Innovazioni agricole medievali

La crescita dell’agricoltura non si basò solo sull’estensione dei campi coltivati e su un clima più favorevole: alcune innovazioni nelle attrezzature e nella gestione, già comparse prima del Mille ma propagatesi dopo quella data, aiutarono a tenere il passo del grande sviluppo demografico.

Nuovo aratro e collare rigido

I terreni argillosi, molto pesanti e diffusi soprattutto nell’Europa settentrionale, vennero solcati più in profondità grazie a un nuovo tipo di aratro: a differenza di quello tradizionale, fatto perlopiù di legno, esso era costruito interamente di metallo e fornito di ruote. Era dotato inoltre (all’estremità posteriore, dietro le due lame che tagliavano la terra) di una superficie concava e asimmetrica, detta versoio, in grado di ribaltare le zolle tagliate e devitalizzare, in tal modo, radici e semi delle piante infestanti, impedendo loro di crescere.

Trascinare un attrezzo del genere richiedeva molta energia, ma un nuovo collare

rigido – in sostituzione della vecchia cinghia di cuoio tenero – rese più agevole la respirazione degli animali da tiro e permise di utilizzare, oltre ai buoi, i cavalli, senza rischiare di serrare loro il collo. Inoltre, per salvare gli zoccoli dalla consunzione del contatto con la terra, si provvide alla loro ferratura. La condizione per il diffondersi di tali innovazioni fu una maggiore disponibilità di metallo: lo fornivano le nuove miniere di ferro, scoperte e sfruttate a partire dall’XI secolo.

Rotazione triennale delle colture

Una seconda innovazione di rilievo riguardò la gestione delle semine. Si sapeva che piantare grano sullo stesso lotto per più anni di seguito impoveriva la terra dei suoi nutrienti minerali, riducendo via via il raccolto. Per evitare questo esito, tradizionalmente si era ricorso a una rotazione biennale: il coltivatore piantava frumento e segale o altri grani, ogni autunno, soltanto in una metà dei campi destinati ai cereali, lasciando l’altra metà a maggese, cioè incolta; l’anno dopo faceva l’inverso.

A cominciare dal X secolo la diversificazione delle semine consentì di ridurre il maggese. Il ciclo di coltivazione prese difatti ad articolarsi in tre fasi, con una divisione delle terre in altrettante parti (rotazione triennale): la porzione di terreno cheun anno era impiegata per il frumento e la segale o altri grani piantati in autunno e mietuti in estate, veniva destinata, l’anno dopo, alle leguminose, all’avena e all’orzo, piantati in primavera e anch’essi mietuti in estate; dopodiché era lasciata incolta.

Le coltivazioni primaverili, infatti, arricchivano il terreno di azoto, anche se non abbastanza perché fosse possibile procedere subito dopo a una nuova semina di grani autunnali. Aumentava in ogni caso la produzione complessiva; inoltre, il coltivatore, grazie ai legumi, rendeva la sua alimentazione più varia e più proteica e poteva sempre contare, nel caso che il primo raccolto andasse male, sul secondo.

Differenze regionali e collaborazione

Né l’aratro pesante né la rotazione triennale ebbero

una diffusione uniforme. In buona parte dell’area mediterranea, caratterizzata da suoli aridi e friabili, incidere il terreno in profondità rischiava di fare danni; le primavere, inoltre, erano troppo brevi e asciutte per la coltivazione dei legumi.

La differenza dei climi e dei suoli finì pertanto per creare due diversi modelli di organizzazione agricola e di paesaggio agrario.

In Inghilterra, in Germania e nella Francia settentrionale, per ripartire i costi dell’aratro pesante e delle due paia di buoi, o anche più, necessari a trainarlo, nacquero forme di collaborazione e d’intesa tra i contadini. I singoli lotti di terra presero una forma allungata, per non costringere l’aratro a troppe inversioni di marcia; non erano separati, l’uno dall’altro, con siepi e palizzate, dal momento che la rotazione delle colture e la tempistica dei raccolti erano sincronizzate, per decisione collettiva, fra tutti gli abitanti del villaggio; infine, i lotti posti a maggese, dove il bestiame poteva pascolare, erano situati tutti nella medesima area, cosicché gli animali non rischiavano di rovinare le coltivazioni passando da un lotto

incolto a un lotto seminato.

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Domande da interrogazione

  1. Quali innovazioni agricole medievali hanno migliorato l'efficienza dell'aratura?
  2. L'introduzione di un nuovo aratro interamente in metallo con ruote e un versoio ha permesso di solcare i terreni argillosi più profondamente, mentre il collare rigido ha facilitato l'uso dei cavalli per il traino, migliorando l'efficienza dell'aratura.

  3. In che modo la rotazione triennale delle colture ha influenzato la produzione agricola?
  4. La rotazione triennale ha ridotto il maggese e aumentato la produzione complessiva, diversificando le colture e arricchendo il terreno di azoto, migliorando così la varietà e il contenuto proteico dell'alimentazione.

  5. Quali erano le differenze regionali nell'adozione delle innovazioni agricole?
  6. Nell'area mediterranea, i suoli aridi e le primavere brevi non erano adatti all'aratro pesante e alla rotazione triennale, portando a modelli agricoli diversi rispetto a regioni come l'Inghilterra e la Francia settentrionale.

  7. Come hanno collaborato i contadini per utilizzare l'aratro pesante?
  8. I contadini hanno collaborato per ripartire i costi dell'aratro pesante e degli animali da tiro, sincronizzando la rotazione delle colture e la tempistica dei raccolti, e organizzando i lotti di terra in modo efficiente.

  9. Quali vantaggi ha portato la coltivazione di leguminose nella rotazione triennale?
  10. La coltivazione di leguminose ha arricchito il terreno di azoto e ha fornito una dieta più varia e proteica, offrendo un raccolto alternativo in caso di fallimento del primo.

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