Concetti Chiave
- Umberto Saba, nato Poli, cambiò il cognome in onore della balia Peppa Sabaz, con cui sviluppò un legame profondo durante l'infanzia.
- La figura materna, rappresentante dell'autorità, influenzò il complesso edipico di Saba, portandolo a una nevrosi che lo spinse a cercare una terapia psicanalitica.
- Il titolo "Canzoniere" riflette la volontà di Saba di mantenere la continuità con la tradizione poetica italiana, contrariamente alle correnti simboliste e avanguardistiche.
- Saba si distacca dalle correnti poetiche del suo tempo proponendo una poesia onesta e razionale, mirata a conoscere e rappresentare la realtà piuttosto che abbracciare l'irrazionalità.
- Il romanzo autobiografico "Ernesto" affronta temi innovativi come l'omosessualità, rivelando la ricerca di identità e i conflitti interiori del poeta.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/umberto-saba/umberto-saba.html
Umberto Saba è un altro autore triestino; in realtà lui non si chiamava Saba di cognome, ma Poli (cognome italiano a differenza di Italo Svevo che voleva significare la continuità con il mondo tedesco). Cambia il cognome con quello della balia Peppa Sabaz, perché lui era nato nel 1883 a Trieste e il padre aveva abbandonato la famiglia prima della sua nascita. La madre trovandosi da sola e dovendo provvedere al mantenimento suo e del figlio lo affidò alla balia, con cui Saba avrà un legame forte. Ci sarà un legame più forte per un certo periodo della vita con la balia piuttosto che con la madre. Il padre lo conoscerà dopo 20 anni e lui stesso dopo averlo conosciuto dice di aver capito perché i genitori non potevano stare assieme.
Infatti, la madre era ebrea e come tutta la sua razza si caricava dei dolori e delle sofferenze del mondo; quindi era una donna anche dura. Infatti lui dice di ave sofferto alla rovescia il complesso Edipico nel senso che la figura dell’autorità era quella materna non quella paterna. Viceversa il padre, nel momento in cui lo conosce, lo definirà un bambino, non adatto al ruolo di famiglia; ha comunque anche aspetti positivi per i quali il padre rappresenta la trasgressione, l’ispirazione artistica. In una poesia scrive anche che suo padre è stato per lui l’assassino (probabilmente era un’espressione che usava sua mamma) “l’assasin de to pare”= disgraziato.
Trieste gravitava infatti nel mondo tedesco, ma aveva anche in altri influssi tra cui quello veneto per cui c’è questa concezione. Questi rapporti con i genitori saranno anche causa della sua nevrosi. Nel 1930 entra in cura psicanalitica per risolvere questi suoi problemi. Anche il rapporto con la madre era un rapporto conflittuale, proprio perché la madre rappresentava l’autorità (forse per carattere ma forse anche per necessità).
Compie i suoi studi e poi ad un certo punto interrompe questi studi regolari e proseguirà da autodidatta, scrivendo versi da subito. Nel 1906 attraverso un figlio di d’Annunzio aveva conosciuto d’Annunzio a Firenze e nella prima fase artistica subisce anche l’influenza di d’Annunzio. Scriverà opere teatrali firmate con uno pseudonimo, Umberto da Montereale, nel quale si sente l’eco d’annunziano perché è uno pseudonimo pomposo, tipicamente d’annunziano. Poi si libererà dall’influenza d’annunziana. Nel 1909 sposa Carolina Woelfler, che lui chiama Lina, da cui si separa per un breve periodo e a cui dedica Trieste, Una donna, Nuovi versi per Lina. Dal matrimonio nasce una figlia, Linuccia.
Nel 1911 pubblica la sua prima raccolta di poesie a sue spese, ma senza incontrare nessun successo di pubblico. Tutte le sue raccolte poetiche confluiranno nel Canzoniere: ha volutamente questo titolo legato alla tradizione.
Manda a Slataper, un altro triestino che collaborava alla più importante rivista letteraria del tempo, Voce, il suo manifesto poetico Quel che resta da fare ai poeti, perché venisse pubblicato. In realtà sarà pubblicato solo nel 1953 perchè nel momento in cui lui lo manda, in Italia dominano le poetiche dannunziana, simbolista, che erano molto diverse da quella sabiana. Apre una libreria antiquaria (libreria di libri originali d’epoca) a Trieste, in cui lavorano due commesse, Paolina e Chiaretta, che compariranno anche nelle sue poesie.
Nel 1938 con le leggi razziali emanate dal fascismo se ne va a Parigi. Rientra un po’ più tardi come clandestino, va a Firenze e conosce Montale.
Nel 1948 al termine della guerra torna a Trieste, deluso dai risvolti della guerra mondiale. Temeva che al fascismo si sostituisse la democrazia cristiana.
Nel 1951 viene premiato dall’Accademia dei licei come poeta.
Muore nel 1957 a Gorizia (città che ha una doppia personalità nel senso che è bilingue ecc..), esattamente un anno dopo la moglie.
