Alto Medioevo V-X
Early M.A.
Pieno Medioevo XI-XIII
High M.A.
Basso Medioevo XIV-XV
Late M.A.
Dall’Antichità al Medioevo
Ha senso solo per il panorama europeo. Il Medioevo è un concetto, perciò esiste nella misura degli scopi con cui viene utilizzato. Questo strumento, in quanto rispetto al resto del globo non ha significato, è un concetto che può essere interpretato e inteso in vari modi.
Il concetto nasce durante l’Umanesimo, per indicare un’età di mezzo tra quella Antica e il contemporaneo. Nell’Età della Riforma viene recuperato il concetto di Medioevo per intendere che è esistita un’età d’oro della religione cristiana. L’elemento fondamentale è negativo, è tuttora e gli rimane attaccato. Sebbene utilizzato con accezione impropria, questo significato di fondo è frutto della creazione che è stata fatta.
Ha senso studiare il Medioevo come un anello di una catena di cui continuiamo a fare parte, sia noi europei che tutti gli individui umani esistenti sul globo. La distanza temporale che ci separa ci permette di studiare il periodo con un certo distacco, essendo obiettivi nella valutazione.
476
Il Medioevo inizia in una certa data per definire qual è il suo contenuto rispetto a ciò che è precedente. Il 476 è la data in cui viene deposto l’ultimo imperatore Romano d’Occidente, Romolo Augustolo, dopo la divisione di Teodosio. L’imperatore viene deposto da un generale barbaro, Odoacre, e la presenza romana in Occidente scompare. Dal punto di vista dell’Occidente la data ha un valore fondamentale, per l’Oriente invece no in quanto non viene destabilizzato il potere imperiale a Costantinopoli.
L’origine del Medioevo è la fine del predominio romano in Occidente e la presa di posizione delle etnie barbariche. L’immagine tradizionale spiegava questo passaggio con un’invasione che metteva fine alla realtà secolare romana. L’idea contemporanea è che i barbari facessero parte del sistema politico romano già da decenni, per cui il 476 è da interpretare anche come ristrutturazione del sistema politico e militare romano.
Il Cristianesimo
Dal punto di vista religioso la data del 476 è totalmente inessenziale, mentre ha valore il 313 con l’Editto di Milano, rendendo il Cristianesimo una religione favorita per l’impero. La religione cristiana, infatti, cambia sostanzialmente nella forma e nei costumi.
Il Cristianesimo era nato all’interno dei movimenti ebraici anti-romani, con una caratterizzazione messianica e un’interlocuzione con le comunità umane non ebraiche. Ogni comunità vive per sé, attende la fine dei tempi, c’è una propria credenza. Dal 313 le comunità sono riunite grazie all’uscita dall’illegalità, cambiano le caratteristiche della religione e nasce una dottrina ufficiale.
La creazione di una dottrina è un elemento necessario per entrare all’interno dell’organizzazione statale romana. Intorno al concilio di Nicea nasce l’Ortodossia alla religione cattolica, concilio presieduto da Costantino per controllare i saggi cristiani. La radicalità del cambiamento viene accolta con favore dalla maggioranza dei credenti, mentre alcuni gruppi si oppongono e divengono eretici.
Altro grande cambiamento è la nascita di una gerarchia territoriale che pone le basi nel sistema romano. La nascita della figura del vescovo, quale amministratore di una precisa regione, raffigura l’organizzazione romana. Dal modello romano deriva tutto il sistema organizzativo cristiano, andando contro il modello seguito fino al 313.
Il culto dei santi nasce nel contesto delle persecuzioni e mira a rispondere alla richiesta di testimoni della fede e fari da seguire. Attorno a queste persone si sviluppa un ideale carismatico che può giungere anche al mondo ultraterreno. La creazione di questo mito nasce attorno a famiglie ricche che sono interessate ad entrare nel mondo cristiano, attraverso membri familiari che divengono studiosi e vescovi della tradizione popolare di questi individui.
Nasce il concetto di reliquia, la capacità del santo di salvare e miracolare i fedeli anche dopo la morte, con il fine manifesto di rafforzare il potere e la credibilità della Chiesa e del sistema cristiano.
Un altro elemento fondamentale è il Monachesimo, che nasce dall’esigenza di controllare malumori nella comunità cristiana. Coloro che contestavano la mondanità cristiana ma ne vogliono rimanere fuori divengono eremiti. Da questi personaggi nasce, attraverso le prime comunità e le prime regole che si danno, il monachesimo, attraverso l’esclusione dal Mondo così come Cristo nel deserto.
