Indice
- Programma corso................................................................................................... 4
- Mix dei 4 libri......................................................................................................... 7
- Quali sono le fonti letterarie?.................................................................................7
- Gli acquedotti di Roma e gestione delle risorse idriche a Roma...........................9
- Lunghezza degli acquedotti.................................................................................. 15
- Manutenzione....................................................................................................... 16
- Il personale della cura aquarum...........................................................................16
- Leggi sull’acqua................................................................................................... 17
- Concessione di acqua ai privati............................................................................ 18
- Costruzione di una galleria................................................................................... 20
- Strumenti di misurazione...................................................................................... 21
- Strumenti di rilevamento...................................................................................... 21
- Vitruvio................................................................................................................. 22
- Costruzione di una galleria...................................................................................24
- Strumenti di misurazione...................................................................................... 25
- Strumenti di rilevamento..................................................................................... 26
- Tecnica di scavo di una galleria........................................................................... 27
- Gallerie senza pozzi.............................................................................................. 28
- Galleria con pozzi................................................................................................. 29
- L’acquedotto di Bologna....................................................................................... 29
- L’emissario del Fucino.......................................................................................... 30
- L’acquedotto romano del Serino..........................................................................33
- L’acquedotto nell’area Flegrea............................................................................. 36
- Acquedotto di Avellino e Benevento.....................................................................37
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Programma corso
Storia romana Prof.ssa Romilda Catalano
Anno accademico 2013-2014
Contenuti
Scienza e tecnica nella costruzione di opere idrauliche del mondo romano.
Legislazione e amministrazione delle risorse idriche.
Rapporto tra opera idraulica e territorio.
Obiettivi
Il corso si propone di far approfondire le conoscenze di storia romana acquisite nel triennio, e di guidare gli studenti alla conoscenza e alla comprensione delle principali problematiche scientifiche e tecniche relative alla costruzione di opere idrauliche in epoca romana, nonché alla metodologia della ricerca. In particolare:
- A- (Conoscenza e capacità di comprensione): l'approfondimento delle conoscenze di storia romana, con particolare riferimento alle opere idrauliche in epoca romana, ed al tema della gestione delle risorse idriche nei suoi diversi aspetti legislativi e amministrativi e nelle sue implicazioni socio-economiche.
- B- (Capacità di applicare conoscenza e comprensione): la capacità di saper leggere una fonte letteraria o epigrafica nel suo contesto, e di effettuare gli opportuni collegamenti tra i fenomeni; la capacità di utilizzare gli strumenti della disciplina e le conoscenze acquisite (linguistiche, filologiche e storiche) nell'esegesi dei testi antichi nell'ambito di una indagine storica; la capacità di porre domande a un testo, di leggere i documenti ed i testi della tradizione e di condurre una ricerca su argomenti pertinenti alla disciplina, come nell'esempio proposto: l'indagine sull'acquedotto augusteo della Campania, infrastruttura idraulica con una funzione essenziale per l'organizzazione e lo sviluppo del territorio.
- C- (Autonomia di giudizio): la capacità di utilizzare il metodo critico nello studio delle fonti antiche e della bibliografia moderna; la capacità di delineare autonomamente e con senso critico le 4 problematiche di un argomento di ricerca storica e di impostare un lavoro rigoroso e innovativo.
- D- (Abilità comunicative): la capacità di comunicare i dati e i risultati di un lavoro storico e di formulare e argomentare riflessioni in forma corretta.
- E- (Capacità di apprendimento): il perfezionamento delle capacità di apprendimento in piena autonomia; l'acquisizione di una corretta metodologia della ricerca.
Prerequisiti
È necessaria una conoscenza di base del mondo classico, e una buona conoscenza della storia romana. Auspicabile la conoscenza della lingua latina e della lingua greca.
Metodi didattici
Lezione frontale. Durante il corso sarà dato ampio spazio alla lettura e al commento di fonti antiche e di materiale documentario.
Verifica dell'apprendimento
Colloquio orale teso a valutare il livello di apprendimento della disciplina e la capacità di rielaborazione critica degli argomenti.
