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Estorsione e truffa

L'estorsione è disciplinata dall'Art. 629 e la truffa è disciplinata dall'Art. 640 e sono entrambi delitti contro il patrimonio. Nella classificazione delle due fattispecie il legislatore ha valorizzato le diverse modalità della condotta:

  • Nell'estorsione la commissione del fatto mediante violenza o minaccia;
  • Nella truffa la commissione del fatto mediante artifici o raggiri.

Sia la truffa e sia l'estorsione sono delitti per la cui integrazione è necessario un atto di disposizione patrimoniale della vittima e dunque una cooperazione artificiosa.

Truffa

La truffa è un reato ad evento naturalistico e a forma vincolata. Vincolata significa che viene descritta dal legislatore in modo dettagliato attraverso note interne. Infatti, il disposto dell'Art. 640 dice: "È punita con la reclusione da 6 a 3 anni e con la multa da 51 a 1032 £ ed è procedibile a querela della persona offesa.

Soggetto attivo della truffa può essere chiunque, il fatto può essere connesso anche da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio. Soggetto passivo della truffa è colui che subisce il danno patrimoniale. Può essere sia una persona fisica che una persona giuridica. È possibile inoltre che il soggetto passivo della truffa intenda realizzare a sua volta un fatto illecito, come per esempio Tizio cittadino extracomunitario irregolare, che per ottenere validi documenti di soggiorno paga ingenti somme di denaro a soggetti che falsamente si sono spacciati per funzionari pubblici.

L'inganno non può ricadere su una persona incerta ma su una o più persone determinate. La condotta della truffa richiede, al fine dell'integrazione della fattispecie, la realizzazione di artificio e raggiri.

Artifici e raggiri

Gli artifici consistono:

  • In un'alterazione della realtà esterna finalizzata a simulare ciò che non esiste, per esempio Tizio simula una malattia presentando falsi certificati medici per assentarsi al lavoro;
  • Nel dissimulare ciò che esiste, per esempio Tizio che dissimulando il proprio stato di coniuge convince Caia ad instaurare una relazione sentimentale e successivamente a consegnargli ingenti somme di denaro.

I raggiri incidono direttamente sulla psiche nel soggetto passivo mediante una falsa apparenza logica o sentimentale, per esempio Tizio che induce in errore Caia sfruttando il sentimento della donna nei suoi confronti. Il legislatore avrebbe potuto omettere il riferimento agli artifici e ai raggiri subordinando la punibilità della truffa al ricorrere dell'induzione in errore, ma la loro espressa previsione è indicativa della necessità di circoscrivere la condotta penalmente rilevante.

L'errore consiste nella divergenza fra la realtà oggettiva e la sua rappresentazione soggettiva e si distingue dall'ignoranza che si fonda sull'assenza di rappresentazione della realtà medesima. Ne discende quindi che ogni forma di errore presuppone un'ignoranza, per esempio Tizio suppone erroneamente di sparare a una lepre e allo stesso tempo ignora che dietro al cespuglio in realtà c'è un cacciatore.

Di solito si ritiene che lo stato di dubbio sia incompatibile con l'errore, però in riferimento alla truffa una parte della dottrina e della giurisprudenza distingue fra dubbio concreto e indeterminato equiparando quest'ultimo allo stato di errore penalmente rilevante ex 640 c.p. Per quanto riguarda il nesso di causalità fra la condotta e l'errore è necessario che l'errore sorga ex-novo in conseguenza alla condotta. Alcune volte però non è agevole individuare lo stato di errore del soggetto passivo e il nesso causale tra quest'ultimo e la condotta omissiva del reo, con la conseguenza di ampliare l'ambito applicativo della fattispecie anche ad ipotesi che sembrerebbero riconducibili a un mero sfruttamento di un'ignoranza pura, come per esempio Tizio che continua a percepire la pensione della madre defunta poiché contitolare del conto su cui viene accreditato l'assegno pensionistico.

La dottrina e la giurisprudenza maggioritaria subordinano la punibilità della truffa all'integrazione di un requisito implicito della fattispecie che è necessario per collegare lo stato di errore al danno patrimoniale e al conseguente profitto ingiusto. Si tratta dell'atto di disposizione patrimoniale, è necessario che quest'ultimo sia volontario e può avere ad oggetto qualsiasi elemento del patrimonio: beni mobili, immobili o diritti di altra natura.

Estorsione

Estorsione è un reato ad evento naturalistico e a forma vincolata. È punita con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da 1 a 4000 euro. La pena è della reclusione da 7 a 20 anni e della multa da 5000 a 15.000 euro.

  • Soggetto attivo: può essere chiunque, può essere commesso anche da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio;
  • Soggetto passivo: colui che subisce il danno patrimoniale. Potrebbe però verificarsi una scissione fra il soggetto coartato e il soggetto passivo del danno.

Anche in questo caso si può distinguere la condotta del soggetto agente (violenza o minaccia) dagli eventi naturalistici che ad essa devono conseguire: la costrizione, l'atto di disposizione patrimoniale, il danno altrui e il profitto ingiusto per sé o per altri. Alla violenza e alla minaccia deve conseguire una costrizione che costituisce il primo evento naturalistico dell'estorsione. Nell'estorsione la violenza e la minaccia operano come i mezzi per incidere sulla volontà altrui. La fattispecie può essere integrata attraverso una violenza propria o impropria, personale o reale, come ad esempio Tizio che a seguito del diniego da parte di Caio di consegnare una somma di denaro incendia il materiale edile depositato in un cantiere dello stesso.

