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La polis greca e la filosofia classica

Grecia classica del VI-IV sec. a.C.

Le poleis più importanti erano Atene, Sparta e Tebe. I caratteri costitutivi delle poleis includevano la partecipazione diretta al potere da parte dei cittadini, l'autarchia (autosufficienza) e l'identificazione cittadino-Stato. La filosofia e la politica sono state inventate come sfera pubblica di esercizio mediante il potere della democrazia diretta.

Atene

Atene era una città democratica che coltivava anche la libertà individuale. Assenza dell’idea dei diritti soggettivi nel mondo greco-classico.

Platone

Atene 420-347 a.C.

Contesto storico

Sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso contro Sparta, regime dei trenta tiranni e ripristino della democrazia. Platone, allievo di Socrate e traumatizzato dalla sua morte, non partecipò alla vita politica di Atene. Fonda la sua scuola filosofica denominata Accademia nel 387 a.C.; tenterà per tre volte di realizzare il suo Stato ideale a Siracusa.

Critica ai sofisti

Di cui non conosciamo molto se non ciò che ha riportato Platone stesso. Vi è un'affinità di metodo ma una divergenza di contenuti. La politica occupa nel pensiero filosofico di Platone una parte molto rilevante ed è proprio per una motivazione politica che Platone intraprende la sua ricerca filosofica. Egli parla in molti libri e dialoghi della sua concezione di Stato e di politica. Nella Repubblica, in particolare, viene descritto il suo modello di Stato ideale con le sue peculiarità.

Concezione dello Stato di Platone

In questa sua analisi politica, Platone ovviamente espone le proprie opinioni politiche in generale. Alla base di esse vi è sostanzialmente l'ostilità nei confronti della democrazia, vista dal filosofo come degenerazione dello Stato. Questo è comprensibile non solo perché Platone discendeva da una nobile famiglia, ma soprattutto perché la democrazia appena restaurata nell'Atene dell'epoca aveva dimostrato più volte, come ad esempio con l'uccisione di Socrate, le sue debolezze, i suoi limiti e i suoi contrasti. La società democratica fondata sull'affidamento del potere al popolo e sulla possibilità per tutti di partecipare alla vita politica è vista dal filosofo come una realtà in cui regna la libertà per tutti i cittadini di fare ciò che vogliono con conseguente decadimento di quei valori che sono il fondamento di una sana società.

Degenerazioni dello Stato

Platone considera "degenerazioni dello Stato", al pari della democrazia, anche la timocrazia che rende l’uomo ambizioso e amante degli onori ma diffidente del sapere, l’oligarchia perché rende l’uomo avido, parsimonioso e laborioso ed infine la tirannide, considerata la peggiore delle tre, che è a sua volta una degenerazione della democrazia.

Lo Stato ideale di Platone

La democrazia non riesce a garantire quelle sicurezze e quella stabilità di cui Platone ha bisogno. Infatti, nel suo Stato ideale, egli ristabilisce quegli ordini sociali tra le diverse classi e affida il potere ad una élite che abbia davvero gli strumenti per governare. Egli ipotizza uno Stato aristocratico su base di merito e attribuisce un’importanza fondamentale alle diverse classi che hanno il compito di garantire la stabilità del sistema evitando degenerazioni di ogni genere. Ogni classe ha ruoli nettamente definiti e differenziati, e solo se ognuna si attiene strettamente al proprio compito lo Stato può andare avanti.

Divisione della società secondo Platone

Platone applica lo stesso principio della stabilità individuale alla società. Essa sarà quindi divisa in tre gruppi sociali: i filosofi, i guerrieri e i lavoratori; ogni gruppo ha il proprio compito. I filosofi devono governare la città, perché se, come abbiamo detto, un individuo è sereno quando la ragione governa gli istinti, allo stesso modo una città sarà ben equilibrata quando i filosofi la governeranno secondo ragione. I guerrieri hanno il compito più adatto al loro istinto animoso, ossia quello di proteggere la città, svolgendo il ruolo di guardiani. Infine, i lavoratori svolgeranno esattamente il compito che il loro nome suggerisce: quello di svolgere tutte le altre mansioni provvedendo ai propri bisogni e a quelli della città.

