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Storia della danza

1. Dalle origini al balletto di corte

La danza è sempre stata nel bagaglio culturale dell’uomo. Nel mondo paleolitico/civiltà classica danza insieme di movimenti utilizzati per accompagnare riti celebrativi o spettacoli teatrali.

Passaggio al Medioevo, le pratiche teatrali formalizzate nell'età classica si frantumano trasformandosi in una “teatralità diffusa” che consisteva in saltimbanchi e forme rituali ecclesiastiche.

In questo momento storico la danza non potrà mai diventare forma di spettacolo autonoma perché soffocata dalle credenze cristiane che ritenevano il movimento e la danza peccaminosa e ostentazione dell’animo.

Le uniche forme di danza si relegavano ad alcuni gesti inseriti nel repertorio dei giullari.

Questa categoria entrò nelle grazie delle corti rinascimentali che fecero diventare la danza un elemento imprescindibile nel bagaglio culturale necessario ad ogni buon cortigiano.

Si diffondono manuali come De Arte saltandi Ebreo, concetti di Da Piacenza, Cornazario, et choreas ducendi di Libro dell'arte di danzare, De pratica seu arte tripudii di aplomb ed elevazione, quaternaria, bassadanza, piva e saltarello, balli e bassedanze; fioriscono le scuole di ballo, ambiente corte e militare.

A partire dal XVI secolo il balletto passa da un fatto di costume a spettacolo. Figura fondamentale è maestro di ballo, il quale è abile danzatore oltre che insegnante e organizzatore dei balletti.

Attraverso gli intermezzi delle opere e dei concerti, luoghi di sperimentazione ballettistica, esempio “Calandria” del Bibbiena 1513’, lo spettacolo ballettistico prende forma sempre fino ad arrivare al primo Ballet de Court, spettacolo dedicato alla danza: performance cortigiana dove i nobili prendevano parte, per feste e manifestazione di potere, si mescola con canto e musica, 3 atti aristotelici, con finale figure geometriche, grand ballet, schieramento.

Non si riesce ad individuare esattamente il primo esempio ma per unità stilistica e tematica ricordiamo il Ballet comique de la reine 1581’, organizzato dal maîtres de ballet italiano Belgioioso per il matrimonio di Margherita di Lorena, sorella della regina di Francia.

È allestito in una sala del Louvre, decorazioni imponenti con alberi, giardini, fontane, grotte, quello che poteva ricordare il mondo omerico della maga Circe.

Belgioioso riassume nel libretto dell’opera cosa è la danza in quell’epoca, “invenzione moderna, geometrica mescolarsi di elementi, che rendeva insieme a canto e musica spettacolo trionfale”.

2. Il Seicento e la danza accademica

Nel 600 in particolare la corte francese utilizza sempre più la danza. Gli stessi Luigi XIII e XVI parteciperanno come ballerini a molti spettacoli, Roi Soleil soprannome dopo che re interpreta su musiche di Lully Ballet de la Nuit.

Anche in Gran Bretagna parallelamente Carlo I interpreta diverse opere ai ballet de masques, equivalenti court francesi, famosi anche grazie all'opera di scenografo di Jones e drammaturgo Jhonson. Sovvenzionate dai reali, infatti nascono le prime accademie: 1661 nasce così l’Académie de danse, danza accademica.

Infatti nel 1681 verrà rappresentato spettacolo Le triomphe de l’amoure, segna il passaggio del balletto da fenomeno celebrativo e spettacolo professionale, in occasione delle nozze del Delfino di Francia, coreografie di Beuchamps, importante coreografo di corte e fautore delle 5 posizioni di danza, sapere tramandato al mondo dall’allievo Feuillet, Coreographie, sistema di notazione coreografica su musiche di Lully.

Narra le vicende del dio Amore nell’Olimpo, primo tentativo di palco sopraelevato.

1682 Menestrier fissa i cardini di questo tipo spettacolo: ouverture, entrées, grand ballet.

Collaborazione summa artisti entrati in famiglia reale nasce Moliere-Lully-Beuchamps, comédie-ballet, spettacolo di prosa teatrale musicato dove il balletto avrà grande importanza, primo esempio Il borghese gentiluomo 70’.

