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Concetti Chiave

  • Le tutele per i lavoratori licenziati si attivano solo dopo l'impugnazione del licenziamento, sia stragiudiziale che giudiziale.
  • La tutela reale, prevista per aziende con almeno 15 lavoratori, consente la reintegrazione o un'indennità di 15 mensilità al lavoratore licenziato.
  • La reintegratoria forte si applica a licenziamenti privi di forma scritta, mentre la reintegratoria debole riguarda motivi oggettivi inesistenti.
  • La legge Fornero ha spostato l'attenzione dall'obbligo di reintegra a un'indennità economica per i licenziamenti illegittimi.
  • I licenziamenti viziati ora non sono più automaticamente nulli, ma possono essere soggetti a rimedi che non includono necessariamente la reintegra.

Attivazione delle tutele

Le tutele garantite al lavoratore licenziato si attivano solo in seguito all’impugnazione del licenziamento da parte di quest’ultimo. L’impugnazione può essere stragiudiziale (tramite una lettera entro 60 giorni dal licenziamento) o giudiziale (presentata dinanzi al giudice entro 180 giorni dalla trasmissione della lettera di impugnazione).

Forme di tutela reale

Prima della riforma del Jobs act, alla tutela presentava due forme:

- tutela reale, prevista dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per le aziende con almeno 15 lavoratori. Essa consente al soggetto licenziato di ottenere la reintegrazione patrimoniale e lavorativa. Il lavoratore, però, non è obbligato ad accettare la reintegrazione: egli può chiedere un’indennità pari a 15 mensilità di stipendiamento. In tal caso questi perde il proprio posto di lavoro nel momento in cui il datore di lavoro salda il suo debito.

La reintegratoria può presentare diverse forma:

- reintegratoria forte, che si applica nei licenziamenti che non presentano la forma scritta o sono dichiarati nulli. Essa può determinare la reintegrazione presso il posto di lavoro, l’indennità pari a 5 mensilità di stipendiamento;

- la reintegratoria debole, invece, si applica nei licenziamenti applicati sulla base di motivi oggettivi in sostanza inesistenti.

La tutela reale mira a garantire al lavoratore il diritto alla reintegra sul posto di lavoro. Dal punto di vista pratico, però, questa prerogativa è difficile da garantire. Per le piccole imprese è stata prevista la possibilità di riassumere il lavoratore entro tre giorni al fine di evitare l’avviamento di una procedura contenziosa che, in sostanza, implicherebbe in capo all’azienda la necessità di sostenere spese molto onerose.

Reintegrazione e indennizzo

Nel 2012, il legislatore ritenne che la stabilità reale del posto di lavoro fosse troppo costosa: per questo motivo, la legge Fornero ex art. 18 introdusse la reintegra del posto di lavoro e l’indennizzo a favore del lavoratore. Il rimedio principale rispetto ai licenziamenti illegittimi, dunque, non è più la reintegra, bensì l’indennizzo. La tutela indennitaria si pose come rimedio economico molto efficiente: essa era applicabile nei licenziamenti per giustificati motivi infondati.

La riforma Fornero ha anche innovato i cosiddetti «vizi del licenziamento», inerenti difetti formali o procedurali nell’ambito della presentazione del licenziamento. Fino ad allora i licenziamenti viziati erano soggetti a nullità; oggi, invece,

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le modalità di impugnazione del licenziamento per attivare le tutele?
  2. Le tutele per il lavoratore licenziato si attivano solo dopo l’impugnazione del licenziamento, che può avvenire in forma stragiudiziale (con lettera entro 60 giorni) o giudiziale (dinanzi al giudice entro 180 giorni dalla lettera di impugnazione).

  3. Quali sono le differenze tra la reintegrazione forte e quella debole?
  4. La reintegrazione forte si applica a licenziamenti privi di forma scritta o dichiarati nulli, garantendo reintegrazione e un’indennità di 5 mensilità. La reintegrazione debole, invece, si applica a licenziamenti basati su motivi oggettivi inesistenti.

  5. Come è cambiata la tutela del lavoratore con la riforma Fornero?
  6. La riforma Fornero ha spostato l'attenzione dalla reintegrazione al risarcimento economico, rendendo l'indennizzo il rimedio principale per i licenziamenti illegittimi, in particolare per quelli con giustificati motivi infondati.

Domande e risposte

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