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Storia della Magna Grecia

Introduzione: definizioni, cronologia e geografie

I greci erano definiti come una popolazione indoeuropea giunta da Nord della zona che da loro prenderà il nome. Come si faceva a capire chi era greco o chi no? Inizialmente venivano ritenuti Greci coloro che potevano partecipare alle olimpiadi, ma durante la guerra persiana nacque un altro tipo di definizione: erano greci coloro che possedevano lo stesso sangue, la stessa lingua, gli stessi usi e costumi, la stessa religione, gli stessi santuari e gli stessi riti. “Venerare gli stessi dei”, ovvero i greci prendevano parte agli stessi rituali tra cui spiccava quello del sacrificio animale, poiché la religione greca era una religione pratica.

Mentre una definizione di grecità, fornita dai moderni, dice che: i greci sono coloro che nel corso dei secoli partendo da un sostrato linguistico comune, sono giunti a condividere una corposa serie di usi, costumi, abitudini e credenze religiose. Però nessuna di queste definizioni è completamente esatta.

Confini della storia greca

A differenza delle altre storie, quella greca ha confini assai vaghi poiché influenzata da differenti civiltà provenienti da luoghi differenti; mentre la storia romana per esempio tratta delle vicende di una singola città. Risulta essere un problema trovare un carattere comune che permetta di stabilire ciò che può riguardare la storia greca e ciò che invece non può. Il criterio più promettente è quello della lingua, ma ciò implicherebbe giungere fino alla caduta dell’impero bizantino nel 1453 d.C., escludendo la civiltà minoica del III-II millennio (età del bronzo). Perciò quella che chiamiamo storia greca è un prodotto culturale e i limiti che le sono imposti sono frutto di convenzioni.

Tra fonti letterarie e archeologia

A lungo la storia greca era basata sulle sole fonti letterarie, perciò non si poté far iniziare con Omero. E la stessa predominanza delle fonti scritte portava a trascurare l’età arcaica e a concentrarsi sull’età classica, ovvero a partire dalle guerre persiane fino ad Alessandro Magno. Ma grazie alla crescita delle ricerche archeologiche e il disvelarsi della civiltà micenea, si giunse alla consapevolezza del fatto che i Micenei parlavano greco (grazie alla decifrazione delle tavolette in Lineare B, tipo di scrittura greca) hanno permesso di considerare questa civiltà fiorita nei secoli centrali del II millennio. Per contiguità geografica, non è possibile neppure trascurare la civiltà che precede quella micenea a Creta e nell’Egeo, ovvero la civiltà minoica.

Fine della civiltà micenea

La fine di questa civiltà veniva evidenziata in passato con la perdita dell’autonomia, della libertà da parte delle poleis. Il momento tradizionale che segna questa catastrofe era individuato nella battaglia di Cheronea, con la vittoria di Filippo di Macedonia su Atene e Tebe. Quindi possiamo dire che quella greca è una realtà molto ampia e variegata, che non costituisce una nazione. Il concetto di nazione arriverà solo nell’età moderna. Ogni città era dotata di un proprio territorio e costituiva uno stato a se, era indipendente rispetto alle altre ma era consapevole di appartenere ad una realtà molto più grande, quella della grecità. Ad unire questi greci che si trovavano in località differenti, era la stessa cultura ovvero la stessa visione delle cose, la stessa religione, la stessa lingua, riconoscevano gli stessi capostipiti, avevano una storia comune, praticavano gli stessi culti, si riconoscevano sotto una stessa storia originaria e veneravano le stesse divinità.

Il nome “greci” gli venne dato dai romani; poiché il loro nome originale della Grecia moderna era Hellàs e Ellènes.

Origine della civiltà greca

Non è possibile individuare un momento in cui un gruppo etnico definibile come greco sia arrivato in Grecia; già dalla metà del II millennio in Grecia è attestato l’utilizzo della lingua greca. Lo indica la lineare B, scrittura utilizzata nell’VIII secolo per stilare documenti amministrativi dei palazzi micenei. Possiamo quindi collegare le origini della civiltà greca nella media età del bronzo, durante la vita della civiltà minoica. Questo periodo segna la nascita di entità statali per la prima volta nell’Egeo, che sono alla base della civiltà greca. Successivamente, durante la tarda età del bronzo, troviamo la civiltà Micenea, anch’essa molto importante per la base della cultura greca; la società micenea presenta una ricchezza che non ha precedenti in Egeo. Il nome dei micenei proviene dal nome di una città che si trova in Grecia, Micene.

