Concetti Chiave
- Giuseppe Ungaretti, nato ad Alessandria d'Egitto nel 1888, sviluppa una passione per la poesia durante gli anni di formazione, influenzato da autori come Leopardi e D'Annunzio.
- La guerra gioca un ruolo fondamentale nella sua vita e nella sua poesia, con Ungaretti che la considera un mezzo per affermare ideali patriottici e cercare identità nazionale.
- L’Allegria, pubblicata in varie edizioni dal 1916 al 1942, riflette un lungo processo di evoluzione poetica, trasformando il tema del naufragio in una celebrazione della vita.
- I temi delle liriche di Ungaretti si concentrano sulla vita del soldato, la volontà di vivere e la fratellanza in tempo di guerra, spesso con uno sfondo di sofferenza e ricerca di identità.
- Ungaretti innova il suo stile poetico abolendo la punteggiatura e utilizzando frasi brevi e scarne, ponendo l'accento sull'essenzialità della parola e sullo stato umano.
Qual è l'infanzia e la formazione di Ungaretti?
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da emigrati italiani. (Ungaretti: “naufrago del mondo in cerca di approdo”).
A soli due anni perse il padre, morto in un incidente sul lavoro.
Grazie alla madre poté frequentare la scuola superiore di Alessandria, dove entrò in contatto con i fuoriusciti anarchici e si appassionò alla poesia di Leopardi, Carducci, Pascoli e D’Annunzio.
Nel 1912 fece il suo primo viaggio in Italia continuando a lavorare come corrispondente per “La Voce”.
Stabilitosi a Parigi studiò al Collége de France e alla Sorbona dove si appassionò allo studio della poesia simbolista e decadente e alle avanguardie europee. Collaborò con “Lacerba” (è il giornale degli interventisti) sulla quale pubblicò le prime poesie.
Esperienze di guerra e poesia
Allo scoppio della prima guerra mondiale Ungaretti si trasferì a Milano. Fu un deciso interventista che vedeva la guerra come un mezzo per trasmettere i propri ideali patriottici, ed un modo per rafforzare il legale con l’Italia, per avvicinarsi ad una patria e per acquistare un’identità nazionale e per condividere ideali comuni.
Così Ungaretti fu un volontario della guerra (così come Montale), arruolato nel 1918 mandato a combattere sul fronte francese.
Ungaretti dichiarò che la guerra è un processo mirato ad “eliminare la guerra”.
Riconoscimenti e vita personale
Finita la guerra, si stabilì a Parigi e cominciò a lavare come corrispondente per il “Popolo d’Italia”, lo stesso giornale fondato da Mussolini.
Nel 1921 Ungaretti tornò in Italia con la moglie, Jeanne Dupoix, dove si aprì un periodo di riconoscimenti ufficiali, dalla nascita dei figli Anna Maria e Antonietta, e dalla crisi religiosa che lo accostò alla fede cristiana e che lo portò a rivalutare il suo approccio con la vita e la poesia.
Dal 1931 al 1935 fu un inviato speciale della “Gazzetta del Popolo”. In questi anni organizzò le sue prime raccolte.
Nel 1936 si trasferì in Brasile, dove rimase fino al 1942 dove occupa una cattedra di lingua e letteratura italiana.
Nel 1943 rientra in Italia dove ottiene la cattedra di letteratura italiana all’Università di Roma.
Morì a Milano nel 1970.
L'Allegria: evoluzione e significato
Nel 1916 Ungaretti pubblica Il porto sepolto, che comprende le poesie scritte dal 1914, durante la prima guerra mondiale, in poi.
Solo nel 1919 la raccolta fu inglobata in una più ambia, l’Allegria di naufragi, il cui titolo allude al naufragio del popolo europeo travolto dalla guerra.
La raccolta fu ripubblicata nel 1931 con molte modifiche e con il nuovo titolo L’Allegria, mentre l’edizione definitiva uscì nel 1942.
Quest’opera dunque rappresenta il risultato di una lunga gestazione e riflessione durata quasi vent’anni, nel quale il poeta svolge una complessa rielaborazione sui testi con dei risultati a volte molto diversi da quelli originali.
La dimostrazione di questo processo di cambiamento interiore di Ungaretti stesso è dato dal titolo stesso: Allegria di naufragi diventa semplicemente L’allegria.
“Allegria” come ossimoro della forza di vita positiva che nasce anche nei naufragi desiderosi di vita nonostante la guerra. Eliminando il termine “naufragi” il poeta vuole mantenere un sentimento positivo e vitale come se volesse sottolineare l’approdo a una nuova concezione dell’esistenza e la partecipazione ad una patria.
L’allegria è suddivisa in cinque sezioni: “Ultime” (titolo che indica il superamento dei modi poetici giovanili; questi componimenti infatti non erano inseriti nelle precedenti raccolte, ma sono una delle aggiunte successive nelle ultime edizioni), “Il porto sepolto”, “Naufragi”, “Girovago” e “Prime” (allusione al nuovo modo di poetare).
All’interno della raccolta vi sono certi componimenti, che, seppur non possono essere considerati vere e proprie dichiarazioni di poetica, esplicano la concezione di poesia sostenuta da Ungaretti. Per esempio:
• In memoria. Scritta nel 1916 ed è la lirica che apre “Il porto sepolto” ed è dedicata a Moammed Sceab, un amico d’infanzia di Ungaretti che, come lui, aveva lasciato Alessandria ed era emigrato a Parigi, dove, però, non era riuscito ad integrarsi e a trovare una propria identità. Una condizione, in parte simile a quella di Ungaretti, il quale però era riuscito a superare questo senso di sradicamento grazie all’attività poetica, ed era riuscito ad acquistare consapevolezza di se stessi e ad acquistare una propria identità.