Società ed economia romana
Ciò che fa veramente romana la società e l’economia precedente al V secolo sono alcuni elementi come:
- L’amministrazione statale e la sua articolazione regionale;
- L’esercito;
- L’Annona essenziale per rifornire l’esercito e gli abitati più poveri delle città per permettere alla città di assumere una dimensione sempre più grande.
Le risorse per mantenere questo enorme impianto derivano dal complesso sistema burocratico e di riscossione delle tasse. Nelle società pre-industriali la quantità eccedente, il surplus, veniva suddivisa tra i proprietari delle terre e lo Stato, che ne inglobava per sostenere tutto l’apparato pubblico.
Tutto il sistema si basava sulla capacità dello Stato di garantire una regolarizzazione delle forme di vita attraverso la standardizzazione e l’unità politica. Questi elementi fanno di Roma un attore, modello, strumento del Mondo Antico e segna la differenza con tutto ciò che viene dopo. La base è l’unità politica che Roma è riuscita a garantire per molti secoli.
I Germani
L’Alto Medioevo è stato da sempre considerato il periodo di sintesi tra la cultura romana e quella germano-barbarica. L’immagine tradizionale propone il mondo germanico diviso da quello romano dal limes, crollato il quale invadono l’Impero e mettono fine alla civiltà romana. Essi sono descritti come grandi guerrieri, poco avvezzi alle raffinatezze romane e hanno un sistema politico tendenzialmente più democratico. Tacito le apprezza come virtù, confrontandole al decadimento della società romana.
Attualmente il concetto sta mutando, la rappresentazione nazionalistica del fenomeno sta lasciando spazio ad una nuova interpretazione di area tedesca. L’idea è che bisogna indagare secondo i principi dell’etnogenesi: i popoli non sono elementi naturali, ma si trasformano in base ad elementi culturali prodotti storici e sono essi stessi frutto di un’evoluzione.
I popoli germanici dunque non sono elementi naturali, ma frutto di un’evoluzione che continuamente si rinnova. Il problema riguardante il loro studio è legato alla mancanza di fonti scritte, per il resto possiamo utilizzare la lingua, fonti archeologiche e fonti narrative, scritte però da personalità esterne e quindi pregiudizievoli.
L’archeologia ci mostra come i Germani abbiano avuto un cambiamento graduale nell’epoca precedente a Cristo. Sono fermi ad una civiltà del Ferro, con un livello uniforme sotto gli aspetti di ricchezza e modello di vita. La trasformazione accelera dopo il I secolo con l’avvicinamento da parte romana nella regione tedesca.
Si assiste ad un arricchimento generale della società, si assiste ad una differenziazione sociale più marcata tra le fasce della popolazione e ad una crescente militarizzazione in risposta sia alla difesa contro Roma sia alla richiesta romana di guerrieri. La militarizzazione è il vettore per il mutamento germano ed è relativo ad un rapporto centro-periferia.
Attorno al I secolo la crescita demografica è rallentata, gli schiavi non giungono più a buon prezzo, e così i contadini sono vincolati alla terra e non possono fare i militari. Per rimpinguare le file dell’esercito si fa carico sulle popolazioni confinanti i limes e si porta il modello del guerriero romano in queste tribù barbare.
L’esercito quindi si barbarizza in quanto è l’unico modo per i barbari di far parte e godere del modello romano. Essi, inoltre, proprio per queste ragioni sono molto più motivati degli stessi cittadini romani.
L’elemento per determinare la causalità tra l’arrivo romano e l’influenza sui Germani si riscontra osservando i resti archeologici e la loro diffusione sempre più capillare quando più si è vicini alla barriera che doveva separare due mondi: il limes.
Paradossalmente, oltre che il limes diviene elemento che permette la condivisione di usi e costumi, il passaggio dei medesimi. Il limes diviene un vettore fondamentale per la romanizzazione dei confini imperiali. I militari s’interfacciano con le popolazioni locali e si effettuano scambi reciproci che influenzano entrambi i mondi.