La forza della società platonica

I lavoratori sono gli unici a potersi creare una famiglia e a poter usufruire della proprietà privata, in quanto dovrebbero essere gli unici a sentire questa esigenza, data dal loro animo concupiscibile. Guardiani e filosofi, invece, accantoneranno questa opzione in quanto essa li distrarrebbe dal loro compito. Tuttavia, essi non ne sentiranno la mancanza, perché la loro disposizione primaria (rispettivamente sfogare il coraggio ed esercitare la razionalità) è già soddisfatta dalle loro mansioni e perché consapevoli di stare agendo in favore del bene comune, che è più importante di quello individuale. La forza della società platonica risiede nel fatto che ognuno vede le proprie ambizioni soddisfatte e, al tempo stesso, agisce nel modo più utile per la comunità. La politica platonica deriva direttamente da una morale di tipo eudemonistico, ossia che ha come fine primario la felicità dell’individuo.

Opere considerate

  • Repubblica (dialogo sulla giustizia; 10 libri)
  • Le leggi (recupero del valore della legge)
  • Fedro (mito biga alata)

Repubblica: dialogo sulla giustizia

Nel primo libro, che ha la funzione di prologo, è trattato il problema iniziale dell’essenza della giustizia. Di qui si passa a quello dell’origine e della natura dello Stato. Sono dapprima analizzate le caratteristiche di uno Stato primitivo, sano, nel quale sono soddisfatti soltanto i bisogni fondamentali dell’uomo. Poi l’ambito della discussione si estende fino all’ipotesi di uno Stato più grande, più avanzato, più confortevole. È di qui che prende le mosse la delineazione della struttura di uno Stato ideale, che occupa la parte centrale del dialogo.

Tripartizione delle classi nello Stato ideale

Nello Stato ideale esistono tre classi di cittadini: la classe dei filosofi-magistrati, che hanno il compito di dirigere lo Stato e quindi ad essi deve essere impartita una speciale educazione; la classe dei guerrieri; in basso, la classe dei lavoratori e commercianti, dediti alla produzione delle ricchezze. Questa tripartizione delle classi costituenti lo Stato corrisponde alle tre anime dell’individuo e sono governate dalle stesse virtù, vale a dire rispettivamente dalla sapienza, dalla fortezza, dalla temperanza. Virtù suprema è la giustizia, in forza della quale classi e individui adempiono al compito loro proprio, senza usurpare le attribuzioni altrui.

Educazione e disinteresse

I membri delle due classi superiori devono essere educati al più totale disinteresse e al superamento degli egoismi. Proprio a questo scopo, debbono vivere in una specie di collettivismo, avendo in comune ogni proprietà, compresa la famiglia. Dopo un’analisi delle forme storiche dello Stato e delle varie possibili degenerazioni dei modi di reggimento e dopo la celebre condanna dell’arte (i poeti devono essere espulsi dalla repubblica), il dialogo si chiude con il mito di Er Armenio, del guerriero tornato in vita dopo la morte, il quale ha visto come nei luoghi d’oltretomba le anime dei giusti sono premiate e come le altre siano dopo il giudizio avviate a nuove sorti.

Critiche alla Repubblica di Platone

Le tesi più ardite della Repubblica di Platone, in particolare quella della comunanza delle donne e dei beni (comunismo platonico), furono criticate da Aristotele nella Politica e satireggiate da Aristofane nelle Ecclesiazuse. Il libro VII del dialogo, dedicato all’educazione dei futuri reggitori, contiene il celebre mito della caverna.

Idea di eugenetica in Platone

Auspica al miglioramento della specie anche tramite l’eliminazione fisica. In questa fase non sono le leggi la struttura dello Stato ma l’istruzione. Il politico non può essere vincolato dalla legge perché l’unica sua legge vincolante è l’idea. Stato giusto = ciascuno fa bene il suo = equilibrio.

Sviluppo della dottrina delle idee

Presenza di un mondo metafisico = iperuranio.

Mito della caverna

Settimo libro della Repubblica. Schiavi legati sin dalla nascita in fondo ad una caverna e guardano le ombre sulla parete di essa. Uno schiavo riesce a liberarsi e vede le statuette dietro di sé, riesce a uscire dalla caverna, rimane accecato, cammina a tentoni, arriva ad uno specchio d’acqua e vede i riflessi delle cose, alza lo sguardo e vede le cose reali, poi contempla il sole. Torna indietro e cerca di convincere i compagni che però, non gli credono. Rischia allora di essere ucciso (Socrate).

Gradi di conoscenza

Due gradi di conoscenza del mondo dei sensi: immagini e doxa. Due gradi di conoscenza di tipo intellettuale: matematica e filosofia. Concezione quindi antidemocratica: pochi sono quelli che possono essere al comando (filosofi).