Saba come poeta triestino
L’appartenenza a Trieste non è casuale, ha il suo peso, ha il suo significato. È una figura complessa: è un ebreo da parte di madre, vive in una realtà mitteleuropea per molti aspetti infatti lui conosce Freud, conosce Nietzsche (come pensiero non come persone) perché è normale che in questo ambiente si conoscano questi autori. Entra in terapia psicanalitica negli anni ’30, com’era per Svevo. L’appartenenza a Trieste funziona anche nella direzione della volontà di rimanere fedele alla tradizione italiana nel periodo in cui la poesia andava verso la tradizione del simbolismo, del superomismo, dell’estetismo. Saba sembra ignorare tutti questi aspetti e viceversa vuole mantenere la continuità con la tradizione classica italiana, da Petrarca in poi, lo dimostra anche dalla scelta del titolo il Canzoniere, dove di rivoluzionario, di futuristico non c’ assolutamente nulla.È un po’ controcorrente da questo punto di vista, mentre gli altri sono lanciati in poetiche nuove con l’ide anche la poesia è irrazionale e si può cogliere solo attraverso una breve illuminazione. In Saba non troviamo niente di tutto questo. Anzi nella famosa dichiarazione di poetica Quel che resta da fare ai poeti lui dice che ai poeti resta da fare una poesia onesta, che nasca non da una ispirazione artefatta, forzata ma sincera perchè deve essere capace di arrivare in profondità, ma la profondità non è quella irrazionale, frammentaria (come quella delle correnti che abbiamo visto). In realtà la realtà è chiara, razionale. La poesia ha il compito di conoscere. Anche qui da un lato si dice che la realtà è inconoscibile, mentre lui dice no, la poesia ha il compito di conoscere. Conoscere che cos’è la vita, che è due cose: amore e dolore.
Amore in quanto non solo bisogno di amare ma anche di essere amati, dolore come capacità di soffrire.
Questa condizione accomuna non solo gli uomini, ma anche gli animali, i buoni animali li chiama, che sono vicini alla vita. Non a caso nelle poesie di Saba ci sono molti riferimenti a animali ad esempio La capra dal viso semita dove c’è questa umanizzazione (anche nel belato della capra dove sente il dolore, la sofferenza). Oppure quella poesia in cui paragona la moglie a diversi animali. Ricorre spesso agli animali perché sono nella stessa condizione degli uomini. Inoltre noi in quanto nati dalla vita sappiamo tutto della vita, come anche gli animali e le piante. Quindi non c’è niente di misterioso, di inconoscibile. Tutti coloro che sono nati, proprio per il fatto di essere nati dalla vita sanno tutto della vita. Dice sempre degli animali “i sereni animali che avvicinano a Dio”. Quindi la sua posizione è troppo diversa negli anni in cui scrive da quelli imperanti all’epoca.
Quindi Saba non è per niente rivoluzionario rispetto alla tradizione.
Le sue letture preferite erano Petrarca, Parini, Leopardi, che sono esempi di classicismo, Petrarca perché è il fondatore della lingua moderna, Parini è un esempio di classicismo perché è razionalista, Leopardi è l’altra vetta della tradizione lirica italiana.
Saba in realtà non è stato soltanto un poeta. Ha scritto varie poesie raccolte nel Canzoniere, che ha auto tre edizioni 1921, 1945, 1961 per un totale di circa 400 testi.
Saba prosatore
Saba non è stato solo un poeta, ma è stato anche uno scrittore. Come prosatore ha scritto in particolare un testo Scorciatoie e raccontini che è una raccolta di aforismi brevissimi e dice che i padri sono Leopardi con i Pensieri, ma soprattutto Nietzsche e Freud. Dice di aver imparato l’amore per gli aforismi da Nietzsche e dell’animo umano da Freud.
Questi aforismi vengono usati per smascherare le finzioni umane. Ecco la psicanalisi come tecnica per la conoscenza del mondo, che appare in un modo ma è in un altro. Quindi sottolinea l’ipocrisia, l’inautenticità di quello che si dice e che si fa. Lo stile è sempre sobrio, classico da questo punto di vista, ironico.
Ernesto
Ernesto è un romanzo autobiografico scritto nel 1953 in cui c’è una proiezione del poeta. È molto in anticipo sui tempi anche nei temi che tratta: tra i temi c’è quello dell’omosessualità (→ guarda scheda pagina 111).
Il Canzoniere
Il Canzoniere racchiude in tre volumi tutte le raccolte poetiche di Saba. I primi due volumi sono composti da 8 sezioni, il terzo da 9 sezioni (pagina 158). Ognuna delle sezioni ha un titolo. Il piccolo Berto è la sezione dove ricorda la sua infanzia e il suo rapporto con la balia, alla quale era più legato rispetto alla madre. Quando a un certo punto la mamma decide di staccarlo dalla balia e tenerlo con sé, reagisce male. Dopo la terapia psicanalitica riuscirà a recuperare un rapporto più sereno con la madre.
