Estratto del documento

Andrea Sestino

Riassunti ed appunti di storia di impresa

Riassunti, appunti e integrazioni dal testo F. Amatori, A. Colli “Storia d’impresa, complessità e comparazioni”, Mondadori.

Ambito insegnamento Storia dell’impresa, testo consigliato dal docente Prof.ssa D. Strangio.

A. A. 2014 - 2015

Riferimenti

Nell’ambito dell’insegnamento di storia dell’impresa, Sapienza, Università di Roma, CdLM in Management delle imprese.

Storia di impresa: indice

Indice dei contenuti.

(I file sono datati - in alto a destra - a causa di una schedulazione ottimale per la preparazione dell’esame)

  • Introduzione
  • Le origini dell’impresa
  • Putting out system
  • Domestic system
  • Factory system
  • La rivoluzione industriale
  • Il ruolo delle ferrovie e delle nuove tecnologie
  • L’espansione inglese ed americana e il capitalismo manageriale
  • La Germania e il capitalismo cooperativo
  • La Francia
  • L’Italia
  • Modello di convergenza imperfetta: l’Europa
  • Il Giappone: capitalismo competitivo
  • Strategie di catching up della Corea
  • Strategie di catching up dell’Argentina
  • Privatizzazioni e fasi delle nazionalizzazioni
  • La globalizzazione
  • I BRICs
  • Russia
  • India
  • Cina
  • Lo sviluppo italiano: PMI e distretti

Contenuti vari tratti da seminari e contributi offerti nel corso delle lezioni.

  • Notes about European Institution Policy in favor of European firms - Prof. Paolo Tedeschi.
  • Riuscirà l’Italia a superare la crisi? - Prof. Pierluigi Ciocca.
  • Global Economics challenges - Prof. Federico Carli.
  • Piccole imprese e distretti industriali: riflessioni sul caso italiano - Prof. Luca Mocarelli.

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

Le origini dell’impresa

La parola imprenditore fu creata da Cantillon (mercante francese, 1755). La relazione tra imprenditore ed organizzazione si evince, vedendo imprenditore colui che è indotto a creare una impresa, con una organizzazione (sistema di risorse fisiche ed umane). Il tessuto connettivo si è costituito con la grande impresa moderna e manager, collegamento tra imprenditore e lavoratore.

Secondo Cipolla, «l’imprenditorialità condiziona la produttività», cioè l’imprenditorialità è necessaria ma non sufficiente, ed è il fattore lavoro la forza vitale dell’impresa, quindi è il capitale umano ad operare. Per misurare l’imprenditorialità si fa tradizionalmente ricorso a variabili quali opportunità (O), variabili non economiche (X), crescita economica (Y), imprenditorialità stessa (E).

Le origini della impresa

Nell’Europa pre-industriale, si è a cavallo del periodo che va dalla scoperta dell’America alla 1° Riv. Industriale Inglese, tradizionalmente con forme come:

  • Putting out system
  • Produzione artigianale e urbana
  • Grande impresa (preindustriale)

Si ha un impiego produttivo del capitale, apertura alla internazionalizzazione, proprietà privata dei mezzi di produzione.

Putting out system

Rappresenta la manifattura a domicilio, dove il mercante imprenditore che aveva diversamente accumulato capitali, decide di impiegarli specializzandosi nella intermediazione. In effetti, diviene intermediario tra le campagne e la città. Questi commissiona lavori a lavoratori nelle campagne dove il costo del lavoro della manodopera era più basso, rispetto a quello in città dove si costituivano le prime Corporazioni di arte e mestieri, ottenendo profitti maggiori. Così facendo il mercante spuntava quindi profitti più alti, venendo la materia prima presa nella campagna, ritirandone il prodotto finito rinegoziandolo poi nelle città.

Salario: a cottimo.

Collocazione: Mediterraneo e Europa.

Domestic system

Assai simile al POS, è il domestic system, quindi l’organizzazione domiciliare della produzione, a livello domestico, dove il mercante si reca a domicilio da operai che sono nelle campagne e non erano sottoposti a una rigida disciplina del lavoro in fabbrica, quasi fossero “salariati a contratto”.

Factory system

Sulla scorta di questi modelli, è ancora un sistema manifatturiero come nel domestico, assai diffuso nelle realtà europee incoraggiato e supportato dallo Stato. È la grande impresa preindustriale, pensabile come una sorta di ‘grande opificio’.