Se osserviamo la cartina, quella sorta di “isola” attaccata alla Grecia solo grazie a un piccolissimo pezzo, questa zona viene chiamata Peloponneso, regione in cui si trova Micene. Anche se Micene non è una vera e propria città.

Palazzi micenei

I micenei sono conosciuti grazie all’archeologia, nel Peloponneso soprattutto ma anche nella Grecia centrale sono stati trovati grandi palazzi circondati da mura posti sulle sommità di colline. Nel punto più alto della città, si trovava il palazzo di colui che probabilmente doveva essere il re o il signore che gestiva l’intera vita del villaggio. Nella stanza centrale di questo palazzo è stato trovato un vero e proprio trono in pietra; le altre stanze del palazzo invece erano i magazzini nei quali venivano depositate le derrate alimentari prodotte nel territorio. Quindi possiamo affermare che questo palazzo del re rappresentava il centro della vita economica, controllato dal signore che possedeva questo palazzo e le cui merci venivano portate lì per poi in parte essere redistribuite. Il funzionamento economico dello stato, sarebbe fondato quindi sulla distribuzione di beni di carattere primario in cambio di prestazioni lavorative. Infatti attraverso la decifrazione delle tavolette scritte in lineare B, si hanno le informazioni relative alle transizioni di beni effettuate nei palazzi. Inoltre esso rappresentava un centro di potere politico, anche per il fatto che in questi magazzini sono state ritrovate delle tavolette di argilla, in un alfabeto diverso da quello greco come lo conosciamo noi oggi, sulle quali veniva scritto ciò che era portato al palazzo e ciò che era distribuito. Queste tavolette sono state ritrovate, anche dopo la fine di questi palazzi, poiché si sono cotte e sono state conservate fino a noi. In questi palazzi sono stati trovati anche molti manufatti: ovviamente non trovando l’integrità del palazzo, sono stati trovati alcuni affreschi che potevano forse appartenere a una parete del palazzo. Grazie a ciò possiamo vedere la raffinatezza della cultura del tempo. Vi troviamo anche un manufatto che raffigura una divinità venerata in uno di questi palazzi micenei, che tiene in mano molto probabilmente un serpente. Ricorre sempre la stessa cultura, che risulta essere simile a immagini ritrovate anche in altri palazzi, una cultura raffinata, di grande valore non solo storico ma anche artistico.

Tombe dei re

Sul plastico di Micene possiamo notare una struttura circolare che viene definita “tomba dei re”, probabilmente doveva essere una grande tomba coperta da una cupola; al cui interno sono stati ritrovati oggetti d’oro come maschere funerarie, oggetti d’oro, oggetti intarsiati e armi di fattura finissima, come pugnali, spade e foderi dei pugnali. La maschera funeraria che possiamo vedere è stata creata con una lamina molto sottile, una di queste maschere doveva probabilmente appartenere al re defunto; la quale veniva poggiata sul volto e plasmata a prendere le forme del defunto per poi definirla a mano. La maschera più ricca si pensa sia del famoso re Agamennone.

Questa civiltà è presente circa intorno al 1200-1250 a.C. fino al 1000-1050 a.C. La scomparsa di questi palazzi avvenne attorno al 1050 a.C., evidenzia la grande ricchezza che possedevano poiché la Grecia venne colpita da violenti terremoti che portarono alla distruzione di molteplici palazzi e della loro imposizione economica. Oltre a questi fenomeni naturali, vi è un’altra ipotesi sulla scomparsa di questi palazzi, si pensa che ciò sia legato all’arrivo di altre popolazione che sono entrate nella Grecia del nord, insediandosi nei vari territori, attaccando i palazzi, saccheggiandoli e infine distruggendoli. Ma nonostante questo, come ipotesi più accettata troviamo quella dei terremoti che hanno messo in crisi un tipo di occupazione del territorio, permettendo successivamente la nascita di nuove realtà. L’archeologia, a seguito di questi terremoti, non ci fornisce vasta conoscenza, come se la vita fosse quasi scomparsa.