Criteri di valutazione dell'esame saranno:
- Capacità di esprimersi con chiarezza e con un linguaggio appropriato, utilizzando termini specifici della disciplina;
- Capacità di inserire gli eventi della storia in un preciso quadro d'insieme logico, cronologico e geografico;
- Capacità di selezionare i dati, evidenziando correttamente quelli significativi;
- Capacità di articolare un discorso complesso, dimostrando l'acquisizione di una mentalità storica, e la capacità di illustrare le connessioni con altri ambiti disciplinari.
Altre informazioni
Prerequisito essenziale del corso è una buona conoscenza della Storia romana. Tutti gli studenti che non hanno sostenuto nel triennio un esame di Storia romana, in particolare gli studenti dei corsi magistrali di Filologia Moderna, di Filosofia e di Scienze Pedagogiche, e coloro che seguono il corso singolo, sono tenuti a studiare anche l'intera Storia romana, utilizzando il testo di A. Momigliano, "Manuale di Storia romana", a cura di A. Mastrocinque, Utet, Torino, 2011 (n. 5).
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I punti 1,2,3 del corso e i testi 1,2,3 e 4 corrispondono unitariamente a 9 CFU; i punti 1,2,3 del corso e i testi 2,3 e 4 corrispondono unitariamente a 6 CFU; i punti 1 e 3 del corso e i testi 2 e 4 corrispondono unitariamente a 4 CFU.
Testi
R. Catalano, "Intus in tenebris. Scienza e tecnica nelle opere ipogee romane", Arte Tipografica, Napoli 2007.
A.D. Bianco, "Aqua ducta, aqua distributa. La gestione delle risorse idriche in età romana", Silvio Zamorani Editore, Torino 2007, (I-III).
F. Galli, "Sesto Giulio Frontino. Gli acquedotti di Roma", Lecce 1997 (o altra edizione).
R. Catalano, "Acqua e acquedotti romani. Fontis Augustei Aquaeductus", Arte Tipografica, Napoli 2003.
A. Momigliano, "Manuale di Storia romana", a cura di A. Mastrocinque, Utet, Torino, 2011 (per tutti gli studenti che non hanno sostenuto nel triennio un esame di Storia romana; vedi "Altre informazioni").
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Mix dei 4 libri
Gli acquedotti su arcate permettevano di portare l’acqua a grandi altezze, inoltre si costruivano con meno materiale però, avevano bisogno di molta mano d’opera perché erano sottoposte alle intemperie.
Un acquedotto costruito su più arcate è il Pont Du Gard (Acquedotto di Nimes), per portare l’acqua a zone più elevate fu usato il sistema del “sifone rovescio” che però costava troppo perché aveva bisogno di molta mano d’opera.
Il più antico sifone rovescio è quello dell’acquedotto di Alatri.
Il sifone dell’acquedotto di Aspendos è molto particolare poiché è diviso da due torri idrauliche molto distanti tra loro vi sono quindi tre sifoni consecutivi. L’acqua defluiva poi nel castellum e poi veniva distribuita. Nelle città con più acquedotti l’acqua passava dal castello principale ai castelli secondari e poi veniva distribuita attraverso i calici (tubi conici di bronzo che non si deformavano).
Secondo Frontino la quantità d’acqua dipendeva dalla posizione del calice.
Al calice si collegavano tubi di piombo di diverso calibro: Vitruvio e Plinio classificavano i tubi in base al peso; Frontino li classificava in base al diametro di fatti abbiamo la Tabula Fistularum.
Quali sono le fonti letterarie?
Sulla nascita e la costruzione degli acquedotti romani abbiamo due pietre miliari: “De Acque Urbis” di Frontino e il “De Architectura” di Vitruvio.
Il trattato sugli acquedotti di Frontino parla dei problemi di approvvigionamento idrico a Roma. Frontino è stato curator aquarum (curatore delle acque) cioè responsabile degli acquedotti e dei servizi connessi, a Roma nel 97 sotto l’imperatore Nerva; la sua opera riflette la serietà e la scrupolosità del suo impegno.
L’opera contiene notizie storiche, tecniche, amministrative, legislative e topografiche sui 9 acquedotti esistenti all’epoca visti come elemento di grandezza dell’impero romano e paragonato, per la loro magnificenza, alle piramidi o alle opere architettoniche greche.
