Concetti Chiave
- Vardhamana, noto come Jina, è il fondatore del jainismo, il cui nome deriva dai suoi seguaci chiamati "jainisti".
- La dottrina jainista, sviluppata da Vardhamana durante un periodo di ascetismo, rifiuta i testi vedici e l'autorità sacerdotale, enfatizzando la liberazione dell'anima dal ciclo delle rinascite.
- Per raggiungere la liberazione, i jainisti praticano severe discipline come l'ascetismo, il digiuno e la contemplazione, evitando azioni ingiuste verso ogni forma di vita.
- I jainisti adottano pratiche uniche per proteggere le creature viventi, come camminare spazzando il terreno e filtrare l'acqua prima di bere.
- I monasteri jainisti, centri di cultura e attività economiche, hanno avuto un impatto significativo sull'architettura indiana nel corso della storia.
Vardhamana e il jainismo
Origini del jainismo
Il fondatore del jainismo fu un nobile di nome Vardhamana, detto anche Jina, ossia “il vittorioso”: da lui presero nome i “jainisti” suoi seguaci (in origine chiamati Niggantha, ossia “coloro che sono sciolti dai legami”).
Dottrina e pratiche ascetiche
Vardhamana abbandonò la sua reggia e per dodici anni si dedicò a una vita ascetica durante la quale elaborò la sua dottrina; in particolare, la setta (fondata nel IV secolo a.C. e tuttora vitale) respingeva completamente i libri sacri del Veda e l’autorità dei sacerdoti. Anche gli dei , secondi i jainisti, erano soggetti al ciclo delle rinascite al pari delle anime umane: soltanto spezzando i vincoli delle rinascite si sarebbe potuto liberare l’anima, che sarebbe volata in luoghi celesti per dimorarvi eternamente libera. Questo scopo sarebbe raggiungibile solo con anni di severa disciplina e di mortificazione: ascetismo, digiuni, contemplazione.
I jainisti dovevano quindi evitare tutto ciò che avrebbe potuto contaminare la loro esistenza con atti ingiusti; in modo particolare era loro vietato nuocere a qualsiasi creatura vivente, di qualunque dimensione fosse, poiché anch’essa avrebbe di certo contenuto un’anima. Ancora oggi, quindi, i pianisti più ortodossi non coltivano la terra per timore di schiacciare i vermi, camminano spazzando il terreno davanti a loro, per non calpestare qualche insetto, e per lo stesso motivo non devono acqua senza filtrarla e portano una garza davanti alla bocca.
Influenza culturale e architettonica
I jainisti comunque successivamente si stabilirono in monasteri che divennero centri di cultura e di attività economiche al punto da influire notevolmente anche sull’architettura indiane.
Domande da interrogazione
- Chi è il fondatore del jainismo e quale significato ha il suo nome?
- Qual è il principale obiettivo della dottrina jainista secondo Vardhamana?
- In che modo i jainisti praticano il rispetto per tutte le forme di vita?
Il fondatore del jainismo è Vardhamana, noto anche come Jina, che significa “il vittorioso”. I suoi seguaci sono chiamati “jainisti”, un nome derivato dal suo.
L'obiettivo principale della dottrina jainista è liberare l'anima dal ciclo delle rinascite, raggiungendo luoghi celesti attraverso anni di severa disciplina e mortificazione, come l'ascetismo e la contemplazione.
I jainisti evitano di nuocere a qualsiasi creatura vivente, seguendo pratiche come camminare spazzando il terreno per non calpestare insetti e filtrare l'acqua per non danneggiare organismi microscopici, dimostrando un profondo rispetto per ogni forma di vita.