Fedro: il mito di Fedro

Biga alata auriga = razionalità dell’anima facoltà razionale = sapienza (virtù), virtù dei filosofi. Due cavalli: nero, verso la realtà terrena; bianco, verso l’iperuranio. Ribaltata quindi la realtà ateniese in cui il popolo (nero) guida il Paese. Cavallo bianco = facoltà irascibile, coraggio (virtù). Cavallo nero = facoltà concupiscibile, temperanza (virtù), lavoratori soggetti alla passione quindi devono temperarle.

Il ruolo delle leggi

Per poter governare uno Stato, e quindi per fare in modo che gli uomini imparino ad essere veri cittadini, c’è bisogno delle leggi. A questo problema Platone dedica l’ultima sua opera, le Leggi, in ben 12 libri. Platone è ormai più vivamente consapevole della debolezza della natura umana, e perciò ritiene indispensabile che anche in uno Stato bene ordinato vi siano leggi e sanzioni penali. Ma la legge deve conservare la sua funzione educativa; non deve solo comandare, ma anche convincere e persuadere della propria bontà e necessità.

Le leggi: dialogo tra ateniese, cretese, spartano

Mette in relazione i diversi sistemi politici. Adesso le leggi servono e sono indispensabili per evitare la tirannia; riscoperta anche della famiglia e della proprietà privata.

Antidemocraticità della filosofia politica di Platone

Come si vede, la filosofia politica di Platone fu profondamente antidemocratica; essa appare del tutto inconciliabile con principi liberali della modernità. Tuttavia, la riflessione platonica ha il merito di aiutarci a collocare in prospettiva, e forse a relativizzare, una serie di assunzioni che appaiono naturali. In particolare, essa invita a considerare l’uguaglianza tra gli uomini non come il presunto dato di partenza, ma come il fine dell’azione politica. Inoltre, l’orientamento universalizzante e comunitario del pensiero platonico può rappresentare un eccellente antidoto contro l’individualismo e l’eccesso di privatezza che deformano di fatto la prassi democratica moderna.

Governo delle leggi

Sono le leggi che devono governare e non gli uomini. Tutta la struttura metafisica di Platone porta ad una visione antidemocratica e non costituzionale perché ritiene che i governanti debbano avere come unico scopo quello di seguire l’idea e non le leggi (Repubblica). Ad un certo punto Platone si rende conto che potrebbero arrivare al potere delle persone che non sono adeguate al comando, si cerca di realizzare una forma di Stato che garantisce dalla possibilità che vadano al potere persone incompetenti (Le leggi).

Aristotele

Stagira 384 - Calcide 322 a.C.

Percorso di Aristotele

  • 367 ad Atene: allievo di Platone
  • 343 precettore di Alessandro Magno
  • 335 ad Atene fonda il liceo (scuola peripatetica)

Contesto storico

Crisi delle poleis e conquista macedone della Grecia.

Opera considerata: Politica

Aristotele, come Platone, non partecipò alla vita politica di Atene. La base della sua filosofia era il divenire della natura, spiegazione del processo di formazione di un organismo vivente. Era un filosofo organicista.

Concetto di natura

Natura = divenire causale e non casuale in vista di un fine = raggiungere una determinata forma. Divenire della natura: impulso iniziale (causa efficiente); causa finale (determinata direzione); (in questo suo divenire passa dalla) Materia-forma/ potenza-atto. L’atto è racchiuso nella potenza così come la forma nella materia. La natura è molto importante nello sviluppo del pensiero politico di Aristotele. Non è un processo libero. Se il fine è determinato non c’è libertà in questo processo ma solo necessità.

Stato ideale secondo Aristotele

Stato ideale = la miglior forma possibile di Stato raggiungibile dall’uomo. Un modello astratto o un modello storico.

  • Tema dello Stato ideale = modello astratto
  • Stato ideale per un determinato contesto = modello storico
  • Stato ideale come il più facile da realizzare (dipende dal contesto)
  • Stato ideale retto da un re filosofo (Aristotele/Platone) = modello di Stato ideale assoluto

Il giusto mezzo

Risposta relativista perché è il contesto che conta. Si rifà alla Repubblica di Platone con riserva sul comunismo. Lo Stato più semplice è quello che si basa sulla classe media. Idea di giusto mezzo giustizia = elemento mediano tra gli estremi. Principio di medietà classe media = proprietaria né ricca né povera (politia). Lo Stato migliore deve basarsi su questa classe perché è quella che maggiormente si sottrae al conflitto sociale. Stato più simile a quello delle Leggi che a quello della Repubblica di Platone. Tutti devono sottostare alle leggi.

