si calcola l’imposta.

Reddito di bilancio

(utile dell’esercizio)

+

variazioni fiscali in aumento

(costi non deducibili fiscalmente)

-

variazioni fiscali in diminuzione

(ricavi non imponibili fiscalmente)

=

reddito fiscale

Il reddito fiscale e risultato economico dell'impresa rideterminato in relazione alle norme

tributarie (T.I.U.R)

Come si calcola il reddito fiscale da assoggettare all'IRES? Si calcola partendo con il reddito di

esercizio (utile) si aggiungono quei costi non deducibili fiscalmente (variazioni fiscali in aumento) e

si sottraggono i ricavi non imponibili fiscalmente (variazioni fiscali in diminuzione).

Reddito d’esercizio + variazioni fiscali in aumento - variazioni fiscali in

Diminuzione = reddito fiscale

Argomenti

svalutazione dei crediti (pag. 93)

• ammortamento (pag. 92)

• trattamento delle spese di manutenzione e riparazione come funziona

• le rimanenze come funzionano nella valutazione fiscale

plusvalenza

Svalutazione dei crediti

Civilisticamente parlando la svalutazione dei crediti la effettuiamo il 31/12 con le scritture di

assestamento per il principio della prudenza si effettuano varie ipotesi. Il legislatore civilistico fa delle

ipotesi.

Invece il legislatore fiscale dice che sui crediti commerciali (che derivano quindi dalla vendita di

merci, quindi fatture emesse e stornate con cambiali attive) la svalutazione/ il costo è deducibile in

ciascun esercizio nei limiti dello 0,50% del valore nominale non rettificato dei crediti commerciali,

questo si può fare solo se il fondo accantonato non ha raggiunto il 5% del valore nominale degli

stessi. Dunque lo 0,50% lo puoi dedurre quando il fondo non è arrivato al 5% dei crediti, nel momento

in cui supera il 5% allora l’eccedenza /la differenza che si è venuta a creare diventa una variazione

in aumento del reddito di bilancio. Esempio PAG.95

Ammortamento civilistico e fiscale

Ammortamento civilistico: è un procedimento tecnico contabile con il quale si va a ripartire il costo storico

di un bene nei vari anni di utilizzo.

Ragioni per le quali si effettua l’ammortamento:

1) Per l’applicazione del principio della competenza economica che serve/esige per calcolare l’utile

d’esercizio che si prendano quei costi che hanno partecipato alla produzione (esempio: il fabbricato

parteciperà alla produzione con l’ammortamento, perché è un costo pluriennale, quindi in questo

caso occorre calcolare la competenza annuale, tramite l’ammortamento)

2) Per la sommatoria di tutti questi ammortamenti confluisce in un fondo che viene usato a rettifica

come posta rettificativa del costo pluriennale/del costo storico, per capire quanto vale oggi il

fabbricato/del cespite, (che valore contabile ha il fabbricato).

3) Ammortamento fiscale/vantaggio fiscale: ovvero che è possibile abbattere le tasse per

l’ammortamento, perché aumentano i costi e automaticamente la differenza tra ricavi e costi

andrebbe a diminuire l’utile e quindi andrebbero a diminuire anche le tasse (meno utile, meno

tasse); le tasse sono proporzionate alla base imponibile ovvero aumenta la base imponibili e aumenta

il calcolo percentuale.

La normativa civilistica (codice civile) stabilisce che l’ammortamento inizia quando il bene è disponibile o

pronto all'uso (cioè nel momento in cui ho il bene).

La normativa fiscale, si presenta sempre più vincolante: dice che le quote di ammortamento del costo/dei

beni strumentali, sono deducibili a partire dall'anno in entrata in funzione del bene (cioè il bene nel momento

in cui lo faccio funzionare, allora bisogna fare l’ammortamento fiscale).

Ci sono casi particolari:

- I beni il cui costo non è superiore a 516,46 € vige l’ammortamento integrale (ad esempio: se io ho

comprato un software che costa 450 €, io posso ammortizzarlo integralmente nell'anno, posso

portarlo in deduzione integralmente).

- Nel primo esercizio di entrata in funzione del bene il coefficiente va ridotto alla metà, ovvero che

fiscalmente parlando, se la percentuale di ammortamento ad esempio è del 20%, va ridotto alla metà.

❖ Le quote di ammortamento sono fiscalmente deducibili se sono calcolati in misura non superiore

a quella risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti da un’apposita tabella approvata con

decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, (ad esempio, macchinario 25%, fabbricato

3/4%, i coefficienti sono stabiliti da apposita tabella, se l’ammortamento non è stato calcolato in

misura superiore a questo è possibile fiscalmente dedurre).

Se:

l’ammortamento fiscale ≥ ammortamento civilistico

Non c’è nessuna variazione

Se:

L’ammortamento fiscale

Variazione in aumento pari alla differenza tra i due valori

Plusvalenza e reddito imponibile

La plusvalenza: ricavo della vendita di beni strumentali.

Il bene strumentale viene ceduto e la plusvalenza si genera tra il prezzo di vendita e il valore contabile.

Il valore contabile di un bene è dato dal costo storico meno fondo ammortamento.

