Concetti Chiave
- Hobbes descrive lo Stato di Natura come una condizione di conflitto e aggressività, governata dall'egoismo e dalla legge della sopravvivenza.
- Secondo Hobbes, l'uomo è essenzialmente egoista e aggressivo, contrariamente alla visione classica-aristotelica che lo considera un “animale politico”.
- L'individuo vive costantemente nella paura e nel rischio di aggressione, generando una situazione di "bellum omnium contra omnes".
- Per garantire la propria vita, gli uomini stabiliscono un contratto sociale, trasferendo i diritti a un Ente assoluto che gestisce il potere e la religione.
- Il "Leviatano" è l'opera principale di Hobbes, in cui lo Stato Assoluto viene paragonato a un mostro biblico che deve incutere timore per mantenere l'ordine.
La natura umana secondo Hobbes
Thomas Hobbes, orientato su una concezione fortemente materialistica, tenta di descrivere lo Stato di Natura, risalendo a una ipotetica condizione originaria dell’uomo prima che fosse parte di una civiltà. Secondo il filosofo britannico, l’uomo è governato da Passioni (dal lat. patire, i condizionamenti dell’istinto) che a loro volta sono dominate dall’egoismo (pensare a se stessi: l’uomo è corpo). La prima regola cui l’uomo si attiene, è la conservazione della vita. La sua legge nonché principio è il sopravvivere, per cui non ci sono né benevolenza né pietà. Per natura, quindi, è aggressivo e tende a impossessarsi di tutto ciò che desidera. Inoltre tra gli uomini, afferma, c’è uguaglianza poiché tutti gli individui si trovano nella medesima condizione. Per questo motivo ostenta uno spiccato pessimismo antropologico: l’uomo, per natura, è predisposto a non aggregarsi e a porsi in una situazione di conflitto con gli altri suoi simili. Per Hobbes, l’uomo è essenzialmente egoista ed aggressivo per la sua legge di sopravvivenza che mira a perseguire i propri obiettivi e finalità, poiché l’istinto prevalente è la conservazione naturale. E’ evidente come questa affermazione sia esattamente contraria a quella classica-aristotelica, in cui l’uomo è considerato un “animale politico” che si aggrega proprio come altre specie tipo le formiche e le api. Smentisce questa concezione classica, sostenendo che gli animali possiedono solo l’istinto che, gli permette di creare un progetto istintivo immutabile nel tempo. Mentre, gli uomini possiedono la ragione e la parola attraverso cui possono modificare la realtà ed imporsi. Per questo motivo, non possono essere associati al mondo animale.
L'istinto e la ragione
L’uomo dunque è anche ragione (intesa come capacità di calcolo), accumula esperienze e le memorizza in parole, con le quali comunica poi con i suoi simili. Egli valuta gli aspetti positivi e negativi delle azioni e gli attribuisce un nome, da cui derivano anche i nomi dell’etica come “buono” e “cattivo”, che non sono altro delle convenzioni. Ogni uomo, definisce e valuta buono, ciò che gli è utile e procura piacere mentre cattivo, tutto ciò che gli arreca danno e inappagamento. Se lo Stato di natura determina l’idea del diritto di tutti rispetto a tutto, tutti gli uomini sono allo stesso livello e hanno gli stessi diritti. L’uomo di natura è “HOMO HOMINI LUPUS”, intendendo un rapporto aggressivo di conflittualità. L’individuo, secondo Hobbes, si trova in uno stato di pericolo e rischio perché potrebbe aggredire, ma ugualmente c’è il pericolo di restare vittima di un’aggressione, per cui prospetta una guerra di tutti contro tutti “BELLUM OMNIUM CONTRA OMNES” in cui l’uomo vive costantemente la paura del pericolo e della morte (contraria al principio di sopravvivenza). Di conseguenza, l’uomo si troverà di fronte alla constatazione che lo Stato di Natura, sarebbe capace di contraddire il principio su cui egli stesso si sostiene, cioè quello di libertà. Perciò, il principio di conservazione di sopravvivenza è in crisi.
Il contratto sociale e lo Stato assoluto
Sorge spontaneo l’interrogativo allora, del perché l’uomo che vive nello stato di natura, abbia fondato lo Stato. Hobbes sostiene che l’uomo di natura si pose il problema di mettersi d’accordo con gli altri uomini, stabilendo un contratto tra pari che potesse salvaguardare l’unico bene che l’uomo in realtà possiede, la Vita, siccome lo Stato di natura gli si rivolta contro. Per questo motivo, stabilisce un Patto che è cesura della vita di natura a civile. Fornite queste premesse, gli uomini decidono in modo consenziente di trasferire in altro quel diritto assoluto, alienando tutti i diritti in un Ente assoluto (dal lat. absolutus, cioè sciolto dal patto) svincolato da tutti che non deve partecipare al patto e gestisce anche l’ambito religioso. Questa soluzione è lo STATO ASSOLUTO, cui l’uomo ricorre per garantirsi la vita. Di conseguenza fra l’uomo e il potere si crea una dipendenza totale, dal momento che è inattuabile un senso di concordia. L’opera in cui, Hobbes espresse questo concetto è il Leviatano, il cui titolo si riferisce al mostro biblico dell’Antico Testamento dalla forza leggendaria. Lo Stato assoluto, infatti, viene paragonato a un mostro che deve necessariamente trasmettere paura e timore con la sua autorità per custodire l’ordine e la pace necessari.
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione di Hobbes riguardo alla natura umana?
- Come si differenzia la visione di Hobbes da quella aristotelica dell'uomo?
- Cosa implica il concetto di "HOMO HOMINI LUPUS" secondo Hobbes?
- Perché Hobbes ritiene necessario il contratto sociale?
- Qual è il ruolo dello Stato assoluto secondo Hobbes?
Hobbes descrive l'uomo come essenzialmente egoista e aggressivo, governato da passioni e dominato dall'istinto di sopravvivenza, portando a una condizione di conflitto e competizione tra individui.
A differenza di Aristotele, che considera l'uomo un "animale politico" incline all'aggregazione, Hobbes sostiene che l'uomo è predisposto al conflitto e all'egoismo, negando la sua natura sociale.
Questo concetto implica che l'uomo vive in uno stato di aggressività e conflittualità, dove ogni individuo è sia potenziale aggressore che vittima, portando a una guerra di tutti contro tutti.
Hobbes sostiene che, per garantire la propria vita e sicurezza, gli uomini devono stipulare un contratto sociale che trasferisce i loro diritti a un ente assoluto, creando così uno Stato che protegga l'individuo.
Lo Stato assoluto, descritto nel "Leviatano", è visto come un'entità necessaria per mantenere l'ordine e la pace, esercitando autorità e timore per garantire la vita e la sicurezza degli individui.