Estratto del documento

Storia della pedagogia del 900

  • Guerre mondiali e olocausto, determinano la storia del 900.
  • Guerre dei totalitarismi (nazismo, fascismo, stalinismo).
  • Secolo entra in vigore la corruzione italiana.
  • 1948 fredda e crollo del muro di Berlino 1989.
  • Guerra scolastico a 14 anni.
  • Obbligo della televisione.
  • Nascita unione europea.
  • Nascita informatico.
  • Sviluppo.

Dall'800 all’inizio del 900

  • Seconda rivoluzione industriale.
  • Positivismo.
  • Laboratori sperimentali.
  • Medicina scientifica.

La complessità del novecento ha accelerato la modernizzazione, la tradizione è giunta al suo traguardo nei suoi linguaggi e nei suoi canoni; la modernizzazione ha tenuto campo con le avanguardie.

  • L’ascesa della tecnologia; attraverso i media la tecnologia penetra nelle nostre coscienze, governa la vita sociale e dà vita a una nuova mentalità.
  • L’avvento della mondializzazione; rottura radicale dal passato, cresciuto attraverso la colonizzazione e la decolonizzazione, la varietà di etnie crea l’”uomo planetario” capace di vivere nel pluralismo delle culture.

Positivismo

Positivismo; è un’espressione introdotta da Comte, in cui la verità si trova solo attraverso la scienza e i dati oggettivi, dunque tutto può essere risolto attraverso il metodo scientifico, questo metodo scientifico però viene esteso anche a ciò che non può essere scientifico come la realtà umana.

Laboratori sperimentali

Laboratori sperimentali; concordato con ciò detto prima, serve per risolvere le varie domande, il dunque sono gli strumenti per studiare veramente la realtà e l’individuo. (Binet e Simon inventano i primi test mentali, ossia dei test che dei bambini con una certa età potessero rispondere, invece quelli più piccoli no, e chi era ritardato era appunto chi non ci arrivava, era mentalmente più piccolo.

Qui nasce l’idea di età mentale e quoziente intellettivo 8 Età mentale/Età cronologica.

In questo periodo dunque non viene più visto come un adulto in miniatura, bensì come un bambino che ha le proprie caratteristiche, dunque per approcciarmi devo usare strade differenti dell’adulto.

La differenza tra una mente infantile e una adulta non varia dall’esperienza, ma dalle qualità, ossia una modalità di coscienza della realtà differente, infatti si sviluppano in stadi (Piaget).

Medicina scientifica

Medicina scientifica; il corpo non viene più visto come contenitore dell’anima, ma ha un valore, nasce la cura dell’educazione fisica, cura e igiene.

Pedagogia come scienza

Tutto questo inquadramento storico influenza fortunatamente il quadro pedagogico, infatti la pedagogia può diventare una scienza, mentre prima era una parte minore della filosofia.

Dunque si interroga sulla possibilità di essere scienza, ovvero di usare strumenti scientifici per l’educazione.

Da qui inizia l’idea delle scienze educative, di usare metodi scientifici per studiare il bambino e la sua crescita; l’uomo viene studiato per quello che è, in base ai risultati delle varie scienze. Darwin non metteva più l’uomo nella posizione sovrana, ma è parte integrante della natura perché anche l’uomo è un animale.

In quegli anni si pone attenzione ai bambini disabili, chiamati in quel tempo “anormali”. Segen infatti dice che l’educazione deve svolgersi sul piano sensoriale e intellettuale (attraverso la manipolazione e il gioco).

Da queste idee proviene il metodo montessoriano.

Il processo di riconoscimento della pedagogia come scienza avviene attraverso due approcci:

  • Teoretico; vede la pedagogia come studio delle condizioni dei limiti e possibilità dell’educazione, un approccio più filosofico, studia come l’educazione dovrebbe essere.
  • Empirico; più legato alla pratica, intesa come processo, si focalizza sui problemi emergenti nella pratica educativa facendo riferimento a dati reali e si rapporta con altre scienze.

Pedagogia: definizione

Il termine pedagogia deriva dal greco, che vuol dire “bambino” e “guidare”, “accompagnare”; nell’antica Grecia il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino a scuola o in palestra. Questo termine cambiò significato con la conquista del territorio Greco da parte dei Romani, che diedero alla parola pedagogo il significato di insegnante.

Anche in epoca medievale il significato fu quello di insegnante, poiché si riferiva ai servi del re che si occupavano dell’istruzione dei giovani principi e cortigiani. In seguito il termine ha assunto un significato di “precettore”.

Da “pedagogia” deriva invece il termine “pedagogista”, lo studioso di pedagogia.

Il Pedagogista studia l’umano e ciò che riguarda l’Uomo e la sua esistenza. Nell’ambito della pedagogia italiana il pedagogista Riccardo Massa ha proposto di usare il termine formazione per indicare sia l’educazione (ovvero il processo di formazione globale della personalità) sia l’istruzione (ovvero il processo di trasmissione da parte di un individuo e di acquisizione di competenze e di conoscenze da parte dell’individuo che viene istruito).