L’Etnogenesi e la nascita delle tradizioni tribali
Ci sono due modelli di spiegazione dell’etnogenesi: uno di stampo anglosassone che afferma come le uniche informazioni che abbiamo sono di fonte romana e perciò sono creazioni culturali artificiali. L’altro, invece, afferma come ci sia un sostrato che connette popolazioni simili tramite tradizioni condivise. Gli elementi culturali vengono divisi a seconda dell’etnia, ma le differenze sono molto scarse.
Il capo militare diviene colui che detta l’identità del popolo, a seconda degli elementi tradizionali della tribù che il capo stesso crea o ricostruisce autonomamente. Elementi reali e immaginari separano queste popolazioni, finché divengono elementi costitutivi dei diversi gruppi barbarici.
I nuclei di tradizione fondamentali, i miti, vengono utilizzati dai capi per tenere insieme popoli anche distanti tra di loro. In questo contesto sono fondamentali i miti che stanno alla base delle tradizioni che spiegano l’origine delle tribù.
Un elemento fondamentale nei processi di etnogenesi sono i dibattiti dell’identità culturale religiosa dei singoli popoli. I Germani, ad esempio, fanno risalire all’Arianesimo la propria origine religiosa. Nel 325, a Nicea, venne condannato il modello interpretativo che faceva capo ad Ario di Alessandria. L’arianesimo enfatizzava l’elemento monoteista del padre nei confronti della Trinità.
I barbari diventano ariani in ragione dei Goti che vengono convertiti al cristianesimo. Il caso vuole che l’imperatore, in quel frangente, fosse ariano e quindi imponesse tale interpretazione della religione. Ulfila, goto vivente nell’impero, viene mandato a convertire queste popolazioni e lo fa attraverso una Bibbia scritta nella loro lingua. Essendo i Goti la prima popolazione barbara convertita, essi fungeranno da elemento per la diffusione di tale religione.
Altro elemento è l’Origines Gentium, cioè i racconti dell’origine della popolazione. Questi scritti hanno avuto un’interpretazione letteraria per molti secoli, facendo sì che alcune caratteristiche divenissero peculiari per ogni popolazione. La reinterpretazione è tipica di queste popolazioni che avevano necessità di costituire ex novo la propria storia rifacendosi alla mitologia e alla tradizione.
La prima origo gentis è scritta da Cassiodoro, grande aristocratico romano collaboratore di Teodorico, che racconta l’origine dei Goti per legittimare il potere del monarca barbaro su quella che era stata il nucleo imperiale. Attraverso Cassiodoro si diffonde la tradizione della origo e viene imitata da ogni popolazione barbara.
La scrittura delle leggi, in sostanza raccolta delle consuetudini delle etnie, non può essere presa come elemento puro di est e nuove monarchie, ma sono frutto dell’unione di elementi provenienti sia dalla tradizione romana che da quella barbarica. Il fine di queste scritture è ancora una volta fondare l’origine della comunità in un’identità comune.
Occupazione barbarica dell’Impero
Nel 378 si combatte la battaglia di Adrianopoli, decisiva per lo stanziamento autonomo dei Visigoti all’interno dell’Impero e l’affermazione del Cristianesimo Niceno come unica forma ortodossa.
Tra il 406 e il 407 i Germani invadono l’Impero passando dal Reno ghiacciato e scendono verso l’Italia. Nel 410 si ha il sacco di Roma, momento in cui nessuno riesce più ad opporsi ai Barbari.
Nel 439 i Vandali occupano l’Africa Settentrionale, facendo sì che l’Impero d’Occidente non avesse più regioni ricche per il sostentamento dell’Italia e perdono l’intera flotta.
Gli effetti di tutti questi eventi sono il crollo demografico, la fine di tutto il sistema tributario e burocratico e l’avvio verso la fine dell’Impero d’Occidente che si realizza nel 476.
La fine della struttura unitaria imperiale fa sì che il fenomeno di regionalizzazione, cioè differenziazione delle esperienze delle regioni che costituivano l’Impero, divenga centrale e segni differenze sostanziali tra una regione e l’altra.
Il primo elemento comune a tutte le regioni è l’eredità romana e la formazione di unità statali comandate da leader barbarici che si riconoscevano nella gens e nell’exercitus. Comuni erano anche gli elementi di problematicità, cioè il mantenimento dell’unità territoriale ed ereditarietà della carica.