• Il porto sepolto. Da il nome all’omonima sezione dell’allegria. Riflette sull’origine della poesia e dell’ispirazione poetica, riallacciandosi alla poetica del simbolismo, e, ovvero ad una ricerca laboriosa.
• Allegria di naufragi. Attraverso immagini analogiche e simboliche il processo che è a base della creazione poetica, poesia come viaggio senza fine, ed il poeta è colui che anche dopo il naufragio riprende il cammino senza timore come un “lupo di mare”.
Temi e stile di Ungaretti
La maggior parte delle liriche furono scritte nel periodo in cui l’autore prestava servizio militare e dunque hanno come sfondo la guerra.
Questi testi, infatti, recano la data e il luogo di composizione come se fossero un diario, o meglio, un esame di coscienza quotidiano.
Uno dei temi fondamentali è la vita del soldato vista come una drammatica e sofferta lotta per sopravvivere (Soldati). Il secondo tema presenta è la volontà di vita di soldati che lottano per la propria vita (Veglia). Terzo tema è il valore della fratellanza generata dalla vicinanza con la morte (Fratelli). In queste opere Ungaretti non riguarda solo l’esperienza della guerra, ma affronta anche ricordi lontani, spesso paesaggi carsici aridi e desolati che rispecchiano l’animo straziato di un soldato volenteroso di vita (San Martino del Carso). Vi è spesso un’identificazione con la natura che ricorda il panismo dannunziano e il simbolismo decadente (I fiumi).
La ricerca di questi valori, temi, la patria che non sente ancora sua sono simboli di un’analisi interiore e di una ricerca della purezza e dell’essenzialità della parola. Frasi semplici, brevi, privi di punteggiatura, ma che impressionano e che lasciano un senso di vuoto e suspence.
Ungaretti si rivede in una duplice rivelazione: il poeta, il quale ricerca l’essenza pura delle cose, e il lato umano, nel quale, l’uomo, come poeta ricerca il senso stesso della propria vita all’interno della poesia. L’uomo infatti si deve calare nella realtà liberandosi dalla sovrastrutture retoriche ed arrivare all’assoluto poetico.
Vi sono infatti le innovazioni stilistiche di Ungaretti: l’abolizione della punteggiatura, la presenza di spazi bianchi che liberano lo stato umano dell’uomo, il rifiuto della lingua aulica e quindi retorica, essenzialità delle parole con presenza di espressioni scarne, sconvolgimento della sintassi e rifiuto delle forme tradizionali come ritmi e rime.
Conversione e maturità poetica
Dopo il 1928 Ungaretti diventa cristiano e di questa esperienza sono testimoni Il Sentimento del tempo, un opera della sua maturità.
Pubblicata nel 1933 per la prima volta assume la struttura definitiva nel 1943 in sette sezioni: Prime, La fine di Crono, Sogni e accordi, leggende, inni, la morte meditata e l’amore.
Il tema è quello dell’uomo in pena, perduto di fronte alla questione dell’esistenza. Medita sul trascorrere del tempo, sulla morte, sui miti ed i temi astratti.
Pubblicata nel 1939 a San Paolo,in Brasile. Provato dalla morte del fratello perde il figlio e scoppia la seconda guerra mondiale. Sono momenti di sofferenza, angoscia e paura.
Il tema è quello del senso di smarrimento causato dalla morte e dalle perdite.
Diverse sezioni che distinguono momenti diversi del dramma dell’autore: tutto ho perduto, dedicata al figlio, giorno per giorno e il tempo è muto per ricordarlo, roma occupata e i ricordi il dolore di una nazione.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'infanzia di Ungaretti nella sua formazione poetica?
- Come ha influenzato la guerra la poesia di Ungaretti?
- Qual è il significato del titolo "L'Allegria" nella raccolta di Ungaretti?
- In che modo Ungaretti ha innovato il suo stile poetico?
- Qual è il tema centrale dell'opera "Il Sentimento del tempo"?
L'infanzia di Ungaretti, segnata dalla perdita del padre e dall'emigrazione, ha influenzato profondamente la sua formazione poetica, portandolo a cercare un'identità attraverso la poesia e a entrare in contatto con ideali anarchici e letterari durante gli anni di scuola ad Alessandria.
La guerra ha avuto un impatto cruciale sulla poesia di Ungaretti, che la considerava un mezzo per esprimere ideali patriottici e una lotta per la vita, come evidenziato nelle sue liriche scritte durante il servizio militare, dove la sofferenza e la fratellanza tra soldati emergono come temi centrali.
Il titolo "L'Allegria" rappresenta un ossimoro, suggerendo una forza vitale che emerge anche nei momenti di naufragio e sofferenza, riflettendo un approdo a una nuova concezione dell'esistenza e un desiderio di vita nonostante le avversità.
Ungaretti ha innovato il suo stile poetico abolendo la punteggiatura, utilizzando spazi bianchi e frasi brevi e scarne, rifiutando la lingua aulica e le forme tradizionali, per esprimere l'essenzialità e la purezza della parola.
"Il Sentimento del tempo" esplora il tema dell'uomo in pena di fronte all'esistenza, meditando sul trascorrere del tempo, la morte e le perdite, riflettendo le esperienze personali di Ungaretti, tra cui la morte del fratello e del figlio, in un contesto di angoscia e smarrimento.