Concetti Chiave
- L'Isis si definisce come uno Stato indipendente, mirante al controllo di un vasto territorio e giustificando la sua violenza attraverso il divario religioso tra Oriente e Occidente.
- Il terrorismo utilizza la paura come strumento principale, cercando di trasformare la vita collettiva in una guerra contro se stessi.
- La risposta violenta al terrorismo, come i bombardamenti nei paesi orientali, porta alla morte di innocenti e non risolve il problema, ma amplifica il dolore e la sofferenza.
- Il divario culturale e la mancanza di accettazione delle differenze sono alla base del terrorismo e delle guerre, secondo il filosofo Locke.
- Per affrontare il terrorismo, è fondamentale impegnarsi a promuovere l'accoglienza delle diverse culture e sviluppare una mentalità più aperta.
La minaccia dell'Isis
Al giorno d’oggi si sente parlare sempre più frequentemente di attacchi terroristici ad opera dell’Isis: attentati, sparatorie, uccisioni a sangue freddo ecc.
Con il termine Isis indichiamo solitamente un gruppo di terroristi attivo in Siria e in Iraq. Esso però si definisce come un vero e proprio Stato indipendente, che mira a controllare un territorio molto esteso, amministrandolo in piena autonomia. Esso utilizza il divario religioso fra i paesi del medio oriente e quelli occidentali come giustificazione alla violenza che perpetra con il solo scopo di ampliare i propri possedimenti territoriali. L’obiettivo dell’Isis infatti non è danneggiare la politica degli stati o le loro istituzioni, bensì annientare l’idea stessa di società libera. Una società completamente diversa da quella dei paesi orientali, dove ognuno è legato alle proprie origini, alla propria cultura, alla propria religione ecc. Una società in cui ognuno ha il diritto di avere diritti, a prescindere dalle proprie origini, dal colore della propria pelle o dalla religione che professa.
La paura come arma del terrorismo
Il punto di forza del terrorismo è la paura. Infatti, proprio come afferma Edwy Plenel, esso vuole trasformare il nostro vivere collettivo in una guerra contro noi stessi.
Eclatante è stato l’attentato di Parigi, avvenuto lo scorso novembre. Moltissime persone sono state uccise: uomini, donne e bambini innocenti sono stati assassinati a sangue freddo.
La risposta violenta al terrorismo
Molte persone pensano che per porre fine al terrorismo sia necessario combatterlo con la violenza. Dopo gli attentati di Parigi, la Russia, gli USA ed altri paesi occidentali hanno bombardato i territori della Siria, dell’Iran o dell’Iraq. Ma qual è il risultato? Ad andarci di mezzo non sono ugualmente persone innocenti? L’unica differenza è che se centinaia di uomini, donne e bambini vengono uccise dagli attacchi terroristici nei paesi occidentali, tutto il mondo ne viene a conoscenza, mentre se lo stesso accade In Siria o in Iran la notizia non viene divulgata. Questo genera una sorta di inconsapevolezza nei popoli occidentali che porta a vedere gli attacchi dell’Isis come azioni demotivate. Esse sono sicuramente ingiustificabili, ma probabilmente i componenti di questo gruppo terroristico ripetono solo gli orrori che vedono nei loro paesi d’origine, dove ciò che è successo in Francia accade quotidianamente.
Come afferma Vijay Proshad nel suo articolo pubblicato sul Open Democracy, è del tutto insensato rispondere agli attacchi terroristici con la violenza perché il risultato, sia degli attentati dell’Isis, sia dei bombardamenti nei paesi orientali, è la morte di migliaia di persone ed il dolore delle vittime e dei loro familiari.
Il divario culturale e la guerra
La difficile situazione che attualmente interessa sia i paesi occidentali che quelli orientali è determinata dal divario culturale e dalla differenza di mentalità fra le varie popolazioni. È proprio questo che sta alla base degli atti terroristici e delle guerre stesse. Infatti, come afferma il filosofo Locke, le guerre non sono determinate dalla differenza di opinioni, ma dal rifiuto di accettare coloro che hanno opinioni differenti. Se il terrorismo e le guerre nascono dal rifiuto di accettare coloro che sono ritenuti “diversi”, secondo me per cercare di risolvere questo problema, è necessario che ognuno nel suo piccolo si impegni concretamente per accogliere le diverse culture, per fare in modo che si sviluppi una mentalità più aperta che non veda la “diversità” come motivo di scontro fra i vari paesi.
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale dell'Isis secondo il testo?
- Come utilizza l'Isis il divario religioso per giustificare le sue azioni?
- Qual è il ruolo della paura nel terrorismo, secondo il testo?
- Qual è la critica alla risposta violenta al terrorismo espressa nel testo?
- Come si propone di affrontare il divario culturale e le guerre?
L'Isis si definisce come uno Stato indipendente che mira a controllare un territorio ampio, con l'intento di annientare l'idea stessa di società libera, piuttosto che danneggiare le istituzioni politiche degli stati (testo).
L'Isis sfrutta il divario religioso tra i paesi del Medio Oriente e quelli occidentali come giustificazione per la violenza, mirando ad ampliare i propri possedimenti territoriali (testo).
La paura è considerata il punto di forza del terrorismo, trasformando il vivere collettivo in una guerra contro noi stessi, come affermato da Edwy Plenel (testo).
Il testo critica l'idea che combattere il terrorismo con la violenza sia efficace, evidenziando che sia gli attentati dell'Isis che i bombardamenti nei paesi orientali portano alla morte di innocenti e al dolore delle vittime (testo).
Per affrontare il divario culturale e le guerre, il testo suggerisce che ognuno debba impegnarsi ad accogliere le diverse culture e sviluppare una mentalità più aperta, evitando di vedere la diversità come motivo di scontro (testo).