Concetti Chiave

  • Solimano osserva la battaglia dalla Torre di David, riflettendo sulla tragicità della condizione umana e sulla mancanza di controllo sugli eventi.
  • Il desiderio di combattere lo spinge a lanciarsi in battaglia, nonostante la consapevolezza della sua possibile morte imminente.
  • Il duello con Rinaldo mette in evidenza l'irresolutezza di Solimano, che, pur non avendo paura, è sopraffatto dalla consapevolezza del suo destino ineluttabile.
  • Solimano, re dei Turchi, si presenta come un personaggio politico, motivato dal ricordo del suo regno e dalla ricerca di una rivincita, nonostante la sua condizione di sconfitta.
  • La meditazione sulla tragicità dell'esistenza umana, vista attraverso gli occhi di Solimano, offre una prospettiva pessimistica che trascende le contingenze storiche della battaglia.

Indice

  1. Solimano osserva la battaglia
  2. Desiderio di combattere
  3. Solimano si lancia in battaglia
  4. Duello con Rinaldo
  5. Solimano, re senza regno
  6. Meditazione sulla tragicità
  7. Irresolutezza di Solimano

Solimano osserva la battaglia

Ora, mentre il tal modo si svolgeva il feroce combattimento

fra l’esercito cristiano e quello pagano,

il feroce saraceno Solimano salì sul punto di avvistamento in cima alla torre

e, per quanto lontano, si mise ad osservare,

come se fosse in un teatro o in un campo destinato alle gare sportive,

le tragiche vicende [della battaglia] simbolo dell’umana condizione universale:

i vari assalti, le armi causa dell’orrore portato dalla morte

e le conseguenze del caso e del destino

Desiderio di combattere

Rimase molto stupefatto e meravigliato

Inizialmente a vedere [quanto si presentava davanti ai suoi occhi], poi si riprese,

e desiderò trovarsi anch’esso in azione

in mezzo al campo di battaglia [in cui si compiono] imprese coraggiose.

Non indugiò nel dar corso al suo desiderio,

e rapidamente si armò dell’elmo, dato che indossava già tutta l’armatura:

-Su, avanti, - gridò – non indugiamo ulteriormente:

bisogna che si vinca o si perisca [in battaglia]. –

Solimano si lancia in battaglia

O che sia stata l’imperscrutabile volontà divina

che inspirava in lui quel furioso desiderio di combattere,

affinché in quel giorno fossero cancellati

gli ultimi resti del regno di Palestina;

o che sia stata la morte ormai vicina

che gli stava andando incontro, prova un forte stimolo,

con impeto apre rapidamente

la porta, e si lancia inaspettatamente nel bel mezzo della battaglia.

E non aspetta nemmeno che i compagni [d’arme]

accettino le feroci sollecitazioni (=che i compagni d’arme accettino di seguirlo in battaglia); esce da solo,

e da solo sfida mille nemici tutti insieme,

e da solo si è lanciato fra mille [nemici] dando prova di coraggio.

Ma entusiasmati dal suo impeto,

gli fanno seguito gli altri e lo stesso [re] Aladino.

[Ci fu] chi ebbe paura, chi mostrò prudenza o chi non temeva nulla:

questo fu il frutto più del furore che della speranza [di riportare la vittoria]

Duello con Rinaldo

Solimano costringe alla fuga i Guasconi e ci mancò poco che non avesse la meglio su Raimondo, difense strenuamente da Rinaldo. Poi uccide i due sposi Gildippe e Odoardo che caddero insieme come insieme erano vissuto. Dopo queste dimostrazioni di estremo valore, Solimano affronta Rinaldo in duello, preso, però da una titubanza per lui insolita.

Lo stupore [di fronte al colpo con cui Rinaldo ha appena abbattuto Adrasto], misto a spavento e ad orrore,

il sangue e le grida terrificano tutti coloro che sono intorno

e Solimano, che ha visto quel colpo fuori del comune,

è preso da turbamento e diventa pallido,

e intuito chiaramente che presto morirà,

non si decide ed è incerto sul da farsi;

in lui questo è un comportamento insolito, ma quale

degli avvenimenti terreni non governa la legge divina?

Come la persona malata e presa da pazzia, a volte,

durante i suoi brevi sonni ha degli incubi,

gli sembra di sforzarsi intensamente per slanciare

le membra nella corsa e si si sforzi inutilmente,

poiché sforzandosi più di quanto non possa,

il piede e la mano non seguono [la sua volontà],

a volte vorrebbe parlare,

ma né voce, né le parole escono [dalla bocca];

Così, allora, Solimano vorrebbe trascinarsi

all’assalto [superando questo momento di paralisi] e fa di tutto per sforzarsi,

ma in se non ritrova il solito impeto,

e nemmeno riconosce il fatto che le forze in lui siano diminuite.

In lui sorgono tante scintille di coraggio

e altrettante si spengono all’interno di segreto e intimo terrore.

Nel suo cuore agiscono sentimenti contrastanti,

ma non pensa mai di fuggire o di ritirarsi dalla battaglia.

Il vincitore [Rinaldo, reduce dal combattimento vittorioso con Adrasto] arriva preso da incertezza

e nel giungere (o almeno così sembra a lui) viene avanti

velocemente e pieno di impeto

la sua figura è talmente maestosa da rendere irrilevante ogni altra figura mortale.