La Rivoluzione industriale decretò la proprietà privata dei mezzi di produzione, la diffusione della meccanizzazione e il primo rapporto salariale (seppur possiamo dibattere sulla bassa retribuzione e pochi diritti). Le fabbriche erano a ridosso delle città e vedevano nelle città il principale mercato di sbocco.

La stessa rivoluzione industriale porta con sé altre piccole ‘rivoluzioni’, ovvero conseguenze, in termini di rivoluzione agricola (cambiano i modi di coltivare, e c’è più cibo), rivoluzione demografica (più denaro e più cibo favoriscono la natalità), rivoluzione dei trasporti (battello a vapore e ferrovia che ‘diffonde la rivoluzione industriale’), rivoluzione del credito, rivoluzione commerciale.

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

La rivoluzione industriale e le sue imprese

La Rivoluzione Industriale rappresenta un vero e proprio punto di rottura col passato, che comporta il cambiamento della società, sulla scorta di cambio nell’uso del capitale, dei modi di produzione, del lavoro salariato e non più servile.

Analizzando il trend del PIL ProCapite Inglese, si nota un netto stacco a rialzo, a partire dalla metà dei Seicento, inizi Settecento, che continuerà a crescere sino agli anni ’40.

Si hanno infatti nuovi modi di produzione ed innovazioni (soprattutto nella ferrovia), a fare emergere l’economia. Ovviamente la crescita è graduale, e il ruolo portante della ferrovia può essere visto anche come quello di ‘portar fuori’ la rivoluzione industriale, prodotti nuovi, appetibili che generano reddito su mercati in cui quelle innovazioni non c’erano.

Si definisce curva di offerta aggregata, la quantità di beni e servizi offerti dalle imprese per ciascun livello dei prezzi. Si definisce curva di domanda aggregata la quantità di beni e servizi acquistati da famiglie ed imprese, ai vari livelli dei prezzi.

Dall’avvio della Rivoluzione Industriale, il nuovo sistema di fabbrica accelera la crescita in tutti i paesi europei. Ma in cosa consisteva?

Fabbrica della economia industriale = Imprenditore combina le dotazioni di capitale fisso (impianti, macchinari, terreni, edifici) con il capitale circolante (beni, materie prime, salari e quindi manodopera) per la produzione di alti volumi altamente standardizzati (beni di massa):

  • Maggior numero di lavoratori organizzati e produzione meccanizzata (vedi Fabbrica Spilli, Smith)
  • Specializzazione del lavoro
  • Netta separazione tra unità di produzione e consumo

A livello macroeconomico, le maggiori trasformazioni segnano la crescita e a livello microeconomico si generano “nuove tecnologie di produzione” e modi di produrre.

Nascerà un sistema paternalistico, con la creazione di “villaggi” all’interno delle città, fatti di lavoratori importanti quindi anche un impatto geografico/territoriale.

La fabbrica diventa quindi luogo di trasmissione e riproduzione delle innovazioni più importanti. Si evidenzia poi come:

  • Inizialmente la Rivoluzione Industriale, vedeva nell’unità produttiva più diffusa la famiglia.
  • Il ruolo degli intermediari finanziari e mercato dei capitali era modesto.

Le banche erano dette country banks (banche provinciali, quasi assimilabili alle nostre popolari), che aumentarono da 12 a 400, ed operavano soprattutto nel credito a breve termine facilitando le transazioni tra comunità locali.

Nel tempo, diedero vita a circuiti finanziari tra Londra e dintorni per raccogliere i risparmi rilasciando ricevute e note di credito.

Il mercato azionario, aveva un ruolo marginale agli albori della Rivoluzione Industriale. Con il Bubble Act, si liberalizza la costituzione delle prime società per azioni, precedentemente nelle vesti di compagnie commerciali (quali la Compagnia delle Indie - UK - e la VOC - Olandese).

Nel 1844, il Joint Stock Company registration and regulation act, previde di:

  • Distinguere le società partnership da quelle per azioni.
  • Richiedere iscrizioni in appositi registri a quelle con più di 25 membri. Nasce la voglia di trasparenza.

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

Le imprese, difatti, cominciano a responsabilizzarsi maggiormente, circolano le prime informazioni e nascono i primi giornali economici (The Economist, Financial Times), sui cui le società potevano essere pubblicizzate e talvolta pubblicare i bilanci.

Il governo favorisce le società con provvedimenti, assumendo quindi un ruolo guida nell’economia aiutandola ed indirizzandola (Mano Invisibile).

