Concetti Chiave
- La paura dello straniero in Italia è un fenomeno crescente, alimentato da pregiudizi e frasi comuni che stigmatizzano gli immigrati come ladri di lavoro e portatori di crimine.
- Il razzismo è storicamente utilizzato come capro espiatorio nei momenti di crisi, con una reazione di indifferenza da parte della società nei confronti delle ingiustizie perpetrate.
- La Giornata mondiale del rifugiato mira a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'assurdità di considerare minaccia chi fugge da guerre e violazioni dei diritti umani.
- L'ospitalità, un dovere sacro in molte culture, sta perdendo la sua gratuità e viene trasformata in un business, contribuendo a una visione distorta degli immigrati.
- Per combattere la diffidenza verso gli stranieri è fondamentale garantire diritti e opportunità lavorative per tutti, promuovendo l'integrazione culturale e sociale.
La paura dello straniero
La forte presenza di immigrati di diverse etnie, culture e religioni aumentata negli ultimi anni in Italia ha suscitato nei cittadini autoctoni la “paura dello straniero” che si trasforma in razzismo.
“Rubano il lavoro che già manca per noi”, “Vengono solo a rubare e a portare disagio commettendo crimini”, “Ci stanno invadendo imponendoci la loro cultura”: sono solo alcune frasi che capita di sentire spesso per le strade o nei bar da parte dei cittadini italiani.
La “paura dello straniero” e gli atteggiamenti di rifiuto verso chi ha caratteristiche differenti dalle proprie è presente in ogni società e in ogni epoca.
Razzismo e capri espiatori
Come si evince dall’articolo del 10 settembre 2010 del settimanale “Internazionale”, i poveri, gli omosessuali, i disabili, gli stranieri e tutte le persone vittime di razzismo sono sempre stati utilizzati come capri espiatori nei momenti più difficili. Si può prendere come esempio lampante la campagna governativa basata sul concetto di sicurezza effettuata contro i rom per giustificare il disagio e il risentimento della popolazione italiana. In tutto questo, l’Italia ha reagito con indifferenza, perché è più semplice far finta di non vedere ciò che accade davanti agli occhi piuttosto che reagire. Il razzismo è forte grazie alla sua banalità: le persone razziste o xenofobe sono persone normali e rispettabili, con l’unica intenzione di emarginare il “diverso” considerato malvagio e minaccioso. Come osserva lo storico contemporaneo George Mosse, il razzismo tende a essere il punto di vista della maggioranza che per natura elimina la minoranza, cioè quelle persone considerate criminali solo perché nati nel paese sbagliato. Alimentare la paura verso il diverso mira a creare unione e solidarietà tra i membri di una stessa “categoria” sociale, e quindi uniti nella lotta contro lo straniero che viene discriminato ed emarginato.
Giornata mondiale del rifugiato
Per contrastare questa tendenza al razzismo e sensibilizzare sull’argomento, come viene riportato nell’intervista a Laura Boldrini nell’articolo di “Left” del 18 giugno 2010, la Giornata mondiale del rifugiato è stata dedicata al tema “Home, un luogo sicuro per ricominciare” per far luce sul fatto che è assurdo percepire come una minaccia quelle persone vittime di conflitti o violazione dei diritti umani se essi stessi fuggono da quel tipo di realtà. Lo straniero è colui che lascia le proprie terre di origine perché cacciato, o per andare in cerca di un avvenire migliore, o perché impossibilitato a restare nella sua terra a causa di guerre, per condizioni di vita inaccettabili, per sperare in un futuro migliore, per avere una vita degna di essere vissuta, per non morire. Per chi non ha mai affrontato un’esperienza migratoria è difficile da concepire il significato di un cambiamento così radicale nella propria vita, si può quindi solo immaginare quanto una situazione simile possa minare l’identità di una persona e il suo senso di appartenenza. È necessario fornire protezione a queste persone che cercano riparo da guerre, violenze e persecuzioni fornendo loro asilo e ospitalità, perché la sicurezza è un diritto di tutti.
Ospitalità e consumismo
L’ospitalità è un dovere sacro in ogni cultura, ma oggi è sempre più difficile da praticare: sta nascendo un consumismo sull'ospitalità soprattutto in occidente, come enunciato in un articolo de “Il Sole 24 Ore” del 23 maggio 2010. Non essendo più percepito come un dovere, l’ospitalità ha perso la sua gratuità e viene sfruttata a scopo di lucro facendone un business. Una delle cause del cambiamento nella concezione di ospitalità è l’aumento della presenza stabile e fissa degli stranieri di diverse etnie, culture e religioni distanti dalle nostre. Questo porta a percepire gli immigrati come una minaccia, non solo nell’ambito della sicurezza, ma anche per la loro forte identità culturale. Sicuramente tra quegli immigrati ci saranno persone disoneste, tanto disperate da spingersi a compiere atti di delinquenza, ma queste stesse persone esistono in ogni cultura e società, Italia compresa.
Combattere la diffidenza
Perciò se l’italiano sembra razzista, è per una questione prevalentemente sociologica, piuttosto che per una cultura razzista. Probabilmente la diffidenza e la paura verso lo straniero si combatte principalmente garantendo diritti e lavoro per tutti, amalgamando le differenti culture con un senso di sicurezza nel campo del lavoro, della salute e dei diritti. Non basta quindi cancellare solo ideologicamente il razzismo, che agli italiani non appartiene profondamente, tanto che l’articolo 3 della nostra Costituzione cita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine della "paura dello straniero" in Italia?
- Come vengono utilizzati i capri espiatori nella società?
- Qual è il messaggio della Giornata mondiale del rifugiato?
- In che modo l'ospitalità è cambiata nel tempo?
- Come si può combattere la diffidenza verso gli stranieri?
La "paura dello straniero" è alimentata dalla forte presenza di immigrati di diverse etnie, culture e religioni, che ha suscitato sentimenti di razzismo tra i cittadini autoctoni, come evidenziato nel testo.
I gruppi vulnerabili, come gli stranieri, sono spesso utilizzati come capri espiatori nei momenti di crisi, come dimostrato dalla campagna governativa contro i rom, per giustificare il disagio della popolazione italiana.
La Giornata mondiale del rifugiato sottolinea l'assurdità di percepire come minaccia chi fugge da conflitti e violazioni dei diritti umani, evidenziando la necessità di proteggere chi cerca asilo e ospitalità.
L'ospitalità, un tempo considerata un dovere sacro, è diventata un business a causa del consumismo, portando a una percezione negativa degli immigrati come minaccia culturale e sociale.
La diffidenza verso gli stranieri può essere combattuta garantendo diritti e lavoro per tutti, amalgamando le culture e creando un senso di sicurezza, come indicato nel testo riguardo all'importanza dell'uguaglianza sancita dalla Costituzione.