Città vecchia
Città vecchia è riferito a Trieste, in particolare alla parte antica, all’epoca occupata da un quartiere malfamato in cui si trovano i personaggi che costituiscono un detrito di uomo, i personaggi dei bassifondi e qui vediamo una caratteristica di Saba cioè la ricerca della fratellanza, della solidarietà umana appunti attraverso questi umili. Questi umili seguono più da vicino la vita perché seguono più da vicino il principio del piacere teorizzato da Freud e che la civiltà reprime costringendo gli uomini alla nevrosi.
La poesia è classica nel senso che non ha uno schema che possiamo definire in maniera precisa però c’è l’uso dell’endecasillabo, del settenario e ci sono anche le rime, anche se non sempre, e questo ci dimostra l’attaccamento alla tradizione.
Preghiera alla madre
Quando scrive il testo la madre è già morta e in virtù della cura psicanalitica il poeta recupera la figura della madre che aveva rimosso per questioni di conflittualità e recupera anche un rapporto più sereno, cioè riusciva a pensarla in termini sereni come non riusciva a fare quando era viva. Anche qui non c’è una struttura metrica precisa, ma una libera alternanza di endecasillabi e versi più brevi.
Parole
Qualcuno ha visto in questa poesia una vicinanza all’ermetismo. In realtà ha in poco in comune con l’ermetismo perché quest’ultimo parte dall’idea che la realtà sia inconoscibile e che quindi la parola serva a conoscere la realtà. In Saba non c’è nulla di tutto questo, la realtà non è inconoscibile, anzi dice che tutto ciò che esiste, tutto ciò che è in vita conosce quello che si deve conoscere della realtà.
Amai
È una specie di testamento poetico, dichiarazione di quella poesia onesta che resta da fare ai poeti, esprimere le verità profonde.
Approfondimenti!
La città di Saba come desiderio “di vivere la vita/ di tutti”. C’è una poesia, Trieste, dove dice che Trieste è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore, per dire che la città ha una grazia scontrosa. La città è aggraziata come un ragazzo con gli occhi azzurri, ma che ha le mani troppo grandi per afferrare gli oggetti e quindi goffa, impacciato, che respinge chi le si accosta. Lui non idealizza questa città, a cui sente comunque un legame affettivo.
Le donne-madri e le donne-fanciulle del Canzoniere
Con madre ebbe un rapporto ambivalente molto forte, caratterizzato dal complesso edipico al contrario perché la madre era la figura dell’autorità. I suoi genitori sono i campioni di due razze diverse: la madre, che era ebrea, si fa carico di tutti i mali del mondo, una figura triste, malinconica, dura per certi aspetti mentre il padre è giocoso, ha un carattere bambinesco e rappresenta l’ispirazione poetica o anche l’immaturità. Quindi dopo i vent’anni capirà che i suoi genitori non potevano andare d’accordo.
Una visione freudiana del fanciullo: esplorare l’infanzia per conoscere l’uomo
Esplorare l’infanzia per conoscere l’uomo perché con Freud comincia uno studio dell’infanzia non come luogo edenico della vita per cui si tendeva (pensa a Libro Cuore) a rappresentarla come l’età felice. Prima di lui l’infanzia era l’età felice, un luogo mitico dell’esistenza, della felicità originaria. Con Freud comincia un’interpretazione diversa che Saba segue da vicino. La vedono come l’origine dei conflitti, della lacerazione e quindi di tutti i successivi problemi che avrà l’adulto (come fu per lui). Il trauma di essere separato dalla sua balia causò un trauma e la madre gli appariva una sconosciuta e aveva tutta una serie di regole molto dure che la balia non seguiva. Un momento di liberazione sarà rappresentato dal servizio militare perché non c’è la mamma e perché lo lega con i giochi dell’infanzia di guerra.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del cognome di Umberto Saba?
- Come influenzarono i genitori la vita e l'opera di Saba?
- Qual è il significato del titolo "Canzoniere" nella poetica di Saba?
- In che modo Saba esplora il tema dell'infanzia nelle sue opere?
- Qual è la visione di Saba riguardo alla realtà e alla poesia?
Umberto Saba, nato Poli, cambiò il suo cognome in Saba in onore della balia Peppa Sabaz, con cui ebbe un forte legame durante l'infanzia, poiché il padre abbandonò la famiglia prima della sua nascita.
I genitori di Saba, con un rapporto conflittuale, influenzarono profondamente la sua vita e la sua scrittura; la madre, figura autoritaria, e il padre, visto come trasgressivo, contribuirono alla sua nevrosi e alla sua ricerca di identità.
Il titolo "Canzoniere" riflette la volontà di Saba di rimanere fedele alla tradizione poetica italiana, evitando le influenze simboliste e futuriste, e sottolineando l'importanza di una poesia onesta e profonda.
Saba esplora l'infanzia come origine dei conflitti e delle nevrosi adulte, evidenziando il trauma della separazione dalla balia e il complesso edipico al contrario, dove la madre rappresenta l'autorità.
Saba sostiene che la poesia deve avere il compito di conoscere la realtà, che non è inconoscibile, ma è composta da amore e dolore, e che tutti gli esseri viventi, compresi gli animali, condividono questa esperienza.