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Concetti Chiave

  • Domenicano rifiuta la distinzione reale tra essere ed essenza, sostenendo l'inseparabilità degli accidenti dalle sostanze per permettere la transustanziazione.
  • L'intelletto agente è considerato da Domenicano come un'immagine di Dio in noi, sempre attivo e non limitato a reazioni a stimoli sensoriali.
  • L'intelletto, secondo Domenicano, è una sostanza in atto che precontiene i suoi effetti e rimane costantemente orientato verso la sua origine divina.
  • Teodorico sfida la tradizione aristotelica, concentrandosi sulla quiddità, ovvero l'essenza della cosa, piuttosto che sull'individuo in sé.
  • La ragione formale prodotta dall'intelletto consente di collocare le cose nelle categorie, rendendole intelligibili attraverso l'azione dell'anima.

Domenicano e la dottrina dell'essere

Domenicano, prima a Treviri, poi a Parigi dove legge le Sentenze.

Respinge come inverosimile e pericolosa la tesi della distinzione reale tra essere e essenza e difende in modo molto energico la dottrina dell’inseparabilità degli accidenti dalle sostanze per mantenere la possibilità della transustanziazione.

Intelletto agente e immagine di Dio?

La dottrina dell’intelletto è la seguente: l’intelletto agente individuale procede in noi da ciò che rappresenta il fondamento stesso di Dio, ed è a questo consustanziale. L’intelletto è in altri termini la vera immagine di Dio in noi, il fondo nascosto del nostro essere. È allora insensato ritenere che esso si attivi all’interno del processo conoscitivo solo in risposta a una sollecitazione di origine sensoriale: il nostro intelletto non è semplicemente un facoltà, ma una sostanza sempre in atto, anche se, nella condizione presente, non ne siamo sempre consapevoli. È:

a. costantemente rivolto verso ciò da cui proviene e di cui è immagine

b. causa essenziale dei suoi contenuti, cioè causa che precontiene in sé i suoi effetti

Teodorico e la tradizione aristotelica

Teodorico sembra voler ribaltare la tradizione aristotelica. L’oggetto del’intelletto non è la cosa individuale in quanto tale, ma la quiddità o essenza della cosa, ovvero la cosa considerata sotto la sua ragione formale. La quiddità è espressa dalla definizione e le parti della definizione non esistono, in quanto tali, nella realtà esterna. Piuttosto, esse vengono elaborate dall’intelletto stesso e riferite alla cosa extramentale. Ciò che l’intelletto produce è dunque la ragione formale che permette alle cose di collocarsi nelle varie categorie o predicamenti. Per esempio, prendiamo il tempo: indipendentemente dall’anima il tempo esiste all’esterno solo in potenza, mentre la sua attualità dipende appunto dall’azione del’anima. Non per questo però è un ente puramente intrapsichico o soggettivo, ma comunque una res che appartiene a un determinato predicamento.

Ciò che dipende dall’intelletto è dunque l’intelligibilità delle cose: le cose risultano intelligibili solo nella misura in cui l’intelletto stesso le rende tali, le costituisce cioè nella loro intelligibilità.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la posizione di Domenicano riguardo alla distinzione tra essere ed essenza?
  2. Domenicano respinge la tesi della distinzione reale tra essere ed essenza, sostenendo l'inseparabilità degli accidenti dalle sostanze per garantire la possibilità della transustanziazione.

  3. In che modo l'intelletto agente è considerato un'immagine di Dio?
  4. L'intelletto agente è visto come la vera immagine di Dio in noi, essendo consustanziale a Dio e costantemente rivolto verso di Lui, non attivandosi solo in risposta a stimoli sensoriali, ma essendo sempre in atto.

  5. Qual è l'innovazione di Teodorico rispetto alla tradizione aristotelica?
  6. Teodorico ribalta la tradizione aristotelica affermando che l'oggetto dell'intelletto è la quiddità o essenza della cosa, elaborata dall'intelletto stesso, piuttosto che la cosa individuale, rendendo l'intelligibilità delle cose dipendente dall'azione dell'intelletto.

Domande e risposte

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