Una cena tra amici
14/12/2019 Sociologia dei Processi Culturali
Micol Maria Vittoria Bianchi
942633 Micol Maria Vittoria Bianchi
14/12/19
Una cena tra amici
Anche una semplice cena può diventare spunto per importanti riflessioni sulla cultura. Durante un sabato sera come un altro mi sono trovata, infatti, a mangiare con il mio ragazzo e i suoi amici presso una trattoria di Oggiono, in provincia di Lecco, con lo scopo di prendere una decisione su cosa fare nella notte di Capodanno. In questa esperienza ho avuto modo di cogliere molti rimandi a quanto studiato durante il corso, dei quali vorrei ora proporre una attenta analisi sociologica.
1. “Un concetto operativo di cultura” (De Benedittis)
Partendo dalla definizione di Cultura come prassi (Bauman), vorrei anzitutto concentrarmi su alcuni dettagli del luogo in cui siamo stati. La trattoria in sé, che si presenta al pubblico con un nominativo in dialetto, propone nel suo menu unicamente cibo tipico lombardo proveniente dalla provincia di Lecco. Già questi due aspetti, messi volutamente in evidenza dai gestori del ristorante, mostrano una spiccata attenzione verso una specifica cultura differenziale: la “cultura brianzola”. A tale scopo la simbologia è fondamentale, tanto che anche gli arredi, i quadri, le frasi esposte sulle pareti sono volti alla categorizzazione del luogo come parte di essa, in un inneggiamento quasi ossessivo e molto selettivo, che rende evidente la presenza di una subcultura di “nostalgici della Vecchia Brianza”, assidui frequentatori del locale.
Secondariamente, vorrei iniziare ad accennare a un’analisi del comportamento degli individui nel locale. Seguendo attenti schemi dettati dagli habitus, ognuno entra, stabilisce dove sedersi, ordina e mangia usando le posate. Questi atteggiamenti, molto macchinosi, sono dettati da una cognizione automatica, a cui tutti noi siamo abituati fin dall’infanzia, per esempio quando da bambini i genitori ci portavano a cenare con loro in un qualsiasi ristorante italiano.
Non automatica ma bensì deliberativa è stata invece la cognizione in cui io stessa mi sono trovata, dovendomi presentare per la prima volta alla cerchia di amici del mio partner. Trovandomi in questa situazione, infatti, ho spontaneamente cercato di mostrare una “facciata” molto più attenta e calcolata di quanto avrei fatto se avessi avuto davanti persone che conosco da tempo, poiché il mio desiderio implicito era di essere “categorizzata nella maniera giusta”, orientando le probabilità di essere accettata nel gruppo, e di non disattendere la rappresentazione che voglio dare di me stessa.
1 Micol Maria Vittoria Bianchi
14/12/19
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