Indice

  1. Tossicità selettiva
  2. Applicazioni della tossicità selettiva
  3. Limiti negli studi tossicologici
  4. Importanza nella valutazione del rischio

Tossicità selettiva

La tossicità selettiva è la capacità di una sostanza chimica di provocare un danno in una determinata specie o in uno specifico tessuto senza arrecare effetti dannosi a un'altra specie o ad altri tessuti, anche quando questi si trovano a stretto contatto. Questo principio rappresenta uno dei concetti fondamentali della tossicologia e della farmacologia, poiché consente di comprendere perché alcune sostanze siano tossiche solo per determinati organismi o per specifici distretti dell'organismo.
Quando si parla di tossicità selettiva tra specie differenti, si distinguono una specie desiderabile, definita anche specie economica, che non deve essere danneggiata, e una specie indesiderabile o non economica, che rappresenta invece il bersaglio della sostanza. Nel caso dei farmaci antimicrobici, la specie desiderabile è l'uomo, mentre quella indesiderabile è costituita dai microrganismi patogeni, come batteri o virus. In altri ambiti, come quello agricolo, il bersaglio può essere rappresentato da parassiti o erbe infestanti.

Applicazioni della tossicità selettiva

La tossicità selettiva costituisce un enorme vantaggio nello sviluppo di farmaci e di altri prodotti destinati a eliminare organismi nocivi senza danneggiare l'organismo ospite. Antibiotici, antivirali, antiparassitari ed erbicidi vengono progettati proprio sfruttando differenze biologiche tra la specie bersaglio e quella che deve essere protetta.
La selettività può riguardare anche tessuti appartenenti allo stesso organismo. In questo caso si parla di selettività d'organo, cioè della capacità di una sostanza di accumularsi o di esercitare la propria azione prevalentemente in uno specifico organo, risparmiando gli altri tessuti.

Limiti negli studi tossicologici

Se da un lato la tossicità selettiva rappresenta un vantaggio nello sviluppo di nuovi farmaci, dall'altro costituisce uno dei principali limiti della tossicologia sperimentale. Durante gli studi preclinici, infatti, gli effetti di uno xenobiotico vengono valutati in modelli animali, ma la risposta osservata in una determinata specie non sempre coincide con quella dell'uomo.
Uno stesso farmaco può produrre effetti terapeutici o tossici differenti nelle specie utilizzate per la sperimentazione rispetto alla specie umana. Questa differenza rende complessa l'interpretazione dei risultati e limita la possibilità di trasferire direttamente all'uomo i dati ottenuti negli animali da laboratorio, in particolare nei roditori, che rappresentano i modelli sperimentali più utilizzati negli studi tossicologici.

Importanza nella valutazione del rischio

La presenza della tossicità selettiva rende la tossicologia una disciplina particolarmente complessa. I dati ottenuti negli studi preclinici consentono di stimare il rischio nell'uomo, ma non permettono di prevederlo con assoluta certezza. Per questo motivo i risultati sperimentali devono essere interpretati mediante modelli e valutazioni scientifiche che tengano conto delle differenze biologiche tra le specie.
Di conseguenza, la valutazione tossicologica si basa sempre su un processo di estrapolazione dei dati sperimentali all'uomo, accettando l'esistenza di un inevitabile margine di incertezza dovuto alle differenze di risposta tra le diverse specie biologiche.

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