Nel 1873 si assiste alla prima crisi capitalistica, che colpisce l’economia inglese, quindi l’economia guida, ed è proprio da quel momento che la crescita inglese comincia a rallentare dopo aver toccato il suo punto più alto. Una prima avvisaglia in realtà già si ebbe nel 1947 con il crollo azionario: tutti investivano nelle Ferrovie (Railways s.), assai apprezzate in quanto “strategiche” alla crescita, ma allo stesso tempo si ebbero le prime conseguenti speculazioni.

Ma quali furono le reazioni alla crisi e quali i correttivi adottati?

  • Legislazione commerciale e societaria
  • Corporate Governance
  • Intervento di Investitori specializzati
  • Mezzi informativi disponibili al pubblico (già i primi segnali si ebbero coi giornali, vedi sopra)
  • Avanzamento del settore terziario.

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

Infrastrutture, tecnologie, comunicazione e concorrenza

Infrastrutture, tecnologie, comunicazione e concorrenza sono tutti strategici per l’impresa.

Con la rivoluzione industriale nasce e si consolida la grande impresa e le infrastrutture. La concorrenza della colonizzazione fa salire i prezzi alla fonte. Nel 1602 fu fondata la compagnia olandese VOC a cui gli stati generali conferirono:

  • Monopolio sul commercio olandese a oriente da Capo di Buona speranza sino allo stretto di Magellano
  • Diritti di guerra
  • Stipulazione contratti
  • Prendere possesso guerre e edificare fortezze

L’Olanda rendeva economicamente dipendenti le colonie con prodotti ‘nuovi’. Da evidenziare è anche la Compagnia delle indie, inglese, messa su da mercanti coadiuvati da monarchi. Queste compagnie precedono la vera e propria grande impresa: le compagnie costituite da soci erano quindi intermediari commerciali, lo Stato, garantiva allo scopo di attirare in Patria i capitali da impiegare poi per i propri scopi ed azioni (tendenzialmente di espansione territoriale e di potere), obbligando le compagnie a ripagarli con percentuali sui prodotti.

Dette compagnie avevano una direzione oligarchica, dove i soci erano subito accontentati con distribuzione di dividendi.

Diffusione di reti di comunicazione e di trasporto

Il successo della grande impresa è dovuto a invenzioni come telefono, telegrafo e ferrovia. In questo modo nascono una serie di servizi per l’espansione del secondario e per la diffusione della industrializzazione (specie nelle ferrovie).

Le conseguenze economiche del trasporto su ferrovia infatti avevano:

  • Funzione attiva, come moltiplicatori dello sviluppo.
  • Funzione passiva, nel trasporto di merci e persone.
  • Riduzione dei costi liberando risorse designabili ad altri consumi.
  • Manifattura poteva godere di approvvigionamenti regolari e meno costosi di materie prime.
  • Le città potevano rifornirsi più facilmente di derrate alimentari, beni di consumo, etc.

Tutto ciò comporta ovviamente anche una trasformazione della geografia economica, facilitando l’interazione dmercati nazionali ed internazionali, con una migliore allocazione delle risorse ed ancora consentendo di raggiungere luoghi prima morfologicamente difficili da raggiungere (es. miniere, giacimenti).

I trasporti innescano altre connessioni nel sistema economico:

  • Mobilitazione del credito per finanziare investimenti: essendo le ferrovie ad alta intensità di capitale favorirono la collaborazione di ferrovieri e banchieri.
  • Ricorso a industrie di settori diversi, collegate a monte del ciclo di produzione, mobilitando quindi industria delle costruzioni, della siderurgia etc funzionali alla ferrovia.

Si segnala poi l’innovazione del mercato del lavoro in quanto nella loro costruzione, venivano impiegati migliaia di operai, con una nuova organizzazione aziendale che diviene multidivisonale, dove per la prima volta un organismo manageriale comincia a guidare i compiti, separando proprietà da gestione di impresa. È il caso delle prime ferrovie nelle USA in cui nascerà la gerarchia manageriale, imprenditore —> manager —> lavoratori.

Manager di line, si occupavano dei movimenti di treni e passeggeri, articolati da presidenti sino a sovrintendenti. Manager di staff, nelle varie funzioni aziendali.

