L’Allegria
Questa raccolta nasce dalla fusione di due precedenti sillogi: il Porto Sepolto del 1916 e
Allegria di Naufragi del 1919, con l'aggiunta di alcune composizioni (parte delle quali
già riportata nell'edizione de Il Porto Sepolto del 1923) e la cancellazione di altre che
ora compaiono in Vita d'un uomo, cioè tutte le poesie fra le Poesie disperse. La prima
edizione, pressoché definitiva, de L'Allegria risale al 1931, ma fino alla morte il poeta
ha continuato a modificare il testo dando origine ad un numero notevole di varianti.
L'Allegria è ripartita, nell’attuale stesura, in cinque gruppi di poesie:
- Ultime
- Il Porto Sepolto
- Naufragi
- Girovago
- Prime Ultime
Nonostante il titolo, Ultime è il gruppo di poesie ungarettiane più antiche fra quelle
riportate in Vita d'un uomo. Composte a Milano e pubblicate in genere per la prima
volta a più riprese su "Lacerba" nel 1915, sono state largamente corrette e variate in
occasione delle successive edizioni.
In Ultime al paesaggio milanese si alterna quello favolosamente riferito, della sua terra
natia; Milano è colta in quel nebbioso aspetto invernale che oggi, nel centro, non
conosce quasi più, e meglio si riscopre nella periferia. In ben tre composizioni, figure
umane sono collettivamente rappresentate: cosa rara nel resto de L'Allegria.
Suggestioni decadenti s'intravedono nel ritorno del compagno arabo suicida o nel
senso di solitudine suggerito dal colore del Tappeto; il tono prevalente è malinconico,
anche se la volontà di reazione si sforza di palesarsi con il rifiuto di "vivere di
lamento / come un cardellino accecato" e la morte che il poeta dichiara di preferire
non risponde a miti eroici, bensì al lasciarsi morire (come la quaglia che non ha più
voglia di volare). La tensione verso l'unanimità, che caratterizzerà la posteriore
produzione ungarettiana, qui è avvertibile specialmente nella composizione
introduttiva, definita dal Contini "una monade lirica".
Ecco le poesie che costituiscono Ultime:
- Agonia
- Casa
- Chiaroscuro
- Eterno
- Levante
- Noia
- Notte di maggio
- Popolo
- Ricordo d’Africa
- Tappeto
Agonia
(da L'Allegria - da Ultime)
Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
Milano 1914/1915
Casa mia
(da L‘Allegria - da Ultime) Sorpresa
dopo tanto
d'un amore
Credevo di averlo sparpagliato
per il mondo
Milano 1914/1915
Chiaroscuro
(da L‘Allegria - da Ultime)
Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s'è ucciso l'altra sera
Rifà giorno
Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro
Milano 1914/1915
È la prima apparizione di Moammed Sceab, l'amico arabo che Ungaretti conobbe in Egitto e che poi
raggiunse a Parigi: suicida, come si sa dalla poesia "In memoria".
Eterno
(da L‘Allegria - da Ultime)
Tra un fiore colto e l'altro donato
l'inesprimibile nulla
Milano 1914/1915
Levante
(da L‘Allegria - da Ultime) La linea
vaporosa muore
al lontano cerchio del cielo
Picchi di tacchi picchi di mani
e il clarino ghirigori striduli
e il mare è cenerino
trema dolce inquieto
come un piccione
A poppa gli emigranti soriani ballano
A prua un giovane è solo
Di sabato sera a quest'ora
Ebrei
portano via
i loro morti
nell'imbuto di chiocciola
tentennamenti
di vicoli
di lumi
Confusa acqua
come il chiasso di poppa che odo
dentro l'ombra
del
sonno
Milano 1914/1915
È una poesia sulla quale Ungaretti ha molto lavorato e che va messa in connessione con un'altra
intitolata Nebbia. La lirica nasce dal ricordo della prima partenza di Ungaretti per l'Europa; composizione
dalla genesi piuttosto tormentata, appare incentrata, nella sua stesura definitiva, sulla contrapposizione
fra il poeta solo che medita su episodi del tempo trascorso nella terra della propria infanzia e altri
passeggeri della nave che passano in baldoria un momento potenzialmente carico di tristezza e di
speranza, quale quello del viaggio dell'emigrante.
