Concetti Chiave
- I paesi africani e asiatici indipendenti dagli anni Sessanta affrontarono gravi difficoltà economiche a causa dello sfruttamento coloniale e della mancanza di infrastrutture e capitali.
- La dipendenza economica dai Paesi sviluppati, con l'accettazione delle loro condizioni, ha portato alla situazione di neocolonialismo nel Terzo Mondo.
- Le multinazionali europee e statunitensi hanno trasferito parte delle loro attività nei Paesi latino-americani e afro-asiatici, approfittando di costi di manodopera bassi e incentivi locali.
- Le multinazionali hanno acquisito un potere immenso, influenzando la politica dei Paesi in cui operavano, sostenendo o rovesciando governi.
- L'incremento demografico nei Paesi indipendenti ha aggravato il divario tra risorse e popolazione, complicando ulteriormente il loro sviluppo.
Sfide post-indipendenza
I paesi africani e asiatici, divenuti indipendenti a partire dagli anni Sessanta del Novecento, si trovarono ad affrontare immediatamente gravi difficoltà economiche. Lo sfruttamento coloniale aveva infatti provocato un generale impoverimento, mancavano industrie, le vie di comunicazione erano spesso insufficienti, non erano disponibili i capitali per avviare lo sviluppo economico e il livello di istruzione della popolazione era molto basso, per cui mancavano tecnici. Inoltre l’incremento demografico contribuiva ad aumentare il divario tra le risorse, molto limitate, e la popolazione sempre più numerosa. Questi Paesi, come gran parte dell’America latina, costituivano perciò una realtà a parte, un Terzo Stato prima della Rivoluzione francese.
Dipendenza economica e neocolonialismo
I Paesi del Terzo Mondo si trovarono a dipendere dagli aiuti statunitensi o europei (più di rado sovietici o cinesi) per il loro sviluppo e furono costretti ad accettare le condizioni dettate dagli Stati Uniti o dall’Europa. Questa situazione di dipendenza del Terzo Mondo dagli interessi economici e militari dei Paesi sviluppati veniva chiamata neocolonialismo.
Espansione delle multinazionali
Inoltre a partire dagli anni Cinquanta molte industrie europee e statunitensi trasferirono una parte delle loro attività nei Paesi latino-americani o afro-asiatici, diventando così multinazionali. Questa scelta dipese da molti fattori: possibilità di assicurarsi senza spese di trasporto i necessari rifornimenti di minerali, combustibili, materie prime, il basso costo della manodopera che non poteva costituire sindacati o scioperare, tasse locali molto ridotte, incentivi offerti dai governi dei Paesi meno ricchi per attirare industrie in modo da favorire lo sviluppo.
Il potere di alcune multinazionali divenne presto immenso ed esse intervennero più volte nella politica degli Stati in cui operavano per sostenere o per rovesciare i governi.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali sfide economiche affrontate dai paesi africani e asiatici dopo l'indipendenza?
- Che cos'è il neocolonialismo e come ha influenzato i paesi del Terzo Mondo?
- In che modo le multinazionali hanno impattato l'economia dei paesi latino-americani e afro-asiatici?
Dopo l'indipendenza, questi paesi si trovarono a fronteggiare gravi difficoltà economiche, tra cui l'impoverimento causato dallo sfruttamento coloniale, la mancanza di industrie, vie di comunicazione insufficienti e un basso livello di istruzione, che portava a una carenza di tecnici (testo).
Il neocolonialismo si riferisce alla dipendenza economica dei paesi del Terzo Mondo dagli aiuti di Stati Uniti ed Europa, che imponevano condizioni per lo sviluppo, limitando così la sovranità economica di queste nazioni (testo).
A partire dagli anni Cinquanta, molte industrie europee e statunitensi si sono trasferite in questi paesi, approfittando di manodopera a basso costo e incentivi governativi, acquisendo un potere tale da influenzare la politica locale (testo).