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

La grande impresa americana e l’innovazione finanziaria

L’USA inizia a superare la madrepatria Inghilterra, divenuti autonomi con la Guerra di Indipendenza (1776). La crescita era sostanzialmente dovuta a:

  • Grande depressione (1873-1896(, da cui rallentava l’economia Inglese a causa delle speculazioni.
  • 2^ rivoluzione industriale, attuata dai c.d. Paesi ritardatari, come USA, introducendo innovazioni e divenendo più competitivi della Gran Bretagna grazie a:
    • Interventi degli stati in economia.
    • Crescita demografica ed espansione dei mercati, ripresa della Politica coloniale in termini commerciali, non ‘civili’. Venivano venduti in EU prodotti più competitivi ottenuti con le nuove tecnologie a prezzi bassi spuntando profitti alti.
    • Nuova ondata di innovazioni tecnologiche e quindi nuovi settori industriali.

Si segnala ancora la contrazione dei prezzi. Le imprese cominciarono a mitigare la concorrenza attraverso una serie di accordi che portano a sistemi in cui i prodotti fondamentali erano forniti da imprese in regime di monopolio o oligopolio. Questo portava ai cosiddetti Trusts (Società fiduciarie) in cui gli azionisti cedevano il proprio controllo a un gruppo fiduciario che gestiva per loro il gruppo di imprese. Il primo esempio è lo Standard Oil Trust.

Nel 1890, però con lo Sherman Act, lo Stato cominciò a regolamentare maggiormente l’economia, difatti, il congresso americano cercò di ostacolare questi rapporti monopolistici ed oligopolistici tra imprese, o che comunque avrebbero potuto ostacolare l’incontro tra domanda e offerta in regime di perfetta concorrenza.

Lo Standard Oil, per tutta risposta, contrastando tale legge nel 1892 diede vita alla prima fusione di imprese nella storia, scegliendo la fiduciaria e costituendo una s.p.a. risultato delle venti società che la costituivano. Altre fusioni si ebbero a catena nel settore dell’acciaio, zucchero etc, segnando la nascita delle prime società finanziarie (holding): questo determina la nascita della prima grande impresa cosiddetta large corporation, termine coniato da Chandler.

Che forma assume? La forma assunta è quella della c.d. U-form affermata nelle costruzioni ferroviarie, tipica di una impresa integrata e multidivisionale:

  • Gestione centralizzata e divisione in dipartimenti.
  • Multiprodotto (realizzazione di più linee di prodotti in uno stesso stabilimento).
  • Multiunitaria (più aree specializzate).
  • Multinazionale (nel legare società tra Paesi diversi).

Con la large corporation, si assiste poi alla nascita della Scienza di direzione d’impresa, poi con Freidrik Taylor che pubblica i “Principi di organizzazione Scientifica del lavoro” (1911).

Andrea Sestino, Sapienza - Università di Roma, CdLM in Manimp

I casi nazionali: Stati Uniti, Germania, Francia e Italia

In questo ambito osserveremo (1) le caratteristiche dei mercati, (2) la regolamentazione della competizione economica da parte dello Stato, (3) gli atteggiamenti sociali nei confronti delle grandi imprese e (4) le risorse culturali disponibili.

Stati Uniti

Gli USA passano dal capitalismo personale al capitalismo manageriale (metà 800-metà 900). Gli USA come paese giovane svincolatisi dalla madre patria Inghilterra punteranno tutto sulla economia e sul mercato. Passare da capitalismo personale a manageriale significa cambiare sistema puntando su imprese di grandi dimensioni allo scopo di contrastare lo sviluppo della GB cercando di avvantaggiarsi in nuovi settori in cui spuntare profitti più alti.

Tradizionalmente i loro CdA erano composti da inside director, nelle vesti di manager stipendiati dalla proprietà ed outside director, come invece assetto proprietario vero e proprio dipendendo però dagli inside. Ricordiamo imprese come lo Standard Oil, Remington (macchine per ufficio), DuPont (industria chimica), Singer (macchine per cucire) ed ancora Campbell e Henz (alimentare), quindi come si vede nuovi prodotti e nuovi settori.

Il presidente Wilson fece approvare come già visto alcuni atti in tema di regolamento del big business. Si pensi al già visto Sharman Act fronteggiato con le prime fusioni, o ancora il Clayton Antitrust Act (1914), ed ancora con l’istituzione della Federal trade commission, per contrastare accordi interaziendali.

Si diffonde tra il 1880 e il 1920 nella società americana l’emergere d autorità basate su precise responsabilità *.

Le imprese sono cresciute anche grazie al sistema educativo e formativo. Ricordiamo infatti la nascita dell’Massacch

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andreasestino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Strangio Donatella.
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