Concetti Chiave
- Il teatro medievale si sviluppa principalmente attraverso esibizioni di giullari e rappresentazioni religiose, con drammatizzazioni della vita di Gesù e dei Santi.
- La sacra rappresentazione evolve nel Quattrocento, perdendo la sua sacralità e diventando un'opera di interesse letterario, pur mantenendo un pubblico collettivo.
- Il teatro rinascimentale emula i classici, riprendendo schemi e topos drammatici, ma si rivolge a un pubblico elitario, con rappresentazioni in spazi privati.
- Autori del Cinquecento offrono una varietà di opere; alcune come la Calandra di Bibbiena sono divertenti, mentre altre presentano critiche sociali e parodie.
- La tragedia si caratterizza per la sua struttura regolare secondo Aristotele, mentre il dramma pastorale evoca un'atmosfera bucolica ispirata alla poesia classica.
Indice
Origini del Teatro Medievale
Come genere letterario, il teatro era già presente durante il Medioevo; alcune manifestazioni teatrali, anche se veramente molto poche, riguardavano l’ambito laico: si trattava di esibizioni di giullari che accompagnavano la recita in versi con posture mimiche e acrobatiche. Altre esibizioni riguardavano, invece, l’ambito religioso ed erano le più numerose. Nate dal rito liturgico, consistevano in una elementare drammatizzazione della vita di Gesù Cristo e dei Santi. Su questa linea si inserisce la lauda drammatica di Jacopone da Todi che via via cede il posto alle sacre rappresentazioni.
Evoluzione della Sacra Rappresentazione
Sviluppatisi nel Trecento e nel Quattrocento, la sacra rappresentazione aveva un carattere di ritualità che, però, col tempo, scomparirà. Essa veniva rappresentata in un luogo aperto a tutti che poteva essere il sagrato di una chiesa o una piazza; pertanto, aveva una destinazione collettiva e coinvolgerà l’intera comunità. Nel corso del Quattrocento, a Firenze la sacra rappresentazione perde il suo carattere di sacralità e diventa una produzione di esclusivo interesse letterario.
Influenza del Teatro Classico
Contemporaneamente gli interessi del pubblico, a seguito della scoperta umanistica dei classici, si orientano verso il teatro latino: i maggiori autori come Plauto e Terenzio sono rappresentati in latino oppure le loro commedie sono tradotte o riadattate e trasformate.
Teatro Rinascimentale e Pubblico Elitario
Nel Cinquecento la produzione teatrale è caratterizzata dal rapporto emulazione/imitazione degli antichi, già presente in poesia: dal teatro classico vengono ripresi i tipi classici (il vecchio innamorato e babbeo, il servo furbo che ne approfitta) oppure i topos drammatici come lo scambio di persona, il riconoscimenti finale che tutto sistema o le trame. Nel Cinquecento, il teatro non è aperto alla collettività: il suo pubblico è ristretto; la rappresentazione si tiene in un luogo chiuso come il palazzo o il teatro di corte. Per cui comincia ad essere considerata come una manifestazione di prestigio. Infatti le spese sono sostenute da un ricco borghese, da un nobile o da un signore. Spesso sono gli stessi cortigiani o comunque i nobile a recitare, per puro divertimento. In pratica, la commedia rinascimentale può essere definita come “manifestazione a circuito chiuso”: nasce e viene consumata all’interno di una élite sociale ben definita che nello stesso tempo fornisce chi produce e chi consuma e vi possono partecipare soltanto coloro che hanno un rapporto con l’invitante e che appartengono alla stessa classe sociale.
Varietà di Soluzioni Teatrali
Tuttavia, se il pubblico considera il teatro come un raffinato divertimento, gli autori non assecondano sempre questa esigenza. La soluzione che gli autori offrono è molto varia. La Calandra di Bernardo Dovizi da Bibbiena si distingue per il divertimento della vicenda, ricca di scambi di persona e di quiproquo; le commedie dell’Aretino sono caratterizzate anche da spunti polemici contro la società e dalla parodia delle convenzioni teatrali, il Ruzzante rappresenta il mondo subalterno; la Mandragola di Machiavelli, fino dalle prime battute del prologo può essere connotata come un testo polemico.
Tragedia e Dramma Pastorale
In questo periodo, si hanno due altre forme teatrali: la tragedia e il dramma pastorale. La tragedia è un’opera destinata alla lettura e da questo deriva il fatto che essa sia molto regolare, una caratteristica derivata dall’applicazione rigida delle tre unità di Aristotele. Il dramma pastorale affonda le radici nella poesia classica e in modo particolare in Virgilio e in Teocrito. Esso rappresenta una campagna popolata di ninfe, pastori e pastorelle, che richiama l’età dell’oro o un paradiso perduto. Si tratta di un’atmosfera che si diffonderà ben presto in tutta la letteratura europea
Domande da interrogazione
- Quali sono le origini del teatro medievale?
- Come si è evoluta la sacra rappresentazione nel corso dei secoli?
- Qual è stata l'influenza del teatro classico sul teatro rinascimentale?
- Qual è la differenza tra il pubblico del teatro rinascimentale e quello delle sacre rappresentazioni?
- Quali forme teatrali si sono sviluppate nel periodo rinascimentale?
Il teatro medievale ha origini sia laiche, con esibizioni di giullari, sia religiose, con drammatizzazioni della vita di Gesù e dei Santi, come evidenziato dalla lauda drammatica di Jacopone da Todi.
La sacra rappresentazione, sviluppatasi nel Trecento e Quattrocento, ha perso il suo carattere rituale e sacro, diventando un interesse letterario, specialmente a Firenze nel Quattrocento, dove veniva rappresentata in spazi pubblici.
L'interesse per il teatro latino, con autori come Plauto e Terenzio, ha portato a una ripresa di temi e strutture classiche nel Cinquecento, caratterizzando la produzione teatrale di quel periodo.
A differenza delle sacre rappresentazioni, che coinvolgevano l'intera comunità, il teatro rinascimentale era riservato a un pubblico elitario, con rappresentazioni in luoghi chiusi e finanziate da nobili o borghesi.
Oltre alla commedia, si sono sviluppate la tragedia, caratterizzata da una struttura regolare, e il dramma pastorale, ispirato alla poesia classica, creando atmosfere idilliache e nostalgiche.