Diverse tribù greche

Le tracce possiamo ritrovarle solo tra il IX e VIII secolo, grazie alle quali troviamo una realtà totalmente differente, non trovando più questi palazzi bensì vere e proprie città. Questo lungo periodo insieme alla cosiddetta Dark Ages, corrispondono alle fasi della storia del mondo egeo, fondamentali per comprendere la civiltà greca arcaica e classica (successive a ciò che abbiamo detto fino ad adesso). A seguito della scomparsa di questi palazzi, vengono formate nuove città, che i greci definivano come poleis, ovvero città-stato. Esempi di queste città-stato sono Atene, Tebe e Sparta. Insieme alle poleis, emerge il mondo greco come lo conosciamo oggi. Quando ci riferiamo ad Atene, prendiamo in considerazione tutta quella penisola che prende il nome di Attica. Con Tebe intendiamo non la sola Grecia centrale ma un territorio più vasto. I greci riconoscevano tre tribù diverse con stessa lingua, usi e costumi ma con alcune caratteristiche differenti come un dialetto proprio. Queste ripartizioni erano: gli eoli che abitavano nella parte centrale della Grecia; gli ioni che abitavano la città di Atene, l’isola di Eubea e le isole Cicladi; i dori che erano considerati una popolazione bellicosa arrivata nel Peloponneso. I greci riconoscevano solo queste tre tribù, ma i moderni studiando soprattutto gli antichi dialetti usati in Grecia, si resero conto che oltre a queste realtà, ne troviamo altre due.

Tradizione orale

La prima veniva chiamata dai Greci nord occidentale, che corrisponde alla zona dove si trova Delfi; essi possedevano un dialetto diverso, tanto che i greci consideravano quest’area facente parte della Grecia ma che era meno sviluppata. La seconda invece erano gli Arcadi, i quali si trovavano nel “cuore” del Peloponneso, in questo territorio è rimasto il dialetto più antico. Nell’Arcadia è rimasta traccia del dialetto che si usava prima dei Dori. È da sottolineare che nonostante l’uso della scrittura sia testimoniato dall’VIII secolo, la Grecia rimase per secoli una società largamente orale, una società in cui la memoria del passato veniva tramandata oralmente. L’Iliade e l’Odissea (messe per scritto tra VIII e VII secolo) affondano le loro radici in una tradizione di poesia orale. Ma i due poemi non possono essere considerati alla stregua delle fonti storiche, la guerra di Troia non può essere considerato come un avvenimento reale ma come un’invenzione poetica nella quale fatti e personaggi verosimili per il pubblico del tempo vennero fusi insieme e ambientati in un luogo storicamente esistito. Ma nonostante questo, la tradizione orale della Grecia antica non può essere facilmente adoperata per la costruzione del passato.

Mobilità arcaica

I Greci nel corso dell’età Arcaica dettero vita a circa 150 poleis in tutto il Mediterraneo, tant’è che il filosofo Platone definì i greci come “rane intorno ad un grande stagno”: Italia meridionale, Sicilia, sulle coste francesi e africane, sulle coste settentrionali del Mar Egeo. A tutto ciò fu dato il nome di colonizzazione greca anche se il termine non è completamente corretto. La parola colonia è di origine latina, esprime un concetto differente rispetto alle colonie greche. La colonizzazione greca invece mira alla creazione di poleis completamente indipendenti dalla madrepatria, ma che mantengono con essa rapporti di tipo religioso-culturale. Mentre le colonie per i romani, non son città completamente nuove, ma sono un’emanazione della città di Roma, sono quindi completamente legate alla città.

Diversi cittadini

Ma cosa rappresentava per i greci la città? La poleis per i greci è una comunità di uomini maschi poiché sono loro ad avere la pienezza dei diritti, la donna essendo che non possiede pieni diritti e non partecipa alla vita politica è vista sotto un altro aspetto ma viene vista comunque come cittadino poiché esse hanno un legame con un uomo che può essere il padre, il fratello, il marito o il figlio. Per i greci erano cittadini coloro che partecipavano in maniera integrante nella vita politica.

In questa comunità vi sono presenti anche gli schiavi che erano non greci, ovvero sono persone che vengono acquistate o catturate a seguito di una guerra. Essi aiutavano a coltivare la terra a servizio dei nobili, essi non hanno facoltà giuridiche, sono visti al pari degli animali. In questa comunità sono presenti anche gli stranieri, genti provenienti da altre città greche; in una realtà dove è molto forte il senso della comunità ma anche quello dell’esclusione, lo straniero è qualcuno che ha bisogno di una tutela che anche le città greche tra di loro hanno.

Colonizzazione greca

Una prima colonizzazione greca avviene nell’11 secolo a.C. dove dei gruppi di eoli, di Dori e di Ioni si spostano sulle coste dell’Asia minore, spostamento più semplice perché l’Egeo non è vasto e inoltre è pieno di isolette che facilitavano il suo attraversamento. Questa prima colonizzazione avviene a seguito dei terremoti che avevano devastato molte città, perciò i Greci cercano altre terre fertili dove poter vivere e fondare nuove città. Una seconda colonizzazione avviene nell’8 secolo a.C., i Greci vivono un momento di crisi: le città iniziano a non riuscire più a soddisfare le esigenze del

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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