L’educazione (secondo i modelli teorici elaborati dai pedagogisti) ha tre coordinate:

  • Il sapere (le conoscenze teoriche).
  • Il saper fare (le competenze pratiche o abilità).
  • Il saper essere (modo in cui un individuo mette in campo il saper fare e il saper essere).

La pedagogia dell’attivismo

Alla fine dell’800 e inizio 900, gli accademici, educatori, filosofi del mondo si chiedono se la scuola può ancora rispondere a tutti questi cambiamenti, è necessaria una formazione diversa?

A tutti questi cambiamenti si può ancora rispondere con la scuola?

È nei primi del 900 che nasce un movimento, la pedagogia dell’attivismo, un'educazione nuova, contrapposta alla scuola tradizionale dove il maestro era l’unico detentore del sapere e gli allievi erano i vasi vuoti da riempire, ora invece si oppone al passato, attivismo come una pedagogia che vuole che i soggetti coinvolti siano attivi.

Ora i bambini non sono più passivi, ma attivi.

Ferrier nel 1921, nel primo congresso di scuole nuove delinea i principi di questa nuova corrente pedagogica (Inghilterra, Svizzera, Germania, Italia e USA).

Quali sono questi principi?

  • Il fanciullo ha un’energia vitale per svolgere un ruolo attivo nell’educazione, il bambino è al centro, puerocentrismo. Invece prima al centro c’era il maestro e lo studio.
  • Dewey parla addirittura di rivoluzione copernicana in ‘scuola e società’, si è verificato lo spostamento della gravità verso il bambino, come Copernico spostò il centro dalla terra al sole.
  • Ciascun fanciullo ha i propri bisogni, attitudini e interessi da assecondare.
  • Favorire la cooperazione tra gli alunni attraverso il ‘fare’, devo proporre al bambino delle attività concrete, giocare, lavorare.. dove prima la teoria e le nozioni erano l’aspetto più importante, vi è uno stretto rapporto tra la scuola e la vita. La scuola non è a sé.
  • L’ambiente assume un fattore fondamentale, la coeducazione.
  • Il docente rinuncia al suo ruolo autoritario, ossia si mette a fianco del bambino, attività in totale libertà.
  • Percorso di scoperta del bambino, il bambino attraverso le scoperte impara.
  • Infine la scuola deve creare tra gli alunni una struttura di rapporti sociali e responsabilità, ossia che insegni il vivere insieme, la cittadinanza.

John Dewey (1859-1952)

Viene considerato uno dei maggiori pensatori e pedagogisti, perché ha incarnato a pieno tutte le ideologie dell’attivismo delle scuole nuove.

Nel suo pensiero si parte dalla persona, più specificamente dal bambino e dagli errori/fallimento.

“Il fallimento è istruttivo. La persona che pensa davvero impara tanto dai suoi fallimenti che dai suoi successi”.

Dewey nel 1896 fonda una scuola elementare sperimentale, il che porta a degli aspetti rivoluzionari. La scuola era rivolta ai bambini dai 4 ai 13 anni, quindi sviluppò il suo pensiero partendo da un’esperienza. Dewey parte dalla pratica a formulare una teoria.

La scuola, essendo stata una scuola nuova, Dewey affermava gli istinti del bambino in primis, poiché metteva al centro il fanciullo stesso, infatti dava importanza ad attività manuali e pratiche, in modo da poter far esprimere il bambino. Il lavoro all’interno della scuola prepara alla vita sociale e ad una società democratica.

Caratteristiche della pedagogia di Dewey

Vede il pensiero come un processo attivo. Il suo pensiero nasce dal pragmatismo, una corrente filosofica del fine ‘800 in cui la conoscenza è un processo attivo. (modificare la realtà col pensiero).

I pragmatisti dicono che le teorie partono dai problemi pratici, quindi la teoria nasce dalla pratica per poi ritornare alla teoria.

Nelle sue caratteristiche troviamo quindi un soggetto ed un oggetto ben definito, ovvero che l’uomo non è solo spettatore, ma interagisce con l’ambiente.

Inoltre detiene che la pedagogia è una scienza autonoma che usa le nozioni delle altre scienze dell’educazione (psicologia, sociologia…).

Il nocciolo del pensiero di Dewey vale ancora oggi, ovvero che si deve conoscere bene chi si ha davanti. Inoltre detiene anche che l’educazione deve “allenare” l’individuo a stare nella società, in modo da formare cittadini moderni.

Per Dewey l’esperienza non è più separata dal pensiero, bensì dice che l’esperienza deriva dal pensiero. L’esperienza è un atto pratico data dall'interazione tra individuo e ambiente.

Dewey ritiene che l’esperienza ha un carattere cumulativo.

Secondo Dewey l’apprendimento avviene attraverso cinque fasi. Osservare il problema ➔ intellett

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina-calabrese di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Scienze Storiche Prof.
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