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Due fratelli, due opposti modelli educativi (Adelphoe, vv. 81-154)
Negli Adelphoe il tema dell’educazione dei figli è argomento di scontro tra due fratelli: il tradizionalista Demea e il progressista Micione. A farli litigare sono le azioni compiute da Eschino, figlio naturale di Demea ma adottato da Micione: sembra che il giovane abbia abbattuto la porta d’ingresso di una abitazione, picchiato il padrone di casa e rapito la ragazza di cui era innamorato.Metro
Senari giambici.L’attacco di Demea
Senza convenevoli, il vecchio e intransigente Demea parte subito all’attacco del giovane Eschino, prima scagliandosi genericamente contro le sue qualità negative (vv. 84-86), poi denunciandone indignato l’ultima malefatta, ovvero l’episodio del rapimento (vv. 88-91). Demea evita qualunque preciso accenno alla condizione sociale delle due vittime, rispettivamente una meretrix e un lenone. Non è casuale: presentando le cose in modo così vago, Demea lascia credere al fratello Micione che siano in gioco persone di condizione libera, magari una famiglia rispettabile come fanno pensare dominum e familiam (v. 89); uno scenario destinato a far rabbrividire il suo ascoltatore.La difesa di Micione
All’invettiva di Demea, Micione reagisce in modo pacato, mostrando una delle caratteristiche tipiche di questo personaggio: nella commedia, infatti, Micione è presentato come una persona riflessiva, razionale, che affronta gli eventi della vita quotidiana con bonarietà e saggezza. Questo atteggiamento si manifesta anche nella sua valutazione delle azioni di Eschino: dinanzi al fratello, Micione sembra assolvere il ragazzo che gli è stato affidato, considerando le sue azioni recenti come delle semplici ‘scappatelle’ proprie dell’età e del carattere dei giovani. Questa tolleranza di Micione rispetto a fatti che a Demea non sembrano affatto irrilevanti può risultare sorprendente: i fatti di cui Eschino è accusato sembra- no infatti testimoniare che anche il modello educativo di Micione, fondato sulla tolleranza piuttosto che sulla severità, non stia funzionando. È in quest’ottica che si possono leggere alcune scelte lessicali dei due personaggi: definendo Eschino adulescentulum (v. 101), con l’uso del diminutivo, Micione sembra voler sottolineare che un «ragazzino» è più perdonabile di un «ragazzo» (adulescens); ma quando Demea, al v. 112, ripete il termine, lo fa con una punta polemica, per sottolineare che l’arringa di Micione ha un evidente punto debole. Il confronto si trasforma poi (vv. 124-140) in uno scambio di brevi frecciate e di provocazioni sarcastiche da parte di Demea, che rinfacca a Micione di essere lui l’unico vero padre. Micione risponde invitando al rispetto dei vecchi patti: a ognuno un figlio e la relativa totale responsabilità.Il binomio campagna e moralità
Questo brano mette in luce il tema che sarà centrale per l’intero svolgimento della commedia: il confronto tra un modello educativo tradizionale, improntato alla severità e al rigore anche della correzione dei comportamenti sbagliati, e un metodo pedagogico nuovo, più tollerante, basato sulla comprensione reciproca. Questo secondo modello si ispirava in generale a una tendenza all’apertura e alla moderazione che veniva dal contatto con la cultura greca, e che entrava spesso in conflitto con la tradizione romana. Non è un caso, infatti, che il modello di educazione severa, incarnata da Demea, sia legata alla vita di campagna, mentre quella ‘progressista’ di Micione sia associata alla vita di città: questi due ambienti sono infatti dei luoghi-simbolo, messi spesso in contrapposizione per indicare rispettivamente due diversi atteggiamenti nei confronti degli stimoli e delle innovazioni culturali; tipicamente, la campagna è il luogo in cui si conservano le antiche abitudini, e le innovazioni faticano ad affermarsi, mentre la città è un contesto intellettualmente più vivace, sempre pronto a cogliere spunti dall’esterno.Un metro di giudizio da ripensare