Aristotele e l'uomo politico

Aristotele: uomo animale politico per natura in quanto dotato di ragione; tende ad aggregarsi in poleis. Politica come organismo in termini organicisti (come Platone). Famiglia = prima forma di aggregazione, struttura sociale che racchiude in sé la sua evoluzione. Essa deve soddisfare alcuni bisogni primari, gli altri sono secondari e non è naturale soddisfarli.

Famiglia, villaggio, Stato

Famiglia, villaggio, polis: più persone insieme riescono a soddisfare bisogni che la sola famiglia non può. Polis: come completamento della famiglia, non la sua negazione. Riesce a soddisfare tutti i bisogni dell’uomo. Aristotele, quindi, critica l’idea di Platone sull’abolizione della famiglia e della proprietà privata. Le famiglie costruiscono attorno a loro una proprietà che è strettamente legata alla sfera privata. Proprietà che deve però essere in sintonia con il bene comune della polis.

Rapporti di potere

  • Marito/moglie – magistrato/cittadini
  • Padre/figlio – re/sudditi
  • Padrone/schiavo – despota/sudditi

Forme di governo corrette e degenerate

Forme corrette = monarchia, aristocrazia, politia. Forme degenerate = tirannide, oligarchia, democrazia. Politia come governo migliore in quanto più facile da realizzare e fondato sulla classe media. Più stabile politicamente perché la classe media è aliena dal conflitto di classe.

Concetti chiave di Aristotele

Quali sono i rapporti di potere che Aristotele vede all’interno della famiglia? Forme di governo? Governo ideale? Tutto parte dal concetto del divenire. Pensatore organicista, spiega la struttura dello Stato come spiegherebbe quella dell’uomo.

Dall’ebraismo al cristianesimo

Idee rilevanti che l’ebraismo trasmette al cristianesimo e al pensiero occidentale:

  • Legittimazione del potere politico in veste monarchica o repubblicana
  • Potere politico tirannico spesso pensato come strumento di punizione divina per il popolo corrotto
  • Rifiuto idolatria e divinizzazione dello Stato
  • Prospettiva messianica (Messia profeta, Messia re, Messia sacerdote)
  • Concezione dell’uomo come "legno storto" a causa del peccato originale
  • Idea del contratto sociale tra Abramo e Dio tra Mosè e Dio

Medioevo

Caduta dell’Impero Romano d’occidente 476 d.C., instaurazione dei regni barbarici, decadimento dell’agricoltura, spopolamento delle città. Nascita del cristianesimo: Gesù si presenta come figlio di Dio annuncia un Regno ultraterreno puramente spirituale. Difficoltà di esprimere il suo pensiero… Vangeli opera spirituale.

Gesù e il potere politico

Gesù e il potere politico: rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Valore della persona singolarmente considerata… idea che la politica non può avere una funzione totalizzante e soteriologica. Vige il principio di eguaglianza di tutti gli uomini (di fronte a Dio).

Fasi dell’atteggiamento del cristianesimo verso il potere politico

  • Indifferenza (33-60 d.C.)
  • Diffidenza / ostilità (60-313 d.C.)
  • Approvazione (dal 313 d.C.)

Medioevo e cristianesimo

Medioevo: non solo un’età buia, in senso culturale. Fede come una cosa privata e non pubblica. Laicizzazione della società. Il cristianesimo alla caduta dell’Impero Romano d’occidente è l’unica istituzione che rimane. La Chiesa inizia ad essere una struttura politica.

San Tommaso

Roccasecca 1226 – Fossanova 1274 d.C.

Contesto storico di San Tommaso

Nascita dei comuni liberi, riscoperta del diritto romano, rinascita degli studi, predicazione di S. Francesco, ritorno in occidente di molte opere di Aristotele per il tramite della filosofia araba, ebraica e bizantina (dall’area bizantina ritorna la Politica). Studia e insegna a Napoli e a Parigi sulla sua dottrina si fonda la filosofia della Chiesa Cattolica.

Opera considerata: Summa Theologiae

Problema posto al cristianesimo dalla filosofia aristotelica. Teoria del diritto di resistenza ad una legge ingiusta. Le civiltà sono in conflitto fra loro ma non deve mancare il dialogo.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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