È grazie a lui che abbiamo delle indicazioni sui lavori delle opere idriche che si realizzavano nell’impero romano.
L’altra pietra miliare è l’opera di Vitruvio “sull’architettura” dedicata ad Augusto, scritta probabilmente tra il 29 e il 23 a.C., è stata scritta durante il periodo in cui Augusto progettava un rinnovamento architettonico generale dell’edilizia pubblica e ci permette di conoscere i metodi costruttivi degli antichi romani.
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L’opera è sopravvissuta grazie ad un'unica copia trovata nelle isole britanniche e portata da Alcuino alla corte di Carlo Magno. È l’unico testo latino di architettura giunto integro dall’antichità quindi è più importante. Vitruvio è stato architetto sotto Augusto e scrittore romano ed è considerato il più famoso teorico dell’architettura. Conosciamo gli acquedotti anche grazie alla forma urbis Severiana ma ci sono giunti pochi frammenti.
Frontino è stato un senatore di livello consolare, è stato curator aquarum sotto l’imperatore Nerva e tre volte console. È nato probabilmente nel 35 d.C. ed è morto sotto Traiano nel 103 d.C.
Non abbiamo informazioni né sulla famiglia né sui suoi studi. Pubblicò il de acque urbis del 98 d.C.
L’opera di Frontino ci è giunta attraverso un codice manoscritto del XII sec. Ritrovato nell’abbazia di Montecassino nel 1479 da Poggio Bracciolini e pubblicato per la prima nel 98 d.C.
In qualità di curator aquarum Frontino disponeva di tutte le informazioni che desiderava, ma furono poche le informazioni che ci dà sulle adduzioni idriche più antiche ideate nella prima età repubblicana; è solo a partire dal 32 a.C. che la documentazione archivistica si fa più precisa cioè a partire dalla riforma del sistema idrico ideata da Agrippa.
Egli deplora l’incapacità dei suoi predecessori che non hanno realizzato nessun opera di ripristino o di restauro. Fin dal momento della sua nomina raccolse note ed appunti, notizie di cui necessitava egli stesso per svolgere degnamente il suo compito. Il suo primo obbligo era conoscere ciò che aveva tra le mani.
L’opera è articolata in 130 capitoli organizzati in un prologo e due libri; gli argomenti sono sostanzialmente divisi in tre sezioni:
- Nella prima sezione egli introduce il tema e descrive gli acquedotti;
- Nella seconda sezione descrive gli aspetti tecnici;
- Nella terza sezione elenca le norme legate all’uso delle acque.
Nel suo trattato egli ci dice quali sono gli acquedotti che entrano a Roma da chi sono stati fondati, come sono stati costruiti, la loro lunghezza e le rispettive erogazioni.
Egli ci fornisce queste informazioni sui primi 9 acquedotti, perché gli altri 2 sono stati costruiti dopo la sua morte (104 d.C). Egli indica anche la lunghezza degli acquedotti perché secondo lui il curator deve sapere quali sono gli acquedotti che richiedono maggiori spese.
Frontino ci indica anche i calibri di distribuzione delle acque che sono stati stabiliti secondo le unità di misura in pollici e once. Indica la portata che ogni acquedotto sembrava avere e la quantità che distribuiva secondo le indicazioni dei registri imperiali; di fatti evidenzia come qualche acquedotto distribuisse più acqua del dovuto.
Ciò è dovuto al fatto che i proprietari terrieri perforavano le condutture per irrigare i propri giardini per cui gli acquedotti rallentavano la loro corsa.
Inoltre evidenzia le truffe che facevano gli aquarii per dare acqua ai locandieri.
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Frontino ci elenca anche le regole che il commissario delle acque deve osservare e le leggi del senato relative alla gestione delle acque.
Il trattato di Frontino è prima di tutto uno scritto politico in quanto tende a demonizzare il comportamento dei precedenti imperatori elogiando invece l’impegno dell’imperatore Nerva.
Gli acquedotti di Roma e gestione delle risorse idriche a Roma
I romani costruirono altri 200 acquedotti, l’acquedotto divenne un simbolo di potenza e di modernità, che avevano tutte le città importanti.