A ciò suppliscono le leggende sull’origine comune oppure, come fa Teodorico, la netta separazione tra barbari e romani. Solo una persona, cioè Teodorico, riesce a tenere insieme la società e quindi la monarchia è necessaria. È lo scontro militare che decide chi debba governare, quindi i sovrani si legano ad un esercito efficiente.
Una volta affermatisi in un determinato contesto dell’ex impero, l’obiettivo dei capi barbarici è quello di godere della ricchezza romana e mantenere uno stile di vita consono a quel modello. I semplici soldati vogliono divenire piccoli proprietari, e stanziarsi in determinate aree. Nasce quindi uno scontro tra volontà dei capi e dei sottoposti.
Un primo elemento di differenziazione è che, venuto meno il contenitore che era l’Impero, ogni provincia o territorio fa riemergere le proprie peculiarità e differenze. Inoltre, il passaggio tra sistema romano e regni romano-barbarici avviene in un lungo arco di tempo, facendo sì che ogni territorio assuma una propria forma in reazione a questa conversione.
La Britannia, ad esempio, è la prima provincia abbandonata dai romani e quella che mantiene minor quantità di caratteristiche romane. Viceversa l’Italia. Ogni decisione politica presa da ogni singolo re fa sì che la frammentazione sia totale.
Clodoveo, ad esempio, ha a che fare con un mondo romano stremato e indebolito e la fusione tra i due popoli è a tutto vantaggio dei Franchi per farsi legittimare. Teodorico invece si trova in una società romana ancora molto ricca e forte che avrebbe finito per eliminare la parte gotica.
Longobardi e bizantini in Italia
All’inizio del VI secolo, l’Italia risulta occupata dagli Ostrogoti sotto il controllo del re Teodorico. Il monarca è consapevole che non può fondere la cultura romana e i Goti, perché la romanizzazione sarebbe stata fatale, ma decide di divenire il punto di equilibrio tra le due comunità separate.
Il rapporto con il tessuto romano è complesso, anche perché Teodorico è stato inviato in Italia su ordine dell’imperatore Zenone, il quale non nascondeva mire atte a riunificare l’impero romano. Il re amalo non riesce a far divenire la corona ereditaria in virtù del principio elettivo vigente nell’ordinamento goto.
Nel 532 si attua a Costantinopoli la rivolta di Nika, sotto il governo di Giustiniano. Il panorama della capitale era ancora molto romano, con il perpetuarsi di tradizioni tipiche dell’Impero. Le corse dei cavalli erano un elemento centrale nella vita quotidiana, ed è proprio nell’ippodromo che scoppia la rivolta. Si contendono due gruppi di tifosi, i quali sono divisi anche da posizioni politiche e religiose.
La fiscalità è l’oggetto della contestazione, ma l’odio viene rivolto anche verso la coppia imperiale. La rivolta viene soffocata nel sangue e Giustiniano sente sempre più il carico di vicario di Cristo e capo della Chiesa. Decide di costruire Santa Sofia come rappresentazione della sua sacralizzazione e della propria fede.
Parallelamente stringe una delle cosiddette paci eterne con l’impero persiano, e rivolge la sua attenzione verso i territori occidentali. Nel 533 conquista i territori vandali in Africa, grazie alla lotta interna alla famiglia reale. Dopo solo due anni in Italia si prospettano contrasti nella dinastia amala, dando inizio alla guerra greco-gotica dopo la scelta di intervenire dei bizantini.
La guerra è molto lunga, durerà fino al 553, segnando una trasformazione in negativo della penisola italiana. Nel 540 avviene la conquista bizantina di Ravenna, futura capitale dell’Italia bizantina, e si rompe la pace eterna con i persiani. Inoltre giunge in Occidente la peste, che dimezza la popolazione europea in pochi anni.
Nel 565 muore Giustiniano e nel 568 irrompono in Italia i Longobardi. La discesa longobarda non è organizzata, ma si sviluppa tra l’Italia settentrionale e i ducati di Spoleto e Benevento. La fascia appenninica centrale, con il Lazio, rimasero sotto il controllo bizantino segnando una separazione tra i possedimenti longobardi.
Pavia diviene la capitale, mentre nascono una serie di sedi ducali che si ubicano in città italiane che non necessariamente avevano avuto un ruolo nel mondo romano. Tutto ciò è influito dalle distruzioni della guerra.
La frattura longobarda segna, soprattutto secondo la storiografia moderna, l’inizio vero e proprio del Medioevo italiano. Durante il Risorgimento, Manzoni
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