Ma come valutare la riuscita di questi due modelli, e dunque come decidere quale dei due sia preferibile? Al v. 93 (clamant omnes…) Demea fa riferimento alla voce pubblica, a quello che noi chiameremmo oggi ‘gossip’: il comportamento di Eschino ha ‘fatto notizia’, ha attirato l’attenzione della gente sul modo nuovo in cui questo giovane viene educato, e inevitabilmente «tutti » esprimono ora giudizi; la valutazione prevalente, almeno secondo quanto Demea fa intendere, non solo valuta negativamente gli atteggiamenti di Eschino, ma ha un giudizio severo anche sulle responsabilità di chi sta educando il ragazzo in modo così scapestrato. Per ora, il pubblico non ha altre informazioni per valutare le decisioni dei due educatori; il seguito della commedia, però, mostrerà che Ctesifone, il fratello che Demea sta allevando in campagna, non si comporta affatto meglio di Eschino, tutt’altro: lo spettatore sarà così guidato a scoprire che i giudizi di Demea, e della voce pubblica, devono essere corretti. Anche la validità del rumor, non diversamente dal binomio campagna/città, dev’essere rivalutata.Sicurezze e ripensamenti
Mentre discutono tra loro del tema che sta loro a cuore, l’educazione dei figli, Demea e Micione mostrano personalità piuttosto diverse. Demea è sicuro di sé, non esita a minacciare castighi e dispensare valutazioni negative, mentre aderisce al giudizio della voce pubblica; Micione controbatte punto su punto finché discute con il fratello, ma poi, una volta rimasto solo, si apre a uno spunto di riflessione: il suo esame di coscienza proposto in questi versi (vv. 141-154) dimostra che il suo sistema di vita è venato da una certa insicurezza, e il suo carattere tradisce una certa ansia. Scopriamo così che Micione non vuol darla vinta al fratello-rivale, ma almeno con sé stesso deve ammettere che Eschino sta passando il segno, e questa consapevolezza lo porta a nutrire qualche dubbio su quelle convinzioni su cui sta fondando l’educazione del ragazzo. Dal soliloquio di Micione traspaiono le insicurezze e anche i ripensamenti di un personaggio che non esita a mettere in discussione il proprio operato: è questa, a sua volta, un’innovazione del teatro di Terenzio, che mette a confronto un padre d’altri tempi, Demea, severo e sicuro di sé, e un padre ‘moderno’, che cerca una nuova soluzione alla questione dell’educazione ottimale dei figli. Quest’ultimo, nel suo innovare, è consapevole di essersi assunto qualche rischio, e non esclude di aver commesso errori.Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale del conflitto tra Demea e Micione negli Adelphoe?
- Come reagisce Micione alle accuse di Demea riguardo al comportamento di Eschino?
- Quali simboli rappresentano i due modelli educativi contrapposti nella commedia?
- Come viene percepito il comportamento di Eschino dalla voce pubblica secondo Demea?
- Quali dubbi emergono nel soliloquio di Micione riguardo al suo metodo educativo?
Il tema centrale del conflitto tra Demea e Micione è l'educazione dei figli, con Demea che rappresenta un modello tradizionale e severo, mentre Micione adotta un approccio più tollerante e progressista.
Micione risponde alle accuse di Demea con calma e razionalità, considerando le azioni di Eschino come semplici scappatelle giovanili, mostrando tolleranza e comprensione, in contrasto con la severità di Demea.
Nella commedia, la campagna simboleggia il modello educativo tradizionale e severo di Demea, mentre la città rappresenta l'approccio progressista e tollerante di Micione, riflettendo due atteggiamenti diversi verso le innovazioni culturali.
Secondo Demea, la voce pubblica giudica negativamente il comportamento di Eschino e critica il metodo educativo di Micione, ritenendolo responsabile dell'atteggiamento scapestrato del giovane.
Nel soliloquio, Micione esprime insicurezze e ripensamenti sul suo metodo educativo, ammettendo a sé stesso che Eschino potrebbe aver superato il limite e che le sue convinzioni potrebbero essere errate, mostrando un'apertura al cambiamento e all'autocritica.