La plusvalenza (ricavi) può concorrere alla formazione del reddito imponibile in due maniere:

❖ O si inserisce quindi può concorrere per l’intero ammontare nell’esercizio in cui è stata realizzata;

❖ Oppure, se i beni posseduti da almeno tre anni, a scelta del contribuente, può concorrere alla

formazione del reddito, in quote costanti, nell’esercizio stesso e nei successivi esercizi ma non

altre il quarto, cioè viene divisa in cinque parte. La plusvalenza su delibera del consiglio/degli

amministratori, può essere frazionata in cinque anni.

➢ Nel momento in cui io metto ad esempio 1000€ di plusvalenza intera, il fisco non dice nulla, perché

l’ho messa a formare i ricavi, quindi più sono alti i ricavi meglio è per il fisco.

➢ Invece, nel momento in cui si opta per frazionare (fare quindi un quinto della plusvalenza), cioè che

in sede di dichiarazione, gli amministratori decidono che è possibile dividere la plusvalenza in

cinque anni.

Quale meccanismo bisogna fare come procedura?

Variazione in diminuzione di 1000

Variazione in aumento di 200

Spese di manutenzione e riparazione

La deducibilità fiscale dei costi inerenti alle spese di manutenzione e riparazione

Introduzione:

Cosa riguardano e dove figurano le spese di manutenzione e riparazione?

Riguardano il bene strumentale e vengono inseriti nel conto economico nei costi di servizio, generalmente

sono costi d’esercizio.

Le spese di manutenzione/collaudo, viene imputata al bene ovvero la fattura della spesa viene registrata

con il macchinario, questo concetto è chiamato patrimonializzazione (cioè la spesa inerente al cespite, viene

registrata usando il conto macchinario/ il conto del cespite), ciò va ad aumentare il il costo del macchinario.

Ad esempio:

Macchinario 50.000 € dare

Iva a credito 11.000 € dare

Debiti v/ fornitori 61.000 € avere

Quindi la spesa aumenta il valore e aumenta l’ammortamento e quindi più costi (quindi più costi, meno

utile, meno tasse).

(La lezione non riguarda le spese di patrimonializzazione)

Ma le spese inserite nel conto economico

Spese inserite nel conto economico e figurano nei costi d’esercizio:

Le spese di manutenzione/riparazione, non patrimonializzate sono deducibili (è possibile abbattere il

reddito) nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni ammortizzabili che risulta nel registro dei

beni ammortizzabili, ovvero io prendo il valore di tutti i beni ammortizzabili presente nel registro dei beni

moltiplicando per 5, però la legge dice di prendere in considerazione:

▪ Il valore che risulta all'inizio dell'esercizio se l’impresa opera da più anni;

▪ Se invece è di nuova costituzione e quindi non ho un passato, il valore verrà preso da un registro al

termine dell'esercizio.

Come funziona?

Prendo i costi di manutenzione del conto economico, prendo il limite dei costi di manutenzione quindi deve

essere del 5% deducibile.

Se il costo di manutenzione messo nel C.E.

>

Del costo di manutenzione fiscalmente permesso

=

Allora la variazione fiscale è in aumento

Differenza c’è tra costo di ammortamento, costo di svalutazione e costo di spese di

manutenzione?

❖ Il costo di ammortamento e il costo di svalutazione, non le pago;

❖ Mentre, il costo di spese di manutenzione, le pago, quindi sulla spesa di manutenzione la legge dice

quello che hai messo in bilancio è maggiore di quello che ti era permesso dedurre e quindi c’è una

variazione fiscale in aumento, tuttavia la legge dice che siccome le spese di manutenzione tu le

sostieni (l’azienda), questo importo, questo quinto è possibile dedurlo in diminuzione nei cinque

esercizi/anni successivi.

Perché materialmente io la spesa la sostengo, a differenza invece, dell'ammortamento che viene

usato solo per abbattere l’utile, la svalutazione non la spendi viene usata solo per abbattere l’utile

come costo.

Tuttavia, questi costi di manutenzione possono essere recuperati nei cinque anni successivi

mettendo in questo caso la variazione di un quinto in diminuzione.

Successivamente la legge dice, che se la manutenzione derivano da un contratto periodico ovvero

se ci sono dei beni assoggettati al contratto annuale, allora è possibile portare quei canoni /quei

beni in deduzione.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza tra imposte dirette e indirette?
  2. Le imposte dirette colpiscono il reddito delle persone fisiche e delle società, come l'IRPEF e l'IRES, mentre le imposte indirette, come l'IVA, si applicano sui beni e servizi e colpiscono il consumatore finale.

  3. Come si calcola il reddito fiscale di un'impresa?
  4. Il reddito fiscale si calcola partendo dal reddito d'esercizio, aggiungendo le variazioni fiscali in aumento (costi non deducibili) e sottraendo le variazioni fiscali in diminuzione (ricavi non imponibili).

  5. Quali sono i principi tributari che definiscono un costo deducibile?
  6. Un costo è deducibile se è inerente all'attività d'impresa, documentato, iscritto in bilancio e rispettoso della competenza fiscale, come indicato nella normativa tributaria.

  7. Come funziona la svalutazione dei crediti secondo la normativa fiscale?
  8. La svalutazione dei crediti commerciali è deducibile fino allo 0,50% del valore nominale non rettificato, a condizione che il fondo accantonato non superi il 5% del valore nominale dei crediti.

  9. In che modo le spese di manutenzione e riparazione sono deducibili fiscalmente?
  10. Le spese di manutenzione e riparazione sono deducibili nel limite del 5% del costo complessivo dei beni ammortizzabili, e se superano tale limite, la differenza genera una variazione fiscale in aumento.

Domande e risposte

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