Teoria e storia del costituzionalismo
Concetto di costituzione
Costituzione è una parola polisemica che comprende un aspetto formale, inteso come documento tangibile, e un aspetto sostanziale, relativo ai diritti e alla divisione dei poteri.
Origini del dibattito costituzionale
1. Il dibattito culturale inizia con i filosofi greci: la polis viene considerata la comunità per eccellenza. Aristotele, nella sua opera "Costituzione degli ateniesi" e nella "Politica", riflette sulle modalità di governo esplorando gli assetti politici e giuridici fondamentali per la convivenza civile, prodotti dalla volontà degli uomini. La classificazione delle forme di organizzazione del potere è fondata su una combinazione di due criteri: il numero di persone che detengono il potere e le caratteristiche con cui lo esercitano. Ogni forma può degenerare (monarchia in tirannide, aristocrazia in oligarchia, polietia in democrazia), quindi ogni comunità deve scegliere la combinazione più adatta alle proprie caratteristiche, riconoscendo che il potere può degenerare senza freni adeguati.
2. Nell'epoca romana, i concetti vengono ripresi da Polibio e Cicerone, che sottolineano l'importanza dei corpi sociali nelle funzioni pubbliche come garanzia contro la prevaricazione e il pericolo per la Repubblica. La costituzione mista coglie la complessità della costituzione.
3. Nell'età medievale, la complessità si ritrova nelle forme sociali caratterizzate da una pluralità di centri di potere sparsi su tutto il territorio, come il Papato, gli ordini monastici, l'Impero, i comuni, le corporazioni, senza una concezione unitaria di Costituzione.
4. Il superamento dei canoni medievali avviene con lo Stato assoluto, la sua crisi e l'affermazione delle libertà individuali e della divisione del potere con l'illuminismo liberale. L'idea di costituzione coincide con la storia del costituzionalismo: un processo storico fatto di elaborazioni intellettuali, avvenimenti rivoluzionari e sedimentazioni giuridiche attraverso cui si affermeranno determinati principi che oggi caratterizzano le costituzioni degli stati appartenenti a questa tradizione. Le costituzioni sono il frutto di questo processo.
Concetto di Stato
Oggi, il Stato è una costruzione politico-giuridica entrata nel linguaggio degli studiosi durante il passaggio dall'età medievale all'età moderna. Durante l'età medievale, ciascuna forma di governo era definita con termini specifici come Regnum, Res Publica, Imperium, ma si sentì la necessità di un solo vocabolo per indicare le varie forme organizzative conosciute. La svolta avvenne con "Il Principe" di Machiavelli nel 1513, che portò a indicare con il termine Stato un'entità costituita da tre elementi: sovranità, popolo e territorio. La forma di Stato rappresenta il rapporto tra governanti e governati e l'insieme di relazioni tra chi esercita la sovranità su un territorio e la totalità del popolo che vi risiede.
Al termine della fase dello Stato assoluto si svilupparono nuove forme di stato con principi diversi: lo Stato liberale, che fu poi attaccato da due forme di Stato del '900: lo Stato socialista e lo Stato autoritario. Infine, lo Stato democratico emerse attraverso eventi tragici.
Formazione dello Stato moderno
La formazione dello Stato moderno coincide con l'affermazione dell'assolutismo monarchico. Il Medioevo, un periodo storico lungo e variegato, vedeva rapporti di potere basati su relazioni di tipo privatistico, come i re con i loro territori, regni ereditati, suddivisi, accorpati e talvolta venduti. I rapporti di potere erano di natura patrimoniale ('400 - '500). Questa struttura venne superata con il processo di centralizzazione del potere nelle mani di un unico soggetto, il sovrano assoluto, per esigenze socioeconomiche e militari. Ciò portò alla prima forma di Stato moderno, passando dalla pluralità di ordinamenti medievali a un accentramento di poteri, funzioni, produzione normativa e giudiziale.
Alla metà del '700, lo Stato assoluto dovette adeguarsi ai mutamenti dei tempi proponendo una variante: lo Stato di polizia (o dispotismo illuminato), con esperienze di Federico il Grande di Prussia, Maria Teresa e il figlio Giuseppe II Imperatore austriaco. Questo Stato cercava di procurare benessere ai sudditi e tutelare i singoli contro atti di amministrazione pubblica, ma si rivelò un tentativo tardivo e inadeguato alle accelerazioni storiche.
L'ascesa di un nuovo ceto, la borghesia produttiva e delle professioni, accompagnò l'ascesa dell'assolutismo, ma creò rapporti stridenti con il clero e l'aristocrazia. L'illuminismo impose una nuova concezione del rapporto tra potere e libertà, con il singolo come protagonista, e strutture modellate sulla misura del singolo portatore di diritti tutelati dallo Stato.
Storia del costituzionalismo
L'importanza di Montesquieu nella teoria della divisione dei poteri fu fondamentale per la protezione delle libertà individuali: "il potere freni il potere". Nel suo "Spirito delle leggi" del 1748, Montesquieu evidenziò che il potere politico è pericoloso per le libertà del cittadino, ma ineliminabile per la produzione di leggi. Una forma di governo bilanciata, incarnata dall'Inghilterra, mostra poteri dello Stato divisi, con un sistema di pesi e contrappesi e un governo moderato.
Costituzionalismo inglese
Il costituzionalismo inglese seguì una via diversa, spesso anticipando l'affermazione dei diritti e delle libertà. La storia costituzionale inglese ha radici nel Medioevo, con l'egemonia altomedievale degli Angli e dei Sassoni che stabilirono regole di convivenza note come "lex angliae", un insieme di costumi che conferì un'identità peculiare. Su questa base fu edificato il sistema giuridico di common law. Dopo la conquista normanna del 1066, le dinamiche sociali innescarono un processo di unificazione sovrana, con principi della lex angliae sedimentati e arricchiti nella common law. La forza unificante dell'Inghilterra si manifestò nella diffusione capillare della funzione giudiziaria, portando la common law all'interno dei territori della nazione.
Il processo giunse a compimento tra il 12º e 13º secolo grazie all'opera dei sovrani Enrico II e Edoardo I, con corti di giustizia itineranti per risolvere controversie e applicare norme imparziali. Ciò diede un volto preciso agli istituti giuridici e alle procedure giudiziarie, con un ruolo centrale della "rule of law", che conferisce primazia ai principi che tutelano le libertà e i diritti degli individui, limiti invalicabili dal potere politico.
Nel 1215, il Re d'Inghilterra Giovanni dovette fronteggiare la rivolta dei baroni e dei vescovi, accusato di non rispettare le prerogative della nobiltà. La storia di questo periodo riflette la complessità e l'evoluzione del costituzionalismo inglese.