Concetti Chiave
- L'irrealtà televisiva deriva da motivazioni degli autori e dalla psicologia degli spettatori, che cercano evasione dalla vita quotidiana.
- La frenesia della vita moderna spinge le persone a rifugiarsi nella televisione per distaccarsi dalla realtà e alleviare lo stress.
- I produttori televisivi utilizzano schemi narrativi per creare una "realtà ricreata" che permette agli spettatori di affrontare i problemi quotidiani in modo più lieve.
- La dipendenza dai programmi televisivi porta a sintomi simili all'astinenza, come nervosismo e irritabilità, influenzando negativamente la vita degli spettatori.
- Negli adolescenti, il confronto con modelli televisivi può generare complessi d'inferiorità e fobie sociali, complicando la loro ricerca di identità.
L'irrealtà televisiva e le sue radici
Il problema dell’irrealtà trasmessa dai programmi televisivi affonda le sue radici in due campi completamente differenti, accomunati solo dal sottile filo della psicologia.
Il primo costituisce l’insieme di motivazioni che spingono l’autore televisivo ad impostare il suo programma. Il secondo è la situazione psicologica dell’ascoltatore che si sente “motivato” a guardare una determinata trasmissione.
L’autore televisivo sfrutta la debolezza della società odierna.
La frenesia della vita moderna
Nel ventunesimo secolo, la vita è estremamente frenetica, i giorni sono scanditi ritmicamente da scadenze fisse: la sveglia alle 6:45, l’autobus alle 7:15, l’ufficio alle 9:00, ecc...
L’individuo passa il tempo in funzione della scadenza successiva, vivendo così in maniera metodica e abitudinaria.
Il lavoratore, come lo studente, torna a casa stanco dalla sua attività e avverte la necessità di “distaccarsi” dal mondo reale, cercando rifugio nel mondo virtuale creato dalla televisione.
Il ruolo del produttore televisivo
Proprio in questa situazione entra in gioco l’astuzia del produttore, che imposta le trasmissioni seguendo uno schema-base ben delineato: vita – problemi quotidiani – deviazione – realtà ricreata.
Prendiamo come esempio il “Grande Fratello”, prova lampante a sostegno della mia teoria.
Il programma parte da un tema centrale, cioè la vita e il comportamento di un insieme di persone diverse all’interno dello stesso ambiente.
Qui l’ascoltatore “conosce” i protagonisti e si fa delle idee a proposito: simpatie, antipatie, ecc…
Il secondo passo è la creazione della realtà simulata: iniziano i litigi, le discussioni, gli amori, ecc… come nella vita reale. Ora lo spettatore si “cala nel ruolo” e si impersonifica nei vari soggetti, spesso interagendo empaticamente con essi.
La terza fase è la deviazione del problema, che viene “sminuito” dalla frivolezza dei personaggi. Proprio alla fine di questa fase (che si crea automaticamente nell’ascoltatore), si genera la “realtà ricreata”: lo spettatore percepisce i problemi quotidiani in maniera più graduale e “delicata”. Nella sua mente si crea una sorta di “realtà alternativa” che lo rilassa.
La dipendenza psicologica dalla TV
L’individuo è ora parte integrante della “realtà televisiva”: segue ogni avvenimento con interesse (a volte maniacale); parla con altri spettatori in maniera animata riportando ogni evento accaduto nel contesto televisivo. Spesso si agita eccessivamente nell’apprendere di nuovi amori o litigi, come se accadessero nella sua stessa vita alle persone che conosce personalmente.
Ma il vero problema non consiste nel seguire con più o meno attenzione il programma, bensì nella dipendenza psicologica che esso provoca.
Lo spettatore non può fare a meno di seguire la trasmissione: un amico che lavora all’ufficio della Tv digitale “Sky” mi spiegava che arrivano persone in lacrime perché a causa del malfunzionamento del decoder non riuscivano a vedere il “Grande Fratello”.

La trasmissione – spazzatura diventa una sorta di “droga”, che se sottratta genera gli stessi effetti di una vera astinenza: nervoso, irritabilità, agitazione.
Conseguenze sugli adolescenti
Nell’adolescente le conseguenze sono ancora più serie.
L’età che va dai 13 ai 16 anni è contraddistinta dal cambiamento, dalla ricerca di un’identità, dal confronto che si cerca tramite “modelli”, che purtroppo sono anche i “vip” della tv, quelle statuine perfette dalla vita simile ad una fiaba...
Il problema è che non è accettabile un paragone tra una ragazzina e una velina, ma purtroppo le adolescenti cadono nell’errore di compararsi con personaggi esteticamente perfetti, finendo per deprimersi vedendo le differenze.
Ci ritroviamo a dover “consolare” adolescenti con complessi d’inferiorità, che possono generare delle vere e proprie “fobie sociali”, in altre parole la paura persistente di una o più situazioni nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri ed ha paura di fare qualcosa o di agire in modo tale da rimanere umiliato o imbarazzato.
Nelle nostre menti non ci sarà solo la realtà della vita, ma anche quella virtuale, con i suoi problemi, che faranno parte quindi di noi... Svegliamoci, perché la tv si spegne, i problemi della vita reale no…
Domande da interrogazione
- Quali sono le radici dell'irrealtà televisiva?
- Come influisce la vita frenetica del ventunesimo secolo sulla fruizione della televisione?
- Qual è il ruolo del produttore televisivo nella creazione di programmi?
- Quali sono le conseguenze della dipendenza psicologica dalla TV?
- In che modo la televisione influisce sugli adolescenti?
L'irrealtà televisiva ha radici in due ambiti: le motivazioni dell'autore televisivo e la psicologia dell'ascoltatore, che cerca rifugio nel mondo virtuale della TV per distaccarsi dalla frenesia della vita moderna.
La vita moderna, scandita da scadenze fisse, porta gli individui a cercare un momento di evasione dalla realtà, spesso rifugiandosi nei programmi televisivi per rilassarsi e distaccarsi dalle pressioni quotidiane.
Il produttore televisivo utilizza uno schema ben definito per le trasmissioni, che include la vita quotidiana, la simulazione di conflitti e la creazione di una "realtà ricreata", coinvolgendo emotivamente lo spettatore.
La dipendenza dalla televisione può portare a un coinvolgimento eccessivo negli eventi trasmessi, generando reazioni emotive forti e, in casi estremi, sintomi simili all'astinenza quando si è privati della visione dei programmi.
Gli adolescenti, in cerca di identità, possono sviluppare complessi d'inferiorità confrontandosi con modelli irrealistici proposti dalla TV, portando a fobie sociali e depressione a causa delle differenze percepite rispetto ai personaggi televisivi.