Secondo Frontino è la più grande manifestazione della grandezza di Roma, grande impresa di ingegneria idraulica. Anticamente le acque erano pubbliche e potevano essere usate da tutti liberamente.
Nell’età monarchica (la popolazione prendeva l’acqua dal Tevere, dalle sorgenti e 753 a.C - 509 a.C.) dalle cisterne per l’acqua piovana. Riguardo a questo periodo non si sa niente sulla gestione delle acque, tranne che i re etruschi Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo costruirono la Cloaca Massima (“La fogna più grande” era una grande fognatura per incanalare nel Tevere tutta l’acqua piovana e stagnante per evitare che allagassero la città. È stata costruita alla maniera etrusca e cioè con un arco a volta che la rendeva più stabile e duratura. Inizialmente era un canale aperto che poi è stato chiuso).
Successivamente Frontino ci ricorda che in questo periodo i cittadini potevano prelevare solo acqua caduca cioè quella che cadeva a terra, in quanto gli antichi preferivano erogare l’acqua per l’igiene della città e per uso pubblico e non per i privati.
Col passare degli anni Roma divenne una grande metropoli e la popolazione crebbe a dismisura e nacque per questo il problema della gestione delle risorse idriche.
Nell’età repubblicana (509 a.C. - 30 a.C.) la costruzione di opere pubbliche avveniva per iniziativa dello stato, i rappresentanti dello stato erano i censori che facevano gare d’appalto per costruire opere pubbliche e gestivano l’ager publicus. Il senato dava una somma di denaro ai Censori che doveva servire loro per tutta la durata del lustro. I Censori però non si occupavano direttamente dei pagamenti, essi davano i lavori d’appalto e a pagare i lavoratori erano i questori che amministravano l’erario.
I redempores erano i lavoratori della società di appalto; il redemptor è il rappresentante della società.
I Censori provvedevano a rilasciare le concessioni di acqua ed approvavano i lavori di manutenzione degli acquedotti.
I campi che venivano irrigati con acqua pubblica venivano confiscati e si facevano multe anche ai censori che avevano abusato della concessione.
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I censori amministravano anche i beni pubblici: strade, edifici e infrastrutture. Era poi prevista una multa per chi inquinava l’acqua pubblica. Secondo alcuni studiosi si occupavano della gestione delle acque anche gli edili e i questori.
I primi 4 acquedotti sono l’acqua Appia, l’Anio Vetus, la Tepula e la Marcia furono costruiti tutti durante il periodo repubblicano per distribuire l’acqua a Roma furono curati dai Censori.
Aqua Appia è l’acquedotto che venne costruito dai censori Appio Claudio Cieco (da cui riprende il nome) e Caio Plauzio Venox nel 312 a.C. e captava sorgenti lungo una strada secondaria che si staccava dalla via Prenestina, tra il VII e l’VIII miglio.
Roma intraprese la sua costruzione durante la seconda guerra sannitica (327-304 a.C.) e in concomitanza con la costruzione della via Appia, dando prova della propria forza e capacità di pianificazione.
Il condotto era quasi completamente sotterraneo, alla profondità di circa 15 m, e la sua lunghezza complessiva era di poco più di 11 miglia (11.190 passi), pari a 16,5 km; la portata giornaliera corrispondeva a 841 quinarie, pari a poco più di 34.000 m3.
Dopo l'ingresso in Roma presso Porta Maggiore (nella località detta "ad spem veterem"), si dirigeva verso il Celio e l’Aventino, e terminava nei pressi della porta Trigemina, nel Foro Boario.
Fu restaurato prima nel 144 a.C., ad opera di Quinto Marcio Re, poi in concomitanza con la costruzione dell‘acquedotto dell'aqua Marcia, nel 33 a.C., a cura di Agrippa, e infine tra l’11 ed il 4 a.C., ad opera di Augusto, che ne potenziò la portata fino a 1.825 quinarie, pari a 75.737 m3 (876 litri al secondo), captando nuove vene d’acqua presso il VI miglio della via Prenestina.
L’Anio Vetus è il secondo acquedotto romano che venne costruito tra il 272
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