Noia
(da L‘Allegria - da Ultime) Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra dei fili tranviari
sull'umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti
nel mezzo sonno
tentennare
Milano 1914/1915
Notte di maggio
(da L‘Allegria - da Ultime) Il cielo pone in capo
ai minareti
ghirlande di lumini
Milano 1914/1915
Popolo
da L‘Allegria - da Ultime Fuggì il branco solo delle palme
e la luna
infinita su aride notti
La notte più chiusa
lugubre tartaruga
annaspa
Un colore non dura
La perla ebbra del dubbio
già sommuove l'aurora e
ai suoi piedi momentanei
la brace
Brulicano già gridi
d'un vento nuovo
Alveari nascono nei monti
di sperdute fanfare
Tornate antichi specchi
voi lembi celati d'acqua
E
mentre ormai taglienti
i virgulti dell'alta neve orlano
la vista consueta ai miei vecchi
nel chiaro calmo
s'allineano le vele
O patria ogni tua età
s'è desta nel mio sangue
Sicura avanzi e canti
sopra un mare famelico
Milano 1914/1915
Nota fin dal suo apparire, questa poesia fu dedicata a Benito Mussolini. Ungaretti incontrò Mussolini nel
periodo interventista e fu in rapporto con lui per molti anni, pur via via distaccandosi dalle sue idee,
specialmente quelle antifrancesi e filotedesche, per non dire poi della indignazione per la campagna
razziale.
Ricordo d’affrica
(da L‘Allegria - da Ultime) Il sole rapisce la città
Non si vede più
Neanche le tombe resistono molto
Milano 1914/1915
Tappeto
(da L‘Allegria - da Ultime)
Ogni colore si espande e si adagia
negli altri colori
Per essere più solo se lo guardi
Milano 1914/1915
Il Porto Sepolto
Il titolo di questa raccolta venne suggerito dalla notizia di un porto sommerso in
Egitto che per il poeta simboleggiava il segreto che esiste in ogni uomo. Le
poesie de Il Porto Sepolto sono state composte tutte al fronte durante la prima
guerra mondiale e Ungaretti ha annotato con estrema precisione di ognuna il
luogo e la data. La genesi del libro viene anch'essa riferita dall'autore.
Il Porto Sepolto fu stampato a Udine nel 1916, in edizione di 80 esemplari a cura
di Ettore.
Questo libro, nonostante le condizioni di estrema precarietà in cui è stato
composto, non rappresenta solo l'opera prima di Ungaretti, ma anche la base
non casuale per tutta L’Allegria e per buona parte della successiva produzione.
È da notare il fatto che tutta L’Allegria è stata continuamente riscritta dal
poeta, tanto che dei 112 componimenti compresi in Allegria di Naufragi solo 17
sono riportati integri nella stesura definitiva: di questi 17 ben 9 sono derivati da
Il Porto Sepolto, benché a questa raccolta appartenessero solo 32 delle 112
composizioni di Allegria di Naufragi. E ciò dimostra che, pur restando valida la
lettura diacronica di tutte le varianti per "cogliere lo straordinario lavoro di
censura e di lucidissima instancabile sublimazione compiuto", già ne Il Porto
Sepolto Ungaretti ha saputo trovare un'espressione che egli stesso ha giudicato
perfetta anche alla luce delle successive esperienze. La memoria è la prima
sorgente d'ispirazione di questi versi: il ricordo dell'amico suicida o del suo
mondo egiziano o di altri ambienti; ma molte composizioni sono legate anche al
contingente, alla guerra e al suo paesaggio. Denominatore comune fra i due
elementi è che Ungaretti non riferisce la cronaca, ma il risultato di una
mediazione; perciò sulla carta appare non la realtà, ma la traccia da questa
lasciata nel suo spirito. Così la morte, continuamente presente nella raccolta, si
colora e si riveste di forme, in modo da mutare ogni volta il proprio significato:
dall'agghiacciante ghigno al chiaro del plenilunio all'abbraccio malinconico e
sonnacchioso, dall'indeterminato ricordo di "qualche amico morto" alla
tenuemente allusiva "bara di freschezza". Come spesso nella vita e nella
poesia, anche ne Il Porto Sepolto, a thanatos (= morte) si accompagna eros
(= amore) nelle sue più vaste accezioni: dalle "voglie inappagabili" all'infantile
desiderio di mammella e all'ansia di "possedere". Eros muove dall'istinto di
conservazione ("Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita"), ma giunse a
sublimarsi anche nella fratellanza e nell'amore universale: e la libido di cui si
carica persino il paesaggio (dall'"oceano libidinoso" al "carnato del cielo") è la
positiva compensazione del mondo bellico, ma anche della giovanile ansia
esistenziale ungarettiana che in Moammed Sceab aveva trovato il suo tragico
epilogo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.