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Concetti Chiave

  • L'intervento sindacale è fondamentale nei licenziamenti collettivi, stabilendo modalità e criteri per la selezione dei lavoratori da licenziare.
  • Se il tavolo sindacale non raggiunge un accordo, si attiva un secondo tavolo di mediazione con la partecipazione delle autorità pubbliche competenti.
  • In caso di fallimento del secondo tavolo, l'imprenditore può decidere autonomamente quali lavoratori licenziare, ma con obbligo di risarcimento aggiuntivo.
  • In presenza di accordo, i criteri di licenziamento sono definiti dai contratti collettivi; in assenza, si applicano i criteri residuali previsti dalla legge.
  • Il criterio principale per il licenziamento collettivo è l'obsolescenza professionale, mantenendo sempre l'equilibrio di genere tra i lavoratori.

Intervento sindacale nei licenziamenti

La riduzione dei posti di lavoro e del livello occupazionale non è mai limitata all’azienda coinvolta: essa, infatti, richiede solitamente un intervento collettivo da parte dei soggetti sindacali esterni all’azienda. Il tavolo di confronto sindacale stabilisce le modalità di licenziamento collettivo e i criteri di individuazione dei lavoratori da licenziare. Se il tavolo sindacale non riesce a raggiungere un accordo, il legislatore insiste nella volontà di risolvere il conflitto fra impresa e soggetto sindacale. Per questo motivo, di solito il legislatore prevede una seconda sede di mediazione.

Ruolo delle autorità pubbliche

Si tratta di un secondo tavolo di confronto al quale partecipano, oltre al soggetto sindacale e all’impresa, le autorità pubbliche: il ministro del lavoro se il licenziamento coinvolge un’impresa che ha un ampio bacino occupazionale e territoriale; l’assessorato alle attività produttive o al lavoro se la controversia ha una dimensione regionale.

Criteri di licenziamento collettivo

Se anche il tavolo politico-amministrativo si conclude con un fallimento, l’imprenditore può decidere autonomamente quali e quanti lavoratori licenziare e sulla base di quali criteri agire. In questo caso egli sarà tenuto a pagare una somma aggiuntiva (prevista dalla legge nel caso in cui l’imprenditore agisca contro il volere comune).

In caso di accordo, i lavoratori da licenziare e i criteri da applicare per selezionarli saranno definiti dai contratti collettivi di lavoro; in caso di mancato accordo, invece, la legge rinvia ai cosiddetti «criteri residuali».

Il criterio prediletto dalle imprese per le modalità di licenziamento collettivo è quello relativo all’obsolescenza sul piano professionale: il lavoratore considerato meno «aggiornato» in ambito professionale sarà a maggiore rischio di licenziamento. Il criterio che non può mai venir meno nell’individuazione dei lavoratori da licenziare collettivamente è l’equilibrio fra la manodopera di genere nell’azienda.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo del sindacato nei licenziamenti collettivi?
  2. Il sindacato interviene per stabilire le modalità di licenziamento collettivo e i criteri di selezione dei lavoratori da licenziare, cercando di raggiungere un accordo con l'azienda. Se non si trova un accordo, il legislatore prevede una seconda sede di mediazione.

  3. Chi partecipa al secondo tavolo di confronto in caso di conflitto tra impresa e sindacato?
  4. Al secondo tavolo di confronto partecipano, oltre al sindacato e all’impresa, le autorità pubbliche, come il ministro del lavoro o l’assessorato alle attività produttive, a seconda della dimensione della controversia.

  5. Quali criteri vengono utilizzati per i licenziamenti collettivi in assenza di accordo?
  6. In caso di mancato accordo, i criteri per i licenziamenti collettivi si basano su criteri residuali previsti dalla legge, con un focus sull'obsolescenza professionale e sull'equilibrio di genere nella manodopera.

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