Secondo una parte della dottrina la violenza e la minaccia devono porre la vittima in uno stato di coazione relativa e non assoluta, infatti è sufficiente che il soggetto passivo della coazione si trovi dinanzi all'alternativa fra soggiacere al male minacciato o eseguire l'atto di disposizione patrimoniale. Se il soggetto passivo dell'estorsione si trova in uno stato di coazione relativa ne consegue, ai fini dell'integrazione del 629, che è sempre necessario che si realizzi una minaccia.

Per quanto riguarda i requisiti di tipicità della minaccia, quest'ultima consiste nella prospettazione di un male futuro la cui verificazione è dipendente dalla volontà del reo, sia che egli operi personalmente sia per il tramite di un terzo. L'estorsione si fonda sulla cooperazione artificiosa della vittima. È infatti necessario che il soggetto passivo della coazione realizzi un atto di disposizione patrimoniale volontario benché coartato. La locuzione "fare od omettere qualche cosa" sta ad indicare il comportamento del soggetto passivo che deve tradursi in una disposizione patrimoniale. L'atto di disposizione patrimoniale della vittima può avere ad oggetto qualsiasi componente del patrimonio.

Sia nell'estorsione che nella truffa è necessario che si verifichi un danno ingiusto altrui. Il danno altrui e il profitto ingiusto sono gli eventi naturalistici che individuano la consumazione dei due delitti. In entrambi i due reati il soggetto passivo del reato conclude un contratto che altrimenti non avrebbe stipulato anche a prescindere dall'accertamento di un effettivo pregiudizio patrimoniale subito dalla vittima. Il profitto ingiusto ricorre laddove il profitto conseguito dall'agente non è tutelato in alcun ramo dell'ordinamento giuridico né direttamente (es. truffatore o l'estorsore è titolare di un diritto di credito nei confronti del soggetto passivo) né indirettamente (es. truffatore o estorsore ottiene dal soggetto passivo il pagamento di un'obbligazione per cui la legge non ammette azione - credito di gioco). Il bene giuridico tutelato è plurioffensivo ovvero le fattispecie sono lesive di un interesse giuridico a struttura complessa (poste a tutela sia del patrimonio sia della libertà di autodeterminazione).

Furto

Furto, previsto e punito dall'Art. 624 c.p. È punito esclusivamente a titolo di dolo (specifico) perché non esiste il furto colposo. "Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o altri è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da 154 a 516 euro".

È delitto, reato contro il patrimonio, di mera condotta a forma vincolata, perché non c'è un evento naturalistico ma si perfeziona con la semplice esecuzione dell'azione illecita ed è vincolata perché il legislatore descrive la condotta per note interne (mediante sottrazione, cioè interrompendo il possesso del precedente detentore).

  • Soggetto attivo del furto può essere "chiunque", infatti è definito un reato comune;
  • Soggetto passivo è il detentore, la persona offesa dal reato è solamente colui che è stato spossessato. Perché si determini la sottrazione è infatti richiesta l'uscita del bene dalla signoria di fatto del precedente possessore, e quindi lo spossessamento vero e proprio.

Oggetto materiale del reato è la "cosa mobile altrui" dove per cosa mobile si intende ogni entità dotata di fisicità materiale e caratterizzata da un'esistenza autonoma e definitezza spaziale. Un qualcosa che esce dal patrimonio del soggetto offeso. Non costituiscono elemento di patrimonio le cose che non hanno un valore di scambio come un chicco d'uva, un chiodo o uno spillo, dunque non possono costituire oggetto di furto. Possono essere oggetto di furto anche gli oggetti privi di un valore pecuniario ma che hanno un valore affettivo o sentimentale per chi li possiede come per esempio i ricordi di famiglia.

Si considerano, poi, cose mobili le energie naturali che hanno un valore economico. Possono costituire oggetto di furto anche le energie elettriche, termiche ed anche il gas. Possono costituire oggetto materiale del reato anche i c.d. beni immateriali (un'idea, un progetto di un ingegnere). Non possono essere oggetto materiale del furto le cose immobili. Per quanto riguarda "l'altruità" bisogna richiamare le norme di diritto privato che regolano e disciplinano i rapporti di proprietà. In quest'ottica si esclude l'altruità rispetto alle res nullius in quanto non appartengono ad alcuno, alle res communis omnium perché appartenenti all'intera collettività, alle res derelicte e cioè le cose abbandonate dall'originario proprietario.

La condotta materiale del delitto di furto ruota attorno ai concetti di sottrazione e di impossessamento della cosa mobile altrui. La sottrazione consiste nell'eliminazione e nella privazione del legame che lega la res all'attuale detentore. L'impossessamento determina l'acquisizione della definitiva disponibilità della cosa rubata da parte dell'agente il quale è in grado di esercitare su di essa un potere di signoria autonomo e indipendente, svincolato dalla sfera di vigilanza del precedente possessore. La sottrazione e l'impossessamento possono avvenire contestualmente ma molte volte anche in due momenti diversi.

Per esempio Tizio si trova insieme a Caia sul treno, Tizio si appropria della borsa di Caia mentre dorme e la lancia dal finestrino. A questo punto si è verificata la sottrazione perché Caia non ha più il controllo sul bene (cosa mobile propria) ma in realtà anche Tizio che è il ladro non ne ha acquisto il possesso perché ha lanciato la borsa. Si è verificata, quindi, solo la sottrazione. Se Tizio scende dal treno e recupera la borsa si sarà realizzato anche l'impossessamento, altrimenti si avrà un semplice furto tentato, fondamentale affinché si realizzi il diritto di furto è l'impossessamento.

[Per esempio il ladro che da un camion getta sulla strada alcuni sacchi di grano affinché in seguito vengano raccolti da un altro complice.] Secondo un orientamento sottrazione e impossessamento risultano equivalenti, rappresentando quindi due facce della stessa medaglia; si è infatti detto che andrebbero a costituire la definizione dello stesso concetto.

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Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

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