Al Solimano poco resiste (= rimane fiero e valoroso anche se ferito); sebbene in punto di morte,

non dimentica le sue nobili consuetudini di guerriero (non tenta di fuggire, né chiede pietà)

non decide di fuggire, né si lamenta,

e conserva il suo comportamento fiero e maestoso.

Il racconto della fine di Solimano si divide in due parti: Nella prima, vediamo il personaggio che dall’alto della torre di David contempla la battaglia in corso che si svolge in basso, sotto i suoi occhi. Questa è l’occasione di meditare sulla tragica condizione esistenziale dell’uomo, come sforzo inutile e soggetto dei disegni capricciosi della fortuna, e di eventi di cui egli non può avere alcun controllo. Nell’altra, Solimano affronta in duello Rinaldo. Pur non avendo alcun speranza di uscirne vivo, Solimano non soccombe perché è meno valoroso e meno abile dell’avversario. Alla fine, una strana paralisi avvia Solimano verso la morte come se si consegnasse al destino ineluttabile.

Solimano, re senza regno

Solimano era il re dei Turchi e durante il loro passaggio, i Crociati lo avevano sconfitto due volte, a Nicea e a Antiochia e successivamente spodestato. Pertanto, egli era diventato un sovrano senza regno, ferito nell’onore e accanito contro la fortuna avversa. Per questo motivo era entrato a servizio del re d’Egitto, aveva assoldato dei predoni arabi e aveva con essi impedito ai Cristiani di rifornirsi. Si tratta di un personaggio dal carattere molto “politico”. Egli ha sempre presente il suo regno e tale ricordo motiva sempre le sue azioni. Non rinuncia mai alla riscossa e mantiene sempre la sua dignità regale. Tuttavia, man mano che capisce di essere sempre più vicino alla morte, si rende conto che il sui progetto di rivincita diventa improbabile.

Meditazione sulla tragicità

Dall’alto della torre di avvistamento chiamata Torre di David, Solimano osserva il compiersi della tragedia di un popolo da cui tra origine una meditazione sulla tragicità dell’esistenza umana. Il tasso rappresenta tale tragicità con la metafore del teatro ve del campo sportivo in cui si tengono le gare agonistiche. Solimano diventa uno spettatore che guarda, senza nulla poter fare, il compiersi dello spettacolo. La tragedia è vera perché coincide con la vita stessa che noi tutti viviamo. In tal modo, il Tasso affida al punto di vista dei vinti (= Solimano) un senso pessimistico della condizione esistenziale dell’uomo che va ben oltre la contingenza storica, vissuta da Goffredo di Buglione. Se da un lato, Solimano osserva dalla torre il compiersi di un disegno della Provvidenza divina cha ha previsto la liberazione del Sepolcro, dall’altro, il destino di sventura coinvolge tutti, cristiani e musulmani, al di là di ogni ideologia.

Irresolutezza di Solimano

Quando Rinaldo si avvicina a Solimano, quest’ultimo cade in preda ad una forte irresolutezza. Questa indecisione non è paura, ma consapevolezza di un destino contro il quale ogni è vana. Solimano non teme il pericolo, ma capisce che sta per morire e viene travolto da tutta una serie di sentimenti negativi che, una volta arrivato al cospetto di Rinaldo lo inducono a nemmeno combattere. Tuttavia, si ricorda di essere un guerriero e deve mantenere gli presi per cui non fugge e nemmeno si lamenta e ogni sua azione sarà ricordata come valorosa. Diversa è la posizione di Rinaldo. Occorre precisare che Rinaldo non è un avversario terreno, egli rappresenta il destino stesso e la sua ineluttabilità e tragicità. Il fatto che Solimano cada sotto i colpi inferti da Rinaldo è un fatto secondario perché egli è soprattutto vittima di una sorta di timore metafisico che lo paralizza, cioè della presa di coscienza di un destino a cui nessuno può sfuggire. Per questo motivo, Solimano ci appare un personaggio degno e grandioso, il più ammirevole fra tutti gli eroi pagani.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato della battaglia osservata da Solimano?
  2. Solimano osserva la battaglia come un teatro della condizione umana, riflettendo sulla tragicità dell'esistenza e sull'inevitabilità del destino, evidenziando l'orrore della guerra e le sue conseguenze (come descritto nel testo).

  3. Qual è il desiderio di Solimano durante la battaglia?
  4. Inizialmente stupito, Solimano desidera ardentemente unirsi alla battaglia, spinto da un impulso di coraggio e dalla volontà di combattere, esclamando che bisogna vincere o perire (come riportato nel testo).

  5. Come si manifesta l’irresolutezza di Solimano durante il duello con Rinaldo?
  6. Solimano, di fronte a Rinaldo, prova una forte indecisione non per paura, ma per la consapevolezza della sua imminente morte, che lo paralizza e lo porta a riflettere sulla vanità della lotta contro il destino (secondo quanto descritto nel testo).

  7. Qual è il ruolo di Rinaldo nel confronto con Solimano?
  8. Rinaldo rappresenta non solo un avversario, ma il destino stesso e la sua ineluttabilità, portando Solimano a una presa di coscienza della sua situazione tragica, che culmina nella sua sconfitta (come evidenziato nel testo).

  9. Come viene descritto il personaggio di Solimano nel contesto della sua sconfitta?
  10. Solimano è descritto come un personaggio nobile e valoroso, che, pur sapendo di non avere speranza di vittoria, non fugge né si lamenta, mantenendo la sua dignità fino alla fine, rendendolo un eroe ammirevole (come sottolineato nel testo).

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