3. Il Settecento e il ballet d’action

Nel Settecento fiorisce il ballet d’action: danza racconta storie solo con il movimento senza l’utilizzo della parola.

Fin dall’inizio del Settecento si inizia a sentire l’esigenza di riempire il vuoto della danza fine a se stessa.

Il primo a sperimentare balletti su trama di autori noti fu il coreografo inglese Hilverding, che riteneva la danza imitazione della natura e la tecnica utile solo ai fini di supporto dell’anima.

Angioini nel libretto del balletto Semiramis 65’ definisce i cardini del balletto pantomimico:

  • Gli spettatori hanno solo gli occhi per capire quello che accade in scena, quindi non si può rappresentare il passato o futuro ma solo il presente.
  • Le storie devono essere verosimili e coinvolgenti.
  • Via le maschere e i costumi grossi che limitano il movimento e l’espressività.
  • Via i fondali, nasce la coreografia di profondità.
  • Il tempo deve essere limitato per non affaticare i pochi interpreti che possono eseguire balletti così duri.

Primo esempio è di Angioini Le festin de Pierre 61’, su musiche di Gluck. La trama è tratta dal don Giovanni, corteggiatore colto in flagrante a corteggiare la figlia del commendatore che lo uccide destinandolo alle fiamme dell’inferno.

I coreografi più importanti sono quelli italiani e francesi che attraverso le loro tournée europee creeranno un linguaggio di danza canonico sovraeuropeo.

Le due colonne portanti di queste scuole sono Angioini e Noverre, entrambi fautori del ballet d’action. Nonostante ciò differenze: per Noverre il libretto è fondamentale; le tre unità aristoteliche sono fondamentali per Angioini ed entrambi si attribuiscono il titolo di eredi di Hilverding.

Nel Settecento la danza approda nei teatri, nomi di danzatori e coreografi appaiono sui libretti e gli impresari vi investiranno sempre di più, nei teatri stessi nasceranno accademie istituzionali che prepareranno gli allievi ad entrare nella compagnia.

Nel 1713 l’Académie de danse si trasformerà nell’École de l’Opéra, Francia elabora quasi tutta la tecnica accademica; in Italia scuola San Carlo di Napoli 1737, teatro Regio di Torino 1741.

Sallè espressività, madrigale Voltaire, Camargo, Campanini glielo “butta nel suv”.

4. Dalla fille mal gardée al periodo post-rivoluzionario

A Bordeaux va in scena nel 89’ La fille mal gardée, sul filone del ballet d’action, considerato primo balletto del repertorio classico perché precorre i tempi per innovazione della tematica quotidiana e lontana dal divertissement e mossi in armonia movimenti di massa.

Coreografia di Dubervale, ballerino coreografo del 700, di padronanza tecnica grande espressività.

Racconta della storia di Lise e Colin, il quale amore è ostacolato dalla madre della giovane.

Pausa teatrale nel periodo post-rivoluzionario in Francia una costola del balletto si sposta in strada con lavori dalle tematiche rivoluzionarie in manifestazioni sociali come La fete de la federation o La reunion du 10 aut dove venivano coinvolti i professionisti e le masse popolari.

Questa tematica patriottica e nazionalista verrà proposta anche in Italia, il che cominciava a guerreggiare in quegli anni per l’indipendenza, generale colli di Roma o Il ballo del papa.

Inizialmente ritenuti sovversivi e perciò poco apprezzati ma in seguito avrà un grande successo fino a tutto 800 tanto che neanche il balletto romantico attecchirà.

Con la caduta di Napoleone e la restaurazione gli spettacoli ritornano in teatro con i opere definiti grandi coreogrammi, spettacoli imponenti e di grandi investimenti che solo grandi teatri come Opéra e Scala potevano, La Pallerini.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anielloferrone@gmail.com di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia della danza e delle arti del movimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cervellati Elena.
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